Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Il liceo del Made in Italy non salverà il futuro dei giovani italiani

Al di là della propaganda: l’Italia è agli ultimi posti in Europa per numero di laureati, giovani occupati, investimenti in istruzione e ricerca, e il Pnrr potrebbe non bastare

Liceo del Made in Italy: la captatio benevolentiae davanti ai ragazzi di un istituto agrario

Nel giro di cinque giorni il governo ha prima annunciato delle multe fino a Centomila euro contro chi usa le parole inglesi nella pubblica amministrazione; poi, ha dichiarato la volontà di creare un ‘liceo del Made in Italy’. Non del prodotto in Italia, proprio del Made in Italy, ché suona meglio in inglese. La premier Meloni ha presentato l’idea elogiando il carattere pragmatico degli istituti tecnici, in particolare quello agrario – il suo intervento al Vinitaly si rivolgeva proprio a un gruppo di studenti del liceo agrario: per Cicerone la captatio benevolentiae era uno dei pilastri dell’ars oratoria.

La senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia e le materie del liceo del Made in Italy

Questa è la prima ‘proposta’ avanzata dal governo riguardante l’istruzione, e qui sorgono parecchie domande. Soffermandosi poi alle parole rilasciate all’Ansa dalla senatrice Carmela Bucalo di Fratelli d’Italia, firmataria del disegno di legge per l’istituzione del liceo del Made in Italy, questo sembra avere in realtà poco a che fare con la vocazione tecnica, men che meno con quella agraria: assieme a molte ore di italiano e matematica il nuovo percorso di studi secondari proporrebbe materie come chimica, scienze, lingue, filosofia e storia cui andranno aggiungendosi materie di diritto, economia, marketing. Al termine di questo liceo, le facoltà universitarie più indicate per approfondire il corso di studi sarebbero Economia, Marketing e Legge. Resta quindi da capire in che modo il nuovo liceo dell’autarchia produttiva rappresenti una reale alternativa ai percorsi già esistenti, e soprattutto cosa abbia a che fare con l’agraria. 

Disoccupazione giovanile, numero laureati, NEET in Italia

Risulta complesso non considerare la proposta l’ennesima trovata pubblicitaria del governo. Ancor più se ci si chiede: quale può essere il contributo del liceo del ‘fatto in Italia’ alla soluzione dei problemi strutturali riguardanti istruzione e occupazione? Sul piano della formazione, l’Italia da anni si distingue per una delle più basse percentuali di laureati in Europa; dopo Grecia e Turchia detiene il record dei giovani che non studiano e non lavorano; vanta il terzo dato più alto sulla disoccupazione giovanile in Europa (dopo Spagna e Grecia) e in generale ha un mercato del lavoro non in grado di attirare professionalità dall’estero e incapace di trattenere i giovani, che emigrano in cerca di stipendi e opportunità migliori.

L’Italia è penultima in UE per numero di giovani laureati

Secondo i più recenti dati di Eurostat,  il 41 per cento della popolazione europea di età compresa tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea. L’Italia è al di sotto di questa media: si ferma al 28 per cento di giovani laureati – penultimo posto in Europa, prima della Romania. Lussemburgo e Irlanda registrano rispettivamente il 63 e il 62 per cento. Gli Stati membri hanno fissato per il 2030 l’obiettivo di avere il 45 per cento della popolazione tra i 25 e i 34 anni con un titolo universitario. Al momento hanno già raggiunto questo traguardo 13 Paesi, e appare alquanto difficile che il liceo el MAde in Italy possa in qualche modo contribuire a colmare il gap. 

Più italiani all’estero che stranieri in Italia: lo dicono i numeri, dal nostro Paese si fugge

In Italia, secondo il dato Istat, il tasso di disoccupazione totale giovanile si attesta al 23%. Si registra il terzo dato più alto sulla disoccupazione giovanile in Europa (dati Eurostat). In questa classifica l’Italia è superiore solo a Spagna (disoccupazione giovanile al 32,1%), e Grecia (disoccupazione giovanile al 28,5%). Questo dato è causato non solo dalla mancanza di competenze, esperienza lavorativa e capacità lavorative insufficienti, ma anche dai salari bassi.

I salari medi fissati nel mercato del lavoro italiano non sono sufficienti e i giovani più qualificati lasciano il Paese. Stando all’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, la comunità dei cittadini italiani ufficialmente iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero, ha superato la popolazione di stranieri regolarmente sul territorio nazionale. Nel Bel Paese l’8,8% dei cittadini regolarmente residenti sono stranieri, mentre i cittadini italiani che risiedono all’estero sono il 9,8%, oltre 5,8 milioni. L’Italia è un Paese da cui si emigra, ma dal 2006 al 2022 la mobilità italiana è cresciuta dell’87%. I giovani italiani tra i 18 e i 34 anni che vivono all’estero sono oltre 1,2 milioni. Dall’Italia si scappa.

