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Lampoon 28 The Working Issue
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Fatica, onestà, lavoro: il nuovo numero di Lampoon per chi non cerca scorciatoie

Da Parris Goebel per le coreografie di Rihanna a James Norton, ai ragazzi italiani che quadrano i conti con le entrate di Onlyfans: il lavoro è la prima espressione di dignità umana

Lampoon, una community: la condivisione di un percorso non il raggiungimento di un traguardo

Non si tratta soltanto di lettori: si parla di community perché oltre ai lettori ci sono quelli che si riconoscono in un impegno, in un atteggiamento. Non per forza leggono – anche se lo spero. Si riconoscono nelle immagini che produciamo e che pubblichiamo, nella ruvidità della nostra fotografia che vorremmo sempre analogica, nel tono di voce dei titoli anche a prescindere di quello che i titoli vogliano introdurre. Una community è la condivisione di un percorso, non il raggiungimento collettivo di un traguardo. 

Lampoon, The Working Issue: James Norton, il palco e la glicemia

Alle persone che lavorano è dedicato questo numero di Lampoon che titoliamo The Working Issue. Il lavoro è impegno, prima che risultato. Il lavoro è fatica, dedizione e serietà – prima che successo e guadagno. Questo numero è dedicato a chi ha voluto raccontare in queste pagine come si evolve la sua concentrazione. James Norton era sul palco a Londra, per A Little Life – deve tenere a bada gli sbalzi di glicemia – come devo fare anche io – e regolare zucchero nel sangue iniettandosi insulina o buttandosi in bocca uno shot di glucosio. La stanchezza, la fragilità e la malattia. La malattia è la prima maestra di vita. Hai bisogno di qualche vuoto, se questa vita vuoi riempirla con il futuro. I vuoti non vanno nascosti. Le pause servono a dare il ritmo. Hai bisogno di silenzio per sentire la musica, per accorgerti di un ritmo. 

Lampoon, The Working Issue: il senso del lavoro, le persone e le abitudini

Lavoriamo per persone che trovano calma, pace in quello che fanno ogni giorno; esseri umani che riescono a esprimersi rimanendo sinceri; persone che sono disposte, anzi, che sono pronte a cambiare le loro abitudini – perché il senso di ogni lavoro, oggi, dovrebbe essere dedicato a cambiare sia le nostre abitudini, sia le abitudini degli altri. Per conseguenza, il nostro lavoro su Lampoon non è dedicato a quelli che trovano soddisfazione nella vanità o nell’autocompiacimento, che suscitano invidia per comunicare, che spargono fastidio e odio in un cinguettio. 

Lampoon, The Working Issue: la coreografia al Super Bowl, i 280 ballerini di Parris Goebel

Era febbraio. In quei giorni discutevamo su quale dovesse essere il tema, il titolo e il filo narrante di questo numero di Lampoon che avete adesso in mano, o di cui state valutando se scorrere le pagine. Domenica notte, nell’intervallo del Super Bowl, Rihanna ballava su una piattaforma sospesa: era incinta, la pancia già prominente (qualche settimana prima, quando ancora non si sapeva, Rihanna aveva detto che sì, stava pensando di portare con se un ospite per la performance). Rihanna era circondata – a terra e su altre piattaforme volanti – da 280 ballerini che si muovevano in sincronia e a ritmo secondo una coreografia. Che lavoro, quella coreografia, pensammo ad alta voce. La coreografia era firmata da Parris Goebel che tra queste pagine abbiamo fotografato e intervistato.

Lampoon, The Working Issue: Robert Hughes e lo snobismo pertinente quando catalizza competizione

Lo snobismo oggi è pertinente: serve a porre un argine a questa ondata di populismo, reale e digitale, di autocompiacimento rifilatoci da chi preferisce esser furbo invece che lavorare. C’è una regola che si pone a fondamento di ogni snobismo contemporaneo: lo snobismo deve essere sostenuto da cultura e pacatezza. Siate snob, per estetica e intelletto, sicuri senza remora, attenti e silenziosi. 

Robert Hughes ci insegnava come il compito della democrazia nel campo dell’arte è di proteggere l’elitarismo – ovvero, il riconoscimento del merito – e quindi, in conseguenza, di proteggere anche il sentimento che dall’elitarismo si produce: lo snobismo. Badate bene, attenzione: non si sta parlando di un elitarismo basato sulla razza o sul denaro o sul rango sociale – ma sul talento e sull’immaginazione, sulla bravura, sul rigore caratteriale: a una cerchia definita da questi poteri, si desidera, si brama e si smania appartenere. 

