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Davide Trabucco, Torre di Babele, in Inner space, a cura di Mariabruna Fabrizi e Fosco Lucarelli, Trienal de Arquitectura de Lisboa 2019 (still frame)
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Appunti, archivi digitali e rapporti diagonali: intervista a Davide Trabucco

«Vivo di molti appunti e poche opere». A giugno, un nuovo progetto di Davide Trabucco in collaborazione con Triennale di Milano per London Design Biennale

Fondazione Artistica Collegio Venturoli: uno spazio di ricerca per giovani bolognesi 

La ricerca artistica di Trabucco si è svolta principalmente presso la Fondazione Artistica Collegio Venturoli di Bologna. Quale percorso offre questa istituzione e che tipologia di collaborazioni promuove. 

«Sono stato un borsista della Fondazione. La mia permanenza è terminata a fine Marzo. Il collegio nasce nel 1825 dal lascito dell’architetto bolognese Angelo Venturoli che impiegò tutto il suo patrimonio al fine di creare una residenza che potesse accogliere giovani bisognosi – dagli otto anni d’età fino a ai diciannove – per impartirgli un’educazione che consentisse loro di accedere all’accademia di belle arti. Dal Novecento, con la nascita delle scuole pubbliche, il collegio periodicamente emette un bando rivolto a bolognesi che abbiano terminato gli studi superiori. Si resta borsisti fino ai trent’anni. La Fondazione fornisce uno studio gratuito e non impartisce richieste specifiche ai candidanti selezionati; annualmente si è tenuti a fare un resoconto riguardo propria ricerca artistica che procede in autonomia. Ci è permesso il privilegio di perdere tempo. Coltivare un otium intellettuale che oggi il sistema dell’arte non contempla». 

Il concetto di ‘appunto’ per Davide Trabucco 

Nel 2014 Trabucco presenta l’installazione site specific, caratterizzata da una matrice relazionale, appunti. Seguono appunto per la mia prigione, appunto per un simbolo che ne contenga un altro e appunto per una scala per il paradiso. Le ultime tre sono combinazioni geometriche in legno, che è origine della carta, protagonista in appunti. Quale significato specifico ha questo termine per l’artista?

«Vivo di molti appunti e poche opere. Può essere complesso per me trovare una forma finita a un’idea. Per questo mi piace lavorare su commissione perché permette di avere un interlocutore con cui confrontarsi. Appunti è stato presentato al Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, che d’estate ospita una rassegna culturale. Quando mi fu chiesto di partecipare ero alle prime armi. Iniziai a disegnare su carta cosa fosse per me un cimitero. I disegni sono stati poi oggetto di molte fotocopie che, impilate l’una sull’altra, i visitatori potevano portare via con sé. Gli altri tre lavori sono legati al simbolo ligneo della croce, quella indossata dai chierichetti. Ho cercato di studiare cosa potesse nascere tridimensionalmente dalla loro intersezione. È un simbolo mortifero, che attraversa la storia dell’iconografia cristiana. Sono appunti per me perché non li ritengo opere. Sono prototipi. Vorrei realizzarli in scala monumentale, in un contesto adatto che li possa ospitare, per innescare anche un rapporto fisico-spaziale tra lo spettatore e l’opera». 

Il video per Davide Trabucco. Torre di Babele alla Triennale di Architettura di Lisbona

Nel 2019 Trabucco realizza, in occasione della Triennale di Architettura di Lisbona, Torre di Babele – un citazionismo stratificato che si origina intorno al collo delle Torri Gemelle. Che rapporto si innesca qui con le potenzialità del linguaggio video? 

«Sono affascinato dal video e lo sto studiando. Non ho un’ampia cultura cinematografia che spesso va di pari passo all’utilizzo di questo medium a fini artistici. Alla Triennale di Architettura di Lisbona mi fu chiesto di utilizzare due schermi speculari senza la possibilità di utilizzare il suono. Solo immagini video. Torre di Babele dilagava con Recinto: sono progetti nati dalle possibilità creative messe a disposizione dal computer, che è il mezzo da me più utilizzato. Ho realizzato un montaggio che si compone di una successione narrativa di ritagli selezionati. Tutto ruota attorno all’idea del crollo di un ‘mito’. Quando avvenne l’attentato alle Torri Gemelle ero al primo anno di liceo. Che si voglia o no, cresciamo un po’ tutti filoamericani, con il sogno statunitense. Quando dalla provincia arrivai a Bologna questa simpatia si sgretolò. Era anche l’anno del G8 di Genova. La mia percezione del mondo cambiò». 

Tra dicotomia e corrispondenza: Confórmi

Confórmi è un’ars combinatoria che proietta il classico concetto di archivio in un progetto digitale media specific in fieri (Tumblr e Instagram). In una passata intervista, Trabucco ha affermato che «non è un lavoro di fatica». Come spiega allora che tra tutti i suoi progetti quello forse più personale e meno impegnativo sia, al momento, anche quello che gli ha garantito più visibilità e riconoscimento da parte del sistema dell’arte? 

