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Anna Wintour Met Gala 2024
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Anna Wintour e le storie di moda che non vorrebbero essere banali

La credibilità di Anna Wintour scende come i dati di alcune tra le aziende del lusso: la signora non comprende più il tempo che scorre e trova Tik Tok quale sponsor del Met: la banalità delle storie di moda

Il tema floreale per il Met Ball: lo sponsor è Tik Tok

«Florals? For Spring? Groundbraking» – Miranda Priestley liquidava il tema floreale per una storia di primavera. Anna Wintour lo sceglie per gli abiti al Met Ball. Uno sforzo di fantasia, il codice: The Garden of Time. Fiori ricamati in plastica, petali in volume sintetico: nylon, lurex, poliestere, lustrini. Tutto quello che non è moda, che non è rivolto al futuro dell’industria tessile, ce lo ricordiamo a New York, il primo lunedì di maggio del 2024. Lo sponsor è Tik Tok. Il CEO Mr. Shou Chew arriva al Met il primo lunedì di maggio.

Tik Tok non più utilizzabile in America: Universal e Taylor Swift

È di pochi giorni fa la legge che fermerà Tik Tok dagli Stati Uniti. Per esser più precisi, la legge dice che se Tik Tok non diventa di proprietà americana almeno per una buona parte delle azioni, l’applicazione non sarà più accessibile in America. In America sono circa 170 milioni gli utenti di Tik Tok e la risoluzione è stata mossa dal timore che i loro dati possano andare nei sistemi cinesi dove il controllo della privacy è ridotto. Gli utenti americani diventerebbero clienti per prodotti cinesi e manderebbero troppi dollari nelle banche orientali. 

La sponsorizzazione di Tik Tok suppone un budget di milioni di euro. L’accordo non poteva saltare a ridosso dell’evento, neanche per una legge del Senato americano. Universal Music ha bloccato le proprie edizioni sulla piattaforma – ma Taylor Swift, il nome di punta sia di Universal sia di tutta l’industria discografica americana, ha deciso che la sua musica su Tik Tok ci deve essere. La leggerezza con cui la signora Wintour sceglie il tema floreale per una festa di primavera è la stessa con cui firma un accordo con un Social Media cinese come sponsor di una mostra che vorrebbe essere culturale. 

Joe Biden 81 anni, Donald Trump 77 anni – Anna Wintour 74 anni

Nel 2024, con le elezioni americane in autunno, una guerra in Ucraina e una in Israele, e un mondo che si sta scegliendo a record di temperature in fuoco, la moda parla di fiori. In questo anno corrente, Joe Biden compie 81 anni, Donald Trump arriva 77 – Anna Wintour gira i 74: quando si interessando di social media rischiano la credibilità. Non voglio porre politica e moda sullo stesso tavolo, ma il costume è stato capace di raccontare strati di storia.

Definizione aggiornata di Boomer

La moda è una questione per gente giovane – io vorrei azzardare a evolvere: la moda non è una questione per Boomer, e i Boomer non sono definiti dalla loro età. I Boomer sono quelli che oggi rimangono convinti di come i Social Media siano gli strumenti della comunicazione per il futuro e per le prossime generazioni. I Boomer sono quelli che sono riusciti a degradare la parola sostenibilità a un sinonimo di noia: ai Boomer non interessa parlare di fibre naturali, non interessa preoccuparsi delle microplastiche – ai Boomer interessano i fiori in primavera, ricamati in paillette. 

Sleeping Beauties, Reawekening Fashion – co-chair e il tema The Garden of Time

Se il tema per gli abiti della festa floreale è The Garden of Time, il titolo della mostra è Sleeping Beauties. Il collegamento si chiama intrattenimento. Si aggiungeva il sottotitolo: Reawakening Fashion – la mostra ambisce a risvegliare la moda, la sua creatività – appunto, l’idea per tanto impegno sono i fiori a primavera. Il Costume Institute del Metropolitan espone una selezione di abiti storici, da Nina Ricci a Dior, passando per le crinoline ottocentesche di Worth, fino ad andare indietro ai ricami Tudor. Insieme a Tik Tok, a sponsorizzare la mostra è Loewe.

I co-chair sono quattro persone che, insieme alla signora Wintour e a Mr Chew, appaiono in testa all’invito per il gala di apertura – leggiamo Zendaya, Chris Hemsworth, Jennifer Lopez e Bad Bunny. Queste persone dovrebbero apparire in qualche modo coerenti con il tema culturale della mostra – per percorso professionale, per i ruoli in cui hanno lavorato, per evenienza di cronaca o rotocalco. 

