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Editoria indipendente, ricerca e diritto d’autore con DITO Publishing

Editoria indipendente e DITO Publishing: «La crisi dell’editoria, laddove c’è, riguarda i settori generalisti, il cui pubblico è inaffidabile, un giorno c’è e quello dopo non c’è più»

Martha Micali e Klim Kutsevsky, fondatori della casa editrice indipendente DITO Publishing

Il libro è forma, figura, oggetto, immagine, creazione e dimensione di memoria. Nel dialogo con il lettore, ciascun libro necessita di trovare uno stile grafico conveniente, lasciando ogni illustrazione esplicativa del progetto all’evidenza dei caratteri e delle immagini. La ricerca di tale contrappunto armonico tra contenuto e pagina, ovvero tra scrittura, immagine e carta pertiene al lavoro dell’editore. Comporre la giusta forma per contenere la materia, conservando il volto più autentico e gelosamente individuale dell’autore, è un’altra delle competenze del mestiere. In occasione della giornata mondiale del libro e del diritto d’autore che ogni anno celebra la lettura, la pubblicazione e la tutela del copyright sotto il patrocinio dell’UNESCO, Martha Micali e Klim Kutsevskyy, fondatori della casa editrice indipendente DITO Publishing, compongono un quadro personale e autenticamente reale dell’editoria contemporanea. 

Genesi e racconto di una casa editrice indipendente 

DITO Publishing scaturisce dalle esperienze pregresse di Martha e Klim in modo inaspettato, procedendo lungo un percorso non delineato, ma suggerito da scelte e interessi comuni «DITO Publishing – spiega Martha – nasce nel 2020 come esito di un percorso articolato. Entrambi veniamo dalle arti visive e dalla fotografia: siamo due creativi e portiamo avanti l’identità di artista parallelamente a quella di editore. Inoltre, ci caratterizza una diversa pratica di frequentazione del libro in quanto Klim si è occupato per diverso tempo, e in parte continua ancora oggi, di produzione di fanzine e oggettistica cartacea non necessariamente legata al libro tradizionalmente inteso. D’altra parte, io lavoro da diversi anni per una libreria d’arte con annesso studio bibliografico dove si porta avanti un importante lavoro di archiviazione. Tali sono le tessere ad incastro che ci hanno portato all’idea di fondare una casa editrice. Si tratta di tasselli che uno dopo l’altro, in parte concatenati e in parte contemporanei, ci hanno permesso di sviluppare una serie di competenze nate dalla messa in pratica in ambito editoriale e fotografico. Così è nata DITO Publishing».

«L’idea iniziale – prosegue Klim – era redigere un libro insieme, poi siamo finiti a redigere libri per altri. DITO è infatti l’abbreviazione del nome che ci eravamo dati in questa prima fase, quando volevamo fare progetti a due sotto il nome di “DITO & DITO”. Di fatto, la casa editrice è stata una sintesi, una crasi artistica di tutto ciò. “Dito” in quanto parola a sé non ha un significato univoco. Per noi è stato un gioco di parole derivante da “edito”: tolta la “e” rimane il nome che ci siamo scelti. Un nome breve, leggero, conciso ma anche autorevole, nella connotazione del dito che indica. Quello che più ci chiedono è se fa riferimento al gesto di scattare una foto, ma non è nato così. Nel tempo ci siamo infatti accorti che esso veniva interpretato diversamente dall’esterno: il dito della mano è legato ad una gestualità e ad una serie di significati, tanto che noi stessi abbiamo commissionato un saggio allo scrittore Andrea Cafarella dal titolo “Il simbolo tace”, ove si analizzano una serie di simboli tra cui il dito. Ma questo lavoro sul nome è avvenuto a posteriori, quando abbiamo compreso realmente che tale parola aveva accezioni più grandi rispetto a quelle da noi identificate».

Dito publishing: Cos’è il libro? 

Martha «Recentemente, durante una chiacchierata con un’amica che si occupa di editoria, è emersa una riflessione sul libro in quanto luogo di conoscenze e consapevolezze antiche. Tale riflessione è applicabile non solo al libro in quanto oggetto d’arte, ma più in generale al libro inteso come contenitore e portatore della sua forma e del contenuto che essa muove. Qualsiasi opera prodotta dall’ingegno è contemporanea nel momento in cui avviene ed è antica non appena è trascorsa. Sono definizioni temporali e ugualmente atemporali che mi affascinano da sempre. Pertanto, il libro è un fatto presente che ha in sé, già a priori, la proiezione di qualcosa che diventerà conoscenza antica. La grande capacità che il libro ha di conservare e mantenere oltre il tempo, stimola costantemente conoscenza, e soprattutto una curiosità riguardo la conoscenza. In ultima analisi, non è il fatto stesso di poter conoscere, ma è la propensione verso quel desiderio di conoscenza che è incarnato nel libro».

