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Terrazza Portalupa, un Pantheon rosso
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Manifatture in città: il laboratorio di oreficeria Buccellati dietro Corso Magenta

I palazzi del centro per riportare la produzione nel tessuto urbano: ne parlano Andrea Buccellati, Direttore Creativo Buccellati, e Federica Sala, curatrice dell’installazione Rosso Maraviglia

Buccellati l’Headquarters a Palazzo Portaluppi

Al numero civico 5 di via Brisa, tra la torre di Palazzo Gorani – l’unica torre medievale ancora presente nella città di Milano – e le rovine del palazzo imperiale romano fatto erigere dall’Imperatore Massimiano nel Quarto Secolo D.C., sorge Palazzo Portaluppi. L’area circostante il palazzo è stata colpita dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e da allora è rimasta in uno stadio di totale abbandono per diverso tempo. La recente opera di riqualificazione che ha coinvolto la piazza prospiciente il palazzo ha ridato a via Brisa la foggia di un tempo. 

Palazzo Portaluppi è l’Headquarters di Buccellati, Maison di alta gioielleria fondata a Milano nel 1919. La Milano Design Week è stata per Buccellati l’occasione per riportare i milanesi in un distretto cittadino di valore, dove l’architettura razionalista di Piero Portaluppi, architetto dell’alta borghesia e imprenditoria meneghina del secolo scorso, dialoga con la Milano di età imperiale. Con la mostra “Buccellati Rosso Maraviglia” la Maison ha avviato un dialogo a più voci tra arte, architettura e oreficeria. Ne parliamo con Andrea Buccellati, Presidente e Direttore Creativo della Maison Buccellati, e Federica Sala, curatrice dell’installazione. 

Costruire un dialogo con la città di Milano e le sue architetture attraverso l’arte

Il legame con la città di Milano segue per la Maison Buccellati un doppio filone: da una parte i luoghi in cui si è costruita la sua storia, dall’altra i luoghi del vissuto personale di chi a Milano è nato e cresciuto: «Buccellati nasce a Largo Santa Margherita – riferisce Andrea Buccellati – che ai tempi era il clou della Milano culturale e del commercio di lusso, la Montenapoleone di ieri. Dopo la guerra si sono stabilite coordinate e punti di riferimento nuovi, e così anche noi ci siamo spostati in via Montenapoleone, dove ci troviamo da oltre cinquant’anni. Questi sono i luoghi milanesi di Buccellati. Io sono nato a Milano e in questa città sono cresciuto. Ogni suo angolo fa parte della mia vita, della mia cultura. Non mi riferisco tanto ai luoghi commerciali, quanto ai distretti della ‘Vecchia Milano’, tra Sant’Ambrogio e il Castello Sforzesco, dove si trova quanto rappresenta la storia dell’arte e della cultura cittadinaNel palazzo di via Brisa abbiamo fatto il nostro ingresso circa tre anni fa, spinti dall’esigenza di trovare spazi più ampi. È un edificio storico dotato di locali sufficienti al continuo ampliarsi dell’azienda. Progettato dall’architetto Portaluppi, è stata anche sede della prima società tessile manifatturiera quotata alla Borsa di Milano. L’area dei nostri uffici corrisponde alla vecchia manifattura, dove si trovavano le macchine e i telati. Proprio come la Maison Buccellati, è stata fondata nel 1919. È stata una scelta niente affatto casuale».

