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Trionfo dell'Aurora, foto Lorenzo Palmieri
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Senza utopia non si vive: Marcello Maloberti, il valore estetico della parola

Marcello Maloberti a Lampoon: fare arte oggi è come stare sulla lama di un coltello. Sono stufo di vedere opere che sembrano pubblicità di moda, a quel punto preferisco vedere una sfilata

Questo contenuto è parte della collaborazione editoriale tra Lampoon e Treccani Arte

Le parole come forma d’arte di Marcello Maloberti, le sue Martellate

Le parole sono l’arte di Marcello Maloberti, il loro significato come estetica artistica che va oltre il significante. Messaggi che si stratificano attraverso sia l’interazione tra loro, sia nella relazione con il pubblico. L’etimologia latina del nome Marcello rimanda al martello, così le opere di Maloberti diventano Martellate, scritte in maiuscolo, con cui dissemina anche questa intervista. Cosa rende ‘il verbo’ così estetico? «La parola è al centro della mia produzione. I titoli delle opere sono lallazione per un artista; la sua prima vera forma di parola. Io ho esteso e rafforzato questo concetto trasformandoli in opere autonome. Un esempio sono le mie MARTELLATE che fanno parte della mia pratica da più di trent’anni. Sono parole/immagini assenti. Dirette, frontali, sfacciate come quello che non vorresti sentirti dire, permangono nella testa e martellano. Sono parole pensate, sentite o addirittura rubate, sono quasi delle frasi A VOCE SCRITTA. Ogni MARTELLATA è un frammento che racconta di me e della mia personalità e come cita una di queste: L’AUTORITRATTO È TUTTO QUELLO CHE NON DECIDO IO».  

Àmen, l’opera per Utopia di Treccani Arte: l’ambivalenza della parola tra la cultura cristiana e islamica

Àmen è già il titolo di un’ opera del 2016 di Maloberti. Tra i 150mila lemmi del vocabolario non è un caso che per il progetto dei poster d’autore UTOPIA abbia scelto proprio questo: «È una parola che mi accompagna da sempre, è parte del mio lavoro. IO SONO ABITATO DALLA PAROLA. Scrivo per immagini. Nelle mie opere affronto spesso tematiche legate all’Italia e all’italianità, all’umanità in generale, e, di conseguenza, alla religione e al concetto di spiritualità.  Mi interessava l’ambivalenza della parola Àmen, che nella cultura Cristiana significa ‘In verità vi dico”’ mentre in quella Islamica ‘Colei che apre’. È un aforisma che unisce varie culture e che parla diverse lingue. Implica una conclusione. È la risposta alla fine della preghiera».

Da Trionfo dell’Aurora, esposta nel 2018 alla Galleria Raffaella Cortese, a Àmen: l’opera assume significato con il passare del tempo

Le opere di Maloberti sono sempre una stratificazione di significati. Per UTOPIA ha reinterpretato una delle sue opere più conosciute, Trionfo dell’Aurora, realizzata nel 2018 ed esposta alla Galleria Raffaella Cortese nella personale dedicata all’artista dal titolo Sbandata, a cura di Pierre Bal-Blanc. Se nella sua forma originale l’opera dialoga con il pubblico, che calpesta le foto sparse per la stanza – metafora della fragilità della cultura – qui l’opera sembra invece dialogare con il lemma che ne è titolo, che diventa a sua volta quasi un’esortazione: «L’opera Trionfo dell’Aurora è nata per aprire un dialogo con lo spettatore, rendendolo partecipe dell’azione impressa nell’immagine fotografica. Un ragazzo è immortalato mentre ritaglia immagini di dipinti Seicenteschi, tra cui quelli del Correggio, Caravaggio, Tiepolo e molti altri. Gli stessi ritagli rappresentati nell’immagine erano dispersi sul pavimento della sala espositiva. IL RITAGLIO È LA FORMA SCULTOREA DEL PIANO. Il pubblico, camminando sopra di essi, dava forma a un enorme assemblaggio visivo in continua evoluzione, come fosse un collage in movimento. Per il progetto UTOPIA, la prima parola a cui ho pensato da associare all’opera Trionfo dell’Aurora, è stata proprio Àmen, perché per me il taglio è come una preghiera. La relazione è stata spontanea, come lo è l’intreccio tra parola, pittura e performance all’interno delle mie opere, diventano un unico corpo di lavoro. La parola unisce tutti i miei linguaggi». 

