Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Panoramica Galleria Vittorio Emanuele Milano
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Mantenere in vita il Duomo di Milano richiede un lavoro costante 

15 milioni di euro all’anno, solo per la manutenzione ordinaria. Dalla cava di Candoglia a Moncler, nel Duomo c’è la nostra identità, Interviene Francesco Canali, direttore dei cantieri per la Veneranda Fabbrica del Duomo

Il Duomo di Milano candidato a diventare Patrimonio dell’Umanità Unesco

Il Duomo di Milano è nella lista dei Beni Unesco allo studio dell’assessore alla Cultura della Lombardia, Stefano Bruno Galli. Data la tendenza di Unesco a selezionare complessi che non riguardano un unico monumento la Regione punta all’iscrizione del sistema Duomo, che coinvolgerebbe la tutela della cava di Candoglia con i suoi marmi, le cure per delle vie d’acqua del sistema di trasporto lungo il Ticino e i Navigli, quindi la tutela della Cattedrale, del cantiere dei marmisti e della Veneranda fabbrica del Duomo, la valorizzazione della Cappella musicale, dell’Archivio e del Museo del Duomo. 

Il sistema del Duomo di Milano

Il Duomo di Milano nasce e si alimenta dalla cava di Candoglia, dove in un anno si preleva la quantità di marmo che a Carrara viene estratta in pochi giorni. Gli appassionati di mattoncini LEGO ricorderanno la riproduzione del Duomo di Milano realizzata da Duncan Titmarsch. L’artista inglese, costruttore certificato, si era servito di centomila pezzi per creare una replica del monumento simbolo di Milano di centodieci centimetri di altezza, centottanta di lunghezza e sessanta kili di peso. 

L’opera differisce dall’originale per un particolare che salta subito all’occhio: l’assenza delle varietà cromatiche che presenta il marmo della cattedrale gotica meneghina. Le venature rosa che scalano su fondo bianco di lastra in lastra costituiscono una peculiarità della materia adottata per la costruzione e la manutenzione (tuttora attiva) del Duomo. Si tratta del marmo di Candoglia, prelevato da una cava nei pressi del lago Maggiore situata all’imbocco della Val d’Ossola presso il comune di Mergozzo (VB). 

Il marmo per la Cattedrale si estrae dal 1386, e dal 24 ottobre 1387 è la Veneranda Fabbrica ad avere l’esclusiva sul suo utilizzo per volontà di Gian Galeazzo Visconti («nell’archivio è custodita la sua lettera», spiega Canali), poi confermata nella prima metà del Novecento. Ad oggi, il marmo estratto finisce solo in Piazza Duomo – pur con qualche eccezione: «È stato usato sporadicamente per qualche monumento in città, come quello dedicato a Pertini in Via Montenapoleone, ma di fatto può essere usato solo per il Duomo. Anche l’Arengario è rivestito in marmo di Candoglia, come qualche istituto bancario a inizio Novecento, e alcuni ambienti a palazzo Citterio» precisa Canali.

Lampoon, Francesco Canali direttore dei cantieri del Duomo di Milano per la Veneranda Fabbrica del Duomo

Francesco Canali dirige i tre cantieri da sempre attivi (Cantiere Duomo, Cantiere Marmisti e Cava di Candoglia), coordinando cento operai della Veneranda Fabbrica e le ditte esterne coinvolte. Tra le varie esperienze professionali, la direzione dal 1998 al 2004 dei lavori del restauro e riuso del complesso monumentale del Santa Maria della Scala a Siena, il completamento della riqualificazione del Museo degli Uffizi (Nuovi Uffizi) in qualità di project manager, la direzione lavori del nuovo Museo delle Statue Stele a Pontremoli con la Canaliassociati.

