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Diplomazija Astuta, Arcangelo Sassolino, Malta Pavilion, fotografia Agostino Osio Alto Piano Lampoon
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Diplomazija Astuta, la prima opera al mondo certificata carbon neutral

Arcangelo Sassolino racconta Diplomazija Astuta – «nell’era della crisi ambientale, non si può produrre gocce di acciaio fuso a 1500 gradi che cadono dal soffitto senza sapere cosa ciò comporta in termini energetici»

Diplomazija Astuta di Arcangelo Sassolino

L’opera Diplomazija Astuta, di Arcangelo Sassolino, esposta al Padiglione Malta in occasione della 59esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia, è la prima opera al mondo certificata carbon neutral: le emissioni di gas a effetto serra di tutte le fasi di costruzione e allestimento sono state calcolate, ridotte, mitigate o evitate grazie a interventi specifici. L’installazione cinetica prende ispirazione da La decollazione di San Giovanni Battista realizzata dal Caravaggio nel 1608 e conservata nella Concattedrale di San Giovanni a La Valletta (Malta). Lo spazio accoglie i visitatori tra sette grandi vasche d’acqua in cui cadono dal soffitto delle gocce di acciaio fuso che generano un continuo sfrigolio si sottofondo e il metallo fuso a contatto con l’acqua crea giochi di luce legati alle atmosfere dei quadri di Caravaggio. 

«L’idea che mi ha mosso» spiega Sassolino «è stata quella di liberare l’acciaio dalla forma chiusa che conosciamo e di portarne ad esposizione l’origine liquida, impalpabile, luminosa. Per farlo, l’unico modo era costruire e progettare una tecnologia che lo fondesse. Per il Padiglione abbiamo appositamente progettato e  costruito sette macchine (tante quante sono le figure presenti nella Decollazione di Caravaggio) che fondono per induzione l’acciaio a 1500 °C e che nessuno dei visitatori e delle visitatrici vede perché sono sopra all’impalcatura che abbiamo costruito. Il metallo fuso crea una luce vivida e al contatto con l’acqua delle vasche sibila, si raffredda e si ritira nell’oscurità. La luce è anche un omaggio a Caravaggio».

La responsabilità dell’artista: perché e come certificare un’opera carbon neutral

La carbon neutrality di Diplomazija Astuta è stata realizzata applicando per la prima volta uno standard ISO (ISO 14067:2018),  riducendo le emissioni di CO2 prodotte e mitigando le emissioni residue certificate. Un processo applicato per la prima volta all’arte. «Fare la certificazione è stata una naturale conseguenza del lavoro stesso. È sotto agli occhi di tutti e non può più essere negato che la nostra condizione di esseri umani è determinata da questa crisi climatica e ambientale che ci coinvolge tutti sulla Terra. Esserne consapevoli e far emergere questa problematica nel lavoro, credo sia una mia responsabilità di artista. Tramite la certificazione, questa consapevolezza è diventata parte integrante di Diplomazija Astuta». 

«Come dire che non ci può essere l’uno senza l’altro: non ci possono essere gocce di acciaio fuse a 1500 °C (e tutto il lavoro che c’è stato per fare in modo che accadano), senza essere consapevoli che bisogna fare tutto il possibile per compensare la Co2 che abbiamo prodotto. Al di là delle declamazioni, degli slogan, delle retoriche, ci sono le azioni, che sono poi l’unica cosa che conta. Io come artista agisco e non posso in alcun mondo pretendere che la mia azione sia un’azione diversa da tutte le azioni che fanno del luogo in cui viviamo, un mondo». 

Arcangelo Sassolino: la collaborazione con Susanna Sieff

Grazie alla collaborazione con Susanna Sieff, consulente esperta di sostenibilità per grandi eventi e aziende nazionali ed internazionali, sono state identificate una serie di azioni che hanno permesso di ridurre preventivamente le emissioni di gas climalteranti che includono l’utilizzo, durante i sette mesi della Biennale, di energia proveniente da fonti rinnovabili e il recupero totale dell’acciaio, che verrà fuso e poi riciclato in un circuito produttivo di prossimità in ottica di economia circolare. 

Che cosa sono gli ISO

L’ISO è un’organizzazione internazionale indipendente e non governativa con base a Ginevra, alla quale aderiscono centosessantasette enti di normazione nazionali. Attraverso i suoi enti membri, sviluppa standard internazionali di certificazione volontari, basati sul consenso e rilevanti per il mercato, che sostengono l’innovazione e forniscono soluzioni alle sfide globali in tutti i campi dell’industria.

Nello specifico la ISO 14067 fissa i requisiti per la quantificazione e la dichiarazione della Carbon Footprint (impronta di carbonio), espressa in CO2 equivalente, per qualsiasi tipo di azienda che vuole calcolare l’impronta climatica dei propri prodotti e comprendere, allo stesso tempo, come ridurla. Per calcolare il Carbon Footprint di un prodotto (CFP) è necessario prendere in considerazione tutte le fasi di produzione dall’approvvigionamento delle materie prime necessarie alla sua realizzazione, ma anche l’impatto dei trasporti, l’utilizzo del bene e il suo smaltimento alla fine della vita utile dello stesso.

