Cerca
Close this search box.
  • EDITORIAL TEAM
    STOCKLIST
    NEWSLETTER

    FAQ
    Q&A
    LAVORA CON NOI

    CONTATTI
    INFORMAZIONI LEGALI – PRIVACY POLICY 

    lampoon magazine dot com

Uno screenshot dal video ASMR BOB ROSS EATS A CAKE PAINTING (FAKE) EDIBLE CANVAS - CRUNCHY EATING SOUNDS MUKBANG, canale YouTube HunniBee ASMR, 2019. Courtesy Valentina Tanni
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Il Settembre Eterno delle Estetiche di Internet: viaggio oltre le soglie negate del web

Rituali per generazioni annoiate o un modo nuovo di comporre la realtà? Exit Reality, il secondo libro di Valentina Tanni guarda le ipnosi e le estetiche di Internet sul nostro rapporto con il reale

Il Settembre Eterno delle estetiche di Internet – le sottoculture online come centro culturale contemporaneo, secondo Valentina Tanni

Il Settembre Eterno dell’arte è un’epoca in cui l’impulso creativo è mutato in un comportamento diffuso a tutti i livelli. «Non è più possibile considerare l’arte soltanto come espressione individuale. Siamo interconnessi e le espressioni culturali più rilevanti tendono a essere prodotte da collettività piuttosto che da singoli». Valentina Tanni lo teorizza nel suo primo successo editoriale Memestetica, edito nel 2020 da NERO Editions. La seconda pubblicazione di Tanni con la casa editrice romana è Exit Reality. Con Internet, la produzione estetica dal basso diventa una condizione culturale generalizzata, non più limitata alle controculture. Le estetiche di Internet si delineano come centro della produzione culturale contemporanea.

Emergono outsider che, pur non riconoscendosi né nella figura dell’artista né in quella dell’amatore, producono immagini, testi, opere, opinioni su X e progetti musicali. Sono figli della cultura del do it yourself degli anni Sessanta e, ancor prima, della deprofessionalizzazione inneggiata dalle avanguardie storiche. «Quasi il 70% della popolazione mondiale ha accesso a Internet. Le espressioni estetiche online nascono legate al sentire contemporaneo, allo spirito del tempo – quello che una volta si chiamava lo zeitgeist – perché sono frutto di un’elaborazione collettiva quantitativamente molto ampia, che non può essere ignorata».

Vita digitale vs vita reale – Exit Reality indaga il coro delle estetiche di Internet: gruppi di segni di riconoscimento con la capacità di aggregare comunità

Weirdcore, dreamcore, corecore, vaporwave, traumacore, frutiger aero: Exit Reality indaga il coro delle estetiche di Internet dal punto di vista visivo, sociologico e comportamentale, cercando di restituirne la temperatura emotiva e le voci dei protagonisti, espresse dai commenti sui social che costellano tutto il testo. Un’analisi del rapporto tra la vita digitale e la vita reale. «Queste correnti sono un insieme di immagini, suoni, colori e sensazioni che vanno a definire e produrre una certa atmosfera, un mood, una vibe. Si tratta di gruppi di segni di riconoscimento, che, se messi in comune, hanno la capacità di aggregare delle comunità intorno a degli universi estetici».

Internet e le sottoculture come le conoscevamo prima: la novità sta nella disseminazione dell’identità

La suggestione più immediata è quella di associare le estetiche di Internet alle sottoculture tradizionali, come per esempio il punk, che pure hanno avuto la capacità di creazione comunitaria intorno a segni visivi, sonori, comportamentali e, poi, conseguentemente, anche ideologici. «Le sottoculture si muovevano anche nella prossimità fisica, erano connesse anche a luoghi di aggregazione, non si limitavano a produrre segni e simboli. Questo non è possibile con le comunità online, che sono gigantesche e spesso disseminate. L’estetica delle sottoculture fisiche coinvolgeva anche il modo di vestire il corpo. Online può succedere che si condividano degli attributi, ma questo legame è meno stretto rispetto al passato. La weirdcore o la dreamcore non portano i segni di questa partecipazione». 

