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Parigi al di là di Place-Vendôme: una riflessione su una nuova gioielleria no gender

Dalla Place-Vendôme della rivoluzione e dei diamanti, all’imborghesimento delle places royales. Interviene Caroline Gaspard, fondatrice della maison di alta gioielleria Akillis

Parigi, Place-Vendôme: la piazza della rivoluzione e dei diamanti

Rivoluzione e gioielli: questi i due attributi di Place-Vendôme. Una piazza di forma ottagonale, lunga duecento tredici metri e larga centoventiquattro, la cui costruzione si colloca tra il 1685 e il 1699. Il progetto iniziale fu di Jules Hardouin-Mansart, primo architetto del Re Sole, il quale la immaginò come centro ideale della città. Simbolo del potere durante l’Ancien Régime e della rivoluzione nel decennio 1789-1799, il nome Place-Vendôme ha finito per indicare un luogo astratto oltre che fisico, ovvero la giustizia e il suo Ministero. La storia dei nomi di Place-Vendôme non fu lineare: il nome originario era Place de la Conquete, poi trasformato in Place Louis le Grand – un tributo a Luigi XIV – e in Place des Piques – in italiano Piazza delle Picche – durante la Rivoluzione Francese. 

A tali cambi di titolo corrisposero momenti differenti della storia di Francia. Nel Diciassettesimo secolo, durante il rinnovamento urbanistico della capitale, la città di Parigi venne sezionata in quartieri e ricostruita secondo uno schema di uniformità. È in questa fase che vengono definiti i futuri grands boulevard – le arterie stradali preannunciate da porte trionfali e monumenti – e le places royales, – piazze chiuse, circoscritte dalle facciate di edifici posti in ordine simmetrico, contrassegnate da una statua monumentale al centro. Place-Vendôme, con la statua di Napoleone al centro e i suoi palazzi allineati, è un modello ideale dell’architettura razionale delle places royales. 

Place-Vendôme: da emblema della storia a «parco giochi per la società internazionale»

Il progetto iniziale fu un tentativo di speculazione immobiliare contemporaneo alla costruzione dei primi hotel privati che oggi, nel numero di ventotto, circondano la piazza. Che la storia sia passata per Place-Vendôme è invece un fatto riconosciuto. Tra i fatti più noti, sappiamo che la statua equestre di Luigi XIV, originariamente al centro della piazza, venne demolita e fusa negli anni della Rivoluzione. Il piede, unico superstite del monumento, è oggi conservato al Museo Carnavalet. Una sorte non migliore toccò alla statua di Napoleone eretta nel 1808 come simbolo del trionfo ad Austerlitz. Realizzata con il bronzo dei cannoni austriaci, su cui svettava Napoleone a mo’ di imperatore romano, fu demolita nel 1871 dalla Comune di Parigi. Oggi la colonna, rimessi insieme i frammenti che la componevano, è lo sfondo estetizzante di esercizi del commercio di lusso, tra residenze private, alberghi a cinque stelle e venditori di diamanti. 

A partire dal Diciannovesimo secolo la classe politica francese si è imborghesita e, con essa, la sua architettura. Se la Place-Vendôme del Diciassettesimo e Diciottesimo secolo era la rappresentazione puntuale di un fatto storico – l’ascesa dell’ancien regime prima e della rivoluzione poi – con la destituzione della vecchia politica la piazza è diventata un luogo della nuova borghesia. La statua di Napoleone e i palazzi sono rimasti, ma lo spazio che li separa si è riempito di nuovi contenuti. Nel ritratto che l’editore Alexis Gregory offre di Place-Vendôme nell’omonimo volume edito da Assouline, viene descritta come «un parco giochi per la società internazionale che converge al Ritz, uno degli hotel più eleganti e rinomati al mondo». 

Dall’hotel Ritz, inaugurato nel 1898 al numero 15 di Place-Vendôme  sono passati, tra gli altri, le couturier Elsa Schiaparelli e Mademoiselle Chanel, i reali di Windsor, le famiglie dei Rothschild e dei Vanderbilt, e i finanzieri J. P. Morgan e John Law. Il cast dei personaggi che qui si sono fermati comprende anche Francis Scott Fitzgerald, Marlene Dietrich, Rodolfo Valentino, Maria Callas, Greta Garbo e Marcel Proust, che nelle stanze del Ritz scrisse parte del romanzo capolavoro Alla ricerca del tempo perduto (1913-1927).

