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Piazza Salvatore Quasimodo
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Salvatore Quasimodo, la piazza-parcheggio è pronta per la riqualificazione 

Il punto sulla riqualificazione promossa da AXA IM Alts: la pedonalizzazione di Piazza Salvatore Quasimodo e migliorie delle zone limitrofe

A causa della Seconda Guerra Mondiale, i lavori in Piazza Salvatore Quasimodo si fermano: diventa un parcheggio

«Invano cerchi tra la polvere, povera mano, la città è morta». Questi versi Salvatore Quasimodo scrive a seguito dei bombardamenti degli Alleati anglo-americani, quei bombardamenti che durante la Seconda Guerra Mondiale colpirono Milano e dai quali negli anni Cinquanta è nato il fermento architettonico e culturale che ha ricostruito la città per come la conosciamo ora. A causa di questi bombardamenti, a metà anni Quaranta, i lavori di rigenerazione urbana della piazza dedicata al poeta – iniziati nel 1920 – si interrompono proprio prima che questa – da parcheggio – sia trasformata in una zona pedonale. Da allora, Piazza Salvatore Quasimodo è rimasta un centro scomodo e sovraffollato da traffico e da inquinamento sonoro: ferma nel tempo, dimenticata dai turisti ed evitata dai locali, nonostante metta in comunicazione la zona centrale di via Torino con il Parco delle Basiliche e con le Colonne di San Lorenzo. 

Che cosa è successo a Piazza Salvatore Quasimodo? «La piazza si trova tra le più belle architetture milanesi», ma quanto è valorizzata dal punto di vista storico e turistico?

Che cosa è successo a Piazza Salvatore Quasimodo? A cosa è dovuto il suo fallimento? Secondo coloro che abitano adiacenti alla Piazza questa è stata per prima dimenticata dagli interventi comunali che avrebbero dovuto fare attenzione allo stato in cui già dagli anni Novanta stava vertendo insieme alle zone limitrofe. Poi nel 2021, quando le restrizioni del COVID si erano allentate, si era promessa una pedonalizzazione della zona che, però, tarda ad arrivare e che oggi si rivela ancora più necessaria di allora. «Piazza Salvatore Quasimodo si trova tra le più belle architetture milanesi, in una delle zone maggiormente riconoscibili di Milano» raccontano. Vicina, infatti, c’è la Cattedrale di San Lorenzo – il luogo di culto più antico della città -, il Parco delle Basiliche e Piazza Vetra. Per cui, è inspiegabile perché non siano visitate dai turisti per i quali, purtroppo, la visita di Milano spesso si ferma allo shopping in via Torino.

La presenza della nuova metropolitana: traffico o motivo di riscoperta storica?

Un altro aspetto che, secondo i cittadini, allontana e isola piazza Salvatore Quasimodo e limitrofe, fino ad arrivare a Colonne, è forse proprio la presenza della nuova metropolitana M4 che, insieme al traffico che da sempre attraversa la zona, le ha fatto perdere non solo i suoi grandi e ampi affacci su giardini e cattedrali ma anche quella rarissima attrattiva turistica data dalle antiche architetture. D’altra parte, però, i lavori della M4, per primo, faciliterebbero l’accesso all’area ed eliminerebbero gran parte del traffico che la interessa e, soprattutto, sono già stati motivo di riscoperta storica e culturale, grazie a ritrovamenti archeologici. Sono tornati, infatti, alla luce sotto i cantieri i caseggiati distrutti proprio dai bombardamenti del 1943. 

Forse il problema non è davvero la metro e neppure il decoro urbano, è che di quest’area di Milano si conosce poco la storia, nonostante in passato abbia costituito uno dei centri nevralgici della vita culturale milanese e luogo di sperimentazione di grandi maestri dell’architettura. Milano, trascinata dalla ricerca tecnologica, dai grandi investimenti e dall’innovazione, spesso tende a non valorizzare le antichità del proprio passato: tutto quel patrimonio culturale che non fa parte del design, dell’arte e della moda contemporanea, specialmente nel suo centro storico. 

