Corsetto pelle, MAGA Archivio, di Greta e Guenda Mariotti
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Ripensare l’orologio delle mode con Greta e Guenda Mariotti di magarchivio

«Aiuti dall’esterno non sono mai arrivati, e noi non li abbiamo chiesti. Firenze è una scommessa, Milano non la sento più mia». Dalla IUAV di Venezia all’azienda magarchivio, Greta e Guenda Mariotti

La moda da Milano a Firenze: Milano non è la città per brand emergenti, i giovani scegliono altre città per crescere

Guenda Mariotti vive ora a Copenaghen, dove ha un lavoro che porta avanti parallelamente a magarchivio, mentre Greta, dopo un periodo a Milano, è tornata a Firenze, città natale delle sorelle. «Milano era una città d’adozione» – racconta Greta Mariotti. «A Milano lavoravo in ufficio e potevo dedicare a magarchivio solo il weekend o le sere. Tornavo a casa alle diciannove e preparavo i pacchi, mi mettevo in pari con le mail, sistemavo i capi e i prodotti. Sentivo che il progetto ne risentiva. Ho deciso di lasciare il lavoro e Milano per dedicarmi interamente a magarchivio e alle consulenze. Milano, per quanto sia piena di risorse, non era forse la dimensione giusta per noi, in parte perché già satura rispetto a questo tipo di progetti, in parte perché più competitiva. Firenze la conosciamo, ha potenzialità inespresse e un fascino romantico. Firenze è una scommessa, è la volontà di restituire qualcosa alla nostra città. Infine, avendo studiato moda, posso dire con coscienza che il trend milanese, la ‘moda Milano’ non la sento mia, o almeno non più».

Greta e Guenda Mariotti sul progetto magarchivio

Gemelle, Greta e Guenda Mariotti condividono, oltre a una comune formazione in architettura, un armadio, un orizzonte estetico votato alla ricerca. Sulla loro piattaforma on-line – magarchivio – propongono una selezione di capi realizzati da giovani creativi.

Greta. «L’approccio e il pensiero progettuale che ci hanno supportato nel processo di realizzazione di magarchivio derivano dal metodo di studio impartito allo IUAV di Venezia. Alcuni professori possono aver avuto un’ascendenza dal punto di vista culturale o espressivo, ma aiuti concreti dall’esterno non sono mai arrivati, e noi non li abbiamo chiesti. L’impostazione con cui ci siamo avvicinate al progetto è stata guidata dal pensiero di poter fare tutto da sole, noi due e nessun altro. Inizialmente era un gioco, un modo per noi naturale di far passare il tempo durante la quarantena trascorsa insieme. Solo più tardi abbiamo iniziato a crederci e il gioco ha assunto una dimensione concreta, tangibile».

«La comunità che abbiamo trovato allo IUAV di Architettura – prosegue Greta – e poi alla facoltà di Moda dello stesso, dove io ho conseguito la magistrale in Fashion Design, è stato per noi uno spazio felice, un luogo di costruzione di esperienze e di legami. Le sedi delle diverse sezioni che costituiscono il complesso dello IUAV sono vicine tra di loro e questo ci ha permesso di avvicinarci all’ambiente delle arti visive. Il punto di questa premessa è che i primi nomi che abbiamo ospitato su magarchivio erano nostri compagni di Università. magarchivio esiste, nel nostro pensiero, da Febbraio 2020. Ma inizialmente era una piattaforma diversa nella forma da quella che è oggi. La nostra fortuna è stata quella di avere già a disposizione un buon bacino di designer emergenti, per lo più amici, da inserire nel progetto. Devo ammettere che, ed è una riflessione che  faccio solo ora, se non avessimo fatto lo IUAV probabilmente MAGA non avrebbe visto la luce».

La narrazione e l’estetica di magarchivio: tutte le parole dell’armadio di Greta e Guenda  

Guenda «magarchivio è nato come espressione visuale del nostro legame in quanto gemelle. È la messa in atto del rapporto che c’è tra noi. Abbiamo condiviso l’armadio, così ora, quello stesso armadio, desideriamo restituirlo tramite il progetto di magarchivio. ‘Armadio’ è una parola densa, una parola connessa ai valori dell’intimità e dello stare insieme. Appartiene al mobilio di casa e allo stesso tempo precisa i confini del gusto personale. Un’altra espressione che aggiungerei è ‘in evoluzione’. Si tratta infatti di una narrazione non precisata da linee di confine, ma in continuo movimento. Non voglio dare una definizione quando poi, crescendo, c’è la possibilità che ci sposteremo in un’altra dimensione».

