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Autori Vari, Dark Ladies, Blackie edizioni. Lampoon
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Quando l’ambiente domestico è il luogo dell’orrore

Era una casa molto carina: dalla letteratura gotica vittoriana alle serie tv contemporanee, l’ambiente domestico è il luogo dell’orrore, infestato da fantasmi e paure inconsce

Scrivevano per fare luce nel buio, per ribellarsi, per gridare la loro voglia di emancipazione

E le loro erano storie di fantasmi. In una società che le additava come isteriche, le autrici vittoriane – che Blackie Edizioni ha raccolto nell’antologia Dark Ladies in libreria da fine ottobre – scrivevano per liberarsi da ogni restrizione, ricostruendo un ambiente domestico invaso dagli incubi che le tormentavano. 

Una forma di ribellione che mirava a distruggere l’archetipo della donna angelo del focolare. Racconta Mario Bonaldi, direttore editoriale di Blackie Edizioni: «Nel periodo in cui queste autrici scrivevano c’erano delle tendenze embrionali d’indipendenza femminile che andavano a sbattere contro rigidi dettami patriarcali. Nelle classi aristocratiche però, per educazione e possibilità, le donne avevano questo strumento (la scrittura) per cercare di portare avanti un sentimento forte che ancora non trovava risposte nella società.» 

Lampoon intervista Mario Bonaldi, direttore editoriale di Blackie Edizioni

«Volevamo riconoscere la portata sovversiva dei racconti scritti da autrici già famose che nella forma breve potevano osare e, per quanto possibile, ribaltare il punto di vista patriarcale. I protagonisti di alcuni racconti d’orrore sono uomini terrorizzati, tremanti, isterici. Tutte caratteristiche che venivano affibbiate naturalmente alla donna. Queste storie rendono l’uomo il sesso debole davanti a entità sovrannaturali o scherzi del destino.» 

Accanto agli scritti di Charlotte Brontë, Elizabeth Gaskell, Rosa Mulholland, Luisa Baldwin e altre, troviamo tre scrittrici italiane: Grazia Deledda, Matilde Serao e Luisa Saredo. «Anche da noi c’erano donne che raccontavano storie di paura, probabilmente con uguali intenzioni. Sono tre testi molto diversi, sorprende quello di Luisa Saredo, un’autrice spesso dimenticata. L’ambientazione è esotica, con personaggi che parlano un po’ francese. A differenza dei due racconti molto italiani di Deledda e Serao, ambientati in Sardegna e a Napoli, questo si distacca dall’aspetto più folkloristico nostrano, finendo per assomigliare di più agli altri scritti della raccolta.»

Il gotico vittoriano, culla del femminismo contemporaneo

Continua Bonaldi: «Possiamo quasi definire l’atteggiamento di queste scrittrici, il loro modo di raccontare le cose, di guardare alla società e di osservare il rovescio della medaglia come una sorta di proto-femminismo. O semplicemente come l’embrione di quello che sarebbe successo nei decenni successivi.»

Così l’angoscia che abita i racconti delle scrittrici vittoriane continua a infestare gli scritti di molte autrici nei secoli successivi. «Forse le donne sono più brave dei loro colleghi maschi a raccontare storie di paura – ipotizza Bonaldi – Non mi stupisce che sempre più si riconosca il valore di alcune autrici di genere come Shirley Jackson.»

Proprio Jackson ha dedicato a residenze infestate da fantasmi alcune delle sue storie più famose. Scriveva di paura e vita domestica, e come nessuna mai nei suoi racconti è riuscita a rovesciare il familiare nel misterioso. Una scrittrice casalinga che fa della casa un luogo selvaggio, tormentato dagli incubi di chi l’abita.

«Le donne per tantissimo tempo sono state confinate nelle case a occuparsi della famigliaracconta Simona Vinci, scrittrice e traduttrice per Adelphi dei racconti della Jackson – Da noi, in Emilia-Romagna, si chiama la rezdora, la reggitrice, la donna che presiede alla casa: si occupa di tutto e decide per tutti. Ho quest’idea per cui chi pulisce la casa ne conosce ogni segreto, così come i bambini e le bambine che la abitano e sono curiosi. Forse deriva proprio da questa conoscenza la capacità che hanno le autrici di indagare la parte più buia e inquietante dell’ambiente domestico, la parte che ci fa tremare.»

Lampoon intervista Simona Vinci, scrittrice e traduttrice

«Penso a L’incubo di Hill House, a questa protagonista che entra in una casa che non è sua, dove va ad assistere a un esperimento con esperti del paranormale, portandosi dietro una pesante storia personale. E nel momento in cui si trova lì è l’architettura stessa della casa a risponderle, a tormentarla, come fosse un’anima malata, inquieta, con qualcosa di storto. Lei si specchia nella casa e viceversa, e non si capisce se è maledetta da quelle stanze o se è lei stessa a portare la vera maledizione all’interno di quel luogo. 