«Non c’è fatica perché non c’è obbligo nella ricerca che svolgo. Confórmi mi ha insegnato la natura delle immagini e come si relazionano per accostamenti. L’elemento che ritorna e favorisce il dialogo iconografico tra due elementi mi porta ad attuare un’operazione di scomposizione e ricomposizione che permette di comprendere il significato di queste tracce visive. Vi alberga un gusto postmoderno, di citazionismo e riproposta di immagini e significati attraverso nuove associazioni. Si tratta di un archivio digitale basato sulla ricerca del già presente: non scatto fotografie, se non poche, e non creo nuove immagini. Mi piace ‘rubare’ le immagini e restituirle, suggerendo nuove suggestioni». 

Confórmi: un progetto potenzialmente infinito 

Se l’obiettivo di Confórmi è quello di ordinare – spesso ricorrendo a un gusto pop – la proliferazione iconica contemporanea, può essere definito un progetto utopico nella sua estensione potenzialmente illimitata? 

«Non voglio interrogarmi troppo su dove mi condurrà questa ricerca e quanto durerà. Mi piacciono le immagini, la drammaticità che spesso racchiudono. La pervasività del Gruppo del Laocoonte per esempio, torna più volte in Confórmi. Noi vediamo la copia romana della scultura, senza il più delle volte saperlo, e ne godiamo come se fosse l’originale. Ciò scardina il concetto di autorialità. Mi chiedo cosa rimarrà un giorno di questo progetto. Resterà qualcosa di me senza sapere che mi appartiene o sopravviverà magari una copia?»

«Ricevo dei ‘confórmi fai da te’, una pratica di emulazione da parte di chi segue il progetto. Un riscontro inatteso che, indipendentemente dai risultati, fa riflettere sulle potenzialità della comunicazione digitale in un più ampio bacino socio-culturale. Credo che l’importante sia non semplificare troppo il senso che sottende all’accostamento di una sconfinata eredità visiva».

La diagonale. Un segno nella storia dell’arte

Come notava nel 1986 il grafico Alfred Hohenegger ne La diagonale: nell’arte, nell’architettura e nella comunicazione visiva, questo segno ha spesso rotto l’equilibrio di un rapporto o segnato distanza tra le parti. La diagonale attraversa la scenario filosofico-culturale a partire dall’ambito pitagorico  quando fu scoperta l’incommensurabilità del lato e della diagonale del quadrato che scardinò le certezze  del tempo, introducendo la nozione di numero irrazionale per cui Ippaso di Metaponto fu condannato a morte. In ambito artistico, la diagonale è presente in innumerevoli opere appartenenti a differenti periodi, si pensi  solo all’utilizzo che ne fa Jacques-Louis David per la costruzione dello spazio pittorico-prospettico ne Il giuramento degli Orazi, alle opere di Piet Mondrian o Theo van Doesburg. 

Come Trabucco percepisce questo segno all’interno della sua poetica? 

«Ho provato a dividere il quadrato dell’immagine in segmenti paralleli ma il risultato visivo si depotenzia. Mi affascina il movimento rotatorio che induce la diagonale anche rispetto a come noi leggiamo impulsivamente ciò che ci viene posto di fronte».

Un nuovo progetto in collaborazione con Triennale di Milano per London Design Biennale

«Sto lavorando con Triennale di Milano a un progetto in occasione della London Design Biennale che si terrà a giugno. L’idea nasce da una riflessione tra arte e motonavi che ha caratterizzato decenni del secolo scorso in Italia. Verso la metà del Novecento, si producevano grandi navi da crociera contenenti molte opere d’arte e design. Spesso gli arredi artistici andavano poi perduti perché le imbarcazioni venivano dismesse nell’estremo Estremo Oriente. Se forse un quadro di Capogrossi tornava sul mercato, un tavolino di Gio Ponti poteva trovare nuovi impieghi o andare smarrito. Mi è stato chiesto di presentare un lavoro che sintetizzi questo momento storico per certi versi glorioso per la nostra nazione. Quell’idea tanto cara agli italiani di un periodo in cui siamo stati grandi, che trova riscontro sempre nel passato e mai nel presente». 

Davide Trabucco

Classe 1987, vive e lavora a Bologna. È un ex borsista presso Fondazione Artistica Collegio Venturoli. All’attivo conta mostre personali e collettive nazionali e internazionali. Ha ideato il progetto digitale Confórmi, a partire dal quale ha realizzato anche opere su commissione per Kartell e Fondazione Prada. 

Federico Jonathan Cusin

Davide Trabucco, confórmi, (Mansilla + Tuñón, Ciudad de León Auditorium, León, Spain, 2001 VS Pezo von Ellrichshausen, Parr House, Chiguayante, Chile, 2008), 2022
Davide Trabucco, confórmi, (Mansilla + Tuñón, Ciudad de León Auditorium, León, Spain, 2001 VS Pezo von Ellrichshausen, Parr House, Chiguayante, Chile, 2008), 2022
Davide Trabucco, confórmi (Al Parker, vintage photo VS Pietro Perugino, Saint Sebastian, 1495), 2022
Davide Trabucco, confórmi (Al Parker, vintage photo VS Pietro Perugino, Saint Sebastian, 1495), 2022

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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