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Sede elettorale in Via della Spiga, luogo emblematico per la classe intellettuale del centro città che ha votato in netto contrasto con la tendenza nazionale
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L’ordine mai costituito: c’è differenza tra autorità e autorevolezza?

Giorgia Meloni non vince a Milano: il PD è in maggioranza, Calenda ottiene una percentuale doppia rispetto a quella effettiva – perché la città motore d’Italia è in disallineamento?

Noi siamo borghesi

La borghesia: fare squadra e sistema, con serietà e sobrietà. Oggi i codici borghesi non producono più reazione, ma consolazione. In Italia siamo abituati ad avere «una non disprezzabile educazione civica, una discreta consuetudine alle regole della convivenza e della libera discussione» – scrive Galli della Loggia, definendo la classe borghese e laboriosa italiana della seconda metà del Secolo Breve che ha avuto la fortuna di avere quattro fondamenti: la Chiesa, la leva militare, la scuola e la televisione pubblica. La caduta di Mario Draghi ha provocato rabbia, tristezza – ma ha permesso anche un ritrovato senso di patria. La mia generazione – ho quarantatré anni appartengo a quella che definiscono approssimativamente come generazione X, quasi un Millennials – è stata fino a oggi schiva a un coinvolgimento politico sociale. Mario Draghi, oso dire per molti di noi, è stato il primo capo di governo di cui siamo stati orgogliosi – perché per la prima volta, a capo dell’Italia c’era un uomo autorevole.

L’ordine che non sarà mai costituito: esiste una differenza tra autorità e autorevolezza

Nella nostra comunità esiste un ordine mai costituito: un ordine che non dovrà mai costituirsi, mai dovrà essere scritto e enunciato chiaramente, che mai potrà o vorrà definirsi completamente. Questo ordine mai costituito può essere inteso come quanto può valere in generale: come buon senso, come una regola puramente teorica ma sempre condivisa perché evidente che si realizzi più o meno in tutti i casi particolari. Rendersi conto che esiste un ordine mai costituito, accettarne la rilevanza e ammetterne l’osservanza, se non l’obbedienza, è una forma di disincanto – ovvero il cessare di quell’incanto che si chiama, anche, se vuoi, gioventù: i giovani vogliono illudersi di essere diversi, di poter contraddire le regole generali del mondo e della natura – la sottomissione e l’accettazione di questo ordine mai costituito ma sempre accettato  è l’ingresso alla maturità, l’ingresso in una società civile percependo il senso di appartenenza del vivere comune. Sono concetti che impariamo ancora una volta rileggendo Emanuele Trevi che cita Leopardi nella postfazione de Il Male Oscuro di Giuseppe Berto. L’ordine mai costituito è l’autorevolezza – l’ordine costituito è l’autorità. L’ordine mai costituito non si è mai dichiarato con un protocollo chiaro, con un regolamento, una qualsivoglia costituzione. 

La scena creativa a Milano

Milano è una città borghese, fondata sull’imprenditoria e sull’editoria – oggi Milano è una città dove imperversano le pubbliche relazioni, dove si sceglie prima chi ha un buon network di conoscenze, dopo chi ha abilità o talento obbiettivi. Nel campo della cultura visiva contemporanea, un ordine esisteva quando Umberto Eco era vicino a Krizia, quando Leonardo Mondadori andava a San Siro, quando non era facile farsi accettare nei salotti mondani e culturali, quando Mina vestiva Versace – un ordine che è scomparso insieme al suo ultimo baluardo, Franca Sozzani. Tramite quell’ordine, anche se mai scritto, a tutti erano chiare le regole per mescolare la creatività allo scopo commerciale – perché quell’ordine impediva il mescolamento tra l’industria della moda creativa e l’industria dell’abbigliamento pronto moda. Addirittura quell’ordine sapeva permeare altri settori creativi: il mercato dell’arte e del design, lo stile in senso lato. La citazione di Franca Sozzani è dovuta, ma non vuole indicare lei come motore di quell’ordine. 

The Hard Right

Se l’Italia oggi sceglie Giorgia Meloni, sceglie una donna che emana sicurezza in se stessa, pragmaticità, messaggi chiari – condivisibili o meno. Evidentemente la gente ha scelto qualcuno che sapesse comandare. La storia lo insegna, la gente comune – il popolo – ha bisogno di una guida, la cui autorità sia certa. È l’autorità che il popolo vuole – ancora prima del messaggio che questa autorità possa portare (sì, in questo possiamo soffrire ricordi dittatoriali e tragici, ma anche esempi di governi che la storia valuta positivi). Non avremmo mai voluto arrivare a una tale necessità di autorità formale e costituita, e ci siamo arrivati solo perché l’ordine mai costituito è svanito: senza di esso, la gente ha scelto l’autorità gridata a conclamata: in inglese: the Hard Right.

L’Editoria di Milano

Ieri come oggi, il motore di Milano è l’Editoria. Dai banchi dell’Editoria io sto scrivendo: se un ordine mai costituito è venuto a mancare. Case editrici, testate giornalistiche, giornalisti. Noi che ambiamo a lavorare nel mondo culturale, nell’impegno alla scrittura, all’informazione e all’educazione civica: l’editoria è l’insieme di tutto quanto ciò. L’editoria ha commesso un preciso errore: ha calibrato i propri piani aziendali sui numeri, invece che sull’autorevolezza. L’Editoria è l’industria dell’autorevolezza. I giornali si sono trasformati in agenzie di marketing e pubblicità, proponendo servizi e attività per ottenere budget immediati – senza comprendere che così facendo, i giornali si sono trasformati in strutture che le aziende avrebbero presto cominciato a internalizzare. L’ordine mai costituito – ovvero, l’autorevolezza – si ottiene dicendo la verità in un contesto che concede serietà a tale verità. 

