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Glicine in primavera al Santa Caterina
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Glicine, giardini pensili e marmo azul macaubas tra le rocce di Amalfi, al Santa Caterina

In primavera, il glicine è il fiore del Santa Caterina, tra maioliche di Vietri dipinte a mano e marmo azul macaubas – architettura, natura e una storia familiare in Costiera Amalfitana

La fioritura del Glicine ad Amalfi: la terrazza del Santa Caterina

In Italia si ha notizia della presenza del glicine intorno al 1840. Con i suoi grappoli viola e lilla, il glicine si sposa con il paesaggio italiano e ben si adatta ai climi mediterranei. In Costiera Amalfitana, la primavera è un trionfo di glicine. Si arrampica lungo le pareti brillanti delle case affacciate sul mare. I fiori pendenti si mescolano con la scena costiera: i colori, dal viola intenso al lilla delicato, si fondono con quelli di Amalfi: il blu del mare, che vira in sfumature più chiare vicino alla riva; il verde degli agrumeti e degli ulivi che punteggiano le colline. Il glicine è il fiore del Santa Caterina di Amalfi. Una terrazza affacciata sul mare, sull’alta scogliera, ha come tetto un manto di glicine in fiore.

Glicine: dall’Oriente all’Europa – una breve storia del fiore rampicante

Il primo glicine arrivò in Europa nel 1816. A portarlo fu un inglese, il capitano Welbank, su di un carico mercantile della flotta della compagnia delle indie orientali. Una sera di maggio si trovò a cena da un commerciante di Guangzhou, in Cina, sotto una pergola di glicine in fiore. I cinesi chiamavano quella pianta Zi Teng ‘Vite blu’. Welbank si fece dare alcune piantine, e le portò in Inghilterra per farne dono all’amico C. H. Turner, a Rooksnet nel Surrey. In questo giardino, tre anni dopo, nel 1819, fiorì per la prima volta e da li si diffuse rapidamente in tutti i giardini del vecchio continente.

I glicini si arrampicano avvolgendo i loro steli intorno a qualsiasi supporto disponibile. Possono arrampicarsi fino a venti metri sopra il suolo e diffondersi lateralmente fino a 10 m. I rampicanti originari dell’emisfero boreale si avvolgono in senso antiorario, mentre quelli originari dell’emisfero australe si avvolgono in senso orario – un fenomeno che dipende dalla rotazione terrestre.

Solo nei paesi latini – Italia, Francia e Spagna – è stato mantenuto il nome originale di glicine, dal greco ‘pianta dolce’. Linneo diede questo nome alla pianta rampicante introdotta dall’America ai primi del Settecento – il glicine americano. Quando un secolo dopo il capitano Welbank portò dalla Cina il glicine che comunemente conosciamo, il botanico Nuttal non comprese subito che quella pianta era già stata classificata e la chiamò Wistaria, in onore del professore di anatomia e antropologo tedesco Kaspar Wistar. Nella pronuncia inglese, questo nome fu deformato in Wisteria e si diffuse rapidamente in tutta Europa divenendo una versione ufficiale.

Amalfi – Santa Caterina

Tra la fine di aprile e maggio, il glicine è protagonista nella villa liberty dei primi del Novecento ove ha sede l’hotel Santa Caterina. Procedendo da Salerno, ogni curva della statale amalfitana riserva vedute sul mare e scogliere a picco. Si attraversa Vietri sul Mare: la Chiesa di San Giovanni Battista, con la sua ceramica colorata, è espressione dell’artigianato locale. Poi Cetara, un antico borgo di pescatori. Superati i villaggi di Maiori e Minori, si passa da Atrani, il più piccolo comune d’Italia per estensione – le vie strette e le case aggrappate alla roccia. Si arriva ad Amalfi: la sua architettura eclettica è frutto delle influenze culturali che l’hanno plasmata nel corso dei secoli. Ne è espressione la Cattedrale di Sant’Andrea, con la sua facciata romanico-araba. Poco distante dal centro di Amalfi, si trova il Santa Caterina.

Storia del Santa Caterina di Amalfi, architettura e natura integrate lungo la Costiera

La proprietà del Santa Caterina si sviluppa su cinquecento metri di costa. Se il glicine domina lungo la terrazza, ogni angolo all’aperto è un trionfo di natura e botanica, tra giardini pensili secolari densi di pini marittimi e terrazze coltivate a limoni, ulivi, aranceti.

