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1983: con Fabio De Luca, l’estate in cui i Righeira lanciarono la bomba

Vamos La Playa nasce nella Torino industriale e operaia, dove la Fiat in quell’anno lancia la Uno – Fabio De Luca è autore di Oh, oh, oh, oh, oh. I Righeira, la playa e l’estate 1983 per Nottetempo

Vamos a la playa – Fabio De Luca, autore di Oh, oh, oh, oh, oh. I Righeira, la playa e l’estate 1983, Nottetempo

Estate 1983. Vamos a la playa si apre con una linea di sintetizzatori di pura italo-disco, seguita da un testo in spagnolo sulla bomba atomica opera dei Johnson e Michael Righeira. La canzone diventa il pretesto per raccontare la storia dei due autori è l’Italia di quegli anni. Fabio De Luca è autore di Oh, oh, oh, oh, oh. I Righeira, la playa e l’estate 1983, pubblicato da Nottetempo.

Dalla monografia su Elio Fiorucci alla storia dei Righeira, intervista a Fabio De Luca, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico

Fabio De Luca, giornalista, scrittore e conduttore radiofonico, non ha precisamente in testa l’idea di un libro su Vamos a La Playa: «Per un attimo – credo fosse il 2011, o giù di lì – sembrava dovessi occuparmi di un piccolo volume monografico sullo stilista Elio Fiorucci, che in teoria doveva essere il primo di una serie di monografie su alcune icone italiane degli anni Ottanta. Io dissi che una storia che andava assolutamente raccontata era quella dei Righeira: poi non se ne fece nulla né di Fiorucci né dei Righeira, ma l’idea mi è rimasta in un angolo della testa. Certo, in “Oh, oh, oh, oh, oh” l’approccio non è più soltanto monografico: qui parto da Vamos a la playa per provare a raccontare e interpretare un periodo storico e un paese» spiega De Luca ricostruendo la genesi del suo libro.

Gli incontri di Fabio De Luca: da Claudio Cecchetto ad Antonella Ruggiero

Oh, oh, oh, oh, oh è un libro puzzle, composto da aneddoti personali, ricostruzioni storiche, interviste e critica musicale. E’ una passeggiata con vari protagonisti del periodo. C’è Johnson Righeira, la Torino di allora ma anche la Genova dove De Luca è nato: «Devo dire che a suo modo ognuna delle chiacchierate con i diversi personaggi intervistati  – Claudio Cecchetto, Linus di Radio Deejay, Antonella Ruggiero dei Matia Bazar, Carlo Massarini, Roberto D’Agostino – è stata speciale. Dovessi sceglierne una forse direi Carmelo La Bionda, cioè uno dei due “fratelli La Bionda” che all’epoca erano delle assolute superstar della disco europea, e furono i responsabili del “repackaging” di “Vamos a la playa” nella versione che adesso conosciamo tutti. L’incontro con lui è stato toccante perché la loro è la storia di un’Italia pre-moderna che diventa moderna (i due fratelli si sono trasferiti dalla Sicilia a Milano nel 1954, seguendo il padre che aveva trovato lavoro al nord) e – a posteriori – perché purtroppo Carmelo è mancato poche settimane dopo la nostra chiacchierata».

Cosa successe in Italia nel 1983 – nel post Mondiali un nuovo storytelling

Agli intervistati è affidato il compito di ripercorrere le tappe che hanno portato la hit ad assumere i toni di un brano simbolo dell’estate 1983, di un frammento storico e culturale: «L’Italia del 1983 è un’Italia appena uscita dai cosiddetti anni di piombo –che non sono finiti col termine del decennio Settanta, ma sono tracimati fino al 1980 e all’81. Poi nell’estate del 1982 succede una cosa che nessuno poteva prevedere: l’Italia vince, contro ogni pronostico, i Mondiali di calcio in Spagna, e questo innesca un nuovo storytelling (lo chiameremmo oggi) nazionale, entusiasta e orgoglioso. Ci si pensa come un paese colorato e felice laddove fino a pochi mesi prima la percezione dominante era quella di una Gotham City tenuta sotto scacco dal terrorismo, dai conflitti sociali e dal dilagare dell’eroina. Tutti problemi che ovviamente non è che scompaiono dall’oggi al domani: quello che cambia è la “percezione”, appunto. “Vamos a la playa” è come se regalasse una colonna sonora a quel momento entusiasta e coloratissimo, allo stesso modo in cui la moda plasticosa e fluo di Fiorucci l’aveva interpretato nello stile». 

«Per me – continua De Luca – la primavera-estate 1983 ha rappresentato il momento in cui ho preso coscienza di me stesso, di cosa volevo, dei miei gusti. Al di là del dato personale il 1983 fu veramente un anno in miracoloso equilibrio tra un “prima” – cioè la coda lunga degli anni di piombo di cui già abbiamo detto – e un “dopo” rappresentato dagli anni ’80 da cliché yuppie, quelli arrembanti e innamorati del successo, perfettamente fotografati da certi film dei fratelli Vanzina».

