La pelle di Milano, immagine di copertina di Noemi Sorze
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«Sentirsi milanesi non vuole dire partorire nostalgia»: Chi sono i Milanesi oggi?

Quindici voci, quindici esordienti e neo milanesi raccontano la loro città che non è più quella della letteratura di un tempo: La pelle di Milano, con Alberto Rollo e Giacomo Papi

La Milano che non si racconta: gli interni, il cibo e la socialità 

Ci sono pesci fantasma che guizzano lungo i Navigli, mondi nuovi e lontani, ragazze che crescono, diventano grandi come King Kong e un loro passo può distruggere il Duomo, ci sono i monolocali di Greco e i mercatini dell’usato, un nuovo mercato immobiliare e le drag queen di Porta Venezia. «Quello che manca nei quindici racconti selezionati, e che invece nella letteratura del secolo scorso c’è molto, sono gli interni. Qui c’è molta strada, ci sono molti parchi e tantissime metropolitane ma pochissimi interni. La soglia si è spostata sulle strade e ciò che avviene dentro le case è scomparso dalla rappresentazione» sostiene Papi. 

Sottolinea Rollo: «Abbiamo appena visto una settimana di super interni (ndr. la Milano Design Week si è tenuta dal 17 al 23 aprile 2023, conclusasi soltanto tre giorni prima della pubblicazione dell’antologia) ma l’interiorità dell’interno non c’è più. È completamente scomparsa ogni dimensione romantica che nel secolo scorso redimeva ogni bruttura. Non c’è più redenzione». Dalle case si esce, si preferiscono le strade, le piazze, i locali. Tanti, troppi locali. Eppure, pochissimo cibo. «Cibo ce n’è poco, ma c’è molto ingurgitare: alcool e droga. Uno spasmodico consumo di gin tonic o pasticche. Manca l’adesione all’autorappresentazione di Milano come città del cibo. Cibo che ne ha trasfigurato anche il piano urbanistico. La letteratura probabilmente non la rappresenta perché la vede come superficie, non come verità» dice Papi. Mentre Rollo si sofferma sulla solitudine, protagonista, a scapito di una socialità sempre negata, di molti dei racconti dell’antologia: «Quasi come si fosse compiuta un’immersione totale nella città, a volte spietata – penso alle torture del racconto di Silvia Righi – per andare a scovare l’asocialità di una città che si vende come iper sociale. Vero è che il gioco di andare a cercare contraddizioni era quello di questa ricerca». 

La pelle di Milano, come nasce un’antologia 

«Il senso dell’operazione, per come l’avevo immaginata, era che gli scrittori contemporanei consegnassero agli scrittori del futuro gli scrittori del passato, e scomparissero» racconta Giacomo Papi, direttore del Laboratorio Formentini per l’editoria di Milano. Lo segue Alberto Rollo: «Ci aspettavamo una risposta in termini narrativi. Abbiamo chiesto una rappresentazione della città, sentita, ed eravamo interessati a capire cosa scatenasse la sensibilità dei ragazzi e delle ragazze di oggi, che forma avesse la loro visione di Milano. Cercavamo la concretezza, che sta al di là dell’opinionismo». Papi poi sottolinea il ruolo della casa editrice Mondadori che ha partecipato al lancio del progetto e si è occupata della pubblicazione della raccolta: «Abbiamo voluto dare la parola agli autori e alle autrici di oggi. Consegnare loro il testimone e toglierci di mezzo. Nel libro non ci sono i nomi di Serra o Bignardi che avrebbero probabilmente allargato il pubblico di lettori e possibili compratori. Questo testimonia anche il coraggio di un grande editore che non ha paura ad affrontare progetti sperimentali, spesso intrapresi per lo più dalla piccola e media editoria indipendente». 