Online l’identità è più fluida. «Difficilmente gli utenti si identificano in una sola estetica. In un saggio per i Quanti Einaudi che si intitola Meme del Sottosuolo, Daniele Zinni sostiene che su Internet tendiamo a scindere le nostre identità in mille versioni diverse. A volte questo scisma può assumere la forma di un posting schizofrenico. Direi, quindi, che una delle differenze maggiori con le sottoculture tradizionali risiede proprio nelle aperture rese possibili da questa disseminazione dell’identità». 

Internet è colmo di comunità sottoculturali, però tutti gli utenti le chiamano estetiche

Internet è colmo di comunità sottoculturali che si rigenerano anche nel momento in cui sono catturate da un certo sistema che le commercializza. Il termine che gli stessi utenti – produttori e fruitori dei contenuti – usano per definirle è estetiche. Questo fatto le colloca inevitabilmente in una tradizione storica, artistica e filosofica che riguarda lo studio delle immagini. «Estetica è una parola che nella storia è stata usata in modi diversi: in relazione a una branca della filosofia, per far riferimento a caratteristiche visive e linguistiche proprie di alcuni fenomeni culturali o artistici. All’interno della rete, il termine prende accezioni ancora diverse. Da un lato, si avvicina a quello che potremmo chiamare ‘stile’ cioè a una serie di elementi formali ricorrenti». 

Pensiamo al simbolismo orientale della vaporwave, oppure ai pupazzi di Hello Kitty che sono le ricorrenze fantasmatiche dell’estetica traumacore. «Dall’altro lato, le estetiche di Internet insistono in modo inedito sulle sensazioni». 

Estetica, significato: il recupero dell’etimologia greca – usare elementi formali per evocare sensazioni

Gli utenti cresciuti online, a contatto con quel grande archivio di cultura visiva, di passati, presenti e futuri che è il web, hanno imparato ad assemblare materiali d’archivio come mattoncini per evocare emozioni, mood e vibes. «Questo uso delle immagini, dei suoni, delle font, dei colori per evocare sensazioni finisce per riportare il termine estetica alle sue origini greche». In greco antico, con estetica si intende la capacità di sentire. «In greco l’estetica è ciò che ci collega al mondo della percezione, dei sensi, degli stati d’animo. In maniera accidentale il significato dell’etimologia originale è recuperato dalle estetiche di Internet che hanno come filo conduttore l’idea di usare elementi formali per evocare sensazioni». 

Trasmettere certe vibes nella maniera più specifica possibile e condividerle con altri utenti diventa lo scopo di queste produzioni per segni. «Nelle varie estetiche online il concetto nodale sta nel suffisso. Per esempio, core significa andare a cercare il fulcro, ricreare l’origine di una certa sensazione in maniera ossessiva e precisa. Il suffisso determina l’attitudine mentre il prefisso declina gli elementi formali utili a raggiungerla. Da qui, le diramazioni in traumacore, weirdcore, dreamcore eccetera».

Tempo e reale come categorie non assolute: le estetiche di Internet, l’empatia digitale, la nostalgia come strumenti utili a rimodellare il futuro

Oltre a essere delle estetiche del rendersi sensibili, le sottoculture online condividono delle attitudini specifiche rispetto alla percezione del tempo e del reale. Queste dimensioni sono riconsiderate come categorie consuetudinarie e non assolute e, poi, conseguentemente, iper-personalizzate e customizzate dagli utenti. La produzione estetica, l’empatia digitale, la nostalgia, la memetica possono diventare degli strumenti utili a rimodellare il futuro. 