Place-Vendôme: ispirazione e conservazione di uno stile 

La geometria ottagonale di Place-Vendôme, simile ad una gemma dagli angoli smussati, pare abbia ispirato il design della boccetta di profumo di Mademoiselle Chanel, quel n°5 con cui nel 1955 sarebbe stata ritratta Marilyn Monroe nello scatto di Ed Feingersh. Nel tentativo di spiegare Place-Vendôme come stile, piuttosto che come luogo, il romanziere André Maurois scrisse: I suoi stessi abitanti, per via di qualche misteriosa influenza dei luoghi sulle persone, sembrano essere permeati dall’atmosfera. C’è anche uno stile di Place-Vendôme, uno stile riconoscibile in abiti e gioielli, così come nelle mirabili facciate con le loro colonne pure e simmetriche. Ma che cosa costituisce questo stile? Un mélange di ordine e fantasia. In nessun’altra parte del mondo il potere degli artisti è stato più coerentemente o più abilmente esercitato e rinnovato; eppure, ogni nuova invenzione è sempre rimasta soggetta alle regole di un gusto disciplinato e sicuro». 

Quel che Maurois tenta qui di esprimere a parole è l’idea di Place-Vendôme come ispirazione e conservazione di uno stile lineare, oggi riflesso nelle gioiellerie che la popolano. Cartier, Chaumet, Van Cleef & Arpels e Bvlgari sono solo alcune di loro. Akillis si pone come voce dissonante della gioielleria parigina che dal 2007, quando venne fondata da Caroline Gaspard, sfida i costumi di Place-Vendôme.

Akillis: una voce dissonante di Place-Vendôme che declina la fluidità

L’alta gioielleria, così come la moda, ha bisogno di fluidità. Caroline Gaspard, fondatrice di Akillis, intende questa necessità come una sfida, già presente nel nome che ha scelto per la sua Maison «Achille è un personaggio della mitologia, un emblema della forza che ho voluto riportare nel contesto della modernità. La modernità della Maison risiede anche nella scelta di forme senza identificazione di genere. Nel nostro manifesto si legge «Gender: who cares?» – Genere: a chi importa? – proprio a significare l’esigenza di fluidità nella gioielleria contemporanea».

«Anche nel design più lineare, come quello dei gioielli Puzzle, il tocco di diversità resta al di là della semplificazione delle forme. Il video realizzato con il ballerino Raphaël Say per la mia ultima collezione, Capture, è la resa in movimento dei gioielli Akillis. È una danza fatta di linee tese, pause, salite, discese e respiri».

Dal disegno alla manifattura del gioiello 

Caroline Gaspard «Quando creo nuovi pezzi o collezioni, proietto me stessa nel gioiello. Non appena ho davanti una pietra, so come configurarla. Nel momento in cui emerge l’idea, cominciò a disegnare la bozza. Solitamente inizio da un oggetto grande e lo trasformo, riducendolo infine in piccoli gioielli. La nostra manifattura lavora materiali nobili come l’oro, presente nelle sue tre varianti, ma anche il titanio. Si tratta di un materiale leggero e duttile: siamo stati tra i primi a farne uso commerciale. Lo preferiamo all’argento per via delle sue qualità inalterabili». 

«Il mio lavoro è una sfida continua con i laboratori sui temi della qualità e del know-how. Li spingo all’estremo delle possibilità creative. I laboratori non cercano di essere all’avanguardia, ma utilizzano tecniche della tradizione e le applicano alle nuove tecnologie. La collana Capture rappresenta questa dualità. L’utilizzo di oro e diamanti in un pezzo flessibile senza chiusure è il risultato di una conquista tecnica».

Asse moda-gioielleria: la semplificazione delle forme è semplificazione dei codici?

Caroline Gaspard «Nella moda si assiste a una crescente semplificazione delle forme, un levare che si traduce in abiti sobri, senza eccessi. La stessa tendenza si vede nell’alta gioielleria, che oggi guarda allo stesso minimalismo. Tuttavia, forme e contenuti non sempre si corrispondono. Parlando del caso di Akillis, posso esprimermi in termini di linearità e geometria, ma non c’è minimalismo nei contenuti. Il messaggio rimane complesso: libertà di genere e apertura al contemporaneo lo definiscono. Il discorso cambia quando a dettare lo storytelling non è il designer, ma il marketing. Quando sono le logiche di mercato a dare gli argomenti per vendere, la storia si impoverisce. Questo vale per la moda tanto quanto per la gioielleria».

 Stella Manferdini

Caroline Gaspard, founder del brand Akillis
Caroline Gaspard, fondatrice della maison di alta gioielleria Akillis
Akillis Paris, Caroline Gaspard
Gioielli Akillis Paris

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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