Dialect – Il fotolibro di Felipe Romero Beltrán ha vinto il Paul Huf Award
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Felipe Romero Beltrán, Dialect: le incongruenze della legge sull’immigrazione spagnola

Dialect di Felipe Romero Beltrán racconta la vita sospesa dei giovani marocchini che attraversano illegalmente i confini spagnoli, le leggi sull’immigrazione, l’attesa, il linguaggio del corpo

Felipe Romero Beltrán, la biografia del fotografo colombiano nato a Bogotà nel 1991 – un artista sociale 

Felipe Romero Beltrán (1992) è un fotografo colombiano nato e cresciuto a Bogotà nel pieno della guerra civile iniziata negli anni Sessanta fino agli accordi di pace del 2016. Un contesto di traffico di droga e terrorismo, che ha condizionato gli anni giovanili di Beltrán, da subito interessato alla sfera sociale e che ha utilizzato la fotografia come tentativo non verbale per avvicinarsi alla realtà. Vincendo una borsa di studio nel 2010 lascia il suo paese natale, dove torna per fare visita alla famiglia, e comincia a studiare fotografia a Buenos Aires. 

Le tematiche legate all’immigrazione, al distacco e integrazione nei paesi di accoglienza sono di personale interesse per il fotografo, il cui approccio riesce ad andare oltre il documentario per includere elementi della performance, stage photography e arte concettuale. Dopo un ulteriore anno di studi artistici a Gerusalemme, Felipe Romero Beltrána vive e lavora a Madrid, dove sta completando un PHD alla Complutense University. 

Felipe Romero Beltrán, il progetto Dialect (2020-2023), foto libro edito da Loose Joints sulla crisi migratoria

L’ultimo progetto di Felipe Romero Beltrán è intitolato Dialect e affronta il tema della crisi migratoria: negli ultimi decenni si è assistito a un ingresso massivo di giovani spesso non ancora maggiorenni in Europa occidentale, in cui ogni Stato regolarizza e controlla in maniera autonoma la gestione degli stranieri. La Spagna, per la sua conformazione geografica e prossimità all’Africa è tra le prime mete scelte oltre lo stretto di Gibilterra.

Dialect di Felipe Romero Beltrán è stato vincitore dell’Aperture Portfolio Prize nel 2022

Dialect è stato vincitore dell’Aperture Portfolio Prize nel 2022 e pubblicato questo Aprile 2023 nella forma di foto libro da Loose Joints, la casa editrice basata tra Marsiglia e Londra e fondata nel 2014 da Sarah Chaplin Espenon e Lewis Chaplin. 

La serie nasceva tre anni prima, quando Felipe Beltrán partecipò ad un workshop teatrale sull’integrazione sociale organizzato a Siviglia (2020). Qui per la prima volta incontra un gruppo di marocchini sotto la maggiore età che per aver tentato di attraversare illegalmente i confini spagnoli sono adesso sotto il controllo del paese. Chiusi in un centro di internamento vivono in un limbo, in attesa della regolarizzazione del loro status legale. In occasione dello workshop il fotografo era stato invitato per raccontare la sua esperienza di migrante in Spagna e del distacco da casa che anch’egli aveva affrontato anni prima. 

Felipe Romero Beltrán ha aiutato i ragazzi con la lingua spagnola, che ancora non erano in grado di leggere e parlare. Ha scattato loro fotografie per i social media o da inviare ai familiari. Come Beltrán si era allontanato dalla guerra civile colombiana, i ragazzi marocchini si sono imbarcati per lasciarsi alle spalle il conflitto israelo-palestinese. Le immagini di Dialect, che inizialmente volevano raccontare le relazioni interne tra gruppi di giovani individui sono dunque diventate la base per far emergere il discorso sul fenomeno migratorio.