Mi viene in mente una poesia bellissima di Emily DickinsonPerché gli spettri ti possiedano – , e penso allora che l’inquietudine di questi luoghi maledetti sia sicuramente legata alle paure delle donne che le abitano. Ci sono rumori nelle case che solo loro, che stanno lì tutto il giorno, percepiscono. Tutto diventa portatore di verità altre. D’altra parte, c’è poi anche la paura del mondo esterno, dell’estraneo che da fuori cerca di entrare nell’ambiente domestico.»

La paura del diverso 

Jackson scrive in un tempo – gli anni Cinquanta – in cui il terrore nei confronti dell’estraneo accecava la società americana. A tormentare il pensiero comune erano i neri, reietti, messi a tacere, se non trucidati. La serie Them – ideata da Lena Waithe e scritta da Little Marvin –  riesce a restituire, attraverso il punto di vista dell’altro, l’orrore del periodo. Una famiglia afroamericana, gli Emory, si trasferisce a Los Angeles, in un quartiere bianco dove dilaga un razzismo inquietante che penetra dalle porte, appesta le stanze e conduce alla follia tutti i componenti, a cominciare dalla madre Lucky. Ma la follia non è solo nera perché la perfezione bianca, dai colori pastello delle case che fanno pendant con i golfini delle signore bionde dalla piega laccata, mette altrettanta paura

Joyce Carol Oates e l’orrore del sogno americano

Razza e traumi familiari si ritrovano anche al centro degli scritti di Joyce Carol Oates, cantrice di un’America da sempre corrotta. Romanzo dopo romanzo smembra il sogno americano svelando il Male che contamina borghesi e classi minori. Racconta di bambine scomparse, reginette di bellezza uccise nelle loro camerette (Sorella mio unico amore) e di famiglie distrutte da atti di violenza improvvisi (Loro, Una famiglia americana e La notte, il sonno, la morte e le stelle). Nel suo ultimo romanzo (Babysitter, non ancora tradotto in Italia) ricostruisce la strage compiuta dal serial killer “The Babysitter” negli anni Settanta, a Detroit. Assassino che colpiva ragazzi preadolescenti insinuandosi nei quartieri alti, proprio lì dove i giovani avrebbero dovuto essere al sicuro nelle loro case.

«Non c’è niente di più spaventoso della casa – ribadisce Mario Bonaldi – Il luogo che dovrebbe essere rifugio, abitato solo di affetti e cose positive. Questa è cronaca atemporale, vale oggi come due secoli fa: spesso gli orrori si nascondono proprio all’interno, nelle famiglie, soprattutto quando vige la cultura patriarcale e i rapporti di forza e potere non sono pari. Il fatto che la casa fosse il luogo dove l’orrore si generava nei racconti delle scrittrici dell’antologia era inevitabile, e simbolico. » 

The Watcher e Dahmer, le case degli orrori

Di nuovo la casa come ricettacolo di incubi e spettri nelle opere di Ryan Murphy. Dal primo capitolo della serie antologica American Horror Story: Murder House, ai suoi due ultimi show realizzati per Netflix: The watcher e Dahmer. Dahmer riprende un fatto di cronaca nera: l’assassinio di diciassette ragazzi, tutti omosessuali di colore o asiatici, da parte di Jeffrey Dahmer. Figlio di una casalinga assuefatta da psicofarmaci, che lo abbandonerà non ancora maggiorenne, Dahmer faceva a pezzi le sue vittime in un appartamento di Milwaukee. La casa che diventa inferno dei vivi e ancora una volta, specchio di anime disperate.  

«La casa torna sempre» sostiene Simona Vinci, il cui ultimo libro, L’altra casa, è ambientato in una villa del Settecento in mezzo alla pianura che incanta e imprigiona le protagoniste. «I luoghi sono protagonisti delle storie che scrivo e di molte che leggo. Il luogo parla, conserva traccia di tutte le esistenze che l’hanno attraversato, calpestato, vissuto. Sono affascinata dalle case vecchie perché raccolgono molte storie. Basta seguire le tracce e saper ascoltare. » 

Mario Bonaldi

Mario Bonaldi è nato a Milano nel 1979. È laureato in Lettere all’Università Statale di Milano. Ha lavorato come staff writer per Rolling Stone Italia ed è il direttore editoriale di Blackie Edizioni.

Simona Vinci 

Simona Vinci è nata a Milano nel 1970. È laureata in Lettere moderne all’Università di Bologna. Traduttrice letteraria dall’inglese, il suo ultimo libro è L’altra casa, pubblicato da Einaudi nel 2021. 

Nicolò Bellon

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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