Quando Milano era conosciuta come Mediolanum – la storia di Piazza Salvatore Quasimodo dall’età romana fino alla Seconda Guerra mondiale

La storia dell’area di Piazza Salvatore Quasimodo è antichissima e comincia in epoca romana, quando Milano era conosciuta come Mediolanum. Qui, infatti, sorgeva la zona portuale della città, e, di conseguenza, prosperavano piccoli commerci e botteghe artigianali che poi hanno dato il nome che la zona si porta tutt’ora: “Molino delle Armi”. Piazza Vetra era attraversata dall’acqua e raccoglieva un canale a due bracci, il Vetra appunto, derivato dall’Olona. Il via vai commerciale ben presto fece anche sorgere luoghi di culto e infrastrutture nella zona, per accogliere i commercianti che erano di passaggio. La Basilica di San Lorenzo, infatti, risale all’epoca romana tardo imperiale, con costruzione tra il 390 e 410 a.c., e portava il nome di basilica palatina. In epoca medievale, l’area continuò a raccogliere prevalemente negozi di conciatori di pelle ma, essendo fuori dalle mura della città e ricca di corsi d’acqua, si rivelò ben presto poco salubre e i piccoli canali cominciarono a essere utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti. In poco tempo, la zona cambiò volto, diventando il luogo di incontro di malavitosi e assumendo un’atmosfera tetra e pericolosa. In periodo medievale, infatti, fu anche il luogo delle esecuzioni capitali del popolo, in particolare coloro che vennero accusati di eresia e stregoneria, tra tutti anche Caterina Medici.

Dobbiamo aspettare il Rinascimento perché la zona delle Basiliche venga riscoperta. A quest’epoca per gli umanisti  la Basilica di San Lorenzo e Piazza Vetra diventarono il simbolo dei canoni classici perduti nel buio medievale e la zona venne ripulita e riqualificata. Tra il 1800 e il 1900 la piazza viene ancora ricordata, da Manzoni per esempio, come poco raccomandabile e già in uno stato di degrado. Qui avvengono diversi omicidi, come quello della prostituta Rosetta causato dalle percosse delle forze dell’ordine che ha ispirato una tra le più conosciute canzoni popolari milanesi. Gli ultimi lavori che hanno donato al quartiere il volto che porta oggi vengono effettuati tra il 1934 e il 1940, ma escludono e non riescono a completare piazza Salvatore Quasimodo. 

Piazza Salvatore Quasimodo, Milano
Piazza Salvatore Quasimodo, Milano

Vetra Building. The Business Square: un primo passo per la rigenerazione urbana – «restituire a Milano una sua porzione: non interpretata, non vissuta, non pienamente funzionalizzata»

Il primo accenno di rigenerazione urbana che ha interessato la zona di Piazza Salvatore Quasimodo e che fa ben sperare è il Vetra Building, un edificio polifunzionale di 27.000 mq 

che ospita – al piano terra – spazi commerciali e aree comuni e – in altezza –  spazi modulari pronti ad accogliere uffici open space, uffici singoli operativi e direzionali, sale riunioni e coworking. Frutto della riqualificazione della vecchia sede dell’esattoria civica in via della Chiusa 2, Il Vetra Building è stato assegnato con una gara di appalto a Axa IM Alts ed è stato progettato da Studio Prisma. Il motivo del coinvolgimento di Axa IM Alts è stato da subito il desiderio di riattivare – con una visione contemporanea – la vita popolare che aveva caratterizzato questa zona fino alla Seconda Guerra Mondiale: «restituire a Milano una sua porzione: non interpretata, non vissuta, non pienamente funzionalizzata. Riaprire il dialogo tra pezzi di città, tra il parco delle Basiliche e il resto del quartiere, in attesa dello sviluppo infrastrutturale che arriverà e quindi dello sviluppo della metro che aprirà nuove vie di comunicazione nel panorama di Milano», come racconta Andrea Morano Gabbiani, Asset Manager di Axa Investments in uno studio di Monitor Immobiliare. 