Anna Wintour, Met Gala 2024
Cameron Dove e Damiano David, Met gala 2024
Cameron Dove e Damiano David, Met Gala 2024
Zendaya, Met gala 2024
Zendaya, Met Gala 2024
Francesco Risso e Nicki Minaj, Met gala 2024
Francesco Risso e Nicki Minaj, Met Gala 2024

La mostra del 2005 dedicata a Chanel – i tempi di Socialite Rank

Nel 2005 la mostra era dedicata alla storia di Chanel. In testa all’invito, era la principessa di Hannover, Carolina di Monaco – i co-chiar erano Karl Lagerfeld, Anna Wintour e Nicole Kidman, protagonista di quello spot sul profumo numero 5 girato a richiamo delle scale del Metropolitan. Nel 2005, Facebook stava appena diventando popolare. A New York funzionava una tra le sue versioni bozza, si chiamava A Small World – ma soprattutto, a New York, lavorava un sito che titolava Socialite Rank e che rilasciava la classifica delle socialite più in vista, le «It Girl» di cui più si parlava. Quali fossero i criteri che facevano muovere su e giù per la classifica alcuni nomi di ragazze carine, ricche e con un genitore rilevante, non era dato da sapere – così come ignaro restava l’autore che scriveva sulle pagine di quel sito (si supponeva Derek Blasberg nel ruolo di Truman Capote circondato dalle sue amiche, ma non è stato confermato).

Tinsley Mortimer, Fabiola Barecasa, Olivia Palermo, Julia Restoin Roitfeld, Lauren Davis, Paris Hilton. Le ragazze non perdevano occasione di dare poco conto alle frasi taglienti con cui si raccontava il loro sali e scendi, mentre erano le prime a leggere con la bramosia che a New York si può imparare: gli inviti che ricevevano, i vestiti che sceglievano, le copulazioni che raccontavano. Erano le eredi delle Swans, certo – e su di loro restava un poco di mistero, di gioco – grazie a quella noncuranza che pretendevano. Senza noncuranza, tutto è crollato – con l’arrivo di Instagram, dell’esibizionismo autocompiaciuto e di un balletto su Tik Tok.

«It Girl» o «It Boy» – il significato del termine

«It Girl» o «It Boy». Il termine «It» vuole intendere la dimensione di una ragazza che è oggetto di attenzione anche se non fa niente per richiederla. Si fonda sull’avvenenza fisica e sull’agiatezza. Andando avanti con gli anni il termine si evolse grazie alla letteratura – i fratelli Sitwell e il giro letterario di Evelyn Waugh; i due figli di Tomas Mann, Klaus e Erika tra fluidità, nazismo e premio Nobel; per poi arrivare ai cigni di Truman Capote a New York e a Glamorama di Bret Easton Ellis. Qui siamo alle soglie degli anni Duemila, e il termine va in televisione con Gossip Girl.

Ottenere attenzione mediatica, facendo poco per richiederla, ancora meno per ottenerla. Ovvia è la parafrasi: tutto è un calcolo. La noncuranza del farsi notare è solo un atteggiamento. Lo sforzo per mettersi in mostra è filtrato: sono gli altri a parlare di me, non sono io a raccontare di me. Appare evidente la differenza tra un «It Boy» che girava per New York fino agli anni Duemila e un influencer di oggi che non perde occasione di postare una foto per mostrare come sia decorata la sua stanza da bagno.

Le ragazze che prima sembravano principesse e che facevano sognare una vita di agio, si perdono in un selfie e in una smorfia che vorrebbe essere simpatia, diventando nullità. «Ha compiuto quaranta anni, è una bella ragazza: quando smetterà di esser figa diventerà simpatica» – qualcuno raccontava di una che sembrava avesse tutto quanto si potesse definire fortuna, e che oggi appare con troppi ritocchi in plastica e un lesbismo mai espresso.

Si usava dire che a decidere la chiusura delle pagine di Socialite Rank fu Anna Wintour. Si usava dire che un pettegolezzo apparso tra quelle pagine mise in crisi di coppia il duo di Proenza Schouler – ai tempi protetto e curato dalla Wintour fino a produrne finanziamenti. 

Anna Wintour, il Met, il primo lunedì di maggio: la moda non può diventare banale

Al Met è vietato scattare fotografie con il proprio cellulare, affinché il primo rilascio sia dalla piattaforma di Vogue, e da lì, l’amplificazione. Meccanismo corretto che darebbe ragione al sistema editoriale e giornalistico – se non che dobbiamo accorgerci come i pesi siano stati spostati: non conta più la mostra per la quale tanto clamore si agita; non conta la festa per l’apertura di tanta mostra e per la mondanità mediatica e sociologica che si raduna a NYC il primo lunedì di maggio – conta l’esagerazione affinché l’amplificazione di un’immagine sia virale su Tik Tok. 

La signora Wintour sembra non ricordarsi più cosa fosse la noncuranza che sapeva usare con lucidità. La troviamo agitata nei suoi vestiti colorati fosforescenti e in plastica, sorridente quando racconta di una mostra dal titolo Sleeping Beauties e senza perplessità quando si parla di fiori a primavera. Aziende come Gucci e Valentino e quante altre chiuderanno trimestri con risultati negativi, se davvero le storie di moda diventeranno banali. 

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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