Arraigo: il permesso di soggiorno rilasciato per circostanze eccezionali e che consente di vivere in Spagna

La sospensione in cui vivono Youssef Elhafidi, Hamza Gharnili, Bilal Siasse ed altri giovani stranieri è un’attesa che raggiunta la maggiore età, può durare da uno a tre anni, prima di ottenere l’arraigo: il permesso di soggiorno rilasciato per circostanze eccezionali e che consente di vivere in Spagna anche a coloro che sono entrati illegalmente.

Questo tempo speso insieme al fotografo interrompeva la sospensione e costruiva uno scenario di temporaneo ma anche fisico interludio. Felipe Beltrán rappresenta la quotidianità di questi giovani all’interno del centro di acogida, che diventano i protagonisti di uno spazio tempo ai confini del gioco e della realtà, come una pausa tra un prima e un dopo di una vita normalizzata. Come a teatro, motivo di influenza dell’artista colombiano, l’interludio si inserisce come una pausa di distensione dalla rappresentazione, dove si ride, si smorza l’atmosfera.  L’interludio rappresenta il primo capitolo del progetto, la condizione attraverso cui raccontare la vita di questi ragazzi che la legge invita a scomparire, chiusi e controllati.

Le fotografie di reportage di Felipe Bèltran e la rappresentazione del corpo maschile

Secondo elemento centrale all’interno del progetto: il corpo, che viene mostrato dal fotografo in tutte le sue attività: durante l’allenamento, in prove di combattimento, nelle pose plastiche che fanno somigliare i ragazzi marocchini ai protagonisti seminudi di scene religiose nei dipinti rinascimentali. 

Nelle sue fotografie Felipe Romero Beltrán mette in relazione le varie parti del corpo nei singoli individui ed i corpi tra di loro, esattamente come nelle rappresentazioni religiose i migranti simulano scene di morti continue, performano la loro esecuzione, che sarà quella che dovranno affrontare alla fine del periodo di internamento, per resuscitare ogni volta e poter ricominciare la messa in scena. Il corpo, che la legge sull’immigrazione definisce di fatto cosa sia e come dovrebbe comportarsi in un determinato territorio è detto corpo estraneo, straniero, che all’interno delle mura fatiscenti del centro, costruisce il suo dialetto. Il progetto Dialect riflette, nella sua definizione e tensione, sul rapporto che il linguaggio esercita sui corpi, come spiega il fotografo.

Felipe Romero Beltrán, la legge sull’immigrazione spagnola tradotta per i migranti

Il libro comincia con una serie di ritratti in bianco e nero, fermo immagini di video, in cui i volti dei giovani migranti si contorcono di fronte alla prova della lettura della legge sull’immigrazione spagnola, nella lingua che ancora non conoscono e non capiscono. Burocrazia e procedura legale complesse anche per un madrelingua, che Felipe Romero Beltrán ha affrontato come lavoro di traduzione e resa accessibile per “persone normali” che si trovano davanti ad un sistema (testo) che li esclude.

Le loro movenze diventano il mezzo che si insinua nelle logiche del regime. Un modo non verbale per relazionarsi alla realtà, un tentativo fallimentare di definire e categorizzare tutto con la lingua che evidenzia l’impossibilità di contenere un corpo che rimane così sospeso nel vuoto, Felipe Beltrán dice: è in questo vuoto che mi interessa fotografare. Così come l’allenamento del fisico viene svolto senza finalità, senza riferimenti, anche leggere la legge spagnola diventa un atto che non serve a nessuno scopo, per questo sembra un gioco.

Felipe Beltràn fotografa la quotidianità del centro di acogida – la sfera politico sociale e documentaristica

Il progetto di Felipe Beltrán non è un progetto che parla solo del fenomeno immigrazione. Le relazioni tra i giovani marocchini restituiscono una dimensione individuale ad un tema omogenizzante ed alienante. Le immagini delle loro attività si alternano agli spazi spogli e decadenti in cui passano le loro giornate. Gli sfondi sono angoli di mura più che scorci di cielo, fondali di scena di fronte ai quali i migranti giocano le loro parti: si aggiustano barba e capelli, mangiano, si riposano, nel ritmo continuo dell’attesa. Il cibo, spesso fotografato dall’artista in uno stato di decomposizione, sembra assecondare il deteriorarsi dell’edificio e la decadenza dei corpi.

