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French Chris and Bruce, 1979 David Armstrong, from Mad About The Boy, Half Gallery, New York, 2010
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Sesso digitale: cosa piace alle nuove generazioni

Le statistiche non si chiedono cosa sia il sesso, ancorati a un’idea che lo considera un atto naturale – in realtà negli umani l’unica natura del sesso è l’artificio

Pornhub Insights: tra le preferenze della Generazione Z e dei Millennials: cosplay, porno interattivo, hentai

Nel 2023 le statistiche di Pornhub hanno compiuto dieci anni, restituendoci una panoramica del mondo della pornografia online che sta cambiando. I Pornhub Insights relativi all’anno appena trascorso mettono in luce differenze tra i gusti della Generazione Z e dei Millennials e quelli di Baby Boomer e Generazione X. I primi condividono una preferenza per virtualità, iper-realtà e simulazione – cosplay, hentai e porno interattivo sono le categorie che spiccano in queste fasce demografiche e che sono perlopiù assenti nelle generazioni precedenti. 

Il porno tradizionale sembra aver lasciato spazio a video con una qualità sintetica. Quelle che un tempo erano nicchie di preferenza sembrano essere diventate la norma. Mentre l’economia della libido sessuale e amorosa viene riscritta, qualcos’altro accade e, da ormai diversi anni, viene raccontato dai media: i giovani di oggi non fanno più sesso, o almeno ne fanno notevolmente meno rispetto ai loro genitori. Siamo forse nel mezzo di una desirevolution, una rivoluzione che sta trasformando come desideriamo in quanto esseri umani? 

Le piattaforme digitali indirizzano quello che desideriamo, come lo desideriamo e quando lo desideriamo, ma abbiamo sempre avuto bisogno di oggetti terzi, dei mediatori fantasmatici per sostenere il nostro desiderio. «La tecnologia continua soltanto a concederci sempre più strumenti per idealizzare i nostri oggetti del desiderio, ma questo è un aspetto insito nell’erotismo umano», sostiene Christian Nirvana Damato, autrice di Manifesto della Moltiplicazione degli Organi.

La digisessualità: un rapporto erotico o sessuale tra due individui mediato dalla tecnologia 

I nuovi percorsi di creazione di amicizie, relazioni e sessualità passano primariamente per le piattaforme digitali e queste indirizzano quello che desideriamo, come lo desideriamo e quando lo desideriamo. Abbiamo sempre avuto bisogno di oggetti terzi, supporti fantasmatici che fungono da mediatori per sostenere il nostro desiderio per un’altra persona – l’abbigliamento, una lettera d’amore, la somiglianza con una star del cinema. La digisessualità – ovvero un rapporto erotico o sessuale tra due individui mediato dalla tecnologia o direttamente costruito con quest’ultima senza l’ausilio di un essere umano reale – sembra solo un’altra faccia di questa ricerca. 

Ghosting, zombing, orbiting, spunte blu: sono tutte parole che abbiamo imparato a usare per definire un nuovo tipo di dating – lento, premeditato, calcolato, che non toglie tempo agli impegni più “produttivi”. Poi, Virtual Reality Porn, sex robot, digital companions e deepfakes pornografici annettono sempre di più le tecnologie digitali nel nostro immaginario sessuale individuale e collettivo. «Guardando alle categorie più cliccate su Pornhub, è indubbio che ci sia una svolta in cui la sessualità si ibrida sempre di più alla tecnologia. Non bisogna, però, concepire questo aspetto come una sostituzione della tecnologia al sesso. La tecnologia continua soltanto a concederci sempre più strumenti per idealizzare i nostri oggetti del desiderio, ma questo è un aspetto insito nell’erotismo umano da sempre».

Christian Nirvana Damato, Manifesto della Moltiplicazione degli Organi 

La prima parte del libro Manifesto della Moltiplicazione degli Organi è un viaggio attraverso strumenti di idealizzazione e supporti fantasmatici che nelle diverse epoche hanno sostenuto il nostro desiderio – «I giovani non fanno più sesso. Queste statistiche non si pongono una domanda: cosa è il sesso? Si basano su un’idea fissa di sesso come se fosse qualcosa di naturale, quando negli umani l’unica natura del sesso è l’artificio». 

