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Jan Fabre, dettaglio Castles in the Hour Blue, 1989
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Carta: il settore editoriale non riesce a sopperire alla mancanza di materie prime

L’Italia al secondo posto in Europa per la produzione di carta, dietro solo alla Germania, 9 milioni di tonnellate per il 2021 e attività delle cartiere italiane a pieno regime

Quanto costa e come si usa la carta in Italia

La carta è venduta a peso (grammi per metro quadro) e cambia prezzo a seconda della sua tipologia e lavorazione: naturale, quella uso mano su cui generalmente si scrive o che si usa per gli interni dei libri, oppure trattata (patinata, filigranata ecc.) usata soprattutto per le copertine. Ricardo Franco Levi presidente di AIE (Associazione italiana editori) su Il Messaggero scrive che nel Gennaio 2021 si pagava intorno ai 400€ a tonnellata, a Dicembre 900€ a tonnellata mentre adesso siamo arrivati ad oltre 1000€ /1500€ per le carte grafiche più di pregio. 

Nonostante ciò di carta se ne vende e se ne chiede ancora in quantità e l’Italia si mantiene al secondo posto in Europa, dietro solo alla Germania, per la produzione di carta. I dati del Comiceo (Consorzio Nazionale per il recupero e il riciclo di carta) riportano un consumo di nove milioni di tonnellate per il 2021 e attività delle cartiere italiane a pieno regime. Di questi nove milioni solamente il 20% è destinato ad uso grafico (il vero tassello colpito da questa situazione) un altro 20% ad uso igienico sanitario mentre il 56% copre tutta la produzione di imballaggi. Perché i citofoni continuano a suonare e i corrieri ad arrivare anche dopo pandemia e lockdown dove il delivery di ogni necessità ha raggiunto i suoi massimi livelli. 

Da produttori di carta a produttori di imballaggi

Tante industrie che non stavano reggendo la battuta d’arresto delle attività sono sopravvissute riconvertendosi a produttrici di imballaggi. Ulteriore punto a favore la direttiva SUP (single use plastic) adottata a partire del 3 Luglio 2021 che sostituisce tutta la plastica monouso con carta riciclabile e soluzioni ecologiche, secondo il certificato FSC (l’associazione no profit che dal 1994 riconosce la carta proveniente da battute sostenibili). Assocarta evidenzia un aumento del 77% della produzione di cartone ondulato e del 13.8% della carta da avvolgere, la cosiddetta carta da macero, nello stesso anno 2021. La crisi di cui si parla non comprende la carta in generale, il problema riguarda la stampa quotidiana e il settore editoriale che non riesce a sopperire alla mancanza di materie prime, al loro rincaro e all’esplosione del mondo digitale che ha velocizzato e aumentato l’informazione ma inciso negativamente sulla propensione dei lettori di pagare le notizie. 

Difficoltà produttive della carta: costi dell’energia e recupero dei materiali

L’industria cartaria è una di quelle definite energivore (come quelle di acciaio, vetro e plastica): il processo che genera la carta a partire dalla fibra di cellulosa richiede un alto consumo di energia e non zero impatto ambientale soprattutto nella fase di sbiancamento (la carta riciclata per cui l’Italia vanta un tasso pari all’87,3% per l’imballaggio, avrebbe un colore grigiastro che per essere sbiancata consuma quasi quanto una nuova produzione). 

Siamo in una fase in cui i prezzi dell’energia sono quasi quadruplicati e negli ultimi 2-3 anni il calo dell’utilizzo delle carte grafiche è stato tale che l’Italia ha cominciato a disinvestire su uno dei cavalli di battaglia del gruppo Fedrigoni (più importante produttore di carte pregiate per case editrici) con 1.1 milioni di tonnellate perse. Il settore editoriale sta aumentando le vendite con un tasso di circa il 15-16% in più di produzione delle carte grafiche in Italia, ma non ancora abbastanza da compensare i costi e i tempi dei materiali. Infatti tra le varie conseguenze della pandemia, peggiorate dalla guerra in Ucraina, c’è la difficoltà di reperire le materie prime, le carte grafiche oggi provengono quasi esclusivamente dall’estero (nord Europa).

Dallo scorrimento delle pagine allo scroll su dispositivo

Per quanto riguarda lo sviluppo del digitale, il lockdown ha contribuito diminuendo la fruizione delle notizie cartacee e maggiorando il consumo delle notizie tramite dispositivo. Il supporto digitale si è associato alla tradizionale carta a partire dagli anni Novanta con l’idea di allargare il mercato potenziale. Cambiando il supporto cambiava però anche il pubblico. L’editoria digitale andava verso una dimensione più popolare dove a fianco dei testi scritti si inserivano altri media (video, immagini, podcast), e dove insieme a temi più alti si alternavano temi più bassi, così da creare uno spazio ibrido e confuso di notizie raccolte dall’editoriale e notizie condivise dagli altri utenti. Questa confusione online di informazioni e intrattenimento è ciò che rende diversi e scettici gli amanti del cartaceo che considerano giornali e riviste ancora l’unica fonte affidabile.

Il caso del New York Times

Il New York Times – colosso americano nato nel Settembre 1851 – è entrato nel mondo virtuale nel 1995 in versione gratuita. Il suo impegno di creare contenuti di qualità e per primi un’applicazione di fruizione del magazine su dispositivo, ha reso degno di nota il passaggio dal 97% dei ricavi derivanti dal cartaceo nel 2001 al 53% dalle copertine e 71% da lettori online nel 2019. Digital first è diventato il motto del NYT: gli articoli dei giornalisti sono scritti prima per il digitale, che diventa la versione ufficiale del magazine, da cui si selezionano i pezzi migliori che verranno stampati sull’edizione cartacea. Per la rivista americana è cambiato quindi l’ordine di priorità con cui vengono pubblicate le notizie, rispetto al passato, e in questo flusso di scambio tra digitale e tradizionale, entrambi i settori godono dei rispettivi successi.

Crescono gli acquirenti del giornale e crescono gli abbonati online a pagamento. Perché la versione gratuita digitale apparteneva solo al periodo iniziale, successivamente, anche di conseguenza all’aumento (quasi tre volte tanto) dei costi di copertina singola sono state inserite le versioni a pagamento tramite abbonamenti. E di nuovo il New York Times è stato un esempio con oltre sette milioni di persone abbonate. In Italia numeri del genere non sono immaginabili, i fruitori di notizie digitali sono sicuramente aumentati negli ultimi anni ma lo scetticismo permane e si registra solo un 13% di chi paga per l’online.

Claudia Bigongiari

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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