«A livello di comunicazione – spiega Guenda – non abbiamo ancora sperimentato mezzi più formali, come editoriali o shooting fotografici. Da una parte per mancanza di tempo, dall’altra perché magarchivio non ricerca la formalità. Finora ci siamo per lo più limitate a foto allo specchio, realizzate col telefonino, e dunque non costruite. Questo con la nuova organizzazione che stiamo pensando per MAGA andrà a cambiare e sicuramente ci saranno editoriali. Ma anche nella scelta di ‘fare cose più serie’ rimarrà la spontaneità che ci caratterizza».

Greta «Quanto all’estetica, la parola a cui penso è ‘quotidianità’. Il nostro criterio di base è, banalmente, quello di selezionare pezzi che vorremmo vedere nel nostro armadio. Torna sempre tutto all’armadio. Trattandosi poi di capi di designer emergenti, sono pezzi unici o non realizzati in serie di grandi numeri, che difficilmente si potranno trovare indosso ad altre persone. L’unicità è congeniale a questo discorso».

Il valore educativo di magarchivio: oltre l’etichetta e la stagionalità

Ogni oggetto si compone di meccanismi creativi, legami e riferimenti estetici, tecniche e tempi di confezionamento. Come spiega Greta «Ripensare la moda per noi significa disabituarsi all’esperienza di avere tutto e subito. Per noi la moda è ricerca. Ognuno di noi dovrebbe indagare la propria identità anche attraverso la moda, che è uno dei linguaggi principali della sua costruzione ed espressione. È necessario essere selettivi e interrogarsi. Ormai ogni mese nuovi trend invadono il mercato ed è proprio in queste circostanze che bisogna porsi domande: Questo capo rispecchia il mio carattere? Mi piace veramente o lo desidero solo perché va di moda?».

Rendere comprensibile i dispositivi e funzionamenti che si celano dietro alla creazione dei capi è fondamentale, in quanto il cambiamento di cui il sistema della moda mainstream ha bisogno può nascere solo dalla conoscenza.  «Con magarchivio – racconta Guenda – vogliamo anche far comprendere a chi acquista il percorso di vita che c’è dietro al capo. Occorre abituarsi ad essere curiosi su quello che si indossa e interrogarsi su come sia stato prodotto ciò che indossiamo. Rispetto al racconto sul processo di produzione, l’etichetta perde necessariamente valore. Alcune collezioni, per esempio, sono prodotte da designer che non hanno nemmeno un profilo dedicato alla comunicazione del brand e mescolano nello stesso canale foto private del loro quotidiano con immagini dei prodotti. Spesso poi si tratta di collezioni composte da pochissimi capi, anche solo quattro o cinque, e questo rende bene l’idea del tempo necessario alla produzione. Non imponiamo mai quantitativi minimi perché conosciamo la ricerca e la manodopera dietro ad essi. Piuttosto, preferiamo valorizzare la diversificazione della proposta».

La selezione dei brand di magarchivio: sostenibilità, manodopera e internazionalità 

«Anche la stagionalità è un fattore cui non diamo rilevanza. Non ci sono regole rispetto al tempo, in quanto l’unico tempo che conta è quello necessario per la realizzazione di un capo di qualità. L’unico criterio che seguiamo è quello del cambio armadio. Con l’arrivo dell’estate viene naturale mettere da parte i vestiti pesanti dell’inverno, e allo stesso modo difficilmente lanceremo una collezione di passamontagna in cashmere a giugno. Tuttavia, i capi invernali rimangono disponibili sul sito nella stagione estiva e viceversa, semplicemente non li sponsorizziamo».

