Barene in Laguna, fotografia Eleonora Sovrani
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Quest’anno per la prima volta nella sua storia, Venezia è scesa sotto i cinquanta mila abitanti

Rivitalizzare e ripristinare le barene della laguna per mitigare il cambiamento climatico e assorbire CO2 dall’atmosfrera. V-I-T-A-L: Jane da Mosto e Marcantonio Brandolini D’Adda per la tutela delle barene

Venezia baluardo della lotta al cambiamento climatico 

La Laguna veneziana nasce dalla commistione tra le acque salate dell’Adriatico e quelle dei fiumi della pianura veneta. Questo ecosistema è minacciato da un lato dalla possibilità di interramento e dall’altro da quello dall’invasione delle acque del mare che entrano sempre più prepotentemente nelle acque dolci.
«Venezia non soffre i cambiamenti climatici più di altre città costiere» spiega Jane Da Mosto, scienziata, attivista per il clima e la tutela della laguna e fondatrice di We Are Here Venice. «C’è un intero stato come il Bangladesh che ne soffre, e che è continuamente danneggiato da inondazioni estreme. Venezia ne è diventata il simbolo. Ha la responsabilità di dimostrare che è possibile riequilibrare uomo e natura e invertire gli andamenti attuali della crisi climatica». 

Il Mose, sistema di dighe mobili, dopo anni di polemiche e ritardi, è stato un tentativo ingegneristico di risolvere le problematiche legate agli eventi meteorologici estremi e a controllare l’acqua alta in laguna e soprattutto in città. Da solo non basta, è necessario intervenire e tutelare le barene, che fungono da spugne e riescono ad attenuare la forza del mare sulla laguna e della laguna sulla città. «Dopo quindici anni di lavoro come scienziata e ricercatrice sul cambiamento climatico e politiche ambientali per diverse istituzioni, ho fondato We are here Venice. Volevo mettere insieme la resilienza della popolazione veneziana e gli sforzi della comunità scientifica». 

Cosa sono le barene di Venezia

«Le barene sono l’habitat tipico della Laguna di Venezia. Sono distese di vegetazione, fango e detriti a filo d’acqua che vengono periodicamente sommerse dalla marea. A differenza del resto dell’Adriatico nella laguna, c’è una variazione di marea accentuata perché qui la marea si alza e si abbassa di circa un metro due volte al giorno. Questo ha creato delle condizioni ecologiche particolari chiamate appunto barene». Le barene sono coperte da una vegetazione specifica, che ha imparato a convivere con le alte percentuali di sale presente nell’acqua creando un ecosistema resistente a condizioni estreme che è casa e sussistenza per tante specie animali, dagli insetti agli uccelli. Un immenso patrimonio di biodiversità. Senza equilibrio tra laguna, natura e città non può esistere Venezia.

Barene: risorsa per lo stoccaggio di carbonio blu 

Studi affermano che le barene riescono ad assorbire e soprattutto a stoccare grandissime quantità di anidride carbonica, anche quaranta volte in più rispetto alle foreste terrestri. Questo le rende una risorsa preziosa per mitigare i cambiamenti climatici a livello globale. Le barene presentano la vegetazione tipica degli ambienti salmastri e mutano il loro aspetto con il cambiare delle stagioni, possono ammantarsi di verde delle alghe, rosso della salicornia o lilla del limonio e dell’astro marino. 

Tra le specie che crescono sulle barene le Fanerogame Marine, sono la specie vegetale che cresce nei fondali che è particolarmente potente nel sequestro di Co2. Ricorda Da Mosto «Le piante da sole non bastano, è tutto l’ecosistema che fa sì che questo funzioni. Non possiamo pensare che una singola specie ci risolva i problemi, è la complessità dell’insieme che rende questi ecosistemi funzionali, per questo è necessario preservarli nella loro interezza. Nelle barene ci sono più di una dozzina di piante che sopravvivano grazie alle interazioni con altri uccelli e altri animali e grazie alla struttura morfologica dei sedimenti e all’idrodinamica dell’acqua che si muove attorno. Dobbiamo mantenere le condizioni attuali e favorire i dinamismi giusti». 

Laguna B – ridurre le emissioni dell’arte vetraria 

«Marcantonio un giorno mi ha chiesto se con WahV potevo aiutarlo a identificare un progetto ambientale per controbilanciare le emissioni della sua azienda vetraria, Laguna B. Il vetro è un’attività produttiva energivora e molto impattante sull’ambiente. In quel momento avevo appena iniziato a ripensare il modo delle barene di sequestrare CO2. E così è iniziata la nostra collaborazione. La ricerca scientifica è la base per dimostrare quanto le barene siano importanti per lo stoccaggio di carbonio e più studiamo più ci rendiamo conto come questo non sia l’unico vantaggio che offrono ma che possono garantire svariati servizi ecosistemici per la città».