Il valore del contesto

Non basta l’autorevolezza di un’opinione. Se chi parla gode di autorevolezza e autorità, sa bene che queste si devono esprimere in contesti appropriati. Mario Draghi è forse la persona più autorevole che possiamo oggi riconoscere: non usa comunicazione digitale, non usa social media, ha concesso poche interviste. Parla tramite le conferenze stampa a Palazzo Chigi. Mario Draghi sa che oggi neanche i primi quotidiani nazionali sono luoghi dove poter esprimere una opinione – perché i quotidiani nazionali non rappresentano più un contesto di rispetto. Una volta, la verità era data da quello che leggevamo sui giornali – adesso i titoli dei giornali vogliono prendere la nostra attenzione per aumentare il traffico pubblicitario. Oggi si diffonde l’illusione che dove ci sono i numeri ci sia la verità – e dove c’è anche un banner pubblicitario che monetizza questa verità. Nel 2020, affianco al numero delle vittime di Bergamo, apparivano le immagini dei cappotti di Armani disposte in programmatica. Sull’edizione cartacea del Corriere, nei giorni della pandemia, a tutta pagina apparivano le réclame di case funerarie che ti invitano a non smerciare le tue emozioni in un outlet cimiteriale. 

A chi possiamo credere?

Come possiamo dare ancora fiducia a quello che c’è scritto lì, poco a destra? Troviamo tanto schiamazzo: stralci di decreti non confermati, virologi che si contraddicono. A chi possiamo chiedere, chi possiamo ascoltare, in attesa, con fiducia? Andrea Carandini è l’ultimo della classe borghese e sembra volerci avvisare: Siamo sommersi dalle immagini, ci si fotografa anche nei momenti più intimi, privati, perfino – almeno un tempo – imbarazzanti. La scrittura e la lettura, l’apprendimento e lo studio, sembrano non avere più senso. Nel Medioevo si era ricchi di immagini proprio perché erano tutti analfabeti. La digitalizzazione eccessiva e la mancanza di riserbo, l’autocompiacimento, la celebrità a ogni costo. L’assenza di moderazione in campi dell’agire pubblico e privato; il rifiuto del valore e della competenza, dell’educazione formale; la difficoltà ad accettare le categorie morali di obbligo – scrive Carlo Calenda in una retorica solo a sprazzi illuminata. Questo è il campo dove le aziende vogliono trovare clienti, dove i politici vogliono trovare elettori – un campo di ragazzi che vivono usando Instagram. In un campo così, non si trovano fiori, non si trovano neanche erbacce. In un campo così, non cresce niente.

Senza autorevolezza, l’autorità non regge

Bisogna ricostruire e ritrovare l’autorevolezza. L’autorevolezza serve a tutti: serve ai creativi quando non sanno più trovare idee nuove, serve ai talenti per essere riconosciuti, serve al mercato per capire cosa funzionerà anche domani. L’autorevolezza viene prima dell’autorità. Senza autorevolezza, l’autorità non sta in piedi. Il governo di Giorgia Meloni comincia da questo impasse: è un governo di autorità, ma senza autorevolezza. L’autorevolezza è l’ordine mai costituito con cui titolo queste righe – e se l’autorevolezza non sappiamo presso chi trovarla, questo ordine è insito nella vita quotidiano di tutti noi. Dobbiamo solo ricordarci di voler essere – anzi, di essere – persone per bene.

Le persone per bene

Abbiamo bisogno di persone per bene. Le persone per bene non urlano e non litigano. Si lavano i denti. Non sono ignoranti, ti ascoltano, hanno interesse sia per quello che succede nel mondo, sia per la politica, sia per la prossima mostra al nuovo museo di Giza. Le persone per bene non vogliono che la loro casa sia fotografata e pubblicata su un giornale di interior. Non usano superlativi, mai – usano con economia gli aggettivi e gli avverbi. Non rubano e non mentono. Usano sempre il preservativo.  

Una penna rotta

Il mondo ha appena perso la Regina: il cordoglio, la partecipazione e la nostalgia che in tanti abbiamo provato davanti al suo feretro, non nascevano dall’apprezzamento per la Corona Britannica ora sulla testa di un uomo che perde il contegno con una penna rotta, ma per l’essere umano che per una vita intera ci ha ricordato prima di tutto ci sono regole – di nuovo, mai scritte, ma imprescindibili. L’ordine mai costituito si potrebbe anche chiamare più semplicemente buon senso – se la vuoi più facile, buona educazione – se la vuoi più difficile, impegno civile.

La Regina d’Inghilterra

Può sembrare un paradosso, ma la Regina d’Inghilterra – rappresentando un ordine costituito da secoli – impersonava l’ordine mai costituito. Saper stare al proprio posto, saper fare bene quello che si è chiamati a fare. Ricordarsi che per vivere insieme esiste il dovere prima del diritto, che più alto è il privilegio, più profondo è il rispetto. Non sto parlando di leggi democratiche in una monarchia costituzionale, ma appunto, di regole umane, mai scritte, eppure chiare a tutti. Finché c’era la Regina, c’era qualcosa contro cui scontrarsi e quindi definirsi: che fosse anche solo l’umiltà. Rigore, fermezza e solidità. La Regina aveva una risposta prima di ogni reazione. La Regina sceglieva l’attenzione prima di ogni amore – appariva fredda e distaccata – quando tu sai che la migliore forma di amore, è proprio l’attenzione. 

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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