«Siamo nel cuore di Milano – prosegue Federica Sala – nel nucleo storico romano della città. Qui sorgono le rovine degli edifici voluti dall’imperatore Massimiano, che negli ultimi anni sono state oggetto di una ristrutturazione architettonica. Oggi la piazza, un tempo degradata – ‘sgarrupata’ forse rende meglio l’idea – è un luogo di incontro: le persone vi si ritrovano per la pausa pranzo, seduti sulle gradinate o sulle panchine, i bambini giocano a pallone o fanno un giro in monopattino. È una zona che, pur essendo di quartiere, resta cittadina, ossia ancorata alla vita di MilanoLa terrazza dove è stata installata la mostra si trova al quinto piano. Non si è avulsi dalla città, come avviene in certi grattacieli dai quali le persone paiono come formiche. Si è, piuttosto, al livello della città. Da qui si vedono piazza Gae Aulenti, City Life, il Pirellone, la Torre Velasca, il Duomo e le montagne tutt’attorno. La terrazza è aggettante su questa piazza bianca, rimessa a nuovo di tutto punto».

Fare il punto sulla manifattura: Milano e la tutela dello stato

Palazzo Portaluppi rappresenta un unicum nell’attuale scenario di delocalizzazione della manifattura italiana. Sempre più aziende scelgono infatti di spostare fuori dai centri cittadini i laboratori di produzione, eccezion fatta per alcuni casi isolati, come spiega Andrea Buccellati: «Milano è sempre stata una città imprenditoriale, sede di numerosi laboratori dove si respirava l’alta qualità. Nel mondo della gioielleria è stata la prima. È una città che ha dato molto alla manifattura, una tradizione che è rimasta, pur con qualche difficoltà. Difatti, mantenere il modello della classica bottega artigiana e trovare nuove leve che si dedichino al mestiere manuale non è banale. Il mondo sta andando nella direzione opposta, verso una progettualità meccanicizzata».

«Alcuni paesi, come Francia e Giappone, sono portatori di una cultura e di una scuola di pensiero orientata alla salvaguardia delle arti e dei mestieri tradizionali, che oggi si stanno perdendo. In Giappone, per esempio, i gruppi a tutela delle arti sono sovvenzionati dallo stato. L’Italia fa qualcosa, ma potrebbe fare di più. Tuttavia, bisogna considerare che il nostro paese è composto da piccole e medie imprese, un aspetto che fa parte del DNA italico. Il nostro è un mondo artigianale e per questo non si è sentita la necessità di una difesa da parte dello stato: è connaturato in noi al punto che si tramandano generazione dopo generazione senza rischio di perdita».

La delocalizzazione della manifattura e delle arti: le possibilità del digitale e le istituzioni milanesi 

«La manifattura di Buccellati – spiega Andrea Buccellati – si trova sia in centro che in periferia, se non anche nelle cittadine e nei paesi limitrofi. Perché la delocalizzazione? Per due ragioni principali. Innanzitutto per i costi degli affitti e in secondo luogo per la necessità di ampi spazi produttivi. La nostra scelta di conservare una parte della produzione nel centro città è dovuta al fatto che riteniamo importante mantenere vicine la parte di produzione a quella di direzione creativa. Quest’ultima non si limita al disegno, che è seguito da una fase di evoluzione del prodotto. Avere le due sedi vicine mi permette un risparmio in termini di tempo e di costi sulla supervisione degli artigiani. È anche un fatto storico: il mondo orafo non ha necessità di grandi volumi per i macchinari in quanto viene eseguito quasi tutto a mano: orafi, incisori e incassatori lavorano al banchetto. Le dimensioni dei prodotti in sé sono esigue se paragonate a quelle di un’azienda metalmeccanica. Non è solo la nostra scelta in quanto azienda, ma anche di tanti piccoli laboratori artigiani».

Il tema della delocalizzazione è trasversale a più settori, non da ultimo quello dell’arte e della curatela. Come spiega Federica Sala, se da un lato le piattaforme digitali offrono ai giovani artisti la possibilità di operare da remoto, dall’altro il valore dell’istruzione rimane un baluardo del capoluogo lombardo: «Oggi è più semplice per i giovani artisti essere delocalizzati non tanto da Milano, quanto dai centri urbani in generale. Una volta, se si voleva fare l’artista, si doveva necessariamente essere all’interno di una città e frequentarne le istituzioni, gallerie, inaugurazioni, vernissage e i punti di ritrovo deputati. Solo così si era veramente parte di un mondo. L’esempio più lampante della controtendenza di questi tempi è fornito dagli artisti della Digital Art. Sono tutti ragazzi giovani, delocalizzati su tutta la penisola, connessi tra loro tramite piattaforme social e sconnessi da quello che prima era un iter obbligatorio. Le città cambiano, e la nostra sta cambiando».

