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Palazzo Ripetta: evoluzioni architettoniche e arte nel Tridente di Roma

La storia e il presente di Palazzo Ripetta: tra linee curve disegnate da Luigi Moretti, l’albergo ospita opere d’arte del Novecento e dedica una mostra a Giacomo Manzù

Open House Roma 2024: tra le architetture da scoprire, Palazzo Ripetta, con la sua collezione di opere d’arte

In occasione di Open House Roma 2024, Palazzo Ripetta ha aperto le sue porte per mostrare ai visitatori la collezione di opere d’arte che ospita, raccolte negli anni dalla proprietà. 

Dal 6 al 14 aprile, a Roma ha luogo la dodicesima edizione dell’iniziativa: nove giorni in cui esplorare gratuitamente segreti e architetture meno note della città: oltre duecento edifici e spazi, con quaranta tour tematici e cinquanta eventi, con il contributo di cinquecento volontari. È possibile percorrere il camminamento lungo le mura Aureliane; si penetra nel Semenzaio Comunale di San Sisto, un giardino risalente all’Ottocento situato su terreni che un tempo appartenevano a un monastero domenicano. Ancora: la Casa dei Cavalieri di Rodi, nel Foro di Augusto, dal 1946 di nuovo in uso al Sovrano Militare Ordine di Malta; la Direzione Generale Rai e l’Aula Paolo VI all’interno della Città del Vaticano. Apre la Porta del Popolo: dalla terrazza si gode di una vista panoramica del Tridente di Roma.

Il Tridente di Roma: perché il quartiere di Roma si chiama così

Si tratta di un complesso di strade formato da tre vie rette, che partono da Piazza del Popolo e si diramano verso sud, assumendo la forma di un tridente. La complessità stradale del Tridente ha origine da un progetto di pianificazione urbana sviluppato tra il Quindicesimo e il Diciassettesimo secolo, che riorganizzò le tre strade: partendo dal principale ingresso di Roma, Porta del Popolo, convogliavano il traffico verso le principali basiliche: via del Babuino (precedentemente Via Clementina), attraverso Piazza di Spagna, saliva verso la Basilica di Santa Maria Maggiore. Via del Corso (precedentemente nota come Via Lata, un antico prolungamento della Via Flaminia), attraverso il Campo Marzio raggiungeva il palazzo papale di Piazza Venezia e proseguiva verso San Giovanni in Laterano. Via di Ripetta, diretta verso Ponte Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro.

Palazzo Ripetta, in via di Ripetta: la collezione di opere d’arte raccolte negli anni dalla proprietà

A metà di Via di Ripetta di trova Palazzo Ripetta, oggi hotel cinque stelle membro di Relais & Chateaux. Palazzo Ripetta vanta una collezione privata di opere d’arte contemporanea. All’interno dell’hotel si trovano già due opere dell’artista Bruno Liberatore, così come la Sfera di Arnaldo Pomodoro – all’ingresso, nella hall – e sculture realizzate da Sinisca. Inoltre, dipinti di artisti pionieri della street art americana degli anni Ottanta, come Michael Lawrence Marrow e Angel Ortiz, noto per la sua collaborazione con Keith Haring fino al 1986.

A Palazzo Ripetta una mostra dedicata a Giacomo Manzù

Spicca un’opera di Giacomo Manzù, protagonista di una mostra ad hoc nei giorni a seguire. Arrivano a palazzo anche opere di Manzù che non si erano mai spostate prima: il Busto – solitamente collocato nell’atrio di Colle Manzù, ad Aprilia, la villa che fu dimora e atelier-studio dello scultore e pittore, e il Ritratto di Inge, un olio su tela dedicato all’amata Inge Schabel. L’opera di Sveva Angeletti è una installazione luminosa in cima all’edificio, con la scritta ‘a cool exhibition here’, dal titolo But the previous was better – un invito al pubblico a visitare e a prendere parte all’esposizione.

La storia di Palazzo Ripetta: da Conservatorio della Divina Provvidenza a hotel

L’edificio in cui ha sede Palazzo Ripetta fu costruito nel Seicento su commissione di Papa Innocenzo XI. A partire dal 1674, l’edificio prese il nome di Conservatorio della Divina Provvidenza, dopo che la comunità di ragazze povere e orfane fondata dal devoto sacerdote Francesco Papaceti si trasferì nel complesso. Uno spostamento – da Tor de’ Specchi a via di Ripetta, accanto alla chiesa di Sant’Orsola – favorito da Papa Clemente X, preoccupato per il crescente numero di giovani donne ospitate dall’istituzione al fine di proteggerle dai pericoli delle strade. La chiesa di Sant’Orsola fu inglobata come oratorio interno, su progetto del marchese Gerolamo Theodoli. Oggi, l’oratorio è lo scrigno dell’hotel Palazzo Ripetta, con l’affresco del Trionfo della Divina Provvidenza di Giacomo Triga ancora visibile e ammirabile dagli ospiti. 

L’importanza del Conservatorio fu rafforzata da Papa Innocenzo XI nel corso del Settecento. A partire dal 1828, grazie anche agli ampliamenti della struttura, il luogo fu in grado di accogliere le giovani provenienti dal dissolto Conservatorio di San Pasquale Baylon. A partire dal 1861, sotto la guida delle suore di San Dorotea, il palazzo divenne un educandato femminile. Quindici anni più tardi, fu riconosciuto come ente morale dedicato all’educazione delle ragazze orfane di condizione civile. Operò come tale fino agli anni Cinquanta del Novecento, quando la sede fu trasferita a Trastevere.