La fotografia di Felipe Beltrán mantiene un livello sospeso tra realtà e rappresentazione, tra memoria e sogno, le tematiche che sceglie appartengono alla sfera politico sociale e documentaristica, racconta la legge e le sue incongruenze e le sovrappone alla finzione. I gesti naturali si sovrappongono a quelli performativi, in un’alternanza tra corpo che serve il corpo che recita. Il mondano si sovrappone al traumatico: le immagini spesso ricostruiscono momenti (difficili) di vita vissuta dai migranti fuori dal centro, e trasformati in gesti di reale bellezza e supporto collettivo, in un ciclo che ad un certo punto si interrompe e fa intravedere il sole, aspettativa e speranza di un futuro normalizzato per questi giovani sospesi.

Come si ottiene il permesso di soggiorno permanente in Spagna

Dopo tre anni di internamento i migranti possono scegliere di applicare ad una procedura per ottenere il permesso di soggiorno permanente e restare nel paese straniero. Questa richiede di provare di aver raggiunto un determinato livello di integrazione sociale, che si giudica attraverso le relazioni instaurate. Elemento non misurabile dai criteri istituzionali, per cui di nuovo si fa ricorso alla performance. Un rito in cui il migrante deve dichiarare la sua volontà di essere integrato come adulto, perché in questo lasso di tempo ha preparato il corpo e la mente a riconoscersi nei panni di cittadino spagnolo.

Il libro è strutturato in modo simmetrico. Le fotografie che concludono il libro di Loose Joints tornano ad essere in bianco e nero e di nuovo fermo immagini della coreografia Instruction messa in atto da Lucia You e Bilal Siasse, uno dei ragazzi migranti, il corpo diventa nuovamente protagonista rappresentando il movimento del mare e del suo attraversamento illegale. Una rievocazione, reenactment di ciò che questi giovani hanno passato senza certezza sul loro futuro. 

Il libro di Felipe Romero Beltrán dalla copertina cancellata – fotografia analogica

I diversi elementi che lo compongono possono fare sembrare il lavoro di Beltrán inizialmente caotico e confuso, nel mio caso, so dove i progetti cominciano ma non so mai se e quando finiranno. Dialect è una serie che si struttura su vari livelli che vanno oltre la fotografia, per cui Felipe Beltrán spiega la fortuna di aver collaborato con LooseJoints che ha arricchito con la sua visione il progetto e reso nella forma libro.

Vincitore del Paul Huf Award di quest’anno si presenta con una copertina morbida dove fin dall’inizio si è indotti alla riflessione sul linguaggio e regole del linguaggio, in un percorso in cui la prova di comprensione di un testo si è trasformata in una prova fisica del corpo, il testo scompare. Si tratta dell’indice del testo giuridico sull’immigrazione spagnola, Texto consolidato. Un documento oltre che complesso da apprendere non viene accettato, per cui il gesto sovversivo di cancellarlo.

Dialect by Felipe Romero Beltrán is published by Loose Joints.

Claudia Bigongiari

Felipe Romero Beltrán vincendo una borsa di studio nel 2010 lascia il suo paese natale
Felipe Romero Beltrán vincendo una borsa di studio nel 2010 lascia il suo paese natale
Felipe Romero Beltran, Still
Felipe Romero Beltran, Still
Felipe Romero Beltran, dalla serie Dialect
Felipe Romero Beltran, dalla serie Dialect
Felipe Romero Beltrán, Dialect, le incongruenze della legge sull’immigrazione spagnola
Felipe Romero Beltrán, Dialect, le incongruenze della legge sull’immigrazione spagnola
Fotografia di Felipe Romero Beltran
Fotografia di Felipe Romero Beltran
Felipe Romero Beltrán utilizza la fotografia come tentativo non verbale per avvicinarsi alla realtà
Felipe Romero Beltrán utilizza la fotografia come tentativo non verbale per avvicinarsi alla realtà

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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