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un'altra immagine del bracciale orologio, in diamanti e topazi, il quadrante si riconosce tra i brillanti
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La metafora di una metamorfosi – quando d’estate, si può tornare a scuola

Come fosse un gioco di parole, il concetto di metafora e il concetto di metamorfosi: un tema in classe, bisogna elaborarlo – uno scrittore ha saputo farlo meglio di altri

Metafora di una metamorfosi: che cos’è?

Abbiamo imparato a scuola cosa sia una metafora. Per chi di noi lo possa ricordare, metafora è un racconto, una indicazione o una descrizione che riesca a essere spiegazione di una storia ulteriore. Succede che le metafore siano adoperate per raccontare il senso della nostra esistenza e che, per fare tanto, nascano da una osservazione di quanto semplice possa mostrarsi la natura. Un esempio è l’acqua di un ruscello. L’acqua cade pulita – che sia pioggia o sorgente in montagna – l’acqua arriva dall’alto. Così come la vita: scendendo verso valle, l’acqua incontra le avversità e gli spigoli dei corsi tra le pendenze, le rapidità e gli scrosci cadendo tra le pareti di roccia – così come la prima parte della vita, l’adolescenza, la gioventù con i suoi turbamenti. L’acqua rallenta in collina, inizia a sporcarsi, entra nei canali. Arriva nelle città, si infila nei tubi per le case, scappa dai lavandini, dagli scarichi. Ci pulisce, ci nutre, ci cura e ci lava. L’acqua si ripulisce, si sporca ancora. Si mescola, evapora e torna acqua – come il corso della nostra vita, l’acqua ne è una metafora.

La metafora della metamorfosi è il sottotitolo a Metaphoria, la collezione di gioielli presentata dalla casa Piaget a Firenze 

Era fine giugno. La giornata calda di inizio estate al centro della Toscana era interrotta da un temporale di nuvole nere cariche di pioggia – e di acqua. Il racconto di una collezione di alta gioielleria è un’esposizione di due valori: il primo è il valore economico, dato sia dalla scelta delle pietre, sia dal prezzo che queste pietre raggiungono quando fermate in gioielli. La gioielleria, in questi ultimi anni di pandemia e di guerra, è stata considerata un bene rifugio, ovvero un bene più affidabile di azioni di borsa e di alcune valute nazionali. Il secondo valore è il patrimonio artigianale che la gioielleria permette di mantenere vivo, di perpetrare nel tempo: l’abilità manuale di chi non deve fare arte, non deve esprimere creatività, ma che può superare come patrimonio la riserva sia dell’arte sia della creatività. Osservavo i gioielli della casa Piaget, ne seguivo la descrizione dei dettagli di oreficeria – antica e tecnologica – come se sapessi già la risposta a ogni domanda, perché il titolo della collezione, Metaphoria, mi avrebbe dato la possibilità di mettere in parole un mio breve delirio. Forse che sia il mio un lavoro antico e fortuito ma ancora fortunato e mitico, quando un viaggio a Firenze permette una riflessione simile a quelle che forse colse un nobile scapestrato arrivato dall’Inghilterra in Italia per darsi una svegliata.

I rubini e gli smeraldi – la provenienza, l’antichità della linea mineraria, la cava di Cleopatra

I rubini provengono dallo Sri Lanka e dal Madagascar – per contrasto al regime di governo, nessuna tra le grandi case acquista pietre dalla Birmania. In alta gioielleria il lavoro manuale dei maestri artigiani può creare un valore talmente alto che se fosse poi moltiplicato dal dall’inserimento di una pietra come un rubino raggiungerebbe prezzi fuori dal mercato – qui lavorano le semipreziose, per restare su un’economia operativa: il rubino può essere sostituito con uno spinello o con la rubellite. Uno smeraldo presenta il taglio kite, tipico dei diamanti, un vecchio taglio su pietre relativamente moderne – oggi gli smeraldi provengono da vene minerarie in Colombia o in Zambia – nell’antichità, Cleopatra possedeva pietre di cave scoperte in Egitto. Se uno smeraldo tende al blu si può indovinare provenga dallo Zambia, se tende al giallo, dalla Colombia dove persiste una linea più antica.

