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Il Nuovo Bon Ton di Lina Sotis, illustrazione storica di Tullio Pericoli
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Il Nuovo Bon Ton di Lina Sotis – nessuna etichetta, solo libertà e sincerità

Arriva in libreria il Nuovo Bon Ton di Lina Sotis – che per la prima volta uscì nel 1984 – il mondo è cambiato: non più regole di educazione formale, ma cronache di qualità umane

Nota della Redazione: Il Nuovo Bon Ton di Lina Sotis, in libreria dal 5 giugno con Baldini e Castoldi, è stato scritto sotto la cura dell’editore di Lampoon, Carlo Mazzoni. Pubblichiamo qui l’introduzione al volume, un dialogo tra la scrittrice e il direttore. Seguono alcune voci tratte dal libro.

L’introduzione al Nuovo Bon Ton di Lina Sotis: le vecchie regole degli anni Ottanta lasciano spazio a nuovi ragionamenti. Tra ironia e un poco di cinismo – l’unica cosa che conta, è la sincerità, perché in fin dei conti, «le rose sono stronze». Le prime due pagine sono una conversazione tra l’autrice e Carlo Mazzoni che ha curato la scrittura e la redazione del volume.

Carlo Mazzoni: «Non hai mai voluto prendere il cognome di tuo marito – il nome Lina Sotis suona meglio».

Lina Sotis: «Mio padre, un avvocato, aveva lavorato sul divorzio di Claretta Petacci. Non era vicino al partito fascista, ma aveva fatto bene a lavorare su quel l’annullamento, era il divorzio più interessante dei tempi. Mio padre sposò poi in seconde nozze con una donna che si presentò al Partito Comunista, la prima donna penalista d’Italia – a Chieti c’è una piazza dedicata a lei – Maria Bassino. Lesbica. Io avevo sette anni quando mio padre la sposò – Maria Bassino parlava di libertà sessuale, dicendo che devi sempre scegliere liberamente. Anche questo costruì la mia educazione».

Carlo Mazzoni: «Il Bon Ton è un argomento intellettuale: non si tratta di regole, ma è un modo di pensare. Una maniera – dobbiamo saperla raccontare – una maniera veloce, leggera, ironica. Questo Bon Ton deve essere un mosaico. Cronaca senza cronologie. Non si tratta di eleganza, ma di educazione – civile, sentimentale – intellettuale, appunto».

Lina Sotis: «Erano gli inizi degli anni Ottanta. Il libro, io volevo chiamarlo Buone Maniere. Roberto Calasso, che non era ancora l’editore che sarebbe diventato e che conosceva la mia storia, mi disse perché non lo chiami Bon Ton? La mattina arrivava a colazione a casa mia Leonardo Mondadori – era già stato deciso Mondadori sarebbe stato l’editore del libro. Leonardo mi affidò a Marco Vigevani, ai tempi editor della saggistica».

Carlo Mazzoni: «A Milano, manca una figura come Franca Sozzani. Io mi ricordo di te seduta al suo tavolo per l’inaugurazione di una mostra su Bruce Weber. Con voi a quel tavolo c’era De Bortoli e l’eminenza cittadina. Io lavoravo per Vogue, in stage, ero in servizio quella sera. Il giorno dopo, tra le righe del tuo articolo per il Corriere, citavi il mio nome. Mi spostarono d’ufficio. Iniziai a lavorare riportando, anche direttamente, a Franca. Non ero più l’ultimo della lista, dietro la fotocopiatrice. Il mio primo stipendio dopo lo stage fu lì, da Vogue – per merito di una tua frase. Guardavo Franca e avevo una cotta adolescenziale – credo di averla ancora oggi. A Milano, non è una figura di potere a mancare – quello che manca è una figura di autorevolezza. Compresi che l’autorevolezza non dipende da quanto ricco sei, da che lavoro fai. Dipende da come sai chiedere le cose, da come sai alzare il telefono e da come sai scrivere. Questo è il Bon Ton».

Lina Sotis: «Con il Bon Ton ritroviamo il mondo di quegli anni che oggi appare nuovo. La vecchiaia diventa operosa – e se tutti saranno sinceri, significherà che le rose son stronze».

Carlo Mazzoni: «Tu sai trovare le frasi giuste».

Lina Sotis: «Devi leggere Karl Kraus e gli Haiku, poesia giapponese. Su questi due libri, ho inventato il mio modo di scrivere».

Le abitudini vanno cambiate – e non potrebbe esserci voce migliore per cominciare il Bon Ton aggiornato a nuovi anni Venti. “Abitudini” è una delle prime voci del Nuovo Bon Ton

Si compra frutta e verdura di stagione e a filiera corta – siamo in Italia, la frutta e la verdura italiana la vorrebbero ovunque. Si rinuncia al mango e alla papaya che in Italia non crescono. Si usa poca acqua per lavarsi e per lavare – quella che serve. A Natale, quando fate l’amore in macchina, spegnete il motore e il riscaldamento, lo sapete fare bene lo stesso. 

Si prende la metropolitana. Si abbassano le temperature dei caloriferi d’inverno e si sopporta qualche grado di calore d’estate – fino a che possibile, si dorme con la finestra aperta. Si rinuncia a qualche week end in aereo e in macchina, per leggere un libro in più – avanti, mettiamoci tutti a leggere un po’ di più.

Iniziamo a vivere con meno egoismo, pensando a come i nostri singoli gesti possono fare le differenze. Se Madre Teresa contava le gocce di acqua pulita per cambiare l’oceano, Ambra Angiolini, dal palco del concerto del primo maggio a Roma, è riuscita a sintetizzare il concetto: bisogna essere disposti ad abbandonare il fottere per non essere fottuti.

