DISCORIVOLUZIONE, postazione DJ, Ph.Carlotta Coppo
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DISCORIVOLUZIONE, lo scenario del clubbing come luogo di sperimentazione

Il Politecnico, in collaborazione con Le Cannibale, ha condotto una ricerca sull’evoluzione dello scenario del clubbing dal 1960 ad oggi. In arrivo due serate al PAC di Milano

I club e le discoteche come epicentro di cambiamenti sociali e culturali 

Corpi in movimento, luoghi epicentri di sperimentazione, dove si intercettava la complessità sociale e si generava quella culturale: i club, hanno partecipato in maniera attiva ai cambiamenti della nostra società. Negli anni Settanta la disco music ha trasformato il dancefloor in uno spazio di condivisione collettiva, unendo arte e musica nella vita notturna. Gli anni Ottanta, quelli postindustriali, hanno dato vita a una generazione di club sviluppati sulle due grandi correnti della musica House e Techno, con un susseguirsi di sottocategorie musicali. Negli anni Duemila ha iniziato a farsi meno evidente lo sviluppo di sub-culture, alcune sono scomparse e i club si sono spostati fuori dai contesti urbani centrali. Per arrivare ai giorni nostri dove i club hanno assunto conformazioni multiformi per ospitare tipologie di spettacolo differenti per andare incontro alla sua community e alle modalità di fruizione in continua evoluzione.

Le discoteche come luoghi di libertà di espressione: le rivoluzioni sociali passano dalla moda e dal costume

«Le rivoluzioni che sono avvenute all’interno dei club sono state forse piccole, segrete, di carattere intimo – spiega Davide Fabio Colaci, docente e curatore del progetto. «Poter indossare la minigonna è stato un simbolo di autodeterminazione della donna che in discoteca poteva vestirsi come voleva. La rivoluzione politica e sociale passa attraverso il costume. I passaggi più innovative sono avvenuti all’interno di territori complessi, come il caso del club B018 nato a Beirut all’interno di un bunker negli anni Ottanta, nel clima della guerra civile libanese, o il Bassiani a Tiblisi, in Georgia, divenuto punto di riferimento per la comunità LGBTQ; questi esempi riflettono la capacità di adattarsi al cambiamento e alle problematiche del territorio leggendo la contemporaneità». 

Che cos’è la discoteca oggi? 

«Fulvio Ferrari (autore di Discoteca 1968. L’architettura straordinaria, ndr) descrive le discoteche come luoghi in assenza di gravità ideologica. Oggi sono una modalità di intrattenimento, un servizio e non più mezzo di rivoluzione. I club hanno perso la loro carica riformista, perlomeno in Italia. All’estero per esempio in Germania, sono considerati come qualcosa da valorizzare, che fa parte a pieno titolo del patrimonio culturale e artistico. Abbiamo voluto collaborare con Le Cannibale per il loro modus operandi nel panorama musicale; la musica prende la forma del contenitore che vuole attivare, ne attraversa lo spazio facendo vivere un’esperienza immersiva». Al progetto DISCORIVOLUZIONE ha partecipato Le Cannibale, il duo formato da Albert Hofer e Marco Greco, player nel mondo del clubbing e punto di riferimento milanese, che da ormai quindici anni si occupano di produzione e organizzazione di serate di musica, dj-set e performance. Per DISCORIVOLUZIONE hanno curato la parte più sociologica del progetto legata al mondo del clubbing e la parte musicale delle due serate al PAC. 

Come viene vissuto oggi il club: il punto di vista di Marco Greco di Le Cannibale 

«Sulla scena milanese è stato fatto molto, anche dal punto di vista editoriale. Il progetto è più ampio, nasce come analisi transterritoriale partendo dall’analisi storica dei club per arrivare alla contemporaneità, che è diversa a seconda del continente a cui ci riferiamo», racconta Marco Greco. «Il nostro incontro ha portato a progettare qualcosa nel reale, costruire una mostra-evento. Inventare degli spazi, partendo da principi storici e agendo attraverso l’immaginazione delle loro forme, non con la pretesa di mostrare come sarà il club tra dieci anni ma nel far vedere come si vive il clubbing ora nella sua immediata contemporaneità».

Il club è ancora motore generativo di nuove subculture? 

Spiega Albert Hofer: «In sociologia si dice che le subculture sono morte nel 2000, ma credo che il club sia ancora terreno fertile per nuove sperimentazioni. Quello che è cambiato rispetto a prima è la forte spontaneità che generava universi che andavano in rottura e che ora narriamo in maniera nostalgica. Oggi i luoghi, i club, hanno un preciso progetto musicale, artistico, sociale, si muovono con progettualità; molti posti diventano epicentri del cambiamento in maniera precisa e meno spontanea, si interfacciano con realtà diverse, e questo permette anche il sostegno di nuovi talenti». Marco greco aggiunge: «Alcuni club sono dei veri e propri ‘safe space’, spazi dove potersi esprimere liberamente. Oggi non lo sono solamente le discoteche ma anche spazi che nascono spesso nelle periferie, intese come geografie fuori dagli spazi nevralgici». 