«Le possibilità offerte dal digitale, d’altro canto, non adombrano quella che è stata una delle grandi forze di Milano, ovvero la parte universitaria. Milano è un polo educativo riconosciuto in Italia e a livello internazionale negli ambiti della moda, del design e dell’architettura. Realtà come il Salone Satellite, lo spin-off del Salone del Mobile che Marva Griffin porta avanti ormai da diversi anni, presentano al mondo con le loro rassegne i nuovi talenti e per questo sono appuntamenti per me immancabili. Voglio citare anche l’Accademia di Brera e i suoi professori, sia del passato che di oggi. Qualche anno fa hanno tenuto una mostra al GAM – il Museo d’Arte Moderna di Milano – dal titolo ‘Fuoriclasse’ in cui venivano presentati i lavori degli allievi del maestro Alberto Garutti. Ognuno di loro, terminati gli studi all’Accademia di Brera, ha saputo ritagliarsi uno spazio di autorevolezza nel mondo dell’arte. Se si sono avuti i giusti insegnamenti, si può andare ovunque».

Il significato di ‘Buccellati Rosso Maraviglia’ nelle parole di Federica Sala

«Rosso Maraviglia – racconta Federica Sala – è un’espressione che ha in sé diversi valori. In particolare, la cultura dell’umanesimo e un certo senso di stupore e incredulità. Per tramutarsi in ‘maraviglia’ lo stupore deve ‘scenderti dentro’ e durare nel tempo. Siamo sempre più abituati ad avere immagini immediate, subito impattanti. Eppure sono poche quelle per le quali proferire un sentito ‘wow’. A livello lessicale, ‘maraviglia’ è un termine del volgare toscano che designa un senso pari a quello dell’udito o dell’olfatto. È la capacità di meravigliarsi, di accogliere in sé il bello e renderlo duraturo nel tempo e nello spazio. È la capacità di stupirsi realmente di fronte alle cose. Il rosso nasce invece da un altro insieme di elementi. In primo luogo la mostra era l’occasione per presentare la collaborazione tra Buccellati e Venini – storica azienda italiana specializzata nell’arte del vetro – e il colore di Venini è il rosso. Secondariamente abbiamo voluto giocare con le possibilità offerte dalla temporaneità dando all’edificio un segno cromatico forte. Poiché il palazzo è protetto dalla soprintendenza, non sarebbe stato infatti possibile un intervento permanente».

Buccellati Rosso Maraviglia: il progetto, le idee e le ispirazioni 

La Milano Design Week 2023 è stata per Buccellati la seconda partecipazione alla rassegna milanese. L’anno scorso aveva ospitato sulla terrazza del suo Headquarters una mostra, sempre curata da Federica Sala ma con premesse differenti, come spiega lei stessa: «Per il secondo anno Buccellati ha presentato il progetto di una mostra in occasione della Milano Design Week affidando a me la sua curatela. A differenza di altre grandi aziende che pure operano nel settore dell’alta gioielleria, Buccellati ha sempre avuto una parte di oggettistica e argenteria per la casa che tuttavia non è mai stata razionalizzata in vere e proprie collezioni. Attraverso le due mostre abbiamo voluto raccontare e reinterpretare l’heritage storico della Maison ponendolo sotto un cono di luce diverso. Se il primo anno erano intervenuti l’architetto Stefano Boeri e quattro interior decorator al fine di reinterpretare le quattro collezioni classiche, quest’anno si è cercato di non ripetere lo stesso meccanismo. L’architetto Michele De Lucchi e lo studio AMDL CIRCLE sono stati infatti chiamati a realizzare un’unica macrostruttura, dunque non più divisa in quattro padiglioni. È stato posto al centro il tema del dialogo tra la città e l’architettura».