Robert Hughes portava un esempio comprensibile, raccontando quanto avrebbe ambito a far parte della squadra regionale di nuoto, quanto avrebbe preferito allenarsi con quelli della squadra piuttosto che con i suoi compagni di corso. Se mai ci fosse riuscito, a entrare nella squadra, certo non avrebbe perso occasione per non farsene vanto ed evitare di gareggiare ancora con atleti scadenti. 

Lo slogan del partito comunista, il quiet quitting, i free lancer

Work less, work all, produce what is necessary, redistribute everything. Lo slogan del partito comunista sembrava qualcosa che dovessimo dimenticare – invece appare vivo tra le nuove e ignare generazioni. Lavorare va bene se migliora la nostra vita quotidiana – se diversamente porta la fatica, lo sforzo intellettuale, la fretta e l’ansia da prestazione, il lavoro va lasciato (e pensare che Flaubert si scorticava le meningi in notti insonni, solo per scrivere quattro parole).

Oggi si dice che quando fai il minimo necessario, lavori meglio. Oggi bisogna godersi la vita, non vivere per raggiungere un traguardo. La fretta è negativa, per tollerare un ritardo ci sarà una pazienza condivisa. Si tratta del quiet quitting: che non vuol dire licenziare in silenzio, vuol dire fare sul lavoro il minimo indispensabile per quanto richiesto – e pazienza se si viene licenziati. Il quiet quitting si pone all’opposto del concetto di serietà a cui crediamo su Lampoon.

I ragazzi più giovani scelgono di licenziarsi. Hanno 28 anni. Decidono di lavorare da freelancer, a consulenza. Strana parola, consulenza: indica qualcuno – un professionista o una società di professionisti – che procede in attività di assistenza per smarcare operazioni e relazioni, senza averne piena responsabilità. Si può intendere la consulenza offerta da chi ha avuto esperienze in campi precisi – ma invece a proporla sono ragazzi che hanno appena interrotto, per propria decisione, un contratto a tempo indeterminato. 

Da Hustle Culture a OnlyFans: lo snobismo intellettuale della prostituzione virtuale

Hustle Culture è la cultura dell’iperattività, dell’iper reperibilità – stiamo sempre lavorando, siamo sempre esausti – l’espressione più tipica: «sono stanco». Non c’è spazio per le ambiguità, per le contraddizioni – tutta quella bellezza che contraddistingue l’essere umano. Una prostituzione virtuale: conversazioni, video, immagini: abbiamo fotografato alcuni ragazzi italiani e raccontato le loro entrate economiche su OnlyFans. Si comincia a percepire un orgoglio, tra i ragazzi che guadagnano su OnlyFans, un senso di superiorità – quasi appunto uno snobismo – rispetto agli influencer dei social media con censura. Su OnlyFans si offrono immagini del proprio corpo nudo in privato e a pagamento – mentre su Instagram, per tutti, il telo è stretto sotto i primi peli pubici. Sì, snobismo intellettuale addirittura: oggi, chi guadagna su OnlyFans deride e dismette quello che su Instagram cerca di pubblicizzare una borsa a tracolla. 

Lampoon, The Working Issue: la definizione di imprenditoria etica – il lavoro nobilita l’uomo, il lavoro concede dignità all’uomo

La bellezza del lavoro è la fatica che il lavoro insegna. Non si lavora solo per guadagnare, ma anche per lasciare una traccia positiva di quello che stiamo facendo. Si chiama imprenditoria etica, sembra un’utopia, invece è soltanto l’unica possibilità per questo pianeta. Qualcuno potrebbe dire che assomiglia al comunismo – ma il suo non sarebbe un ragionamento razionale. Qualcun altro può dire chissenefrega dei miei figli e dei figli degli altri.

Darwin disse che il lavoro nobilita l’uomo, ma si può comprendere uno strato sottostante, un livello di profondità ulteriore: non soltanto il lavoro nobilita l’uomo: il lavoro concede dignità all’uomo. Torna e ritorna ancora una volta quella frase di Malaparte, quando scrisse come l’uomo sia insopportabile sul trono della sua gloria, come l’uomo sia tollerabile, comprensibile e amabile nel fango insieme a noi. Il lavoro è attenzione, l’amore è attenzione: non siamo al mondo per essere felici, siamo qui per amare – e se anche resta vero che non esiste felicità senza amore, ancora più vero è come l’amore esiste e resiste anche senza felicità.

Carlo Mazzoni

Cover James Norton. Lampoon, the working issue
Cover James Norton. Lampoon, The Working Issue
Cover Louis Vuitton. Lampoon, The Working Issue
Cover Maxime Ballesteros. Lampoon, The Working Issue

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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