Vamos La Playa, con quel suo ritmo sintetico, nasce nella Torino industriale e operaia, dove la Fiat in quell’anno lancia la Uno

Torino è allora una  città che pian piano, nel sottobosco, costruirà una sua anima musicale underground, ora riconoscibile. Vamos La Playa, con quel suo ritmo sintetico, nasce qui, nella Torno industriale e operaia, dove la Fiat in quell’anno lancia la Uno. Aggiunge De Luca: «Vamos a la playa tecnicamente è nata a Torino, è vero, ma la sua genesi è come se attraversasse l’Italia tutta.È nata a Torino, è stata eseguita per la prima volta in pubblico a Firenze, è passata per Bologna dove il produttore Oderso Rubini fu il primo a crederci e a provare a proporla alla discografia major, finché grazie a un’amica di Johnson – torinese, ma appena trasferita a Milano – non è avvenuto l’incontro casuale con i fratelli La Bionda, che a loro volta come abbiamo visto erano siciliani a Milano».

Il libro di De Luca pubblicato nel 2023, a quarant’anni dall’uscita del brano, in un momento in cui l’italo-disco vive una nuova vita

Pino D’Angio, l’autore dell’immortale Ma quale idea è l’idolo dei teen su TikTok, nei djset di artisti, soprattutto nordeuropei, spopolano tracce di un genere bistrattato ma irresistibile. Spiega Fabio De Luca: «È un ritorno ciclico – già nei primi Duemila c’era stata la stagione cosiddetta “electroclash”, che aveva ampiamente saccheggiato i suoni degli anni ’80: e anche nel pop, pensiamo ad “Acceptable in the 80s” di Calvin Harris, nel 2007. Il punto è che ormai i cicli del revival sono talmente ravvicinati che la sensazione è di vivere in un perenne revival simultaneo di tutte le epoche. Fenomeno che è anche figlio di Spotify, e prima ancora dell’iPod e delle playlist su iTunes: luoghi cioè dove la musica è percepita come “orizzontale”, in qualche modo appiattita sul qui e ora in cui viene consumata. Non è una critica né al momento storico né ai consumatori, beninteso: in realtà è affascinante l’idea di suoni vecchi di quarant’anni o anche più che possono venire percepiti come “contemporanei”.

A utilizzarli per comporre brani dal sapore eighties è una generazione che quegli anni non li ha vissuti. Li ha assorbiti dai revival della moda, dalla tv, forse li ha anche idealizzati. «Anche questo non è un fenomeno esattamente nuovo: nei primi Duemila in “Losing My Edge” degli LCD Soundsystem, James Murphy parlava di “nostalgia presa a prestito per degli anni ’80 che non si sono neanche mai vissuti” (la canzone, fra l’altro, era incentrata sui patemi di un trentenne di allora che si confrontava con una nuova generazione di ventenni. Per dire che si era “boomer” già vent’anni fa). È normale essere affascinati dal passato, è normale cercare nel passato quelle “scintille” che hanno segnato dei punti di evoluzione del gusto, e non significa necessariamente che oggi la musica o in generale i prodotti culturali in circolazione siano “meno buoni” che in passato. Proprio i primi anni ’80 – quindi un periodo estremamente innovativo da ogni punto di vista, e molto concentrato sul “futuro” – furono il momento in cui nacque la cosiddetta “retromania”, cioè la passione/ossessione per il passato. The B-52s, straordinaria band new wave di Athens, sembrava arrivata da Marte, ma recuperava il look delle casalinghe anni ’50. E senza andare tanto lontani, pensiamo anche a Ivan Cattaneo con “Duemila60 Italian Graffiati”, o al Gruppo Italiano, che proprio nel 1983 ebbe un successo clamoroso con un pezzo intitolato “Tropicana”»

Estate 2023: Mon amour di Annalisa è Vamos a La Playa del 1983?

Oggi, in questa estate 2023, quale sarebbe un singolo dalla portata pari a Vamos a La Playa?: «È difficile oggi trovare un pezzo della portata di “Vamos a la playa”, e non per demerito degli attuali tormentoni: è che “Vamos a la playa” fu un caso unico nel suo genere che apparteneva a tutte le classi di età, di gusto, di estrazione culturale. Poteva non piacerti, ma sapevi perfettamente cos’era, chi la cantava, che estetica portava avanti. Oggi è tutto molto profilato (“siloed” dicono gli esperti di marketing) per fasce di consumatori molto precise, ognuna con la sua hit dell’estate. Dovessi scommettere su un tormentone del 2023 destinato a sopravvivere anche dopo il primo di ottobre, forse direi “Mon amour” di Annalisa. Ma perché ha fatto lo “spillover”, il salto di specie, come il Coronavirus nel 2020: anche un pubblico che non l’ha mai sentita ormai la conosce, perché “ho visto lei che bacia lui, che bacia lei, che bacia me” è diventata una gag a sé, a prescindere dalla canzone».

Fabio De Luca 

Fabio De Luca è autore, giornalista e dj. Ha scritto libri (Discoinferno, con Carlo Antonelli, isbn, 2006; Fuori tutti, con Carlo Antonelli e Marco Delogu, Einaudi Stile Libero, 1996; Mamma, mamma, voglio fare il dj, Arcana, 2003), vicediretto giornali (Rolling Stone Italia), condotto programmi alla radio nazionale (Planet Rock, Suoni & Ultrasuoni e Weekendance su Rai Radio2). 

Luigi Lupo

Righeira Vamos a la playa 1983
Righeira Vamos a la playa 1983

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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