Ridisegnare lo skyline di Milano ispirandosi al Pantheon e ai giardini delle fiabe 

L’installazione, ideata dall’architetto Michele De Lucchi e dallo studio multidisciplinare AMDL CIRCLE, ha introdotto nel disegno della città un moderno Pantheon. Il monumento, tra i più noti dell’antica Roma, ha fornito la base d’ispirazione su cui l’intero progetto si è poi innestato. «Milano – spiega Federica Sala – è una città che per tanti anni non ha avuto un vero skyline. Ebbene, negli ultimi anni, complici le numerose costruzioni verticali che sono state realizzate, anche Milano si è munita di un suo skyline. Al dialogo con la città si è dunque accompagnato il tema del dialogo con lo skyline, cui abbiamo aggiunto un nuovo tassello a modificare, seppur temporaneamente, il profilo della città. Il progetto nella sua totalità si è ispirato alla cupola a cassettoni del Pantheon. Pur traghettando i visitatori in atmosfere poco milanesi, l’utilizzo di una struttura reticolare ha facilitato la relazione con l’esterno».

Il Pantheon rosso racchiudeva a sua volta, con un effetto a matrioska, un giardino che Federica Sala definisce «delle meraviglie». Si tratta dell’installazione di arte botanica curata da Lily Scout Kwong dal titolo ‘Giardini Famelici’ «Volevamo un giardino fantastico nel quale muoversi. Il dialogo qui instaurato si muove su più livelli: tra collezioni, flora, natura, marmellatiere e zuccheriere. C’è un senso del magico, del meraviglioso, un’atmosfera da ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’. Lily Scout Kwong, di cui seguivo il lavoro da anni, affascina per la leggerezza con cui sceglie specie arboree, portando un linguaggio insolito sull’uso di piante carnivore. Si ritrova un discorso di sostenibilità ambientale legato al ciclo della vita, in quanto le piante carnivore sono le specie che producono la maggior quantità di ossigenoIl sole filtrava attraverso le ombreggiature all’interno del giardino, dove piante e fiori di diverse dimensioni nascondevano pezzi di argenteria. La struttura stessa dell’installazione si rifletteva nei vassoi e nei vasi dando luogo a dialoghi e riflessi, opere d’arte a sé stanti. La conversazione ha coinvolto tutti gli elementi, e non soltanto quelli umani: Michele De Lucchi, AMDL CIRCLE, Lily Scout Kwong e il suo team, Buccellati e Venini, il paesaggio, la città e il sole».

La narrazione di Maison Buccellati

«Buccellati – racconta il suo Direttore Creativo – nasce nel 1919 con la fondazione della Maison parte di mio nonno. Un uomo artistico oltre che un businessman. Aggiungerei poi ‘visionario’ per aver compreso dei concetti che oggi si danno per scontati. All’epoca il gioielliere era come il dottore di famiglia, per cui il circondario di una determinata area si rivolgeva a quello di fiducia. Mio nonno, nel 1925, comprese che non era più sufficiente avere un solo negozio. Di contro alla tradizione, egli uscì dalla realtà milanese e aprì un negozio a Roma, in via Condotti, e poi uno a Firenze. Nel 1949, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, fu tra i primi ad andare negli Stati Uniti. Quando mio padre prese il posto di mio nonno ne proseguì la filosofia: fu il primo gioielliere europeo ad entrare in Giappone e a vivere il boom economico asiatico. Oltre a questo, mio padre ha anche impostato, o meglio, creato uno stile: lo stile Buccellati. La tipologia del disegno e le lavorazioni sono rimaste pressoché invariate da allora. Egli ha saputo mantenere l’integrità di uno stile definito da precise tecniche di lavorazione risalenti al Sedicesimo secolo e che vivono ancora nel nostro lavoro».