«Ho la fortuna di essermi occupato nel corso della mia vita professionale di grandi interventi e restauri. Ma quando arrivi alla cattedrale di Milano subisci uno shock culturale. Un oggetto come il Duomo, per il fatto di aver attraversato i secoli, ed essere sempre lì a chiedere cure, in realtà è anche uno specchio che riflette l’immagine delle persone e della società». Il Duomo è uno sfondo secolare di eventi impressi nell’immaginario collettivo, dalle visite papali ai festeggiamenti per i Mondiali di calcio vinti. Tra gli ultimi eventi incorniciati dalla piazza il settantesimo compleanno di Moncler, festeggiato di fronte alla cattedrale a settembre 2022 durante la Milano Fashion Week con uno show che coinvolto settecento ballerini, duecento musicisti, cento coristi e oltre novecento modelli, alla presenza di star come Pharrell Williams e Anne Hathaway.

La manutenzione del Duomo di Milano, la Veneranda Fabbrica

Il Duomo di Milano, considerato terminato negli anni Sessanta del secolo scorso, necessita di continui controlli e interventi, e la struttura convive ormai stabilmente con impalcature e operai al lavoro per preservarlo da fragilità, inquinanti atmosferici, raffiche di vento e depositi superficiali con operazioni di pulitura. 

Solo la manutenzione ordinaria costa alla Fabbrica almeno quindici milioni di euro all’anno. Un impegno costante alimentato dal deterioramento di un monumento dall’alto valore religioso e sociale, una calamita per il turismo, nonché parte del patrimonio religioso e culturale italiano; ma anche da un legame, a detta di Canali, più profondo, che non riguarda soltanto i milanesi di nascita.

Il Duomo di Milano: prevenire eventi come il rogo di Notre-Dame

«Oggi le norme tecniche sulle costruzioni ci dicono che un edificio ordinario deve durare cinquant’anni. Se straordinario, come ospedali e caserme, cento. Il Duomo ne ha 635. È una espressione della comunità che l’ha fatta sorgere. Il legame non chi l’ha costruito o rimarrà forte, o è destinato a spegnersi» spiega Canali. «Ci ricordiamo tutti di Macron esterrefatto assieme all’arcivescovo di fronte a Notre-Dame, nel momento in cui il rogo ha distrutto la Cattedrale. Una grandissima perdita anche nella laicissima Francia: il venir meno e la compromissione, in realtà, di un forte senso di identità».

«Di fronte a un monumento come questo, ci si sente rimessi al proprio posto nella continuità della linea culturale e antropologica della società alla quale si appartiene e della sua religiosità. E questo invita a riflettere. Comporta un investimento di energie e di risorse economiche, ma ti restituisce qualcosa che si adatta ai tempi. Manca ormai nelle masse lo slancio religioso di un tempo, ma ugualmente tanto nella laica Francia quanto nella operosa Milano c’è bisogno di tenere vivi i monumenti. Lì c’è comunque la nostra identità, e può convivere con gli orientamenti contemporanei. Puoi andare avanti se hai ben presente da dove vieni. Un monumento come il Duomo serve a far capire chi siamo. Poi, consapevoli di questo, evolvere, cambiare, migliorare. Certi monumenti servono questo. È chiaro che qualcuno possa fare più fatica a identificarsi con luoghi come il Vittoriale. Il Duomo è la casa di tutti. Sono le radici religiose ma anche culturali e sociali di tutti noi europei».

A quali condizioni il Duomo di Milano potrà continuare a vivere

«Le condizioni si evolveranno. Di fatto, questa necessità di cura continua fa parte dell’essenza del Duomo. Un tempo c’erano condizioni economiche e tempi completamente diversi. Oggi siamo “ricchi”, ci viene spontaneo di fare qualcosa ponderando molto bene i rapporti di causa e di effetto. I nostri antenati si sono messi al lavoro sul Duomo sottraendo risorse alla loro economia claudicante sapendo con certezza che non l’avrebbero vista compiuta. Sapevano che per completarla e tenerla in piedi, questa continuità di cura era imprescindibile».