Languna B, fondata nel 1994 da Marie Brandolini, oggi con la direzione creativa del figlio Marcantonio Brandolini D’Adda, è una tra le più attente al proprio impatto tra le fornaci muranesi.
Laguna B intende non solo dare valore all’arte vetraria che si tramanda da secoli e generazioni nell’isola veneziana ma anche creare un’azienda che abbia un impatto positivo per le generazioni future. Questo comprendendo il proprio impatto e cercando modi innovativi per ridurlo con progetti che coinvolgano la comunità e la spingano a ridare valore al capitale naturale della laguna. Da queste necessità e collaborazione a lungo termine con WahV è nato il progetto V-I-T-A-L. 

V-I-T-A-L: la ricerca a sostegno della laguna 

Oltre seimila anni fa l’acqua salmastra del mare ha risalito il corso dei fiumi e ha allagato un’ampia zona della pianura veneta, dando vita alla Laguna di Venezia: l’incontro di acque dolci e salmastre ha creato le condizioni ecologiche per un ambiente con particolari caratteristiche naturali e climatiche che ospita un’incredibile biodiversità animale e vegetale. Venezia è sorta in questo ecosistema, affondando le radici, o meglio i pali, in questo habitat che grazie alle sue caratteristiche biologiche e chimiche ha fatto si che le fondamenta della città si siano conservate intatte fino ad oggi per oltre mille e seicento anni. 

La città ha intrecciato legami con l’ambiente naturale che la circonda e la pervade. V-I-T-A-L si pone l’obiettivo di preservare i valori delle comunità che l’hanno abitata sin dalla sua fondazione mantenendo il rapporto con l’ambiente. Le attività di V-I-T-A-L comprendono interventi volti a ripristinare i processi dinamici ottimali dell’ecosistema lagunare corroborati da ricerca scientifica e casi-studio in collaborazione con le maggiori università italiane e internazionali. V-I-T-A-L vuole unire alla società civile anche dell’impresa privata, per dare la possibilità anche alle aziende di entrare in prima linea nella tutela del capitale naturale della Laguna.

La laguna di Venezia può offrire all’economia locale servizi naturali, culturali e sociali

«Oggi, guardando l’evoluzione della laguna, ci rendiamo conto che è rimasto solo un sesto delle barene che c’erano 500 anni fa. Il potenziale di aumentare lo spazio di laguna occupato dalle barene è enorme. Ora abbiamo poco più di venti chilometri quadrati, in futuro ci auguriamo di avere anche cento o centocinquanta chilometri quadrati di barene. Si potrebbero creare nuove attività produttive: aumentare la pesca, utilizzare in cucina i prodotti che crescono nella laguna, sviluppare diversi tipi di agricoltura e produrre più miele. Abbiamo fatto uno studio preliminare per vedere il potenziale di queste attività. Se riuscissimo a sfruttare nel modo corretto il potenziale anche solo delle barene attuali, queste porterebbero alla città gli stessi introiti che portavano le grandi navi quando attraversavano il centro storico di Venezia». 

I risultati degli studi di V-I-T-A-L sui processi di ripristino e rivivificazione delle diverse conformazioni della Laguna vengono resi pubblici affinché la comunità scientifica e la comunità locale possano beneficiarne. 

Venezia città dei rifugiati climatici 

Quest’anno per la prima volta nella storia Venezia è scesa sotto i cinquanta mila abitanti. «Ci sono migliaia di case chiuse che sono del patrimonio pubblico che potrebbero essere abitate da potenziali cittadini. Venezia, lo posso dire io che ho quattro figli, è una città meravigliosa in cui crescere la famiglia. Stiamo per concludere la prima fase di una collaborazione con la comunità del Bangladesh di Venezia che è il componente straniero più numeroso della città. Abbiamo curato dei dialoghi per comprendere meglio il nostro futuro condiviso alla faccia della crisi climatica perché molti di loro sono già rifugiati climatici, non hanno più casa né villaggio in Bangladesh. Credo che Venezia abbia bisogno di focalizzarsi sul loro futuro in questa nuova dimensione e includere questi nuovi veneziani nella vita cittadina. Ce ne se sono molti ma sono invisibili, per aiutare la loro inclusione aiuta sapere non sono qui per prendere qualcosa di nostro ma perché non hanno dove stare». 

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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