La pelle di Milano: una città, quindici voci, quindici racconti 

I quindici racconti finalisti sono stati scelti tra più di trecento. Sono diversissimi tra loro, molto spesso nevrotici, a tratti confusi, neri e fantastici, violenti e romantici. Gli autori e le autrici sono: Stefano Adesso, Giovanni Belcuore, Nicolò Bellon, Marta Cavo, Giuseppe Cecere, Chiara Deiana, Jacopo Epifani, Ludo Guaita, Raffaele Iaccarino, Luca Leone, Mahshad Mahdavi, Giulia Perri, Silvia righi, Ruben Rossi, Moïse Leon Rutz. «Negli ultimi anni, Milano è stata raccontata principalmente dalla pubblicità e volevamo capire se la letteratura fosse ancora in grado di restituire un’immagine contemporanea della città» racconta Giacomo Papi. «Tra gli autori e le autrici della raccolta e gli scrittori e le scrittrici che hanno agito a Milano nel Novecento c’è una distanza relativa. Tutto è cambiato, è vero, però non vedo molta differenza tra Buzzati e il suo risolvere il problema dei parcheggi e il racconto ‘Emotsunami’ di Stefano Adesso, dove un ragazzo incontra una ragazza con un codice a barre sulla pelle. Si vede la difficoltà della migrazione come si vedeva in Testori, e c’è il genere come c’era in Scerbanenco». Ci tengono a sottolineare, sia Papi che Rollo, e lo ribadiscono nella chiusa dell’introduzione alla raccolta, quanto da questa somma di voci nuove non ne esca una possibile nuova scuola milanese. Non si intravede uno stile riconoscibile e omogeneo capace di legare i quindici assieme. «Forse, si intravede la realtà» conclude Papi. 

Milano: l’immagine di una città felice che alza le aspettative e la frustrazione, secondo Giacomo Papi

«Questo senso isolamento è in contraddizione con l’immagine che Milano ha dato di sé in questi dieci anni. Il senso dell’isolamento lo sentivo anch’io negli anni Ottanta e Novanta ma non c’era un’auto rappresentazione di socialità così pervasiva e così coincidente con il senso della felicità, del successo e della ricchezza. Questo pone una frustrazione diversa. Milano è un continuo selfie su Instagram e di foto ad appartamenti bellissimi o di momenti gioiosi. Capisco la frustrazione di un ragazzo che vede sui social la Milano del Bosco verticale e Fedez e poi si trasferisce qui e va a vivere in un monolocale in periferia».

Milano oggi, le mille contraddizioni di una città che continua a riscrivere se stessa 

Il dibattito sulla città, il processo a Milano di queste settimane, si sta facendo sempre più aspro. C’è chi ricorda tempi d’oro con spirito nostalgico e accusatorio nei confronti di un presente più grigio. C’è chi attacca la criminalità nascente, il caro affitti, l’inquinamento. Pochissimi propongono alternative a quella che sembra essere una fine ormai segnata per il capoluogo lombardo. La pelle di Milano è uscita in mezzo alla tempesta. 

«Forse proprio perché questa tempesta, insieme ad Alberto Rollo e Mondadori, l’abbiamo intuita due anni fa» sostiene Papi. «Quando abbiamo iniziato a lavorare su questo progetto. Cioè, abbiamo pensato che questa città dovesse fare il punto sul racconto di sé dopo la pandemia, e che la pandemia avrebbe rappresentato uno spartiacque tra due epoche: quella che a me, comunque, nonostante tutti i difetti, sembra un periodo di ‘Belle Époque’ e il decennio che verrà». Lo segue Rollo: «Milano ha passato decenni contraddittori dentro una società che cambiava tutt’assieme. Ha rappresentato un passaggio al terziario fragoroso con una esibizione di ricchezza che ha determinato il suo essere attrattiva e contrastiva. Questo elemento contrastivo lo vediamo più ora che cinque anni fa».

I milanesi non esistono: una riflessione di Alberto Rollo e Giacomo Papi 

Cosa rimane quindi di profondamente milanese in una città che continua a riscrive se stessa? Soprattutto, chi sono i milanesi di oggi? Per Alberto Rollo, che sulla milanesità ha scritto il romanzo autobiografico Un’educazione sentimentale (finalista al Premio Strega 2017), essere milanese di sicuro non vuole dire essere meneghino: «Siamo milanesi in quanto frutto di incroci, incontri, inclusioni ed esclusioni, di rotture e vicinanze continue. Milano ha un’anima metropolitana, non ha radici. Milano non può essere provincia. Sentirsi milanesi non vuole dire partorire nostalgia. La logica vera di una metropoli è che non può star ferma. Se sta ferma, la città muore. A New York abbattono sette palazzi e nessuno ne fa una tragedia. E questo continuo ridisegno di forme tocca anche Milano. certo non va dimenticato che non è vero che non c’è rapporto tra il drastico disegno di un architetto e il drastico disegno di un’interiorità». Prosegue Papi: «Di profondamente milanese c’è il fatto che Dino Buzzati era di Belluno e Daria Bignardi è di Ferrara. Tra gli autori e le autrici de ‘La pelle di Milano’ ci sono tutti gli accenti d’Italia».

