Fondazione Elpis, Foto Nicolò Panzeri
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Un centro per l’arte contemporanea in un’ex lavanderia di Porta Romana: Fondazione Elpis

L’attività di Fondazione Elpis raccontata da Bruno Barsanti – dal progetto Una Boccata d’Arte all’ultima mostra inaugurata Chì ghe pù Nissun! e i progetti futuri della fondazione

Intervista a Bruno Barsanti, direttore di Fondazione Elpis

Istituita nel 2020 dall’imprenditrice e collezionista Marina Nissim, Fondazione Elpis ha inaugurato lo scorso ottobre la propria sede milanese tra via Orti e via Lamarmora, all’interno di un’ex lavanderia industriale di fine Ottocento che, grazie all’intervento dell’architetto Giovanna Latis, è stata riconvertita a spazio espositivo. Il progetto di riqualificazione rientra nella ristrutturazione più ampia, curata da Michele De Lucchi, di un convento una volta dedito all’assistenza per anziani e oggi trasformato in centro residenziale, di cui la lavanderia faceva parte.

L’attività della fondazione: il progetto Una Boccata d’Arte e i ‘nuovi’ spazi dell’arte contemporanea

«Una Boccata d’Arte è il progetto faro di Fondazione Elpis, promosso in collaborazione con Galleria Continua e la partecipazione di Threes, avviato a settembre 2020. Nasce da un’idea di Marina Nissim come reazione alla pandemia, in un momento storico ben preciso. Gli artisti facevano ricerca ma non avevano spazi per esprimersi e le città erano per lo più deserte. A questo si è unito il desiderio, se non l’urgenza, di entrare in dialogo con il patrimonio culturale di luoghi estranei alle dinamiche del sistema dell’arte, spesso poco conosciuti e soggetti al fenomeno dello spopolamento. Da giugno a settembre, venti borghi, uno per ogni regione italiana, isole comprese, vedono l’intervento di altrettanti artisti che operano nel territorio con l’obiettivo di creare un dialogo, una visione e una prospettiva per e con la comunità ospitante. 

La selezione dei borghi avviene tramite criteri ben precisi: numero di abitanti non superiore a 5000, presenza di un tessuto culturale ricettivo, di una tradizione artigianale attiva ed estraneità alle principali rotte turistiche. Project Manager di Una Boccata d’Arte è Ginevra D’Oria, mentre Giulio Rezzola si occupa delle relazioni istituzionali con le varie amministrazioni locali, insieme a una rete di coordinatori che, regione per regione, facilitano tanto l’attività dell’artista quanto il coinvolgimento degli abitanti, occupandosi di questioni pratiche e curatoriali. 

Per quanto riguarda gli artisti, la partecipazione è su invito ma accogliamo proposte e suggerimenti da un’ampia rete di soggetti: curatori, galleristi, direttori di istituzioni, a volte dagli artisti stessi. Requisito fondamentale è il desiderio di confrontarsi con un determinato contesto, non di tipo museale e tutt’altro che neutro. Cerchiamo di coinvolgere artisti sia italiani che internazionali e di bilanciare le presenze anche in termini anagrafici. Il fine è di restituire la diversità del panorama artistico contemporaneo e metterla a confronto con quella del patrimonio paesaggistico e culturale italiano». 

La Fondazione Elpis, dai borghi storici al centro di Milano

Che si tratti di un complesso di fine Ottocento situato nel centro urbano di Milano o di borghi storici spesso quasi disabitati o attivi solo nel periodo estivo e consumati dal turismo di massa, l’iniziativa della fondazione permette di innescare un meccanismo che porta a far dialogare il centro con la periferia, mediante un ponte percorribile a doppio senso, grazie alla pratica e all’intervento di artisti italiani e internazionali. 

«In questo momento sto leggendo Contro i borghi. Il belpaese che dimentica il paese, a cura di Filippo Barbera, Domenico Cersosimo e Antonio De Rossi. Bisogna problematizzare il percorso che abbiamo intrapreso, non si tratta di attuare operazioni decorative nei borghi e questi non devono essere intesi come scenografie teatrali, né tantomeno come generici ‘luoghi da salvare’. Il libro invita, con una serie di saggi, a riconoscere i limiti di una prospettiva esclusivamente esterna sul discorso recupero-riqualificazione-valorizzazione, e sottolinea l’importanza di capire luogo per luogo dove si è, cosa si fa, di che cosa c’è bisogno e che cosa chiedono le persone che abitano quel luogo. Questo perché il termine ‘borgo’ unifica realtà che possono essere molto diverse tra loro: un paese, un centro abitato, una frazione, un villaggio, una semplice comunità. La prospettiva del libro si oppone all’idea del borgo incantato, del castello a uso turistico, insistendo sulla necessità di politiche economiche e culturali che tengano conto delle specificità dei diversi contesti. In questo senso Una Boccata d’Arte rimane essenzialmente un progetto artistico e non può sostituirsi in nessun modo a politiche e azioni pubbliche». 