Klim «Come qualsiasi altra opera fruibile da un pubblico ampio, il libro può assumere il significato di oggetto che incanala in sé idee e concetti in quanto frutto della visione del suo autore. Tuttavia, quando manca uno sguardo di comprensione e interesse, il libro rischia di essere solamente un insieme di fogli sparsi. Dunque, il libro è un mezzo, ma anche un’opera e poi un insieme di fogli, a seconda di come lo si fruisce. Per alcuni è un’opera invisibile, per coloro che invece riescono a metterla a fuoco e ad integrarla nella loro esperienza, ovvero nel proprio sguardo, è un’ispirazione».

Martha Micali e Klim Kutsevsky: cos’è il diritto d’autore?

Klim «Il diritto d’autore è la potenzialità che il proprio lavoro sia elevato ad altro. Si può essere autori di qualcosa, ma non è implicito che tale lavoro necessiti di essere riconosciuto o dichiarato autoriale. Talune opere si generano in modo così libero che esistono a priori dell’autorialità. Altre, al contrario, sono eccessivamente autoriali e in questo eccesso rimangono imbrigliate. Naturalmente, ci sono determinati passaggi tecnici e legali rispetto ad un discorso, quello del diritto d’autore, che è complesso affrontare. A nostro avviso, il lavoro dell’autore, che confluisce poi nel libro, è una proprietà da valorizzare tramite il lavoro editoriale. Il diritto che l’opera così intesa conquista è dunque legato specificatamente all’edizione. Quest’ultima non deve essere vincolante, ma al contrario espandere il raggio d’azione dell’artista e lasciarlo libero di continuare a divulgare la propria opera».

Martha «In quanto casa casa editrice abbiamo stipulato contratti di edizione per rispondere al problema di definire diritti e doveri nostri e degli autori. Al di là dei fogli, dei contratti e delle firme, ci siamo resi poi conto che questa non è altro che una formalità, tanto è reciproca, evidente e palesata la fiducia. Da parte nostra c’è sempre la massima tutela della dignità e del lavoro che l’artista ha compiuto, e questo viene percepito e compreso. L’aspetto relazionale si integra con una formalizzazione sancita dal copyright condiviso tra noi e l’autore e dalla registrazione del volume».

DITO Publishing: l’editoria e il mestiere dell’editore nel tempo presente

Martha «Volendo fare una considerazione generale, ci troviamo in anni in cui l’interesse verso l’editoria è rilevante. L’apertura di nuovi spazi predisposti alla lettura e all’approfondimento di questi ambiti esprimono bene tale interesse. Parlando poi di libri d’arte e fotografici, sul territorio nazionale troviamo sempre più librerie indipendenti in cui questo mondo esiste e perdura grazie a dinamiche di scambio proprie. Anche l’aumento di fiere dedicate è indice di quanto detto. La trasversalità del fenomeno, ingloba moda, design, architettura e arti visive in senso lato. La crisi dell’editoria, laddove c’è, riguarda i settori generalisti, il cui pubblico è inaffidabile: un giorno c’è e quello dopo non c’è più. Il nostro settore, al contrario, è talmente specifico che il pubblico è partecipe del processo stesso».

Klim «Le difficoltà in Italia riguardano per lo più la mancanza di coraggio nell’investire in quanto succede oggi. Pur essendoci un avvicinamento al libro contemporaneo, permane sempre con un occhio al passato. Parlando nello specifico del nostro lavoro, una difficoltà riguarda il riuscire ad “imporre” autori emergenti. Una problematicità che ci troviamo ad affrontare costantemente è la presentazione di artisti non noti in possesso di una produzione interessante. Spesso è una questione di tempo: alcuni autori vengono realmente apprezzati dopo anni, altri vendono alla prima uscita. Tale aspetto si traduce anche nella difficoltà di trovare investimenti adeguati in quanto gli enti, le fondazioni e le gallerie stesse più facilmente sostengono artisti noti. Il nostro lavoro riguarda anche la ricerca di risorse economiche, energetiche, personali e relazionali».