Il ruolo del pubblico nelle opere di Marcello Maloberti, Circus a Manifesta 12 di Palermo

L’interazione tra opera o performance e pubblico è parte integrante delle opere di Maloberti. Abbiamo citato già il Trionfo dell’Aurora, Circus è un altro esempio. È come se nella sua arte ci fosse la necessità di suscitare una reazione immediata. «Circus è un’installazione performativa itinerante, l’ho proposta in diversi contesti e città a partire dal 2003, per esempio a Palermo, in occasione di Manifesta 12, a Ulassai in Sardegna, ad Hannover in Germania. È un’opera che cambia ogni volta, prende forme diverse a seconda di come le persone vivono il lavoro. È diventato come un rito, costruito insieme agli abitanti. L’interazione con il pubblico crea forma, LA VITA È FORMA TRA LE FORME. Come dico sempre IL PUBBLICO È IL MIO CORPO. Circus si può definire un palcoscenico urbano, una festa nomade composta da un tendone da mercato e più di trecento specchietti colorati appesi con fili di rafia. Intorno al tendone sono disposte quattro automobili con fari e frecce accese, le cui luci vengono riflesse dagli specchi. Un DJ suona musica ad alto volume, creando una sorta di disco-ball che da luogo ad un’atmosfera sognante. Ciò che amo di questo lavoro è proprio l’interazione con le persone, a cui nessuno dice come muoversi all’interno di questa situazione. Diventa tutto spontaneo. L’ESTASI NON SI PROGETTA». 

Marcello Maloberti profeta della provincia

Il rapporto tra provincia e città, come il dibattito tra provincialismo e globalizzazione, influenzano tutta la produzione artistica di Marcello Maloberti, tanto da essere definito ‘profeta della provincia’. «Sono nato a Codogno e ho poi vissuto a Casalpusterlengo. Negli anni Novanta ho lavorato molto sul concetto di laterale, sulla provincia, in un momento in cui la provincia non era di moda. Della provincia amo l’ingenuità, che trasferisco nel mio lavoro. Amare la provincia è un aggrapparsi alle piccole cose. Quando vivi in un piccolo paese, tutto diventa un mito. Gilles Deleuze diceva che ognuno di noi dovrebbe inventarsi un proprio dialetto. Sono molto legato al mio paese, ha formato il mio DNA. Le prime cose che vivi e osservi strutturano la base della propria cultura e del proprio immaginario». 

Maloberti, il bisogno di imprevisto contro la vita scandita dai social e il ruolo sociale dell’arte

Le opere di Marcello Maloberti sono strumento per indagare, spesso anche sbeffeggiare, la quotidianità. «Viviamo in una quotidianità caratterizzata dai social-media che condizionano e scandiscono le nostre vite. Mi sembra che l’uomo pensi che il futuro possa essere solo quello tecnologico. Non esiste più una spiritualità che va oltre. Avremmo bisogno di magia, di imprevisto. Dobbiamo giungere a un equilibrio per far sì che questa nuova realtà non ci porti ad essere sempre più isolati. Dobbiamo tornare a saper vagare nel mondo». L’isolamento sembra essere ormai una costante nella società contemporanea, caratterizzata dalla vittoria dell’individuo sulla comunità. In una società individualista, in cui l’individuo stesso è media, qual è il ruolo sociale dell’arte? «L’arte per me è magica, spirituale, la intendo in un termine molto classico. L’ARTE È IN UN MOMENTO CHE DEVE DIRE E NON MOSTRARE. È una condivisione di identità. L’arte ha sempre parlato di politica, religione e attualità, ma ora più che mai deve custodire una memoria e offrire un cambiamento. Mi piace un’arte che parla, che offre la possibilità di un capovolgimento, un dinamismo, un’evoluzione. L’arte non è fatta per l’oggi, è fatta per il passato e per il futuro. Penso a Carmelo Bene, che si dichiara postumo già in vita, o a Giorgio Agamben che citando Ennio Flaiano dice: ‘Io faccio i miei progetti per il passato’». 

Arte, poesia, memoria e oblio: l’opera al neon di Maloberti per il Memoriale della Shoah della Stazione Centrale di Milano; le parole della senatrice Liliana Segre

In occasione della Giornata della Memoria 2023 è stata svelata INVITAMI NOTTE A IMMAGINARE LE STELLE, opera al neon di Maloberti che illumina la facciata del Memoriale della Shoah della Stazione Centrale di Milano. La frase è scritta nella grafia della senatrice Liliana Segre, che proprio in quei giorni, ragionando sul ruolo della Giornata della Memoria, ricordava quanto il rischio dell’oblio sia concreto. «Ora più che mai l’arte deve conservare una memoria dell’anima», dichiara Maloberti. «Il potere dell’arte è quello di ricordare, ma anche di offrire una speranza. Mi piace quando l’arte attinge dal passato per creare qualcosa di ibrido, che tende al futuro. Quello per il Memoriale della Shoah è un atto poetico. Solo la poesia è in grado di toccare certe tematiche senza sporcarle. SOLO LA POESIA CURA LE FERITE. L’installazione luminosa è un monumento composto da parole, si posiziona sulla facciata del Memoriale come una linea d’orizzonte, un’insegna per mantenere vivo il ricordo e non dimenticare mai la tragedia della Shoah. Il bianco del neon è un colore che va cercato, è come se si fosse perso per strada». 