Quanto vale avere la laurea in Italia per entrare nel mondo del lavoro?

In Italia la laurea ha perso di valore. A causa dei tagli all’istruzione operati negli ultimo decennio, e della precarietà sempre più diffusa, i laureati si trovano costretti ad accettare lavori per i quali non era necessario iscriversi all’università – rendendo vani i sacrifici economici sostenuti dalle famiglie, come dimostra il dibattito sui costi per gli affitti in città come Milano. Il problema dell’occupazione di persone qualificate in Italia è legato anche agli scarsi investimenti in ricerca e sviluppo. L’Italia spende in questo ambito poco più dell’1,4% del suo Pil, la Francia il 2,2%, la Germania il 3,1%: siamo a livelli inferiori rispetto alla media Ue, che è del 2,2%. Sono decenni che si ripete che il nostro Paese investe meno degli altri Paesi avanzati nella ricerca. 

I dati Unioncamere e Anpal : il mancato incontro tra domanda e offerta nel mercato del lavoro italiano

In Italia continua a crescere la richiesta di laureati da parte delle imprese, ma quasi uno su due non si trova. I dati Unioncamere e Anpal dimostrano che non sono solo ingegneri, fisici, matematici e informatici ad essere ricercati dalle aziende, ma anche laureati in economia e insegnanti. Al primo posto tra i laureati più richiesti ci sono quelli a indirizzo sanitario paramedico, poi quelli in ingegneria elettronica e dell’informazione, poi i laureati in scienze matematiche, fisiche e informatiche.

Quanto spende l’Italia per l’Istruzione

L’Italia è il Paese europeo che in percentuale alla propria spesa pubblica investe meno nell’istruzione, comprendendo sia la scuola dell’obbligo, l’Università, servizi sussidiari all’educazione e altri tipi di formazione. Solo l’8,0% della spesa pubblica è destinata all’istruzione, posizionando l’Italia all’ultimo posto della classifica dopo la Grecia (8,3%). La media Europea è del 10,0%. Questo influisce sulla qualità dell’istruzione e sulla capacità della scuola italiana di formare. Non è un caso che all’interno dell’Unione europea, l’Italia rientri tra i paesi dove il tasso di dispersione scolastica resta più consistente. Citando i dati della Svimez,  i ragazzi tra i 18 e i 24 anni con nessun titolo di studio o al massimo la licenza di scuola media sono al 16,6% nel Sud Italia e al 10,4% nel Centro-Nord. Il tasso di abbandono medio è del 12,7%, a fronte di una media europea del nove. 

Molto dipende dai territori in cui si nasce: meno servizi la scuola offre più alto è l’abbandono. Il Pnrr ha stanziato un miliardo e mezzo contro la dispersione scolastica, eppure non raggiunge l’obiettivo di colmare i divari: i presidi devono gestire la mancanza di personale nelle segreterie vuote e sono preoccupati per la rendicontazione dei progetti, tanto che in molti potrebbero decidere di non utilizzare le risorse. L’obiettivo di portare entro il 2026 il tasso di abbandono scolastico dal 12,7% attuale al 10,2% (avvicinandosi alla media europea) appare oggi forse troppo ambizioso, anche perché le norme del Pnrr prevedono che i primi risultati debbano già essere raggiunti entro la fine del 2024. La domanda quindi resta: davvero si pensa che serva il liceo del Made in Italy?

Siamo ancora quelli dell’Italia ‘pasta pizza e mandolino’?

«L’istituto agrario è il vero liceo. Nulla è più profondamente legato alla nostra cultura che quello che questi ragazzi studiano. Per questo ragioniamo sul liceo del Made in Italy, il legame tra cultura e identità è quello che di più prezioso abbiamo» ha dichiarato la premier Meloni. Ma da quando l’Identità e la cultura dell’Italia sono rappresentate solo dalle tipicità culinarie e eno-gastronomiche? Se proprio vogliamo parlare di identità e di eccellenze, sono ventuno i premi nobel vinti da cittadini italiani (siamo i settimi al mondo): tra questi ci sono sei premi Nobel per la letteratura, sei per la medicina e sei per la fisica. Siamo sicuri che la nostra identità sia solo quella del cliché ‘pasta pizza e mandolino’?

Giuseppe Francaviglia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X