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Brasile, aumento deforestazione nella foresta amazzonica
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Foreste contro il capitalismo: la teoria della crescita minaccia le popolazioni indigene

«La morte di Dom Phillips e Bruno Pereira è l’esito degli anni di governo Bolsonaro». Interviene Paulo Tavares, architetto-urbanista autore di Forest law – Foresta giuridica

Ursula Biemann e Paulo Tavares hanno condotto una ricerca sul rapporto del capitalismo con la foresta amazzonica dell’Ecuador

La deforestazione e gli incendi sono solo la parte più visibile di un processo di distruzione delle foreste. Insieme all’artista Ursula Biemann, Paulo Tavares ha condotto una ricerca sul rapporto del capitalismo con la foresta amazzonica dell’Ecuador, nel libro Forest law – Foresta giuridica, pubblicato in Italia da edizioni nottetempo. La ricerca nota che gli effetti del capitalismo sono più violenti quanto più lo status giuridico della foresta è indefinito e plasmato dalle influenze delle aziende sulle politiche locali. Entrano in campo le leggi, strumento di design utile al mantenimento della vita delle foreste.

Lampoon introduce Paulo Tavares autore di Forest law – Foresta giuridica, pubblicato in Italia da edizioni nottetempo

Il ricercatore e architetto brasiliano, a margine degli incontri Prada Frames, curati da Formafantasma per Prada, ha raccontato l’idea progettuale – «il design è un processo di addomesticamento, controllo e governo della natura. Questa idea è associata a una logica economica, al centro del capitalismo. Come succede con la sostituzione della foresta: al suo posto arrivano le piantagioni, che diminuiscono la biodiversità e influenzano il clima della terra». afferma Paulo Tavares.

Le foreste viventi dell’Amazzonia Occidentale

«Situata nell’area di transizione tra le pianure alluvionali amazzoniche e la Cordigliera delle Ande, questa zona di confine è una delle regioni con maggiore biodiversità del pianeta e svolge un ruolo vitale nella regolazione del clima globale. È anche una terra di diversità etno-culturali, in cui abitano popolazioni indigene. Al di sotto di questo territorio si trovano depositi di petrolio, gas e minerali, la maggior parte dei quali non è ancora stata sfruttata. Nell’Amazzonia Occidentale, gli ultimi anni hanno conosciuto l’espansione delle attività di estrazione su vasta scala, mossa dalla crescente competizione tra stati e multinazionali per il controllo di queste risorse naturali». 

«Foresta giuridica dialoga con alcune parti della foresta tropicale interessate da questo tipo di impatto, seguendo una serie di battaglie legali emblematiche in atto nell’Amazzonia ecuadoriana, dove la natura è stata dichiarata un soggetto di diritto. Il libro propone una mappatura delle dimensioni storiche, politiche ed ecologiche di questi processi a favore della foresta e delle persone che la coltivano, ripercorrendo le complicazioni e gli attriti sul piano etico ed epistemico sollevati dai conflitti di questo tipo. Chiamando in causa la destabilizzazione climatica globale, la perdita di biodiversità e l’inquinamento tossico, le dispute relative ai territori forestali amazzonici si collocano contemporaneamente all’interno e oltre la stretta geografia della regione». 

«Radicati nelle storie locali di esproprio e di violenza, nonché all’interno di un più ampio contesto di lotte, questi conflitti sono lo specchio di una cosmopolitica globale e universalista. Foresta giuridica si colloca in questo territorio. Il progetto è il risultato di una serie di dialoghi: tra noi e le nostre pratiche, tra fotocamera e videocamera e foresta, e tra noi stessi e tutte le persone che abbiamo incontrato nel corso del nostro viaggio attraverso l’Amazzonia nel novembre del 2013». 

Secondo l’architetto e urbanista Paulo Tavares le leggi sono uno strumento di design – cosa significa

Le leggi sono uno strumento di design. Modulano lo spazio che circonda l’individuo senza che questo ne abbia spesso coscienza. Determinano cosa è lecito fare – o non fare – in un determinato ambiente. Lo modificano in un tempo lento, cambiandone i connotati. Queste affermazioni sono vere soprattutto in piena emergenza climatica, nel risveglio che dall’Antropocene dovrebbe riportare l’attenzione sull’ambiente. «Le leggi operano sullo spazio: mi interessano in questo senso come opera il design attraverso il diritto, come avviene l’occupazione, l’urbanizzazione e la pianificazione del territorio. La legislazione funziona soprattutto quando è collegata ai diritti, nel modo in cui vengono difesi in questa dimensione speciale».

