Transcendent Country of the Mind, un progetto di Sari Soinen
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Incontro con Sari Soininen: la fotografia per superare la psicosi da LSD

Attraverso il progetto Transcendent Country of the Mind la fotografa finlandese rivive e esorcizza l’episodio psicotico che ha influenzato la sua vita

Sari Soininen: le ripetute assunzioni di LSD e il distacco dalla realtà

«Il cielo ha cominciato a cambiare lentamente» scrive Sari Soininen nell’incipit del suo libro fotografico Transcendent Country of the Mind. «Potevo vedere il suo furore dal movimento delle nuvole, che sono diventate sempre più scure. Mi sono sentita come se fossi piombata nel Libro della Rivelazione». Ha iniziato in questo modo a manifestarsi la sua psicosi, conseguente a ripetute assunzioni di LSD per un periodo prolungato, che l’hanno portata a un distacco sempre maggiore dalla realtà finché, come dice Sari Soininen,  ha sentito parlare Dio e ha incontrato il Diavolo.

Transcendent Country of the Mind: Colori vividi, luce del flash e gelatine per tonalità paranormali

La fotografa, nata nel 1991 in una piccola cittadina vicino a Turku, nel sud della Finlandia, con una laurea conseguita al Lahti Institute of Design nel 2014 e un Master in fotografia alla UWE Bristol nel 2021, vive oggi a Helsinki, dopo tre anni in Inghilterra in cui ha ritrovato anche grazie alla sua ricerca artistica se stessa e una nuova visione del mondo – e in qualche modo ha ritrovato la stessa fotografia, abbandonata per un lungo periodo.  «Ancora oggi, pur essendo guarita, il mio modo di percepire e comprendere la realtà è cambiato completamente». Colori vividi, in cui la luce del flash e le gelatine creano tonalità surreali, cancellano i volti, creano una spiritualità che ha del paranormale: in questo modo Soininen ricostruisce modalità di percezione e dimensioni che si discostano da quelle coscienti e quotidiane. «Attraverso la fotografia» dice, «posso trasformare la realtà, ma anche interrogare la natura di essa, in modo quasi filosofico». 

Nella fotografia di Sari Soininen: trasformare la realtà e interrogare la natura 

Non cerca di evocare o di rivivere le esperienze passate, sarebbe impossibile: il suo è piuttosto di un tentativo di dipingere le sensazioni che sono rimaste con lei dopo quel momento di psicosi, con tutte le sue valenze religiose. Ecco che la natura, spesso protagonista delle immagini sotto forma di piante e animali, contiene in sé tutto quel potere mistico che parte del paganesimo finlandese – che a lungo ha studiato – e che arriva al cristianesimo, anche se oggi la fotografa si definisce scettica. 

«Avevo circa 12 anni quando ho iniziato a scattare con una macchina fotografica regalatami da mio padre. Ho cominciato a fotografare la natura in cui ero immersa, il classico modo con cui molti fotografi iniziano, e ho continuato, tanto che alle superiori uno dei miei professori mi ha spinto a scegliere questo ambito per proseguire gli studi. 

Soininen: la mancanza di fiducia in me stessa, poi la psicosi e la depressione; gli autoritratti, le gelatine colorate e i proiettori come autoterapia

Il periodo dell’università è stato per me molto duro: avevo un ragazzo violento, e ho anche subito del bullismo. Quello è il momento in cui ho abbandonato la fotografia perché non avevo abbastanza fiducia in me. Non l’ho quasi più ripresa fino al momento della mia psicosi, in cui ha giocato un ruolo molto importante: avevo quest’idea che mi potesse aiutare a far accadere delle cose. Quando la psicosi è passata ero molto depressa, e ho cominciato a scattarmi autoritratti come una sorta di auto-terapia. All’inizio perché mi teneva impegnata in un momento difficile, poi perché ho cominciato a creare qualcosa di diverso sempre partendo da me, grazie ai tempi lunghi di scatto, a gelatine colorate e proiettori, per cercare di rendere visibile quello che mi stava succedendo in quel momento e fermarlo in immagini. In quel momento ho davvero ricominciato a fare fotografia, ma poi ci sono voluti quasi due anni prima che iniziassi a lavorare a Transcendent country of the mind».