Come è cambiata la scena del clubbing a Milano?

«Milano è la capitale musicale italiana. Allo stesso tempo, al di là della tendenza milanese di sentirsi al centro del mondo, nella competizione tra le capitali europee è un passo indietro pur restando un centro nevralgico per il panorama musicale. Ha tanti centri di energia, tante realtà che nascono ogni anno» spiega Marco. «Il covid ha certamente ridefinito gli schemi e i rapporti, la libertà del proprio corpo negli spazi – specifica Albert. «La gente ha ancora voglia, forse più di prima, di incontrarsi ed esprimersi liberamente, e le club night sono tornate ad essere un presidio di necessità di espressione. Non c’è stata una reazione rivoluzionaria nel clubbing, ma nemmeno una crisi totale. Milano è una città che resta ancora molto ricettiva rispetto alle novità».

DISCORIVOLUZIONE, Il progetto del Politecnico di Milano insieme a Le Cannibale per studiare lo scenario del clubbing 

DISCORIVOLUZIONE è un progetto curato da Davide Fabio Colaci, Lola Ottolini, Lorenzo Cellini, Alberto Dapporto, Riccardo Ferrari, Chiara Lionello, Gregorio Minelli Vacchi, Giulia Novati, Paola Ostellino con gli studenti del Laboratorio di Progettazione dell’Architettura degli Interni del Politecnico di Milano + Albert Hofer, Marco Greco di Le Cannibale. È il risultato del laboratorio di interni del Politecnico di Milano che ha dato vita a un progetto che ripercorre, nelle sue fasi essenziali, lo scenario del clubbing internazionale dal 1960 a oggi. Al progetto, guidato dai docenti Davide Fabio Colaci e Lola Ottolini, hanno preso parte 50 studenti che hanno lavorato in maniera attiva alla progettazione della mostra che verrà presentata al PAC nei giorni dal 3 al 5 di marzo insieme al duo Le Cannibale che ne curerà la parte musicale. «Quando si parla di discoteca, e mondo del clubbing, lo si fa solo dal punto di vista estetico, si resta solo in superficie –  spiega Davide Fabio Colaci, docente e curatore del progetto. «Viene tralasciata la complessità che questi luoghi nascondevano, spazi che hanno introiettato cambiamenti antropologici, sociali e politici». 

Discodiorama, Discoarcheolgia, Discoarchivio

La ricerca è stata suddivisa in macrotematiche. «La parte di diorama, di costruzioni di teatrini di carta racconta le scene e gli aspetti spaziali più importanti delle discoteche; la parte archeologica raccoglie l’universo oggettuale: inviti, manifesti, cimeli, inviti e locandine. Alcune di queste sono state ristampate da noi perché non esistevano più gli originali, il mondo delle club è un mondo molto effimero – racconta Davide. La parte di archivio fa da contenitore a tutte le interviste, video e immagini fatte durante questi tre anni di ricerca».  Tutto questo verrà affiancato da alcuni progetti, creati dagli studenti stessi, che sono gli archetipi di quelle parti costanti che si ripetono nei club come il bar, il dancefloor e la postazione del dj. «Con questi modelli non vogliamo dare un’idea stereotipata del club e nemmeno nostalgica, si tratta di intuizioni che danno un incipit per un possibile futuro, sono riflessioni aperte».

Le due serate al PAC: il museo che diventa discoteca 

Il progetto verrà presentato al PAC (Padiglione di Arte Contemporanea) che ha collaborato al progetto, con una mostra che attiverà gli spazi con le installazioni site-specific create dagli studenti e che, nelle sere del 4 e 5 marzo si animeranno con una serie di eventi musicali curati da Le Cannibale, trasformando il museo in club esclusivo con ospiti internazionali. 

Davide Fabio Colaci 

Professore di progettazione di architettura degli interni presso il Politecnico di Milano e docente del Master di Interior Design presso NABA, Nuova Accademia di belle Arti.  Nel 2012 fonda il suo studio di progettazione con l’obiettivo di indagare gli spazi e le forme della contemporaneità, svolgendo attività critica indipendente come curatore per istituzioni e aziende.

Le Cannibale

Fondato nel 2011 da Marco Greco e Albert Hofer, organizza eventi dedicati alla musica e all’approfondimento culturale di varia natura, non solo concerti e djset, ma performances, mostre, proiezioni cinematografiche, interventi di video-arte, workshops e conferenze. 

Valentina Negri

DISCORIVOLUZIONE Feel Play Fuck, Ph.Carlotta Coppo
DISCORIVOLUZIONE Feel Play Fuck, Ph.Carlotta Coppo
DISCORIVOLUZIONE, innstallazione che studia gli spazi dei club, Ph.Carlotta Coppo
DISCORIVOLUZIONE, innstallazione che studia gli spazi dei club, Ph.Carlotta Coppo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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