Greta «Tra i criteri cui diamo maggior valore nella selezione dei brand vi è quello della sostenibilità dei materiali. Cerchiamo una moda lenta, che utilizza materiali eco sostenibili, alternativi o di scarto. La nostra selezione comprende per lo più capi femminili sia perché ci viene più naturale, sia perché la moda uomo, che nell’ottica del brand emergente ha un’estetica scomposta e asimmetrica, dovuta anche alla lavorazione artigianale, è meno affine al nostro gusto. Quando è possibile, prendiamo collezioni genderless portando avanti l’idea di una moda per tutti».

Guenda «Un fatto di cui siamo particolarmente orgogliose è anche quello di poter dire di avere designer da tutto il mondo, dalla Thailandia all’Australia fino al Sud America. Spesso di alcun brand siamo le uniche stocchiste in Europa anche grazie alla credibilità che siamo riuscite a costruire dal 2020 ad oggi. Poi, a volte, accade anche di avere la possibilità di progettare insieme ai designer capi in esclusiva per magarchivio».

Difficoltà e soddisfazioni di un fashion business indipendente con magarchivio

Guenda «Difficoltà e soddisfazioni sono intrinsecamente legate. La parte più difficile, e lo è tutt’ oggi, è quella che non si vede. Il lavoro del dietro le quinte. magarchivio è un’azienda, con una sua struttura e una componente marketing. tutto ciò che non presiede all’aspetto visuale, ma si compone di burocrazia e business puro, è stato per noi complicato in quanto sono materie che non fanno parte del nostro percorso di studi. Ci siamo dovute rimboccare le maniche per apprendere anche il lato meno divertente del possedere un fashion business. La soddisfazione è stata quella di riuscire a portare avanti il progetto nonostante questo ostacolo e senza appoggi esterni. Anche a livello di gestione ci sono diverse difficoltà legate ai numeri. Sulla nostra piattaforma ci sono un centinaio di designer, ciascuno con una collezione che varia dai cinque ai dieci pezzi. Questo comporta un livello di organizzazione e un impianto logistico ben strutturato».

La musica nell’immaginario di magarchivio Archivio 

Guenda «Le playlist musicali presenti sulla piattaforma sono frutto di una collaborazione con nostro fratello minore Niccolò, che ha una passione per la musica e per la sua storia. L’idea di utilizzare diversi media per comunicare ci diverte ed è inerente al nostro progetto. Quello che ci differenzia dagli altri marketplace è la nostra esposizione in prima persona, che nel tempo si è tradotta in una community forte a cui vogliamo dare qualcosa di più al di là della vendita dei capi. magarchivio è anche una piattaforma culturale dove possono trovare spazio l’arte e la musica. Le playlist, poi, sono spesso a tema e attraverso le selezioni comunichiamo i nostri stati d’animo o semplicemente quello che ci piace ascoltare. Di solito diamo degli input a Niccolò sulla base dei quali comporre la scaletta, e così rimane tutto in famiglia».

I prossimi passi di magarchivio con Greta e Guenda

Greta «Un progetto già avviato ma che si espanderà in futuro è Table of Contents, TOC nella versione abbreviata. Si tratta di un’iniziativa che magarchivio ha realizzato in collaborazione con Verde Cordero di Montezemolo, Founder di Eccoci Kitchen, e Chiara Carrera, dottoranda in Architettura. Il progetto è nato dall’idea di incontrarsi tra amiche che abitano città diverse. TOC racchiude nell’intimità di una cena le nostre realtà: magarchivio, la cucina e l’architettura. Si tratta dunque di cene che organizziamo con amici i quali sono invitati ad indossare capi della selezione di magarchivio, mentre Verde cura la parte di cucina e Chiara la ricerca del luogo. A Firenze abbiamo realizzato la prima di queste cene che noi chiamiamo itineranti in quanto l’idea è poi quella di spostarsi, inizialmente in Italia e poi anche all’estero».

«L’altro passo che stiamo compiendo – prosegue Greta – è quello verso uno spazio fisico a Firenze. Sarà un laboratorio, un atelier, dove stoccare i capi e accogliere il pubblico. Oltre a questo, vorremmo, non solo con TOC, ma anche con magarchivio, organizzare pop-up. Anche in questo caso i pop-up non saranno ospitati in vetrine commerciali, ma troveranno sede in spazi conviviali, come appartamenti o case vere e proprie, dove la giornata potrà essere vissuta a tutto tondo».

Stella Manferdini

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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