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Toscana 2019, opera Francesco Bruno
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Le Polaroid di Francesco Bruno: reale, virtuale e ossessione del collezionismo

Digital Safari è un progetto che indaga le realtà virtuali che si manifestano nell’esistenza fisica: Francesco Bruno, il collezionista di animali fantastici tra viaggi per il mondo e Pokémon Go

Catalogare la realtà tramite la fotografia: Bernd e Hilla Becher e i loro studi in bianco e nero di edifici industriali

Alcuni uomini più di altri sono portati verso un istintivo bisogno di collezionare, catalogare, raccogliere in serie. Quando penso alla serie per immagini il primo esempio che mi viene in mente è quello dei coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher, passati alla storia della fotografia per i loro studi in bianco e nero di edifici industriali. Si conobbero da studenti all’Accademia di Dusseldorf verso la fine degli anni Cinquanta e cominciarono nel 1959 a documentare l’edilizia della regione della Ruhr, concentrandosi sulle torri idriche delle fabbriche e sulle loro forme, messe a confronto tra loro in un raggruppamento per similitudine e studiate ciascuna da varie angolazioni e punti di vista. Un lavoro che richiedeva loro molto tempo: la prima raccolta venne pubblicata nel 1970 e raccoglieva oltre dieci anni di immagini. 

Digital Safari di Francesco Bruno: 300 Polaroid, realtà con figure fantastiche del mondo virtuale  

Oggi scattare con uno smartphone rende tutto più rapido, ma portare avanti progetti in serie richiede altrettanta dedizione, quasi una tendenza alla nevrosi ossessivo-compulsiva. Francesco Bruno dal 2019 ha collezionato un migliaio di immagini nell’ambito del suo progetto Digital Safari, in cui unisce un mondo virtuale fantastico – quello del gaming e di Pokémon Go – e luoghi reali di tutto il globo, creando un universo parallelo in cui i confini si confondono grazie al mezzo fotografico. Il risultato sono oltre 300 Polaroid scattate tra Milano, i ghiacci dell’Islanda e il deserto brasiliano dei Lencois, in parte sono state esposte presso l’Atelier Pananti di Milano, dove le opere sono oggi in vendita.

Francesco Bruno e il gaming; il Game Boy e la saga dei Pokémon 

«Non sono mai stato un fanatico dei videogame, a parte per le prime versioni di Pokémon per Game Boy», racconta l’artista classe 1989. Quello dei Pokémon è stato uno dei primi fenomeni davvero globali, che come Harry Potter ha raggiunto in breve tempo ogni angolo del pianeta e conquistato generazioni diverse. Il gioco, che ha fatto la fortuna di Game Freak a partire dal 1996, è stato poi riportato in auge esattamente vent’anni dopo, con la pubblicazione di Pokémon Go, software free-to-play sviluppato da Niantic per smartphone iOS e Android, basato su realtà aumentata geolocalizzata attraverso GPS. 

Pokémon Go mania: dalle multe fino ai 150mila incidenti stradali negli Stati Uniti in cinque mesi

Grazie anche all’effetto revival, la mania è scoppiata immediata: secondo Apple, Pokémon Go è stata l’applicazione mobile più scaricata nella settimana di lancio, superando i precedenti record di download. È  stata anche una delle più controverse, criticata e denunciata: se in Italia, poche settimane dopo il lancio, è arrivato un esposto alla Procura di Roma a seguito di una multa data a un ragazzo torinese perché dava la caccia alle creature mentre era alla guida del suo motorino, in altre parti del mondo ci sono state risse, migliaia di incidenti stradali – 150mila negli Stati Uniti nell’arco di appena cinque mesi dopo il lancio–, feriti e addirittura morti, di cui esiste un contatore costantemente aggiornato con i dettagli.

Francesco Bruno, l’app e la possibilità di guardare oltre lo spettro del visibile 

Racconta Bruno di aver scaricato il gioco per smartphone proprio nel 2016, mentre si trovava all’estero con alcuni amici. «Catturammo in breve tempo quasi tutta la prima serie. Mi resi conto subito che la funzionalità fotografica non era entusiasmante: l’elemento digitale che rappresentava il Pokémon era un una sorta di adesivo bidimensionale al centro dello schermo». Quando la funzione di realtà aumentata è stata poi migliorata un paio d’anni dopo, insieme all’aspetto fotografico, Bruno ha cominciato a intravedere le potenzialità dell’app, che «mi permetteva in questo modo di guardare in maniera creativa oltre lo spettro del visibile. È stato poi nel 2019, durante una vacanza in Grecia, che ho capito di volerne fare un progetto». 