La zona adiacente a Parco delle Basiliche verteva in uno stato di abbandono e degrado – lo studio internazionale Prisma ha pensato di costruire una zona piena di vita

L’esattoria civica di Milano progettata dall’architetto Ferdinando Reggiori era rimasta in uso fino agli anni Novanta. Poi, aveva accolto una serie di uffici, per i quali occorreva mantenere e valorizzare l’affaccio urbano dell’edificio, quello su via Chiusa. Questo portò a un veloce abbandono della zona adiacente al Parco delle Basiliche, che divenne un luogo di spaccio e di sterpaglie. Al momento dell’acquisizione di Axa nel 2016 verteva ancora in uno stato di abbandono e degrado. Dove c’era questa negligenza, lo studio di architettura internazionale Il Prisma ha pensato di costruire una zona piena di vita. Pertanto, il colonnato che circonda l’affaccio sulla zona di Parco delle Basiliche è stato collegato direttamente alla corte interna dell’edificio, con sedute, tavoli e zone di ristoro all’aperto.In generale, sembra che il punto di questo progetto di rigenerazione urbana sia stata alla costruzione di spazi aperti e pubblici, per il quartiere ma anche per coloro che negli uffici del Vetra Building vanno a lavorare. 

I legami con la storia di Milano: i portici e la pietra. Il Vetra Building è anche certificato LEED PLATINUM – «questo è un esempio di quello che un investitore di lungo periodo può fare in un centro storico»

«Sicuramente nel bene e nel male questa zona è presente nella memoria storica di Milano, quindi abbiamo tentato di adeguarci a essa e partire da questa per instaurare un discorso futuro. Quello è stato un punto di partenza per migliorare la situazione della zona e per renderla più viva» racconta ancora Andrea Morano Gabbiani. Quello che rende il Vetra Building un gioiello da maestri dell’architettura è la sua attenzione alla memoria locale, canalizzata in delle manifatture sostenibili. Il palazzo è stato costruito cercando di utilizzare tutte quelle materie prime che già costituiscono l’architettura della zona centrale di Milano, a partire dalla pietra rossa e dai portici che affacciano sul Parco delle Basiliche. I diversi luoghi di accoglienza tra cui i portici previsti per il Vetra Building hanno l’obiettivo di canalizzare altre energie – più legate alla vita familiare e diurna – in una zona che è invece conosciuta solo per la vicinanza con le Colonne di San Lorenzo e la loro vita notturna. Il Vetra Building è anche certificato LEED PLATINUM che, in poche parole, vuol dire che raggiunge i massimi livelli di sostenibilità ambientale e non solo sociale, con le sue manifatture sostenibili, il che per un edificio storico – che viene costruito negli anni Cinquanta – è un grande traguardo. «Questo è un esempio di quello che un investitore di lungo periodo – il progetto ha richiesto un lavoro di sei anni – può fare in un centro storico, prendendo quello che è un edificio dalla storia problematica e dalla posizione un po’ negletta e riuscire a ricavarne del valore non solo immobiliare ma anche sociale» conclude Francesco Rovere, Senior Developer Manager di Axa. 

La collaborazione con Artribune – legare percorsi di riqualificazione urbana alla produzione artistica contemporanea 

La collaborazione con Artribune, storico giornale milanese di arte contemporanea, rappresenta un altro unicum di questo progetto. L’idea era quella di ribadire l’importanza di legare percorsi di riqualificazione urbana alla produzione artistica contemporanea. Due interventi costituiscono il fulcro della piazza urbana interna al cortile di Vetra Building. Patrick Tuttofuoco nel 2021 all’apertura del progetto aveva realizzato una grande scultura neon “X” diventata presto un simbolo della città. Si tratta di due mani – una rossa l’altra blu – che tentano di toccarsi ma si attraversano e sovrappongono: un gesto semplice che vuole evidenziare la collaborazione e la cura tra attori pubblici, enti privati e comuni cittadini in un progetto di rigenerazione urbana ambizioso come quello che interesserà la zona di Piazza Vetra. 