Lina Sotis, cenni di biografia e pensieri personali: con la voce Vita, si trova il senso e l’epilogo do ogni Bon Ton

Lina Sotis: «Il mondo è talmente cambiato che la Lina del 1944 – l’anno in cui sono nata – non la ricordo. Nel 1961 avevo diciassette anni e ho incontrato Gian Marco, che poi ho sposato. Mi sono trovata tre vite da vivere. Sono abbastanza contenta della forza con cui le ho superate e della pazienza, sono state vite diverse da quelle che avevo previsto. All’inizio, seguivo i dettami di vita che avevo scelto di impormi, regole precise che ero certa sarebbero durate per sempre – oggi ho capito che tutto va, cambia. Una sola cosa non può cambiare: gli affetti. L’amore cambia, gli affetti rimangono. Gli affetti sono le persone su cui puoi contare. Qualche pilastro nella vita lo devi pur avere». 

«Io sono nata subito dopo la guerra. Il miracolo avvenne a Milano e non a Roma. Gli anni Sessanta sono stati gli anni dell’inizio di ogni furbizia, gli anni Settanta l’inizio della rivoluzione. In termini effimeri l’inizio della rivoluzione la fece Mary Quant, con la gonna corta, che era una cosa impensabile per una signora. Improvvisamente si portavano le gonne che finivano poco oltre le cinture. Si parlava di sesso liberamente, si cominciava a dire che siamo tutti uguali. Tante cose hanno avuto un prima che non esisteva. Non c’erano più ipocrisie, quelle del mi piaci ma non te lo dico, lo faccio ma non lo dico. Ci si scontrava con quelli che ancora volevano seguire le regole – i borghesi. Quando mi andava di fare una cosa diversa l’ho fatta, non ci ho pensato due attimi. Bisognava mantenersi e farsi da sole, mi sono ritrovata con grinta. O ti va bene o ti va male. Ce l’ho fatta, mi è andata bene. Gli anni dell’eccesso sono stati gli anni che hanno anche dato la fortuna di fare quel che volevi»

«Quello che più mi ha destabilizzato è stato non avere una famiglia – ma forse mi ha dato forza. Io sono orfana di madre. Se uno ha una famiglia, gli insegnamenti possono essere buoni o cattivi, ma sono precisi. La famiglia è l’unica cosa che ti difende. Io non avevo una famiglia – eravamo tutti lontani, diversi: mio zio Vincenzo Storoni aveva fondato con Malagodi il Partito Liberale. Mio padre lo vedevo poco. Avevo tredici anni e Maria Bassino mi insegnò cosa era il Pci e il mondo gay. Come avrei imparato a scegliere quali fossero i miei riferimenti? Io oggi mi sento difesa da mio figlio e da mia figlia. Questa penso sia la cosa più bella, da cui noi dovremmo ricominciare, il nucleo». 

«La famiglia è anche il quartiere, una forza che sfruttiamo poco. Perché il quartiere è la tua città, la città che tu conosci. Il sorriso del fruttivendolo può essere una fonte di vita. Il ‘Ciao Lina!’ di chi ti dà il caffè, ti cambia la giornata. Avere amiche intorno anche se hai poco da dire con loro, rende più allegro il tutto. Ci sono quelle che amano studiare, e quelle che se ne fregano. Io per fortuna mia, sono una di quelle curiose. Sono curiosa della vecchiaia e la vecchiaia mi fa vivere tutto in modo diverso. Ti dà uno stile per il futuro».

“Per Bene” è una delle voci da cui tutto è cominciato. Non servono persone eleganti, in questo mondo. Certamente servono persone educate – ma soprattutto, servono persone per bene. A loro, ma non solo a loro, è dedicato il Bon Ton.

Abbiamo bisogno di persone per bene. Persone che si mostrano per quello che sono, che non dimenticano la cortesia di un grazie, la gentilezza di un sorriso. La persona per bene è quella di cui ti puoi fidare nelle piccole cose, di una parola leggera – sia in amore sia sul lavoro, la persona per bene è quella con cui sai di non aver bisogno di un contratto firmato. 

Le persone per bene non urlano e non litigano. Si lavano i denti. Non sono ignoranti, ti ascoltano, hanno interesse sia per quello che succede nel mondo, sia per la politica, sia per la prossima mostra al nuovo museo di Giza. Non vogliono che la loro casa sia fotografata e pubblicata su un giornale di interni. Non vanno alle sfilate di moda, se il loro lavoro non lo prevede. Non fanno pubbliche relazioni per hobby. Non dicono carissima. Non rubano e non mentono. Usano il preservativo. 

Le persone per bene ti rispondono quando stai parlando con loro, non rimangono dispersi nei loro pensieri annebbiati dalla canna che hanno fumato ieri sera e questa mattina. Le persone per bene non sono ossessionate in un autocompiacimento digitale, e quasi sempre hanno i profili privati. Non scattano foto, non postano i loro momenti di vacanza, non cercano di farsi ospitare in albergo in cambio di qualche surrogato pubblicitario, non se ne approfittano di chi sanno sia più ricco di loro. 

Le persone per bene sono le persone gentili, sono le persone che piacciono a noi e che dovrebbero piacere a tutti. Alle persone per bene, oltre che a tutti i maleducati della nostra vita, sarà per sempre dedicato questo libro. 

Carlo Mazzoni

Il Bon Ton di Lina Sotis, a cura di Carlo Mazzoni
Baldini e Castoldi, in libreria dal 6 giugno 23.
«Non c’è più un sistema che ci possa dire quali siano i nostri pregi e i nostri difetti – entrambi fanno parte di noi e noi andiamo bene comunque».

L’autrice ringrazia Domiziana Montello per le trascrizioni di alcuni dialoghi.

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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