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I curatori di Pellicola sono Simone Corrò e Greta Fassina
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L’immagine analogica nell’era della post fotografia Simone Corrò e Greta Fassina

Editoria indipendente dedicata alla fotografia analogica: Pellicola e il valore della fotografia nella seconda rivoluzione digitale governata dai social media e dal consumo spasmodico di immagini 

Premessa di un’era di velocità e frustrazione 

Si aprono le porte a una nuova era sociale, quella della post fotografia: una seconda rivoluzione digitale governata dai social media, dal consumo spasmodico di immagini, dalla smaterializzazione delle identità e dei significati, perché si conosce solo quello che rimane in superficie, la sua testimonianza visiva.

Questo bagaglio di pensieri accompagna chi, in un contesto simile, cerca di divulgare cultura, raccontare la fotografia contemporanea: il problema non è che non ci sono immagini meritevoli di attenzione ma, in questo iper attivismo, diventa difficile anche solo vederle, riconoscerle.

Post-fotografia: cosa si intende con questo termine?

Negli ultimi decenni del Novecento, il concetto di postfotografia è emerso nel contesto del dibattito sulla postmodernità. Questo termine si riferisce a una serie di processi e fenomeni fotografici, sia dal punto di vista tecnologico che estetico, sociale e culturale, che si sono manifestati durante il passaggio dall’era analogica a quella digitale. La postfotografia ha segnato una trasformazione nel “statuto” della riproducibilità tecnica, con la fotografia che perde la sua identità autonoma per diventare parte del più ampio territorio dell’immagine.

Nel panorama degli studiosi, dei curatori e degli artisti che hanno contribuito alla diffusione di questo paradigma, si trovano figure come Hubertus von Amenluxen, Joan Fontcuberta, Mary Warner Marien e Fred Ritchin. Quest’ultimo, ad esempio, ha paragonato il passaggio dalla fotografia analogica a quella digitale all’avvento del, sottolineando come nell’era della rete e degli archivi interattivi, il medium fotografico non può più essere considerato un oggetto autonomo, ma piuttosto come parte di una testualità globale, stratificata e mutevole nel tempo e nello spazio.

Secondo questa prospettiva, l’idea tradizionale di immagine come mero “prelievo” o “ritaglio” della realtà perde di significato. La post fotografia apre la strada a una concezione più aperta e complessa dei rapporti tra immagine e mondo visibile, in linea con i processi più ampi della comunicazione. In questo contesto, la fotografia diventa un elemento di un linguaggio visivo in continua evoluzione, in cui la distinzione tra il medium e il messaggio si sfuma, dando vita a nuove forme di espressione artistica e di interpretazione del mondo visivo.

Nell’era della post-fotografia, un tentativo di cercare il valore dell’immagine – Pellicola Magazine

Pellicola Magazine si propone di cercare e selezionare immagini, nel mare magnum del contemporaneo. Il primo numero cartaceo della rivista indipendente è stato lanciato nel febbraio 2024, ma il lavoro di Pellicola dedicato alla fotografia contemporanea comincia già nel 2016 attraverso il magazine online e la pubblicazione di contenuti inediti (interviste,  articoli, book reviews) in collaborazione con artisti italiani e internazionali.

Lo scopo è divulgare una fotografia che non sia soltanto prodotta dalle influenze ed estetiche comuni, che i social hanno reso disponibili ovunque; ma che sia narrativa, documentaria, intima, risultato di un’intenzione. Il nome del progetto deriva dal ritorno alla fotografia analogica, alla sua intenzionalità, lentezza ed estetica. Un concetto di fotografia che ha accompagnato la ricerca di Pellicola sin dall’inizio, valorizzando queste specificità della fotografia a rullino anche nei progetti digitali.

Pellicola Magazine – dieci tra fotografi, critici e curatori, analizzano il tempo nelle sue sfaccettature
Pellicola Magazine – dieci tra fotografi, critici e curatori, analizzano il tempo nelle sue sfaccettature
Il tema del tempo alla base del primo numero di Pellicola
Il tema del tempo alla base del primo numero di Pellicola

Il tema del tempo alla base del primo numero di Pellicola 

Complici di un’atmosfera già critica e in controtendenza rispetto all’immagine smaterializzata del digitale, matura tra i curatori di Pellicola (Simone Corrò e Greta Fassina) il sentimento e l’urgenza di spostarsi da quel flusso travolgente di input visivi che era diventato Instagram, per fermarsi e fermare le fotografie. «Guardarle oltre la loro superficie e in questo modo rallentare», scrive Greta Fassina nell’editoriale del primo numero.