Nel 2022 vengono aggiunti due wallpaper che adornano la galleria al di sotto della scultura di Patrick Tuttofuoco – il Vetra Passage di cui abbiamo parlato poco fa. Le opere sono frutto delle idee di Cabaret Typographie, un collettivo che si occupa di sperimentazione tipografica e un gruppo di studenti dalla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano coinvolti in un workshop ideato dai graphic designer. “Invece di stelle ogni sera si accendono parole”: il titolo del dittico installativo viene ripreso da una poesia di Umberto Saba dedicata alla città, di cui gli elementi grafici vogliono ricostruire l’energia e il movimento. Il “Vetra Passage” è un progetto multilivello che unisce arte pubblica, graphic design e architettura promosso da AXA IM Alts, ideato e diretto da Artribune Produzioni, e con la curatela di Helga Marsala e prevede che periodicamente uno studio di grafica si confronti con un gruppo di studenti delle università di Milano, per produrre opere per la galleria pedonale. E non si esclude che gli interventi di arte pubblica possano essere estesi anche al di fuori del Vetra, nelle altre zone oggetto della rigenerazione. Piazza Salvatore Quasimodo potrebbe essere tante cose e l’arte pubblica potrebbe aiutarla. 

Il punto sulla rigenerazione urbana di AXA IM Alts – valore immobiliare e valore sociale – il futuro per Piazza Salvatore Quasimodo

Il Vetra Building costituisce il primo progetto di riqualificazione in scala urbana gestito da AXA Investimenti ed è un progetto parecchio ambizioso. L’appalto, infatti, non comprende solo l’edificio – che è stato quello su cui si è lavorato più velocemente – ma includerà la pedonalizzazione di Piazza Salvatore Quasimodo e via Cardinal Caprare, che soffrono un po’ degli stessi problemi. Sappiamo bene come le necessità sociali siano ancor più da prendere sul serio quando si tratta di interventi architettonici di paesaggio. All’inaugurazione del Vetra Building, per esempio, era intervenuto Franco Zinna, a capo della Direzione Casa e Housing Sociale di Palazzo Marino, che al pubblico aveva presentato la necessità di investire e sperimentare nell’housing sociale e popolare, che è forse ciò che davvero manca al momento in questa città, invece che un altro edificio privato o l’ennesimo centro commerciale. Gli interventi di housing sociale e di affitti calmierati, di fatti, sarebbero ancora più utili nel centro storico della città, piuttosto che nelle aree periferiche, dove, in questo modo, si rischia di marginalizzare le fasce a basso reddito. C’è anche la questione della forestazione urbana e del verde urbano, adesso completamenti assenti dalla zona centrale di Milano. Anche qui, piazza Salvatore Quasimodo potrebbe essere un buon punto di partenza per sperimentare nuove pratiche nella delicata e antica zona del centro storico, dove la piantumazione di alberi è chiaramente più complessa e dispendiosa. 

Un lutto totalizzante riguardante la città di Milano: inquinamento ambientale, carovita e caroaffitti

Nella poesia con cui comincia questo articolo, Salvatore Quasimodo non parla di un lutto particolare, ma di un lutto totalizzante riguardante la città di Milano che, nella poesia e quel giorno, risulta essere “morta”. Dal 1943 Milano è stata ricostruita grazie al lavoro di maestri dell’architettura e designer come Vico Magistretti che hanno regalato tutti loro stessi alla città. Ora è il momento di ritrovare quella spinta. I problemi che attanagliano la città sono diversi ma – come allora – sono tanti: l’inquinamento ambientale che nelle settimane scorse ci ha servito un paragone inaspettato tra Milano e nuova Delhi, il traffico e l’inquinamento sonoro, il carovita e il caroaffitti, ma anche la mancanza di socialità e di luoghi di accoglienza. Per questa ragione, occorre che interventi come quello di AXA Investimenti tengano in considerazione le diverse parti sociali coinvolte nella rigenerazione urbana, che comunichino sufficientemente con i problemi più urgenti della città e, soprattutto, con i suoi cittadini. Quanto è usato il Vetra Building dalle persone del quartiere? Come immagina Piazza Salvatore Quasimodo il quartiere? Queste sono domande a cui non tutti i cittadini hanno saputo rispondere, ma che potrebbero essere l’oggetto di un’indagine proprio da parte del gruppo Axa. 

Alessia Baranello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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