«È una storia che viene da lontano – prosegue Andrea Buccellati. Fino al secolo scorso si iniziava a bottega all’età di quindici anni. Oggi abbiamo delle scuole tecniche dove si fanno dei percorsi di apprendistato di circa cinque anni, affiancati da artigiani esperti. Per Buccellati l’investimento non è tanto sui macchinari o sulle tecnologie, quanto sulle persone. Collaboriamo con diversi istituti e nei nostri laboratori i giovani vengono supportati da maestri d’arte ‘alla vecchia maniera’, ‘a banchetto’ per così dire. Per essere completo un nostro artigiano necessita di circa sette anni di esperienza. È un percorso lungo, ma è anche quel che crea Buccellati. Dal punto di vista delle tecniche quasi nulla è cambiato. Le tecniche di decorazione di Buccellati sono molto particolari: per quanto possa avere esperienza, un qualsiasi artigiano di oreficeria dovrà iniziare l’apprendistato da zero nel momento in cui fa il suo ingresso nei nostri laboratori. Sono tecniche rinascimentali delle quali la più evidente è l’incisione a mano. Oggi esistono tuttavia delle tecnologie che possono aiutare nella produzione di determinati prodotti, ma che utilizziamo relativamente poco. Noi continuiamo a seguire la vecchia tradizione orafa, convinti che le macchine non potranno mai sostituire il savoir faire di una buona manualità. Le macchine producono oggetti perfetti, uguali come tanti ingranaggi. Sono i difetti, le piccole imperfezioni che danno la percezione del fatto a mano».

Andrea Buccellati 

Andrea Buccellati è Presidente Onorario e Direttore Creativo del Gruppo Buccellati. Conseguiti gli studi in gemmologia presso l’Istituto Gemmologico Italiano, in giovane età inizia a lavorare nel settore creativo e produttivo dell’azienda.  Nel 1989 passa alla direzione della sezione dedicata alla produzione di catene d’oro. Partecipa nel 2005 in prima persona alla gestione del mercato inglese. Nel 2006, dividendosi tra gli uffici di Milano e New York, si occupa della gestione dei clienti statunitensi. Infine, nel 2013 viene nominato Presidente e Direttore Creativo della Maison.  

Federica Sala 

Federica Sala è curatrice indipendente e design advisor. Il suo approccio, spiccatamente interdisciplinare, guarda ai mondi dell’arte, dell’architettura e dell’editoria. Nata a Milano, ha trascorso diversi anni in Francia, dove ha lavorato nel dipartimento di design del Centre Pompidou a Parigi.  Nel corso della sua carriera si è confrontata con grandi professionisti, tra cui Philippe Starck, Ettore Sottsass jr, Carsten Höller ed i fratelli Starn. Dal 2010 al 2019 ha co fondato e co diretto PS – una delle prime agenzie nate per unire contenuto e comunicazione – con cui ha curato la sezione Object del miart, le mostre del distretto 5VIE art+ design ed il progetto delle residenze d’artista per Airbnb. Nel 2018 ha curato con Patricia Urquiola la grande mostra monografica dedicata ad Achille Castiglioni presso Triennale di Milano, cui è seguita, nel 2021, “Giulio Castelli. La cultura imprenditoriale del sistema design” in occasione dell’apertura dell’ADI Design Museum. Oggi porta avanti la sua attività di curatrice indipendente collaborando in Italia ed all’estero con istituzioni ed aziende italiane ed internazionali. Da luglio 2022 è direttore editoriale della rivista The Good Life Italia.

Stella Manferdini 

Palazzo Portaluppi è l’Headquarters di Buccellati, Maison di alta gioielleria fondata a Milano nel 1919
Palazzo Portaluppi è l’Headquarters di Buccellati, Maison di alta gioielleria fondata a Milano nel 1919

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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