«Gran parte del lavoro di editore – prosegue Martha – si sviluppa attraverso relazioni positive. E qui veniamo alle soddisfazioni. Perché poi, quando si instaurano relazioni positive e si lavora bene in squadra, la medesima tipologia di lavoro è intesa da tutte le cause in campo, e questo si riflette in trasparenza nel libro. Dunque, le realizzazioni più grandi arrivano quando si lavora in squadre dove ci sono ascolto, compartecipazione e fiducia. L’intento comune è arrivare ad un oggetto-libro che dica qualcosa dell’artista ma anche della linea della casa editrice».

Libri e progetti editoriali: la ricerca, il processo e la pubblicazione

Martha «Dietro ad ogni progetto non c’è mai un percorso stabilito a priori. Ad ogni nuovo libro si mettono in atto nuove energie e ritmi di sviluppo. Le collaborazioni nascono perché c’è un input reciproco, una curiosità, e questa è una discriminante fondamentale in quanto contribuisce a definire la casa editrice a livello di identità. Trattandosi di una piccola realtà, e dunque non essendo appoggiati ad istituzioni, è una libertà, e insieme un rischio, che possiamo assumerci. Talvolta siamo noi a scrivere in primis agli autori,  altre volte invece il processo è inverso. Cerchiamo lavori che ci emozionino: è una questione di affinità e sentimento. Quando si guarda un’opera, o ti dice qualcosa o non ti dice niente. Se non c’è comunicazione, significa che non potrai valorizzare né l’autore né te stesso. Se c’è affinità, essa genera qualcos’altro. Altrimenti rimane lì, statica Successivamente è necessario comprendere se riusciamo a sostenere quel tipo di progetto, non tanto in senso utilitaristico, quanto in un senso di ricerca. La nostra casa editrice nasce proprio con l’idea di sviluppare la ricerca degli artisti e di essere lei stessa un percorso di ricerca. Dunque, tutti lavori che integriamo nel nostro catalogo si specchiano e rispondono ad una richiesta di ricerca e sperimentazione».

Il filo rosso che attraversa le opere di DITO Publishing

Martha «Il nostro sguardo è rivolto principalmente a chi lavora con il media fotografico e con la carta intesa come mezzo per produrre l’opera. Perciò la carta intesa non come output ma come strumento di invenzione e di azione artistica. Un altro tema che seguiamo è legato alla sperimentazione, e dunque allo scarto e all’errore. Molti degli artisti con cui abbiamo lavorato – noi compresi – operano un ricerca protesa all’elevazione e alla valorizzazione dell’errore come elemento stesso della pratica artistica, come a voler scardinare un canone di perfezione di ciò che è visibile e dunque raccontabile. Così, osserviamo ciò che non è sempre visibile, perfetto o controllabile. Non è il meglio cui si possa guardare, ma in qualche modo dichiara una sua esistenza e dignità. Altre tematiche di interesse sono la perdita di controllo e il suo opposto, ovvero il voler mantenere il controllo su ciò che si fa, sui processi.  Spesso tali poli coesistono alla pratica artistica, ovvero si parte da processi su cui si ha il controllo perché si conosce la tecnica, ma poi tutto ciò che succede nel mezzo non è prevedibile. L’errore non va necessariamente corretto, ma può anche rimanere sbagliato».

DITO Publishing nel futuro

Klim «Stiamo per lanciare una collana di libri di piccole dimensioni dedicati alla pratica del disegno. Inviteremo pittori, illustratori e artisti che praticano il disegno come ricerca sull’opera o come studio e progettazione. Ogni libro avrà declinazioni diverse pur mantenendo un design coerente. Il nome della collana è “Cuticole”, un nome emerso tempo fa che in questo frangente si è ripresentato. L’intenzione è di proporre qualcosa che porti un sentimento di meraviglia, bellezza e scoperta, ma non attraverso l’opera finita. È la meraviglia insita nella scoperta e nel processo che conduce all’opera compiuta. Ci piaceva l’associazione con un elemento piccolo e insieme fondamentale, poiché la cuticola è invisibile e fondamentale allo stesso tempo. Stiamo poi lavorando all’uscita del prossimo libro di fotografia di Silvia De Giorgi, un’artista italiana con base ad Oslo che sta portando avanti un lavoro di fotografia, disegno, frottage e sperimentazione in camera oscura sul tema dell’erosione dei territori per via dei cambiamenti climatici. Le capacità necessarie a questo lavoro le acquisiamo ogni giorno. È un’evoluzione che va avanti e non sappiamo ancora dove ci porterà».

 Stella Manferdini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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