Christian Nirvana Damato ha voluto dedicare la prima parte del suo libro Manifesto della Moltiplicazione degli Organi a un viaggio attraverso questi artifici: strumenti di idealizzazione e supporti fantasmatici che nelle diverse epoche hanno sostenuto il nostro desiderio: «Il desiderio non è qualcosa di a-storico, a-politico o a-culturale: è sempre situato nel tempo e nello spazio. Istituzioni come la famiglia, la scuola, la chiesa, gli ospedali, così come la cultura visuale, la letteratura, il cinema e infine il digitale contribuiscono a creare tutto un insieme complesso di condizioni che ci portano a desiderare in un certo modo piuttosto che in un altro. In questo senso, il desiderio non ci appartiene mai completamente», ma si costruisce anche culturalmente. 

«La tecnologia crea uno stacco tra il corpo reale – quello carnale e organico che possiamo esperire fisicamente – e quello rappresentato: allora idealizzo e desidero un corpo vero attraverso il filtro di un video pornografico che trasla i corpi in soggetti animati creati in 3D o designati in stile hentai e via dicendo. Non si può dunque demonizzare a priori questa parte evolutiva della sessualità, in quanto è parte di una contraddizione insita nel sesso: una continua lotta tra fusione e fissione, avvicinamento e presa di distanza, delizia o disgusto, passione e noia. In questa dualità, la fantasia e l’idea che si ha dell’altro gioca un ruolo cruciale».

Tinder Insights traccia gli incontri che hanno portato a del sesso occasionale e quelli che porteranno al matrimonio

“Quanto sono comuni i miei gusti musicali secondo le statistiche italiane?”, “Quanto sono esigente nel sesso rispetto alla media degli utenti su Tinder?”, “Che personaggio di Harry Potter sarò mai?”. Spotify Wrapped, Tinder Insights e altre piattaforme di profilazione rispondono alla necessità di quantificare la nostra vita – anche sessuale. Tinder Insights traccia i match, le chat, gli appuntamenti, gli incontri che hanno portato a del sesso occasionale e quelli che porteranno al matrimonio; offre corsi su come migliorare la propria “conversation rate” (la ratio tra messaggi inviati e messaggi con risposta). 

«La tendenza a utilizzare strumenti che possano quantificare la nostra vita non è qualcosa di nuovo; al suo stato più basilare, credo si tratti di creare un senso laddove non c’è, in modo da trovare le coordinate per muoverci nel mondo. La creazione del tempo è già l’archetipo di questa tendenza. Il progresso tecnico e scientifico è basato sulla sperimentazione e sulla messa in ordine del caos, spesso attraverso classificazioni, quantificazioni, calcoli e statistiche. In un’ottica soggettiva, tutte quelle tecnologie che tracciano, quantificano e calcolano “rivelandoci” qualcosa di noi giocano su due aspetti fondamentali: l’intrattenimento e l’incertezza ontologica che abbiamo in/di noi stessi». 

Troviamo piacere nel raccogliere dati e definizioni sulla nostra vita amicale, sessuale e lavorativa – anche se poi quella stessa fuga di dati ci preoccupa con un’intensità senza precedenti. Quanto conta la computazione dell’esplorazione sessuale nel produrre il desiderio contemporaneo? Come spiegare l’eccitazione di fronte alla nostra vita amorosa tradotta in infografica? 

French Chris and Bruce, 1979 David Armstrong, from Mad About The Boy, Half Gallery, New York, 2010
French Chris and Bruce, 1979 David Armstrong, from Mad About The Boy, Half Gallery, New York, 2010

Che cos’è il desiderio statistico

«Quella a cui andiamo incontro è una mutazione verso un “desiderio statistico”: una forma che fonda la sua spinta attraverso il divenire numero, la gamification, la prevedibilità e la predizione delle azioni che vogliamo mettere in atto». Tinder ci permette di decidere quando fare sesso, Instagram di avvicinarci con una distanza protettiva alla vita di un’altra persona, le app di messaggistica di programmare l’incontro, in modo che quasi nulla sia lasciato al caso. 

«Il desiderio statistico non riguarda solo la sessualità. È più esteso, coinvolge altri aspetti relazionali, il lavoro, la costruzione del sé. È la conseguenza intrecciata delle app di gestione del sonno, quelle di mindfulness, le autodiagnosi, le dating app, gli smart condoms che profilano le “performance” sessuali, Google Calendar, l’infinita gavetta gamificata delle grandi aziende, l’ansia di rimanere indietro nel gioco, di rimanere senza un tetto, di non realizzarsi. Desiderio statistico è la reazione attiva o l’assoggettamento passivo – a seconda dei casi – alle condizioni che il mondo ci impone per vivere. E noi, noi vogliamo essere liberi di desiderare, ma a volte questo è possibile solo entro le coordinate imposte dall’esterno».  