La collaborazione con Tetis Institute e Carbonsink: crediti di carbonio

«Durante la progettazione del lavoro e della certificazione carbon neutral, ho avuto la fortuna di avere l’aiuto del team di ingegneri e la consulenza di Susanna Sieff (consulente esperta di sostenibilità per grandi eventi e aziende). Grazie a loro e al lavoro di Tetis Institute, di DNV (ente internazionale di certificazione) e di Carbonsink, devo dire, le difficoltà non ci sono praticamente state. È stato un lavoro di squadra magnifico». Le emissioni residue di Diplomazija Astuta sono state calcolate con l’aiuto di Tetis Institute e certificate con verifica indipendente da parte di DNV, ente internazionale di certificazione, per poi essere compensate attraverso l’utilizzo di crediti di carbonio certificati, con il supporto di Carbonsink, uno dei più grandi gruppi per soluzioni di riduzione delle emissioni climatiche. I crediti impiegati per bilanciare le 81 tonnellate di CO2 sono stati generati dal progetto Ntakata REDD, avviato nel maggio 2017 nel distretto di Tanganica, nella Tanzania occidentale.  Il principale obiettivo del progetto Ntakata REDD è quello di coinvolgere e supportare le comunità locali nella protezione delle riserve forestali dei loro villaggi, in linea con molti obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite contribuendo alla conservazione dell’habitat della fauna selvatica e alla mitigazione dei cambiamenti climatici. 

Quanto può impattare l’arte sulle questioni ambientali? 

«Stiamo attraversando un momento di turbolenza, in cui ci stiamo rendendo conto che questioni come democrazia, ambiente, pace, salute, che davamo in qualche modo per scontate, non lo sono. Credo che l’arte intacchi la società più per osmosi che per una presa diretta. Perciò è giusto che l’arte registri questo momento storico di grande turbolenza, come ha sempre fatto. Filtrare le contingenze e trasformarle in qualcosa di visivo è qualcosa di intrinseco nell’arte stessa, ma non è il ruolo dell’arte cambiare il mondo, bensì sollevare interrogativi e far riflettere. Spetta alla politica e ai governi agire, e spetta sicuramente a tutti i cittadini, quindi anche agli artisti, essere responsabili».

L’arte come industria: riduzione dell’impatto ambientale 

«La produzione artistica non possa essere avulsa dalla contingenza in cui nasce. Nel mio caso, per esempio, appartengo a un territorio fortemente industrializzato che è per me fonte di ispirazione. Uso spesso materiali (come acciaio, vetro, componentistica industriale etc) che per il loro ciclo produttivo fanno parte del problema. Tuttavia, non credo che la soluzione sia cambiare la mia poetica, producendo un’estetica che non sarebbe né autentica né nelle mie corde, bensì affrontare e risolvere la questione da un altro punto di vista. Nell’era della crisi ambientale, non è possibile produrre gocce di acciaio fuso a 1500 gradi che cadono dal soffitto senza avere la consapevolezza di cosa richiede in termini tecnici ed energetici costruire una tale opera. Per questo è stato importante certificare, calcolare e capire cosa è stato dissipato in termini di energia e fare in modo di compensare gli impatti derivanti. Questa operazione, e il lavoro necessario per ottenere la certificazione, non ha però spostato di un millimetro la visione poetica e filosofica del mio lavoro, ma anzi mi sono reso conto che hanno chiuso un cerchio».

Arte, attivismo e crisi climatica

Il gruppo inglese Stop Oli è attivo nella protesta non violenta per chiedere al governo britannico di bloccare tutte le nuove autorizzazioni e licenze per petrolio e gas. Tra gli atti di protesta più eclatanti, le due studentesse ventenni Phoebe e Anna hanno lanciato della salsa al pomodoro contro i girasoli di Van Gogh per poi incollarsi alla parete sottostante il quadro. Queste azioni di protesta sono programmate e studiate affinché non vengano danneggiate le opere, che sono sempre protette da un vetro. Nonostante questo, il sentimento comune è quello di antipatia, perché toccano delle corde vive. Sarà forse proprio questo lo scopo? Perché le persone non sono così indignate dai disastri ambientali che ci si prospettano? 

«La cosa buona di queste azioni» afferma Sassolino «è che per comunicare, questi giovani attivisti lo fanno attraverso l’arte. In qualche modo hanno capito che l’arte buca le coscienze, che raggiunge i mass-media, che catalizza l’interesse del pubblico. Non sono d’accordo con il vandalizzare l’arte in nessun modo, ma ne traggo lo stesso una lezione indiretta». L’arte colpisce le coscienze e di conseguenza se feriscono un quadro, a cui siamo particolarmente legati, è come se ferissero anche noi, perché la nostra cultura è parte della nostra storia e di noi stessi. 

«Non credo che il ruolo dell’arte sia cambiare il mondo, ma far riflettere sul mondo. Vede, per secoli, il paesaggio è stato una fonte di ispirazione straordinaria per gli artisti, data per scontata. Si pensava che gli squisiti sfondi rinascimentali o i paesaggi dei romantici tedeschi che rimandano a una natura immutabile, sarebbero rimasti lì per sempre, come una certezza che non sarebbe stata messa in discussione. Invece li stiamo mettendo a repentaglio. E questo richiede oggi una diversa presa di coscienza». L’arte ha sempre tratto ispirazione dalla bellezza del mondo e dai suoi paesaggi. Dovremmo capire che oltre a proteggere il quadro, dovremmo proteggere anche il paesaggio che è rappresentato sulla tela prima che svanisca in maniera irreversibile.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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