Chì ghe pù Nissun! L’ultima mostra inaugurata e l’importanza delle residenze d’artista 

«Lo scorso 4 aprile ha inaugurato la seconda mostra promossa dalla fondazione nei nuovi spazi di via Lamarmora 26. Chì ghe pù Nissun!, è in programma fino al 23 luglio 2023, con opere di Bekhbaatar Enkhtur, Martina Melilli, Matteo Pizzolante e Agnese Spolverini. L’esposizione, realizzata in collaborazione con l’associazione di produzione culturale e artistica Ramdom, presenta l’esito della ricerca svolta dai quattro artisti nel corso del 2022 durante una residenza a Castrignano de’ Greci (Lecce), un paese di duemila abitanti dove ha sede KORA, un centro per le arti gestito dall’associazione». 

Com’è nata la collaborazione tra Fondazione Elpis e Ramdom? 

«Abbiamo conosciuto Ramdom in occasione della prima edizione di Una Boccata d’Arte, in occasione della quale l’associazione ha coordinato il progetto di Claudia Losi nel comune di Presicce-Acquarica in provincia di Lecce. Successivamente, in un anno di ideazione e concettualizzazione abbiamo co-progettato una residenza d’artista con l’obiettivo di investigare determinati aspetti e condizioni del territorio: due mesi a Castrignano de’ Greci sono diversi da una permanenza, per esempio, a Roma o in un’altra città, ci sono altri ritmi e modalità di esperire il luogo.

Gli artisti hanno vissuto individualmente il periodo di residenza e al termine di questo hanno esposto i risultati della propria ricerca negli spazi di KORA. Per la mostra a Milano, è stato chiesto loro di esplorare e studiare il contesto in cui ha sede la fondazione: la zona Orti-Lamarmora è in trasformazione, ma nonostante un processo di gentrificazione che potremmo ormai definire ‘fisiologico’ conserva alcune botteghe e trattorie storiche. 

Partendo dagli stimoli ricevuti durante la residenza, Bekhbaatar Enkhtur, Martina Melilli, Matteo Pizzolante e Agnese Spolverini hanno realizzato nuovi lavori, creando una tensione tra i due luoghi che prende forma nella scelta del titolo della mostra. Chì ghe pù Nissun! viene da una frase pronunciata da uno storico bottegaio di ottant’anni, che alla domanda su come fosse cambiato il quartiere ha risposto ‘qui non c’è più nessuno’. Nonostante la via sia intensamente abitata e vissuta, nella sua percezione non c’è più nessuno che appartenga effettivamente alla zona e, mentre a Milano questa osservazione è simbolica, a Castrignano de’ Greci, e più generalmente nelle aree interne, diventa letterale e i paesi si svuotano lentamente ma inesorabilmente. Il titolo, dunque, accosta due processi diversi seppur collegati, la gentrificazione e lo spopolamento».

Mobilità e residenze d’artista con Fondazione Elpis

Che ruolo ricopre la mobilità, e dislocazione della pratica, nella crescita professionale di un artista? Quanto si necessita di un riconoscimento istituzionale delle residenze d’artista affinché vengano dedicati finanziamenti mirati al sostegno di queste? 

«Le residenze sono momenti fondamentali per molti artisti: il cambio di prospettiva e la possibilità di confrontarsi con metodi e modalità di pensiero di volta in volta differenti possono avere un ruolo centrale nella crescita artistica e umana. Avere dei finanziamenti dedicati aiuterebbe molto ad ovviare alla frammentarietà e precarietà delle varie realtà che in Italia promuovono progetti di questo tipo». 

I progetti di Fondazione Elpis

«Il prossimo 24 giugno inaugura la quarta edizione di Una Boccata d’Arte e in futuro ci piacerebbe presentare a Milano un racconto corale di queste esperienze avvenute nel corso degli anni. Per gli spazi della sede di Milano abbiamo in programma due-tre mostre l’anno che rispecchiano il lavoro svolto sul territorio, come ad esempio per la mostra in corso, e in altri casi guarderanno al di fuori del panorama italiano grazie a collaborazioni attivate con realtà internazionali, come nel caso di HAZE – Contemporary Art From South Asia, collettiva curata da HH Art Spaces e Mario D’Souza, con cui abbiamo inaugurato la sede della fondazione a ottobre 2022. Ai progetti principali si affiancheranno eventi e attività collaterali che approfondiranno i temi trattati e amplieranno il raggio d’azione delle mostre. L’intenzione comune che sta alla base di ogni progetto è dare spazio ad artisti che sperimentano linguaggi innovativi, con una particolare attenzione alle ultime generazioni e cercando di creare collegamenti e connessioni tra persone, visioni e posizioni diverse.

Caterina Angelucci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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