Se, nel mondo digitale, siamo circondati dalla velocità, nel suo primo numero cartaceo, manifesto d’identità, Pellicola  costruisce l’unico spazio possibile per riuscire a rallentare, «un contesto stabile e duraturo, lontano dalle dinamiche e dagli algoritmi».

In questa presa di coscienza e bisogno di lentezza è stato facile scegliere come filo tematico il tempo, da cui dipendono tutte le scelte concettuali, progettuali e fisiche della rivista. Tempo in cui si producono e fermano le immagini, tempo di conoscenza delle loro storie che, a loro volta, raccontano nelle sue diverse estensioni il tempo.

Il tempo attraverso i Progetti di Pellicola

Dieci tra fotografi, critici e curatori, analizzano il tempo nelle sue sfaccettature, seguendo un percorso di approfondimento che “impone” al lettore, di nuovo, il prendersi del tempo. Nella prima parte, e più ampia, della rivista (“Projects”) cinque fotografi parlano del tempo, da quello più storico e lineare a quello più spirituale e sospeso. Mateo Ruiz Gonzalez ripercorre la storia della comunità del Wilson County (North Carolina), il cui passato colonialista viene conservato nei documenti d’archivio e nelle memorie dei testimoni ancora vivi. Questi, insieme alle loro esperienze di schiavitù, tramandano credenze e simboli spirituali legati alla loro gente.

Alessandra Dragoni dedica il suo progetto, All the flowers that you plant ai luoghi d’infanzia della periferia di Ravenna, alla abitudini della vita della campagna italiana, a ciò che resta e a ciò che è in continua trasformazione, sinonimo di attesa e fioritura.

Hayaisha Tomiyasu parla del tempo che osserva dalla sua finestra, una porzione in cui  ferma gesti e momenti lenti che ogni volta modificano la stessa scena (quella intorno ad una porta da calcio) in un nuova storia.

Marina Caneve, seguendo gli scavi della nuova linea metropolitana della città di Atene, scopre come questa sia un multistrato di storia passata, presente in superficie e futuro in costruzione. 

Julie Van der Vaart, nell’ultimo progetto di questa sezione, raggiunge un livello di tempo che è quello della sospensione e dissoluzione dove si perdono i confini lineari, sensoriali e corporali per una dimensione in cui tutto può accadere.

Pellicola Magazine
Pellicola, magazine dedicato alla fotografia contemporanea
Pellicola, magazine dedicato alla fotografia contemporanea

Dialogo e approfondimenti sul Tempo

In un mondo così pieno e complesso, anche iscrivendosi all’interno di una circoscrizione semantica, riuscire a selezionare quelle immagini che seguono l’intento di narrazione e vocazione oltre il mero fascino estetico, non è impresa semplice. Tanto meno quando si parla di immagini di paesaggio. 

La seconda sezione di Pellicola  vol 01 (“In Dialogue”) apre uno spazio di approfondimento per due fotografi, nello specifico Andrea Botto e Bartolomeo Rossi, che attraverso il dialogo, confrontano e contrassegnano la loro ricerca visiva.

Botto è il fotografo che raccoglie i tempi immediati delle esplosioni: apparentemente qualcosa di istantaneo, che in realtà è frutto di una lenta preparazione ed attesa; mentre Rossi fotografa le catastrofi ambientali (quindi in un senso di tempo anche meteorologico) le cui ferite si ritrovano anche dopo molto tempo. Scendendo ulteriormente di livello critico, l’ultima sezione (“Perspectives”) riporta i concetti di coloro che della fotografia hanno fatto il loro campo d’interesse e studio, dedicando gran parte del loro tempo e pensiero. 

In una nuova analisi del quadro La Vecchia del Giorgione, Guido Guidi mostra il significato dei gesti e movimenti intorno alla figura di lei e del suo cartiglio con la scritta “tempo”.  Holly Roussell riconosce il tempo nell’archivio, la cui essenza e funzione documentaria lo hanno sempre reso presente nella scena artistica contemporanea. 

Davide Daninos recupera quel tempo quasi sottinteso insito nell’immagine: quello dell’esposizione, dello sviluppo dei processi chimici e fisici. La fotografia come risultato di un tempo fermato.

Claudia Bigongiari

Pellicola e il valore dell’immagine nella seconda rivoluzione digitale governata dai social media
Pellicola e il valore dell’immagine nella seconda rivoluzione digitale governata dai social media

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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