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Autoritratto newyorkese, Maurizio Fiorino
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Autoritratto newyorkese, di Maurizio Fiorino: gli Stati Uniti, la fotografia, il sesso per i Millennials

Il racconto autobiografico e romanzato degli anni di New York, il fallimento della fotografia, le feste, le droghe, l’esplorazione sessuale : Maurizio Fiorino racconta Autoritratto newyorkese

Maurizio Fiorino: l’esplorazione sessuale e la corporeità in Autoritratto newyorkes: sesso online, masturbazione e prostituzione, amore il corpo dell’altro 

«Il sesso in cui è cresciuta la mia generazione, quella dei nati alla fine degli anni Ottanta: in quel periodo il sesso lo trovavamo lì, su internet. Negli Stati Uniti usavo Craigslist. È qualcosa che ha a che fare con l’esplorazione sessuale. Trovavo un ragazzo che mi interessava, gli mandavo un’e-mail e chiacchieravamo – a volte masturbandomi. Della prostituzione ci sono aspetti che in tanti non hanno mai colto. Il potere, in quel momento, non appartiene al cliente, a chi sta pagando, ma all’escort, a chi si sta prostituendo: tu paghi me per usufruire del mio corpo, perché ho qualcosa che tu vuoi e che non hai, che posso darti. C’è un piacere intrinseco forte in questo, nel sentirsi desiderati al punto tale da far spendere a qualcuno dei soldi».

I protagonisti del romanzo Autoritratto newyorkese invece «Fanno l’amore. Fanno il sesso dei fidanzati, quello delle relazioni e che coinvolge sentimenti, emozioni, contorsioni del cuore. Il corpo è lo strumento totale – e non solo per l’esplorazione sessuale. Io ne sono ossessionato. Dal mio, da quello dell’altro. È la fisicità ad attrarmi, interessarmi. Il corpo fiero, atletico, scattante, sempre pronto all’uso, sveglio. C’è qualcosa di animale che mi intriga».

Autoritratto newyorkese racconta la storia di vita vissuta di Maurizio Fiorino, un giovane italiano in America che studia fotografia, fa sesso online e indaga la sua sessualità

Nella New York di inizio Duemila, il protagonista di Autoritratto newyorkese – e/o 2023 – è un granello di pulviscolo tra i milioni che galleggiano nella città del sogno americano: lasciata l’Italia per studiare fotografia, far fortuna e, chissà come, scoprirsi, vive negli Stati Uniti da qualche mese. Passa il suo tempo su Craigslist, cercando sia amici sia sesso per una notte. Lavora saltuariamente, frequenta poche persone. Poi, come un temporale che non era stato previsto, la sua quotidianità viene sconvolta da Louis, enigmatico ragazzo di cui s’innamora e con cui va a convivere, intraprendendo un rapporto folle – fatto di droga.

«Volevo raccontare – spiega Fiorino – una relazione che oggi si definisce tossica, una relazione con una persona che ha tendenze autodistruttive. Volevo anche parlare dell’incapacità di comunicare che hanno alcuni – è una cosa su cui mi sono concentrato anche nei miei romanzi precedenti. La mancanza di dialogo, il non essere in grado di esprimere quel che sentiamo, l’incomunicabilità di cui sono composti tanti dei nostri sentimenti più reconditi. Ho avuto due relazioni lunghe, entrambe finite giusto per questa ragione: incapacità di comunicare».

Maurizio Fiorino, è originario del Sud Italia, ha studiato fotografia e ha vissuto a New York. Come il protagonista del suo libro. Quanto c’è di autobiografico in Autoritratto newyorkese?

«Molte delle cose che ho raccontato sono accadute realmente – non tutte, ma la gran parte sì. A scuola ero svogliato, pigro, mi annoiava tutto. Ho avuto un’insegnante di letteratura italiana eccezionale che mi ha salvato ogni anno dalla bocciatura. A diciassette anni, ho letto Altri libertini di Tondelli: ‘la scuola è l’esperienza, non la normalizzazione. Te lo dico io che ho imparato più da un pompino che da vent’anni di esami’. Questa frase mi suggerì che il mio valore non doveva esser valutato tra i banchi di scuola. A New York, ho scoperto di essere dislessico, e molte cose hanno assunto nuovo significato. Ho vissuto a New York dal 2007 al 2016, circa dieci anni.