Il continuo passaggio tra reale e virtuale nel Digital Safari di Francesco Bruno 

Nelle opere di Bruno c’è un continuo passaggio tra reale e virtuale, che comincia a partire dall’applicazione, il supporto dove per prima cosa viene catturato il soggetto. Il rapporto con la realtà rappresenta il secondo passaggio, in particolare con le località in cui Bruno si trova a viaggiare, in cerca di nuovi paesaggi e colori, dettagli, che osserva e cerca di interpretare immaginandoli a fare da sfondo a uno dei suoi soggetti virtuali. I percorsi per arrivare all’immagine finale possono essere molteplici e mettere in dialogo forme, cromatismi o anche la natura del soggetto, l’elemento cui appartiene la creatura.

«Seleziono il protagonista adatto dall’app e tramite la funzionalità di realtà aumentata lo posiziono nell’ambiente che ci circonda. Dove la natura è più impervia e la connessione è assente rifletto con anticipo su quale soggetto portare con me. Ne seleziono uno finché la connessione lo consente e poi lo posiziono a meta raggiunta, senza possibilità di ripensamento». Questa caccia, che prima avviene all’interno dell’app, e poi si esprime nello scouting dei luoghi più adatti, ricorda il lavoro di quei fotografi naturalisti che trascorrono ore e giorni appostati nella macchia in attesa che si palesino gli animali nei propri habitat. Bruno ottiene lo stesso risultato, mettendo in scena le creature digitali in quello che potrebbe essere il loro habitat naturale. 

Francesco Bruno, le Polaroid e l’immaginario collettivo che le associa alla realtà

Una volta tornato dai suoi viaggi l’artista opera l’editing fotografico sulle decine di scatti realizzati, e procede poi con la stampa delle immagini in formato Polaroid in singola copia, riportandole su un piano di realtà. «Mi piace pensare che la Polaroid abbia la capacità di affermare quanto esistito. Nell’immaginario collettivo dentro una Polaroid c’è una scena accaduta nella realtà. Per me quel Pokémon è esistito, ero lì, l’ho fotografato mentre interagiva con l’ambiente circostante. Voglio quindi affermare la presenza di un elemento digitale ai nostri tempi: ho ritratto la coesistenza di due livelli che milioni di persone vivono ogni giorno attraverso Pokémon Go. Documentare questa duplicità è diventato il mio obiettivo. Mi è stato chiesto perché non avessi sviluppato degli NFT, ma trovo semplicemente più soddisfacente ritrarre il mondo digitale in maniera tangibile». 

Il collezionismo e il concetto di figurina

Il formato della Polaroid permette a Bruno di richiamare nello spettatore il concetto di figurina e di collezionismo, e lui stesso le raccoglie in album che riportano a quelli di figurine: in totale per il momento ha superato i 300 scatti, e l’idea è di continuare a portare avanti la ricerca in maniera quotidiana. «Dopo la Grecia ho continuato in ogni luogo in cui ho messo piede: dalla Toscana alle piste del Monte Bianco, dai colli piacentini alle città d’Europa, e ancora in Marocco, Giordania, Brasile, Islanda». La chiave è sempre l’attenzione per i dettagli, che, dice, «non mancano neanche nella città in cui sono nato, Milano: per esempio all’interno del campo da basket della mia scuola d’infanzia».

Il collezionismo fa sempre leva sulla nostra inclinazione all’ossessione e alla dipendenza

«Giocare, dopo essere stato inizialmente un piacere, è diventato a un certo punto necessario per avere modo di catturare i miei soggetti fotografici, che non posso rischiare di perdere nel momento in cui vengono rilasciati all’interno del gioco, magari per poche ore o giorni. In alcuni casi ho impiegato anche anni a trovare certe creature». Un progetto come questo potrebbe proseguire all’infinito, o almeno fino a quando l’app sarà disponibile per smartphone o altre consolle. Il collezionismo fa sempre leva sulla nostra inclinazione all’ossessione e alla dipendenza, che è poi il principio che ha reso il gioco di Nintendo un vero successo. 

Alessandra Lanza

48°52'02.4N 2°19'45.3E, Parigi 2019, Francesco Bruno
48°52’02.4N 2°19’45.3E, Parigi 2019, Francesco Bruno
30°20'17.8N 35°25'48.0E, Giordania 2022, Francesco Bruno
30°20’17.8N 35°25’48.0E, Giordania 2022, Francesco Bruno

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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