I primi funghi allucinogeni e l’inizio del rapporto con LSD della fotografa finlandese

«Avevo circa 23 anni. La prima volta ho provato dei funghetti, ero in mezzo alla natura e mi sono sentita un’hippie circondata di bellezza, completamente in pace con quello che avevo intorno, come in quei viaggi nei racconti di chi prendeva gli acidi negli anni Settanta. Quello è stato il mio primo incontro, e un paio di anni dopo ho provato l’LSD. Credo fossi solo curiosa di sapere com’era e di percepire la realtà in modi diversi. L’ho rifatto, finché a un certo punto ‘Dio’ ha iniziato a parlarmi e a dirmi che avrei dovuto prenderne di più, cosa che ha scatenato la mia psicosi e l’ha alimentata».

Soininen: La ricerca medica sugli usi terapeutici degli psichedelici per curare la depressione

«Ho letto molto dell’uso degli psichedelici usati anche per curare la depressione, e credo ci sia grande potenziale anche negli studi che stanno facendo, dopo anni in cui queste sostanze sono state messe al bando. Non ho più preso psichedelici dopo la psicosi e non lo farò mai più, non posso farlo. Mi piacerebbe parlare in pubblico di come credo ciascuno di noi una volta nella vita dovrebbe provarli, perché sono davvero in grado di far cambiare prospettiva, ma so che se lo dicessi riceverei un sacco di critiche e di mail piene di odio, quindi non credo lo farò mai. Penso che in ogni caso oggi ci sia una consapevolezza diversa nei giovani, rispetto alle generazioni più vecchie che hanno vissuto il periodo in cui era considerato pericolosissimo».

La nascita di Transcendent Country of the Mind: dal paganesimo finlandese fino alla macchina fotografica e un diario come terapia 

«Quando ho iniziato il mio Master sapevo di voler lavorare sul tema della mia psicosi, visto che era il motivo per cui avevo ritrovato la fotografia, ma avevo ancora molte difficoltà a parlare in pubblico di quello che mi era accaduto. Pensavo quindi di concentrarmi sul paganesimo finlandese: sono andata in Lapponia per scattare, e mi sono accorta che in questi posti sacri, tra le rocce, cascate, tutto mi ricordava qualcos’altro. Quando sono rientrata in Inghilterra ho continuato a scattare nello stesso modo e mi sono resa conto che il progetto ruotava già attorno alla mia psicosi. Ci ho messo molto a decidere finché ho capito che dovevo farlo: essere onesta sul progetto, altrimenti non sarebbe stato un vero progetto. Ho continuato ad andare in giro con la mia macchina fotografica, a buttare giù i miei ricordi su un diario per provare a descrivere cosa avevo visto e vissuto durante quel periodo».

Il libro prodotto da Jos Morree (Fine Books), stampato da Wilco Art Books (NL) e distribuito da The Eriskay Connection: il coraggio di parlare in pubblico della psicosi da LSD

«Ho sempre voluto fare un libro, sarebbe stato come mettere un punto fermo e sigillare il mio processo di guarigione. La cosa più terapeutica di tutte è stato comunque parlarne in pubblico, liberarmi di quel segreto oscuro, capire che non serviva nasconderlo o vergognarsi. Dopo l’articolo pubblicato di recente dal Guardian in molti mi hanno contattato per ringraziarmi e per raccontarmi le loro storie che non avevano mai potuto confessare a nessuno, come se io a mia volta acquistassi per loro una valenza terapeutica e potessi capire quello che avevano passato». 