Quando arte e moda si incontrano: Maloberti e rischio dell’arte di cadere in ambiti che non le appartengono

«L’arte viene facilmente copiata e riciclata dal design e dalla moda. Questa dinamica crea una grande confusione secondo me», sostiene Marcello Maloberti. Negli ultimi anni l’arte contemporanea è tornata di moda, anche letteralmente.  Sono sempre di più le fondazioni legate a grandi brand che si propongono come mecenati, e si moltiplicano le collaborazioni tra artisti e brand. Una relazione che Maloberti considera rischiosa: «In questo momento è molto difficile fare arte, è come stare sulla lama di un coltello: si cade facilmente in ambiti che non le appartengono. L’arte ha preso troppe aspirine, troppi calmanti, ha bisogno di riprendere in mano un linguaggio netto, deciso e di circoscrivere il proprio lavoro. Il mischiare, dinamica ormai presente negli ultimi quarant’anni, porta a dei lavori indefiniti, bisognerebbe invece concentrarsi e capire meglio le proprie specifiche. Potrò sembrare un po’ all’antica ma sono un po’ stufo di vedere opere che sembrano pubblicità di moda, a quel punto preferisco vedere direttamente una sfilata».

Nella società del “se vuoi, puoi” cos’è un’utopia? 

«Senza Utopia non si vive. L’Utopia è un’isola che va cercata all’interno di questo caos totale. 

L’UTOPIA È IL FIGLIO CHE NASCE OGNI GIORNO. Per questa domanda ti rispondo con alcune mie MARTELLATE che mi fanno pensare al concetto di Utopia. Vanno lette di seguito, velocemente, come fosse una canzone rap:

LE IDEE SONO RAPIMENTI

INCIAMPARE ORO 

BISOGNA ABBATTERE I BASAMENTI NON LE STATUE

IL PUBBLICO È IL MIO CORPO 

NON C’È LIMITE AL PEGGIO E C’È LIMITE AL MEGLIO

PIANGERE MAGIA 

L’ARTE È IL NON INTEGRABILE 

IL SONNO PERPENDICOLARE AL SOGNO

SENZA SAPERLO LA NOTTE IMMAGINAVA IL GIORNO

LE FORMICHE FANNO FATICA SULLA NEVE

SIA LODATO L’IMPREVISTO SEMPRE SIA LODATO 

TU SEI L’ETERNITÀ DEL GIORNO

VORREI SOLO CAPIRE QUAL È IL SOGNO E QUAL È IL DIRE

GENERARE VISIONI E NON COMPORRE IMMAGINI

L’INCANTO NON VUOLE DOMANDE

TI HO INCONTRATO PER CERCARTI

SOLO IO POSSO LITIGARE CON LA MERAVIGLIA

AMORE PORTAMI DOVE SONO

QUANDO IL REALE SEMBRA UN SOGNO MI DEVASTA»

Marcello Maloberti

Nato a Codogno (Lodi) nel 1966, vive e lavora a Milano, dove insegna Arti visive alla Nuova Accademia di Belle Arti. Artista multimediale italiano impiega una varietà di linguaggi artistici (collage, performance, video, fotografia) e di contesti privati e pubblici per indagare la precarietà dell’esistenza umana e i sofferti percorsi identitari individuali, stimolando una stretta interazione con il pubblico che genera brevi narrazioni e contesti drammatici. Negli anni le sue opere sono state esposte in numerose istituzioni pubbliche e private in Italia e all’estero, tra cui: Padiglione Italia della 55a Biennale Arte di Venezia; Triennale di Milano, MAXXI, Roma; Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato; Manifesta12, Palermo; Quadriennale di Roma; Museion, Bolzano; Palazzo Strozzi, Firenze; PAC, Milano. Nell’ambito del progetto Utopia di Treccani Arte ha realizzato il poster d’artista Àmen.

Giuseppe Francaviglia

Amen, Marcello Maloberti per Utopia, Treccani Arte
Ingresso mostra Martellate, Triennale Milano, Marcello Maloberti
Ingresso mostra Martellate, Triennale Milano, Marcello Maloberti
Dettaglio Amen, Progetto UTOPIA, Marcello Maloberti, Courtesy Treccani Arte
Dettaglio Amen, Progetto UTOPIA, Marcello Maloberti, Courtesy Treccani Arte

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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