«Oggi cerchiamo di evolvere la tecnologia, i prodotti e le tecniche di impiego, le selezioni iniziali dei materiali, ma le cure continue saranno un commitment perenne che ci coinvolge e ci restituisce un’immagine di noi stessi» continua Canali. «Con i parametri odierni si farebbe fatica a immaginarsi qualcosa di simile. Eppure sarebbe assurdo non continuare e abbandonare questa prospettiva. Ci sarà comunque bisogno di investire, affiancati dal progresso scientifico».

In questo senso, la Fabbrica si avvale del supporto tecnologico e di innovazione per ottimizzare i processi, scovare nuove soluzioni e ridurre l’impatto ambientale: «Se guardiamo nel dettaglio come cerchiamo di improntare la nostra attività odierna alla sostenibilità, ci accorgiamo che abbiamo la fortuna di avere macchinari che ci consentono di estrarre dalla cava blocchi più grandi e di fare una cernita migliore. La soluzione è contenere al massimo l’estrazione e ottimizzare il ciclo produttivo».

La filiera del marmo di Candoglia

«Il marmo di Candoglia presenta una struttura macrocristallina che consente all’umidità atmosferica di entrare nella matrice carbonica e di ossidare la pirite, minerale che contiene ferro. Sono i cristalli che definiscono la tonalità variegata del marmo. Noi oggi riusciamo a fare una miglior selezione di questo; ed inoltre a prevenire l’ossidazione e la conseguente fratturazione dall’interno. Uniamo insieme i blocchi in modo più efficiente e meno sensibile a questo problema della fratturabilità interna, e quindi estraiamo con più attenzione, impieghiamo una qualità migliore di marmo ed evitiamo i blocchi con difetti di costruzione e le intrusioni pericolose. Come le legature metalliche, che costituivano un punto di debolezza: il ferro di allora ossidava (ed ancora si ossida) e rompeva i blocchi. Oggi con acciaio inossidabile e titanio preveniamo tutto questo. In modo tale, riusciamo a impiegare sempre meno marmo e in prospettiva allungare il tempo di vita delle singole architetture. Inoltre, la cava della Fabbrica è sempre quella da seicentotrentacinque anni. Abbiamo poi la fortuna di dover prendere poco marmo dalla stessa “ferita” che continuiamo ad inferire alla stessa montagna: in un anno estraiamo tanto marmo quanto a Carrara ne estraggono in due giorni. E ci prendiamo grande cura della montagna».

«Il privato è uno sponsor tecnologico formidabile» prosegue. «Abbiamo sponsorizzazioni economiche e tecniche che ci consentono di sperimentare e impiegare i prodotti più nuovi che il mercato del restauro e dell’architettura mette a disposizione. Per la manutenzione del Duomo, l’area tecnica della Fabbrica ha una intensissima collaborazione con il Politecnico. A questo si aggiunge la rete delle cattedrali italiane ed europee, con cui si condividono problemi e possibili soluzioni».

La tendenza della Fabbrica a puntare sulla qualità più che sulla quantità, nasce a metà Ottocento da una tragedia sfiorata: «L’appaltatore che aveva in concessione gli scavi nella cava, per aver esagerato con la velocità di escavazione, fece crollare un costone della montagna, che per poco non travolse l’abitato di Albo. Da quel giorno del 1846 la Fabbrica ha detto basta agli appalti, e conduce in autonomia i lavori».

Covid – ripercussioni sulla Fabbrica del Duomo di Milano

«È stato un periodo complicato. Nel 2019 avevamo avuto tre milioni di visitatori in un anno. Nel 2020 trecentomila persone. Un crollo di affluenza con un riflesso drammatico sulle risorse della Fabbrica. Abbiamo dovuto contrarre e ridurre all’osso i cantieri che siamo riusciti a tenere aperti durante il lockdown, centellinando le risorse, cercando di impiegarle per due anni dove ritenevamo fosse assolutamente indispensabile. Auspichiamo che nel 2023 si possa incidere con maggior consistenza per andare verso il risanamento di quel periodo».