«God told me I should take more LSD»: Sari Soininen, l’articolo sul The Guardian e il rapporto con la religione

«Prima della psicosi ero molto interessata al paganesimo, ma non ero particolarmente credente. Quando cominciano a succederti alcune cose strane, però, cerchi inevitabilmente una spiegazione attraverso qualcosa che conosci: nel mio caso sono stati quindi il cristianesimo e il paganesimo e non, ad esempio, il buddismo che non conoscevo abbastanza. Non credo più in Dio, credo in qualcosa che non riesco a descrivere. Dopo aver provato cose così diverse dalle nostre percezioni ordinarie qualcosa ti resta dentro, e non riesci più a vedere la realtà nello stesso modo. In me è rimasto un modo spirituale di vedere le cose, come se il mondo fosse più magico, credo ci sia qualcosa del modo in cui funziona che non possiamo spiegare fino in fondo. Durante la psicosi facevo piccole cose per vederne succedere di grandi, era come se ogni piccolo dettaglio avesse un senso e potesse portarmi al Regno di Dio e alla sua realizzazione. Credo ci sia un modo in cui la realtà si esprime, credo nel potere della natura. Non è un discorso religioso, io mi definisco scettica, non credo in ciò che non posso vedere o conoscere».

Dopo Transcendent Country of the Mind: gli altri progetti fotografici

«Per me la fotografia è terapia. Un anno fa ho lavorato a un progetto su di me in quanto donna di 30 anni single. Ogni volta che inizio a un progetto mi rendo conto che è legato a qualcosa che non funziona nella mia vita e che dovrei sistemare. Ora mi sto dedicando al lavoro sul paganesimo che avevo interrotto, e ho indagato alcuni rapporti con la natura. È ancora in progress, ma ultimamente mi sono accorta che questo progetto parla anche del mio non sentirmi di appartenere al mondo, sentirmi un outsider».

Sari Soininen: la fotografia mi permette di ricreare ciò che vedevo sotto LSD

«Mi manca la sensazione di essere importante e una certa eccitazione: ero la prescelta di Dio, sentivo di avere un proposito e di essere qualcuno. Per me aveva un grandissimo significato ed ero emozionata perché sentivo che c’era un mondo ulteriore, sapevo che qualcosa di grande sarebbe accaduto, anche grazie a me. Ovviamente mi manca, perché è una sensazione che non proverò mai più, la vita normale è una cosa diversa. Ma dobbiamo vivere nella realtà. Sono molto felice della mia vita attuale e dello spazio che in questa ha la fotografia: mi permette di guardare il mondo in una maniera molto simile a quella in cui lo vedevo ai tempi. Ho fatto alcuni progetti in studio, ma per me si tratta soprattutto di uscire e vedere cosa trovo nel mondo, è una questione di prospettiva: sembrerebbe tutto molto più entusiasmante».

Sari Soininen 

È una fotografa finlandese di fama internazionale. Ha conseguito un Master in fotografia presso l’UWE Bristol (2021), un BA presso il Lahti Institute of Design (2014) e ha svolto studi di scambio presso l’Edinburgh College of Art (2013). Nel 2019 ha deciso di dedicarsi alla fotografia fine art e ha iniziato i suoi master.

Alessandra Lanza

Transcendent Country of the Mind, fotografia di Sari Soininen (The Eriskay Connection)
Transcendent Country of the Mind, fotografia di Sari Soininen (The Eriskay Connection)
Doppia pagina di Transcendent Country of the Mind, nella foto a sinistra è possibile vedere l'effetto prodotto dall'uso del flash fatto da Sari Sari Soininen
Doppia pagina di Transcendent Country of the Mind, nella foto a sinistra è possibile vedere l’effetto prodotto dall’uso del flash fatto da Sari Sari Soininen
Transcendent Country of the Mind, fotografia di Sari Soininen, design di Rob Van Hoesel, prodotto da Jos Morree (Fine Books), stampato da Wilco Art Books (NL) e distribuito da The Eriskay Connection
Transcendent Country of the Mind, fotografia di Sari Soininen, design di Rob Van Hoesel, prodotto da Jos Morree (Fine Books), stampato da Wilco Art Books (NL) e distribuito da The Eriskay Connection

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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