Il nuovo corso di Palazzo Ripetta, dalla restaurazione di Luigi Moretti al restyling odierno

Con il trasferimento del Conservatorio a Trastevere, il palazzo ha dovuto reinventarsi. L’ingegner Alberto Ginobbi – nonno dell’attuale CEO, Giacomo Crisci, collezionista di opere della prima metà del Novecento cui si deve l’attuale Wunderkammer – ha acquistato l’edificio e commissionato all’architetto Luigi Moretti la sua trasformazione in una residenza di lusso, rispettando i vincoli architettonici.

Dopo un processo di restyling, la Residenza di Ripetta è diventata una destinazione turistica, offrendo settantotto alloggi tra camere, suite e appartamenti, oltre a spazi per eventi. Le camere e le suite, tutte diverse tra loro, riflettono nei colori vivaci lo spirito dell’antica Roma, calato nella contemporaneità. 

Il ristorante San Baylon di Roma, sotto l’attenta guida dall’F&B Director Alessia Meli. Origine del nome e storia dello zabaione

La gastronomia è al centro dell’esperienza a Palazzo Ripetta. Il ristorante San Baylon,  entrato nella Guida Michelin 2024, è rappresentato dall’executive chef Marco Ciccotelli ed è curato dall’F&B Director Alessia Meli. Offre una cucina che valorizza i prodotti locali e promuove la sostenibilità, mantenendo viva la tradizione culinaria abruzzese dello chef. L’atmosfera è quella di un bistrot anni Sessanta: dominano le linee curve di Luigi Moretti a ritmare gli spazi, mentre alle pareti sono incasellate stampe e fotografie d’epoca, che raccontano di quando l’edificio era un Conservatorio.

Sebbene siano molteplici le teorie circa l’origine del nome ‘zabaione’, la più accreditata vuole che la crema sia stata inventato a Torino nel Cinquecento, in omaggio a San Pasquale Baylón, frate francescano considerato il protettore dei cuochi e dei pasticceri. Inizialmente conosciuta come “crema di San Baylón”, venne poi chiamata semplicemente Sambayon (ancora oggi in dialetto piemontese viene chiamata sanbajon).

Alla proposta di San Baylon, dall’11 aprile torna ad aggiungersi quella di Etere Rooftop Bar, la cantina en plan air del Tridente, inaugurata a settembre 2023.

Giacomo Manzù, una breve biografia per comprenderne il valore artistico

Giacomo Manzù, nato a Bergamo da padre calzolaio, ad eccezione di qualche corso serale di arte, ha imparato la scultura da autodidatta. Ha iniziato a lavorare il legno durante il servizio militare in Veneto nel 1928; in seguito, dopo un breve soggiorno a Parigi, si trasferì a Milano, dove l’architetto Giovanni Muzio gli commissionò la decorazione della cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Nel 1933 ha esposto una serie di busti alla Triennale di Milano, che gli hanno conferito popolarità nazionale. Nel 1940 ha ottenuto un posto di insegnamento all’Accademia di Brera a Milano, ma in seguito si è trasferito all’Accademia Albertina di Torino. Durante la Seconda guerra mondiale, Manzù si trasferì a Clusone, tornando a insegnare a Brera dopo la fine del conflitto. Ha mantenuto il suo posto di insegnamento fino al 1954, quando si trasferì a Salisburgo, dove visse fino al 1960. Qui incontrò Inge Schabel, sua futura moglie, e musa insieme alla sorella Sonja. Nel 1957 gli fu commissionata la progettazione delle porte centrali del Duomo di Salisburgo, completate in bronzo nel 1959. 

Nel 1964 Giacomo Manzù completava il Portone della Morte per la Basilica di San Pietro a Roma. Nello stesso anno si trasferì ad Ardea, vicino a Roma, in una località ora ribattezzata Colle Manzù, in suo onore. Ha creato due sculture in rilievo stiacciato al Rockefeller Center sul precedente edificio italiano negli anni Sessanta, una intitolata L’Immigrato e l’altra Un Raccolto Fecondo. Alla fine degli anni Sessanta, Manzù ha iniziato a lavorare anche come scenografo. Nel 1977 ha completato un Monumento al Partigiano a Bergamo. Il suo ultimo lavoro è stata la scultura alta sei metri di fronte alla sede dell’ONU a New York, inaugurata nel 1989. È stato soggetto di un ritratto fotografico di Yousuf Karsh. Le sue opere sono esposte in musei e collezioni private.  Sebbene fosse ateo, era un amico personale del Papa Giovanni XXIII ed ebbe commissioni liturgiche per il Vaticano.

Matteo Mammoli

A cool exhibition here
L’opera di Sveva Angeletti è una scritta illuminata in cima all’edificio, con la scritta ‘a cool exhibition here’, dal titolo ‘But the previous was better’
Dettaglio degli interni di una delle camere di Palazzo Ripetta
Dettaglio degli interni di una delle camere di Palazzo Ripetta
Foyer, Palazzo Ripetta
Foyer, Palazzo Ripetta
Arnaldo Pomodoro, Sfera, 1983
Arnaldo Pomodoro, Sfera, 1983

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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