Nel 1860, il Dottor Giuseppe Gambardella trasformò la sua casa di famiglia in un piccolo albergo, con il nome Sainte Catherine, poco distante dall’attuale proprietà. Nel 1899, dopo un ampliamento dell’albergo, una frana si stacca dalla roccia del vicino Hotel Cappuccini, travolge la costa e distrugge il Sainte Catherine. Il figlio di Giuseppe, Crescenzo Gambardella, ancora adolescente, inizia a lavorare per supportare la famiglia. La madre vende una piccola proprietà per acquistare una casa con giardino in una zona più sicura, lungo la costa rocciosa. Vengono realizzate le prime sei camere del nuovo Hotel Santa Caterina, aperto il 4 febbraio 1904. Giusi e Ninni Gambardella, figlie di Crescenzo, prendono le redini dell’attività e la guidano ancora oggi, assistite dai rispettivi figli Crescenzo Gargano, Alessandro e Beatrice Camera.

Durante la Seconda guerra mondiale gli eserciti invasori si installano nella proprietà – prima i tedeschi e poi gli americani, che realizzano qui il primo Rest Camp sulla costiera per gli ufficiali convalescenti. Recuperata e portata a nuovo lustro la struttura, a partire da metà anni Settanta, Giusi e Ninni Gambardella portano l’albergo a 66 camere (36 nel corpo centrale, le altre lungo la scogliera). Nel 2018 la famiglia acquista un insieme di tre ville a centocinquanta metri dall’hotel – la Villa della Marchesa, formate da due piccole strutture del 1600 e una grande costruita negli anni Cinquanta, tutte immerse in un agrumeto a coltivazione biologica e circondate da lecci, ginepri, ginestre e rare piante di bergamotto.

Alfredo Gravagnuolo, l’architetto che segue l’evoluzione del Santa Caterina dal 1946 al 1999 – le ceramiche vietresi

L’evoluzione architettonica e il design degli interni si deve all’architetto Alfredo Gravagnuolo, che segue la famiglia Gambardella dal 1946 fino al 1999. Gravagnuolo, docente alla Facoltà di Architettura di Napoli a Palazzo Gravina, progetta anche i pavimenti in maiolica, occupandosi del disegno dei soggetti. La Manifattura è opera di Ceramica Artistica Solimene, di Vietri. Elementi che segnano l’appartenenza al territorio e la volontà di interpretare il genius loci: la ceramica vietrese è espressione dell’abilità creativa e artigianale del territorio. Una storia che si fa risalire al periodo etrusco e che attraversa i secoli, fino a raggiungere il maggior successo nel periodo medievale, quando Vietri diviene un centro di produzione e di commercio di riferimento per la regione e oltre. La ceramica vietrese continua a prosperare nonostante le sfide economiche e sociali – oggi, le botteghe artigiane di Vietri sul Mare mantengono viva la tradizione della ceramica.

Azul macaubas: storia e caratteristiche del marmo azzurro del Brasile, utilizzato nel ristorante Glicine

L’architetto Alfredo Gravagnuolo integra nel design del Santa Caterina un marmo che richiama il colore e la forma delle onde del mare. Si tratta dell’azul macaubas, una quarzite naturale dal colore blu intenso con venature bianche e dorate. Le cave di estrazione di azul macaubas – scoperto relativamente di recente, negli anni Novanta – si trovano nella regione di Espírito Santo e Bahia, nel nord-est del Brasile. Presto, questo marmo ha guadagnato popolarità nel settore dell’architettura e del design di interni, oltre che per l’unicità del colore, anche per le caratteristiche tecniche: ha una bassa porosità, una buona stabilità termica, ed è resistente all’usura.

L’architetto Gravagnuolo ha proposto alle sorelle Gambardella di utilizzare il marmo azul macaubas per rifinire il pavimento del ristorante Glicine – una stella Michelin, dal 2018 guidato dallo Chef Giuseppe Stanzione.

Matteo Mammoli

Pergolato con glicine in fiore
Pergolato con glicine in fiore
Una terrazza sul mare di Amalfi
Una terrazza sul mare di Amalfi
Affaccio da uno dei giardini - Santa Caterina
Affaccio da uno dei giardini – Santa Caterina
Maioliche in ceramica di Vietri dipinte a mano
Maioliche in ceramica di Vietri dipinte a mano

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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