Internet è sempre stato nostalgico, Nostalgia da nostos ‘ritorno a casa’ e algos ‘dolore’

Internet è sempre stato nostalgico. Il mondo online e quello della nostalgia, sono scoperti e sviluppati entrambi all’interno dell’esercito – o meglio come conseguenza di tecnologie e attitudini maturate a scopi bellici. Da nostos (‘ritorno a casa’) e algos (‘dolore’), la parola nostalgia compare per la prima volta in una trattazione medica del 1688 a definire la sintomatologia di un gruppo di mercenari svizzeri che impegnati nelle campagne di Luigi XIV sentivano la mancanza della madre patria. 

La nostalgia, nelle sue declinazioni, è il comune denominatore delle estetiche di Internet. Nella copertina dell’album vaporwave Floral Shoppe la statuaria greca campeggia digitalmente accanto a simboli di un passato analogico, espresso dallo skyline di New York prima della caduta delle Torri Gemelle. Nelle due core (weirdcore e dreamcore) seguita una nostalgia nei confronti dell’infanzia. Nel traumacore il ruolo terapeutico nella risoluzione di traumi legati all’infanzia si incarna nell’onnipresente pupazzo di Hello Kitty. «La mancanza di momenti della vita che percepiamo come più semplici e spensierati – o semplicemente carichi di potenzialità – in queste estetiche si fonde con l’irreversibilità del tempo». 

Ricordare il futuro – la nostalgia riflessiva di Internet con la vaporwave 

Un commento su Youtube che Tanni riporta in Exit Reality dice: Ogni volta che qualcuno mi chiede di spiegare la vaporwave rispondo che è come ricordare il futuro. La nostalgia online negli anni si è andata a configurare come una nostalgia aumentata, un sentimento di mancanza ben diverso da quelli del passato, diretto nei confronti di un’esperienza di vita che agli utenti bambini era stata promessa   – dall’automazione, dal benessere degli anni Ottanta, dagli sviluppatori di portable computers degli anni 2000 – e che è stata tradita. 

Valentina Tanni paragona questa nostalgia all’hauntology di Mark Fisher, ovvero un desiderio di nostos (ritorno) verso futuri perduti, mai realizzati, nato causato dall’impossibilità di immaginare altri modelli oltre il disfacimento politico e sociale del tardo capitalismo. Il riferimento più puntuale del testo è forse quello alla nostalgia riflessiva teorizzata da Svetlana Boym, che nel 2001, in tempi non sospetti, scriveva che, se la nostalgia restorativa vuole ristabilire il passato così com’era, mentre quella riflessiva lavora sull’allontanamento da quel passato o addirittura – in alcuni casi – sul non averlo affatto vissuto. 

Nelle pratiche di Internet la nostalgia non è archeologica – è una storia d’amore con la propria fantasia

«Nelle estetiche e nelle pratiche di Internet la nostalgia non è mai archeologica. Non si condensa mai in ricordi fedeli. È una rielaborazione del passato intensa e iper-mediata che passa attraverso i sentimenti, gli stati emotivi e l’immaginazione. Su Internet la nostalgia diventa una specie di veicolo che ti può portare in vari posti, uno strumento per i viaggi nel tempo e nello spazio». Per Boym la nostalgia riflessiva è una storia d’amore con la propria fantasia. 

Oltre l’escapismo, le tendenze spiritualistiche e magiche online ci dicono qualcosa di più sul rapporto che abbiamo con l’idea di realtà

Il vasto e sfaccettato corpus di relazioni con il tempo e con il reale che possiamo trovare online viene generalmente interpretato in chiave escapista, come strategia di fuga di una generazione annoiata, annegata nel mondo delle interfacce e spaventata dal sempre più evidente disfacimento di quello fuori dallo schermo. 

Dalla stimolazione sensoriale dell’ASMR fino alla proiezione verso temporalità e piani della realtà alternativi del reality shifting, le tendenze spiritualistiche e magiche manifeste nell’online ci dicono anche qualcosa di più sul rapporto che gli utenti – e quindi la maggior parte di noi – ha con il tempo, con l’idea di realtà, di post-verità e di soglia. 