La pelle di Milano, un ritratto della città di domani 

Attinge al genere, La pelle di Milano, guarda alle nuove forme di comunicazione – social, WhatsApp, video – segue uno stradario disordinato che ascolta il fiato più che la logica geografica: si perde e si ritrova, si sporca di nero e di rosa. È libera e contraddittoria, violenta, innamorata. Le storie che la compongono non hanno paura di squarciare la superficie della città e svelarne il substrato: incandescente, tellurico, alieno. Quel che ne esce è una raccolta sporca, tutta nuova, eterogenea e spontanea. Incontinente come la città che vuole immortalare. I ragazzi e le ragazze d’oggi, che Milano la abitano, la cercano, se ne innamorano, e poi, come succede a ogni amore di gioventù, di Milano si stufano, ne sparlano, la abbandonano – i giovani di oggi sanno che Milano è come loro: mutaforma e cangiante, arrabbiata, forse sola, grigia e poi arancio, resistente a ogni urto, ogni frattura. 

Dice Giacomo Papi: «Non sono molto ottimista su ciò che ci aspetta: veniamo da un decennio di apertura, e penso ci aspetti un ritrarsi. Sono però ottimista su questa città, perché so che dopo una fase di chiusura ci sarà una nuova fase di apertura, e so che questa chiusura darà carburante a una Milano che ha comunque e sempre prodotto cultura». 

Come raccontare la città del domani secondo Alberto Rollo e Giacomo Papi

Continua Papi: «Credo ci siano delle trasformazioni economiche e mediatiche incontrastabili. Negli anni a venire il modello egemone sarà ancora quello dei social, ma nostro è il dovere di raccontare nel miglior modo possibile la città, stando con gli occhi aperti». E conclude Rollo: «Bisognerà essere capaci di stare dentro questa nuova realtà di forme e modi di vita con sempre più consapevolezza di ciò che siamo e di ciò che stiamo facendo, mappare molto bene la logica dei mestieri, delle attività. Sapere di più, e prendere atto del fatto che bisogna studiare. La prima cosa che sappiamo partorire sono opinioni sapendo pochissimo. Una cosa va studiata, vista, penetrata. Dobbiamo guardare alle cose e le persone e saperle ascoltare». 

ScriviMi: Un corso, un concorso letterario, un libro di racconti

Prima di ogni cosa c’è stato un ciclo di lezioni gratuite tenute da scrittori e scrittrici milanesi di oggi su grandi scrittori e scrittrici milanesi di ieri: Giorgio Fontana ha raccontato Testori, Michele Serra la nera di Buzzati, Daria Bignardi ha parlato di Vittorini, Helena Janeczek di Lalla Romano, Gaia Manzini della rabbia di Bianciardi, Fabio Guarnaccia delle notti giovani di Simonetta, Malika Ayane ha letto e riletto i versi di Antonia Pozzi e Giacomo Papi ha analizzato le note dell’Adalgisa di Gadda. Tutte le lezioni si sono tenute in presenza al Laboratorio Formentini, in Brera, dal dicembre 2021 al febbraio 2022, sono state registrate e si possono rivedere sul sito del Laboratorio. 

A questo ciclo di lezioni è stato legato un concorso, aperto a chiunque fosse stato legato a Milano e avesse tra i 18 e i 35 anni, con lo scopo di trovare giovani scrittori e giovani scrittrici capaci di raccontare Milano dopo un decennio di grandi cambiamenti. La giuria (formata da Papi e Alberto Rollo, Ayane, Bignardi, Fontana, Vittorio Graziani, libraio, Guarnaccia, Janeczek, Manzini, Serra e Cristina Taglietti del Corriere della Sera) e i rappresentati della casa editrice Mondadori hanno poi selezionato per la pubblicazione quindici racconti, andati in stampa per i tipi di Mondadori. La raccolta, La pelle di Milano, raccoglie quindici voci, per lo più esordienti, ed è introdotta da Giacomo Papi e Alberto Rollo.  

Giacomo Papi 

Scrittore, giornalista e autore televisivo. Curatore della sezione Storie/Idee de Il Post, dirige il Laboratorio Formentini per l’editoria. Il suo ultimo libro è Italica (Rizzoli, 2022).

Alberto Rollo

Scrittore, saggista e critico letterario. Consulente per la Narrativa Mondadori, ha sempre lavorato nel mondo editoriale. Il suo ultimo libro è Il miglior tempo (Einaudi Stile Libero, 2021)

Nicolò Bellon

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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