Metaphoria, la metafora della metamorfosi – Piaget giugno 2023

Gli uomini avevano l’orologio da tasca, mentre le donne lo portavano tra le maglie della collana. L’orologio da polso apparve con una cassa sottile, per Piaget – forse il primo segno identitario di Piaget è la sottigliezza raggiungibile dalla complicazione meccanica. Una collana lunga scende nell’incavo dei seni, un sautoir – quando l’orologio si apre a scrigno, nascosto da una composizione di diamanti o da una pietra ad amuleto. Il sautoir era un orologio gioiello in voga fino alle grandi guerre; fu poi rilanciato negli anni Sessanta da Piaget. I solitari vivono come anelli di fidanzamento – qui trovano un vestito, un secondo giro di anello che aggiunge una raggiera alla pietra singola, come a trasformare la luna in un sole – la metafora della metamorfosi – una donna nubile che, sposandosi, diventerà madre.

La madreperla – la composizione in aragonite, chitina e acqua

In natura la madreperla è una costruzione di aragonite tenuta insieme da chitina e altri strati organici. Studiando un frammento di madreperla al microscopico, si possono vedere i listelli di aragonite – un composto di calcio – disposti come mattoni in parallelo – questi listelli saranno invece concentrici se sotto il microscopio posiamo una perla. Fu Elisabetta I d’Inghilterra, la Regina Vergine, a deciderne il nome: Mother of Pearl, quel materiale duro, ricavato per lo più dalle ostriche, che si usava chiamare Nacre. La madreperla appartiene alla simbologia dell’oceano, del movimento e della profondità – tutti elementi che rientrano nella metafora che stiamo seguendo. Per Piaget, gli artigiani a Ginevra hanno lavorato la madreperla come fossero piume di ali di un angelo, sulle tonalità diverse che la materia trova a seconda della sabbia che attiva il processo di calcificazione. Il tono cangiante è un gioco di luce: ricorda il riflesso del sole verticale a mezzogiorno sull’acqua di un fiume che scorre. Sia la madreperla sia la perla devono essere indossate dall’essere umano, perché l’umidità del corpo permette loro di non morire – ovvero di non perdere quella piccola percentuale di acqua intorno al 4% nel legante organico – che impedisce alla perla e alla madreperla di ingiallirsi e poi creparsi. 

La metafora del ruscello d’acqua in montagna – Le Otto Montagne di Paolo Cognetti

Paolo Cognetti ha scritto Le Otto Montagne, il libro da cui è stato tratto il film che questo anno ha vinto il David di Donatello. Uno dei primi incontri nella storia di questi due ragazzini, bambini – diventeranno uomini e amici per tutta la vita – è davanti a un ruscello di montagna. Come scrivevo nelle prime righe, lassù l’acqua è riottosa, bagnata ma ruvida, spigolosa nella luce. Il libro comincia con una domanda che mette in discussione la base di questa che ripeto penso sia la più classica tra le metafore della metamorfosi, o meglio, della vita: l’acqua che scorre. Uno tra i due amici chiede all’altro, dove sia il futuro – se a valle con l’acqua che scende, oppure a monte con l’acqua che deve ancora arrivare? 

Per noi che siamo fermi, il futuro è l’acqua nuova che ci deve ancora toccare. Il soggetto siamo noi che siamo lì, uomini fermi nel ruscello: il futuro è l’acqua che si deve ancora scogliere dal ghiaccio, che deve ancora scendere dall’alto, dal cielo. 

Diversamente – se il soggetto è l’acqua, il futuro è a valle. L’acqua prosegue lungo il fiume e il futuro procede. L’acqua si spargerà nei campi, il lago si mescolerà al fango, si fermerà per una diga, farà fatica a passare. Potrà sfondare un argine, allagare una strada, scontrarsi con altra acqua di un diluvio, e ancora rallentare, putridirsi in palude – eppure, alla fine tutta l’acqua arriverà al mare. Per molti uomini non esiste mai niente di più bello del mare. Che sia la conclusione, l’arrivo o un nuovo inizio – il mare è il respiro, il finito e l’infinito, la catalisi e la catarsi. La sintesi di ogni metafora, di ogni metamorfosi.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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