L’estate appena passata ha registrato temperature inedite per Milano, piagata da aree di calore destinate a diventare una costante nei prossimi anni (soprattutto nelle zone con minor presenza di verde) e dalla scarsità di precipitazioni. Urge ragionare in prospettiva, mettendo a sistema soluzioni per ambiente e cittadini. Difficile al momento valutare gli effetti peggiorativi su monumenti tanto imponenti quanto fragili. Ma come sottolineato da Canali, i controlli sono già attivi.

L’impatto della crisi ambientale sul marmo del Duomo

«Più che il marmo, il problema riguarda tutto il Duomo. Ha la fortuna di non avere oggi grossi problemi strutturali.  Il maggior affaticamento lo patisce quindi proprio ora per il ciclo stagionale delle temperature. Ogni estate si dilata in sommità, rimanendo fisso alla base e ogni inverno si restringe. Durante il ciclo, le parti a sud si riscaldano moltissimo. Tanto maggiore è la temperatura, tanto più questi fenomeni sono sensibili. Noi seguiamo le vicissitudini che questi cambi di temperatura provocano con degli strumenti di dettaglio assieme al Politecnico di Milano: una sorta di elettrocardiogramma permanente con un segnale continuo che viene trasmesso ed esaminiamo di ora in ora con attenzione.  Data la gran massa del monumento, i tracciati di queste variazioni cominceranno a dare segni diversi ancora fra qualche anno. A quel punto valuteremo le conseguenze».

Milano dovrà fronteggiare un massiccio caro energia, e non c’è realtà cittadina che possa sottrarsi a una valutazione dei costi di consumo e a eventuali strategie per incassare il colpo senza che si riveli esiziale. Tra luci di Natale a regime dimezzato, sostegni ai cittadini e limiti sull’uso del riscaldamento, la stagione invernale è già tracciata. Anche il Duomo e i cantieri si attrezzeranno di conseguenza:

«Fortunatamente grazie al DNA antico del Duomo siamo relativamente tranquilli. Non siamo particolarmente energivori» sottolinea Canali. «Funziona senza riscaldamento, e l’illuminazione è passata tutta a LED da quattro, cinque anni, consumando un terzo rispetto a prima. Stiamo anche valutando la diversa gestione di alcune illuminazioni delle vetrate sotto Natale. Consumiamo energia per i cantieri, ma da quel punto di vista stiamo studiando come risparmiare per fronteggiare gli aumenti di fronte a un consumo già più contenuto».

Veneranda Fabbrica del Duomo, componente artigianale, formazione e trasmissione di competenze 

«Non si possono imparare da nessuna parte se non in Fabbrica» sottolinea. «Al momento la forza lavoro complessiva dedicata ai cantieri è di circa un centinaio di persone. Si cerca di anticipare di un paio d’anni il momento in cui una di loro lascia la Fabbrica, magari per andare in pensione, e si fa un affiancamento il più attento e curato possibile. Servono intelligenze specifiche. Competenza del singolo operaio, ma anche intesa nella squadra che deve muoversi in sintonia, come un solo uomo. Due anni di apprendistato interno alla Fabbrica».

L’esclusività della materia impiegata e delle maestranze coinvolte concorre in maniera decisiva a tenere vivo «questa koinè, sentire comune trasversale che si innesta» in chiunque si trovi di fronte al monumento simbolo della città, che Canali pone su un altro piano rispetto ad altre realtà mondiali.  «Se devi sostituire il concio della chiave di un arco senza che la guglia crolli, le maestranze della veneranda Fabbrica del Duomo non hanno eguali. La Cattedrale di Washington è ottocentesca e prende spunto in parte da quelle europee, un neo-gotico del XIX secolo, appunto. A causa del terremoto del 2011, hanno dovuto smontare parte dei campanili e delle guglie, e sono stati per anni incapaci di rimontare il tutto. Le competenze vanno tenute vive, come facciamo qui, dove lavorare il marmo è un’arte».

Filippo Motti

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X