«In queste pratiche esiste una propensione escapista ed è anche una reazione comprensibile. Quella che noto in Exit Reality è una disposizione generale – seppur espressa con modalità ed estetiche diverse – a provare a fare due cose. La versione moderata, il punto di ingresso nelle pratiche spiritualistiche e magiche online, propone modelli alternativi di rapporto con la realtà. Cerca di riflettere sulla percezione, su quanto questa influenzi il nostro rapporto con il mondo, stimola i sensi per viaggiare con la mente. Sul gradino successivo questa necessità comune di riconfigurare il rapporto con la realtà diventa un tentativo di manipolarla, di controllarla, di guidarla». 

Come puoi cercare di controllare gli eventi – il reality shifting nella storia delle pratiche magiche

Il reality shifting è un fenomeno apparso tra il 2018 e il 2020 su YouTube e TikTok che vede giovani utenti impegnati nella sperimentazione di tecniche di meditazione, proiezione astrale e sogno lucido, come il manifesting o il quantum jumping, basate sulla convinzione che la nostra mente adeguatamente allenata sia in grado di modificare proprio quel corso degli eventi. Lo shifter gioca spostandosi dalla current reality alla desired reality, la realtà desiderata, che di solito è il magico mondo di Harry Potter o qualche film della Marvel sul multiverso. 

Nel frattempo, i cosiddetti ‘tulpamanti’ con pratiche di proiezione danno vita a esseri senzienti e indipendenti dal corpo ospite, una consuetudine che nasce in Tibet e inspiegabilmente approda su Reddit. A emergere è il tema del controllo. «Come puoi cercare di controllare gli eventi? Sperimentando strategie che sono contestualizzabili all’interno della storia delle pratiche magiche, ovvero pratiche che hanno l’obiettivo di catalizzare determinate energie per provocare dei cambiamenti nel mondo. Manifesting, quantum jumping, lucid dreaming. Prese singolarmente sono prassi diverse, però andando avanti con la ricerca mi è sembrato che fossero differenti espressioni della stessa idea, che facessero parte di un’unica vocazione culturale dove il tema è quello di cercare nuovi strumenti per rapportarsi con la realtà e interpretarla, in un momento in cui questa è manifestamente caleidoscopica». 

La percezione dello stare su Internet è cambiata tante volte ma la sensazione di una soglia negata è rimasta nel nostro subcosciente 

Manipolare, controllare, guidare la realtà: sono azioni che implicano uno slittamento concettuale e percettivo del dove sta la soglia tra irreale, reale, online e offline: un tema ricorrente in Exit Reality, tanto quanto nel mondo online in generale. 

«La percezione dello stare su Internet è cambiata tante volte negli anni. Inizialmente c’era una demarcazione decisa tra reale e virtuale, aiutata dal fatto che la connessione era una specie di rito: ti mettevi nella tua postazione, ti collegavi faticosamente e lentamente accedevi al cyberspazio. Oggi, il fatto che la connessione sia permanente cambia la percezione che abbiamo della virtualità e rende quasi controproducente separare le due dimensioni. Eppure, per quanto sia cambiato il nostro rapporto con la realtà online, la sensazione di attraversare una soglia quando ci colleghiamo su Internet è rimasta nel nostro subcosciente».  

Lo dimostra l’immaginario che si è sviluppato intorno alle prime interfacce Windows, ricordate come dei luoghi di infinite possibilità, di scelta tra diversi universi. Per esempio, nelle estetiche weirdcore e dreamcore è ricorrente l’uso di vecchi sfondi di Windows abbinati a dei prompt di gioco che ti chiedono se vuoi entrare o uscire dall’interfaccia. 

Il viaggio nel tempo ci ha ossessionato negli ultimi quindici anni. 