«Essendo sempre più frammentati e soli, è facile individuare nella tecnologia un modo per trovare ordine, per rispecchiarci o per sentirci integri»

C’è qualcosa di più pervasivo in queste nuove istituzioni digitali del desiderio? Cambierà qualcosa con l’attuale riformulazione delle nostre pulsioni?

«In passato per la chiesa si trattava di evitare il peccato, per il matrimonio di evitare l’adulterio oppure attraverso la cultura visuale di stereotipare i canoni di bellezza. Rispetto alle formulazioni precedenti, più dogmatiche, fisse o conservatrici, con l’avanzamento tecnologico, il desiderio statistico si costituisce come qualcosa di molto più accelerato, liberale e mutevole. Ma il problema di ogni forma di desiderio precostituita rimane lo stesso e sta proprio nel fatto che queste formulazioni servono a evitare il pericolo e lo scontro con il negativo. In un mondo sempre più caotico, sempre più ricco di incertezze sul futuro e con un presente imprevedibile e precario, il desiderio statistico serve invece a evitare il disordine, a produrre sicurezza». 

«Essendo sempre più frammentati e più soli, è facile individuare nella tecnologia, o nell’organizzazione sociale della vita imposta dall’esterno – che risponde a tempistiche più vicine all’accelerazione tecnologica che non ai ritmi biologici umani – un modo per trovare ordine, per rispecchiarci o per sentirci integri. Ma questo specchio è un compromesso spesso amaro, guardando oltre la sua superficie, e ancor più spesso rischia di rompersi». 

Una sessualità ruvida e istintiva ceduta al confort e alla sicurezza predittiva

Se la tecnologia annullasse il vero desiderio?

L’amaro sembra essere la fine di una sessualità ruvida e istintiva ceduta al confort e alla sicurezza predittiva. Abbiamo sempre considerato la tecnologia come un’estensione del nostro corpo, capace di farci interagire e toccare gli altri anche se lontani; ma se questa estensione fosse invece frammentazione? Se la tecnologia acuisse la mancanza dell’altro e annullasse il vero desiderio? «In ogni caso continuano a esserci accadimenti nella nostra vita che non possiamo prevedere o programmare, che ci ricordano la caduta, la caducità e la fallibilità. L’istante in cui ci rendiamo conto di essere innamorati, la fitta al petto o l’acuto aculeo nel cuore quando perdiamo qualcuno o qualcosa, la delusione verso un’idea o un progetto, la pianificazione che indietreggia allo scoccare del corpo che ti dice “fermati”. Per me già questi inevitabili accadimenti sono possibilità di riformulare i propri desideri fuori dai suddetti schemi. Già prendere coscienza che il desiderio non ci appartiene mai completamente permetterebbe di aprire degli spiragli di agentività», non solo nella vita reale ma anche tra i pixel della vita digitale. 

«Nel digitale, sicuramente una via di fuga sta nella decostruzione e ricostruzione delle tecnologie, ma questo è possibile solo attraverso un uso competente e specializzato delle stesse. Penso a pratiche artistiche legate alla new media art come l’hacking. Poi abbiamo la visione del digitale come luogo sicuro in cui esprimersi, ma questo – come pratica improduttiva – resta comunque imbrigliato a qualcosa di simile a un flusso effimero che si autoalimenta nel proprio utilizzo. In generale – e questo lo assumo nel libro – le tecnologie digitali catturano proprio il tempo improduttivo producendo anche qui una forma di piacere che risponde allo stesso desiderio statistico che accomuna l’apparato produttivo a cui dobbiamo sottostare. In altre parole, semplici, dovremmo renderci conto di ciò che giostra il nostro tempo nullificandolo». 

Christian Nirvana Damato – Manifesto della moltiplicazione degli organi, desiderio statistico e digisessualità  

Christian Nirvana Damato è uno scrittore, curatore e ricercatore indipendente che si occupa di filosofia, tecnologia e cultura visuale. È laureato in Arti Visive e Studi Curatoriali alla NABA di Milano ed è docente in Tecniche dei nuovi media integrati allo IED di Torino. Pubblicherà, scrive, ha firmato e collabora, a vario titolo, per e con Mimesis, Fata Morgana, Artribune, Not (nero), Kabul, TBD, PSe (Flashart). È fondatore e curatore di Inactual Magazine, collettivo editoriale, artistico e curatoriale. In Manifesto della moltiplicazione degli organi (2024), il suo primo libro, conia l’idea di desiderio statistico e studia la digisessualità contemporanea.

Autore: Alice Grisa

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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