«Riparare la terra significa riparare le comunità. La maggior parte delle risposte avanzate al cambiamento climatico si affidano alle forme dell’innovazione ecologica, del progresso, sono guardate da un punto di vista scientifico. Bisogna storicizzare il progresso, perché questa situazione oggi è intrisa di processi di violenza coloniale. Agire attraverso una prospettiva storica e politica per il clima significa riparare quelle violenze sociali e l’espropriazione della terra».

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In Brasile c’è stato un aumento del 52,9% della deforestazione nella foresta amazzonica

Un rapporto di Greenpeace di gennaio 2022, indica che negli ultimi tre anni – corrispondenti all’insediamento del governo Bolsonaro – in Brasile c’è stato un aumento del 52,9% della deforestazione nella foresta amazzonica, rispetto ai tre anni precedenti. «Con più distruzione dell’ambiente, arriva più violenza sul campo», afferma il rapporto.

Taglialegna, minatori e accaparratori di terre invadono costantemente le terre indigene protette e intraprendono conflitti con esse, spesso letali. Secondo il rapporto Global Witness, il Brasile è stato uno dei paesi più pericolosi per gli attivisti ambientali nel 2021, con 20 omicidi registrati. Il giornalista britannico Dom Phillips e l’esperto indigeno Bruno Pereira sono tra le ultime vittime di questo conflitto: i loro corpi carbonizzati sono stati ritrovati nella valle del Javari – una zona remota del Brasile al confine con il Perù. Secondo la BBC, Pereira aveva presentato il giornalista a persone che avrebbe potuto intervistare per un libro sull’Amazzonia. Stavano indagando sulla pesca illegale, il disboscamento e il traffico di droga nelle riserve indigene.

In Brasile oltre il 41% dei conflitti per la terra segnalati sono legati alle comunità indigene

Nel 2020, in Brasile sono stati registrati 1.576 conflitti, un nuovo massimo dal 1985. I popoli indigeni sono i più minacciati per aver cercato di proteggere le loro terre e i loro diritti.  Il collegamento tra natura e società – sistemi non antropizzati e sistemi creati dall’uomo – ha portato la discussione sulla sopravvivenza delle foreste anche sul piano della giustizia sociale. «La resistenza della foresta è intrecciata con la vita delle popolazioni indigene», spiega Paulo Tavares. «La morte di Philipps e Pereira rappresenta una sorta di esito di questi anni di governo Bolsonaro. Bruno era responsabile di quest’area di ricerca, ma fu licenziato nel momento in cui Bolsonaro si insediò. Questo governo ha smantellato gli enti governativi che dovrebbero prendersi cura di quest’area protetta».

Il design occidentale entra in conflitto con forme diverse di design e di pianificazione

Un’applicazione pratica delle leggi fa pensare ai progetti di riforestazione in zone urbanizzate- «Piantare, non pianificare: la consapevolezza planetaria che il design opera a livello geologico è una delle domande per il design oggi. Il problema è che spesso questo tipo di strategie prosperano nelle logiche del capitalismo», sostiene Paulo Tavares.  Le leggi e i diritti, nella visione dell’architetto, sono elementi imprescindibili per affrontare le emergenze climatiche nel mondo: «Per questo occorre capire come le comunità proteggono la loro terra e le loro foreste. I diritti sono uno strumento per il clima, spaziale: ciò implica anche che riconosciamo nuovi modi di concepire il design, ad esempio la botanica». Il design occidentale entra in conflitto con forme diverse di design e di pianificazione, per il retaggio coloniale ma non solo. 

«Il design occidentale ha dovuto definirsi in contrasto con altre forme di design, che è sempre stato chiamato tradizionale, vernacolare, primitivo o tropicale. La stessa modernità doveva essere definita da qualcosa che chiamerebbero tradizionale, questo è successo in architettura ad esempio. Sempre di più, la scienza occidentale comprende che nessuna forma di design occidentale porta una comprensione delle relazioni tra gli esseri umani e la natura. Dobbiamo rompere questo rapporto colonialista tra ciò che è moderno e ciò che è tradizionale. Il design occidentale non è male di per sé – l’idea moderna di design, credo che quell’idea debba essere decostruita».

Paulo Tavares

Architetto e urbanista che vive tra Quito e San Paolo. Il suo lavoro sviluppa la relazione tra conflitto e spazio, intersecandoli con il tessuto della città, dei territori e degli ecosistemi.

Emanuela Colaci

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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