«Il viaggio nel tempo ci ha ossessionato negli ultimi quindici anni. Lo sperimentare con i poteri mentali e l’esistenza di una dimensione alternativa sono state protagoniste della maggior parte dei prodotti culturali – serie TV, letteratura, cinematografia – che abbiamo consumato in Occidente. Tutta questa produzione di utopie e distopie ha generalizzato sia la percezione dell’esistenza di una o più soglie sia la sensazione di poterle prima o poi attraversare. Eppure, di fatto, ad oggi, non abbiamo il teletrasporto né il viaggio nel tempo, la realtà virtuale ce l’abbiamo ma non è ancora granchè. Accade quindi che, da un lato, la soglia che ci avevano descritto è sempre aperta, dall’altro, il suo attraversamento rimane un desiderio continuamente frustrato e disatteso». 

La soglia aumentata – backrooms e stanze sul retro – spazi fuori dall’inquadratura ma anche al di là dell’interfaccia

Anche il concetto di soglia sta vivendo la sua realtà aumentata. Non si limita più al desiderio di collegarsi, di attraversare l’interfaccia di Windows e di navigare tra le finestre. Va oltre: alla scoperta di dimensioni che stanno ai margini delle interfacce stesse, fuori dagli schermi dei computer e lontane pure dal mondo reale. «Le backrooms sono le stanze sul retro, quello che succede nel backstage»: un tetris di corridoi gialli in uffici deserti e smobiliati, che sembrano aver indugiato troppo sottoterra. 

I modellatori e registi che su YouTube ne hanno affinato l’estetica producono video in cui fingono di cadere per sbaglio in questa dimensione. Inseriscono una certa pasta, uno strato neanche troppo sottile di grana, da vecchia handycam o da macchinetta analogica, che abbassa la risoluzione e permette al falso di proliferare tra i corridoi. 

«Dietro le backrooms c’è l’idea sempre più diffusa di un certo grado di gamification del reale: quella che esista un rovescio del mondo a cui normalmente non abbiamo accesso, un fuori non ben identificato in cui si può accidentalmente cadere come quando per sbaglio ti noclippi fuori da un videogioco. Il loro equivalente nel gaming sono proprio le stanze per il debugging, quelle usate dagli sviluppatori per fare test della qualità del gameplay, a cui i giocatori non potrebbero normalmente accedere. Sono spazi fuori dall’inquadratura ma anche al di là dell’interfaccia». 

L’attraversamento per costruire narrazioni e desideri

La storia di Internet ci ha aiutato a immaginare soglie magiche, infestazioni, glitch e multiversi. Dalle interfacce dei primi computer fissi fino alle backrooms, gli utenti del web sono andati alla ricerca di spazi liminali: zone intermedie tra diversi stadi del reale. Fino a che il loro attraversamento – sempre disatteso – non è diventato un nuovo strumento per immaginare il futuro e per riscrivere il passato: una fucina per la costruzione di narrazioni e desideri collettivi. 

«Quando ci colleghiamo a Internet subiamo una specie di amputazione, ovvero siamo limitati da una soglia negata, dal non poter entrare davvero dentro il web con il corpo. Per questo, le estetiche online hanno sempre cercato di coinvolgere la corporeità, le sue espressioni e le sue sensazioni in altri modi. La corrente diffusione delle estetiche e delle sottoculture online dimostra che siamo diventati bravissimi a manipolare suoni e immagini per provocare delle sensazioni anche corporee. Eppure – di nuovo – questa non è altro che una soluzione artigianale alla frustrazione più grande: quella di non poter andare dall’altra parte, il sentore dell’esistenza di una o più soglie inattraversabili». 

Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente, nel 2023 ha pubblicato Exit Reality per NOT/Nero Edizioni

Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alla cultura del web. Insegna Arte Digitale al Politecnico di Milano ; Estetica dei New Media e Linguaggi dell’arte contemporanea alla NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma, e Meme Culture and Aesthetics e Digital Media Culture alla John Cabot University di Roma .

Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (edizioni Link, 2011), “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (NOT / Nero Edizioni, 2020-23) e “Exit Reality. Vaporwave, backrooms, strangecore e altri paesaggi oltre la soglia” (NOT/Nero Edizioni, 2023).

Alessia Baranello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X