Sono stati formativi. Ho imparato non solo da un punto di vista professionale – sono partito per studiare fotografia – ma anche personale. Ho scoperto di avere un potere e di poter esercitare un modo di stare al mondo che prima non sospettavo esistesse. Avevo ventitré anni, e avevo il mondo ai piedi. Potevo essere al tempo stesso preda e carnefice, il ragazzo attraente, giovane, italiano che con il suo inglese fintamente scarso e l’aria innocente manipolava chi aveva intorno, lo sprovveduto da poco sbarcato a New York che conosceva pochissime persone e non aveva esperienza di niente che psicologicamente si infilava nella mente degli altri».

Gli anni a Manhattan e il rientro in Italia: la vita di Maurizio Fiorino raccontata in un libro e il crollo delle illusioni giovanili 

«Vivevo nei loft di Manhattan con altre dieci, dodici persone ed era un continuo di gente che entrava e usciva, che organizzava feste o era portata via in ambulanza, che andava o arrivava. C’era chi faceva il pittore, chi il deejay, chi il cameriere, chi il guardiano notturno. Era un continuo di alcol, droga e feste. Quando, guardandomi intorno, mi sono detto che non era in quel posto, in quella cultura che volevo invecchiare e, un giorno, morire, decisi di tornare in Italia. Avevo già avviato le pratiche per la cittadinanza, green card e tutto il corredo, ma più la faccenda si concretizzava e più avevo voglia di tornare in Italia. Anche nel romanzo ci sono tanti miti a cui da giovani guardiamo con una forte smania, cui ci aggrappiamo. Miti che lungo il corso della storia crollano – l’amore innanzitutto. Ne rimane uno soltanto: l’arte. L’arte per me resterà sempre a prescindere da tutto e tutti tant’è che il romanzo si apre con le due gemelle di Diane Arbus e si chiude con le sorelle Brown».

Maurizio Fiorino: Perseguire l’arte e non l’amore.

«L’arte per me è la sola cosa che conta, mi apre, mi riempie, mi fa e disfa. Dovessero propormi di fare un viaggio di seicento ore per conoscere l’amore della mia vita direi di no, per andare a vedere una mostra direi di sì».

In Autoritratto newyorkese, i protagonisti non hanno un passato e non hanno un futuro. Ogni giorno è uguale al precedente e una prospettiva concreta, una progettualità non c’è

«Non volevo che il passato nel romanzo trovasse posto, rischiavo di scrivere quel genere di autofiction lamentosa e che oggi va di moda in cui si dà la colpa di tutto quel che si fa, di tutto quel che si è a un passato cattivo, a dei genitori inadeguati. Il futuro, in realtà, c’è – quello c’è sempre, o quasi -, solo che non si vede, ché nessuno di noi ha la capacità di scorgerlo in modo nitido. I miei protagonisti falliscono in tutto. Non penso che fallire sia ciò che desiderano, semplicemente, a loro fallire sta bene». 

«La mentalità corrente, del contemporaneo, ci impone di essere sempre ottimisti, non arrenderci mai, non contemplare alcuna forma di resa e andare avanti sempre e comunque. Secondo me invece, fallire fa bene. Il mio protagonista va negli Stati Uniti per diventare un fotografo ma fallisce, investe tantissimo in una relazione ma fallisce, e quando se ne rende conto non si strugge, non si nasconde in un angolo a leccarsi le ferite ma lo riconosce, il fallimento, con lui andando avanti. Ammettere la sconfitta è fondamentale».

La relazione tossica raccontata attraverso l’amore dei protagonisti di Autoritratto newyorkese, di Maurizio Fiorino

«I miei protagonisti sono Innamorati, di questo sono certo. Ciascuno di loro odia sé stesso – Louis si odia, il protagonista si odia. È comunque una forma d’amore: malato, tossico, che in sé ha una grandissima componente distruttiva e autodistruttiva, ma è amore. Non avrei potuto scrivere questo romanzo se la coppia fosse stata eterosessuale. Come non avrei potuto scriverlo se non fossero stati a New York: quel che succede accade perché ci sono molte forze in atto – la sessualità tanto quanto la città. Il sesso oggi ci terrorizza, credo abbia sempre più a che fare con la paura che abbiamo dell’altro»

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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