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LA NIÑA racconta VANITAS: abbracciamo la vacuità per salvarci dall’apatia

Dopo EDEN e le collaborazioni con M¥SS KETA, Franco Ricciardi e Gemitaiz, VANITAS è l’album di debutto de la Nina: ma in Italia la parità di genere viene ridotta a chiacchiera vuota

LA NIÑA racconta VANITAS: per sconfiggere la fugacità della vita c’è bisogno di sé stessi

Intriso da una pioggia di citazioni che si muovono tra l’arte, la canzone classica Napoletana e persino la musica classica, VANITAS, l’album di debutto di Carola Moccia in arte LA NIÑA, è un compendio di ispirazioni e allusioni mai banali: al passato ed al futuro, per una parte di musica e scrittura, di poetica e sentimento, dall’altra. Il suo percorso, partito con singoli che si insinuavano tra pop-futuro, ritmiche Mediterranee e scorci di club anglosassoni che rivivono al sole dei Quartieri Spagnoli (tra cui SALOMÈ, CROCE, TU), ha definito nel tempo la sua figura: non è possibile confondere LA NIÑAcon qualcos’altro, soprattutto adesso con un album dove la produzione non scavalca mai l’interprete, segno di una raggiunta maturità artistica. 

Dalle passate collaborazioni con M¥SS KETA, Franco Ricciardi o Gemitaiz a VANITAS: contro la pornografia dei sentimenti e gli slogan 

Dei trascorsi come YOMBE – in duo con Alfredo Maddaluno– e delle collaborazioni con M¥SS KETA, Franco Ricciardi o Gemitaiz, qui non c’è più traccia. L’artista di San Giorgio a Cremano ha voluto raccontare di sé e per sé, in otto brani che disegnano una geografia della vacuità vista da una donna che vuole abbandonarla, per mezzo di disincanto, ferocia, passione e paura.  LA NIÑA è una creatura cresciuta nel tempo seguendo una via sempre ragionata, attraverso un linguaggio e un’estetica creati attraverso lo studio e la pazienza. In questo album si ha la percezione che artista e progetto artistico combacino appieno. «È stato un processo di accettazione e di scoperta: considero VANITAS come uno snodo, la chiusura di un capitolo da un lato, l’apertura di uno dall’altro. Si tratta di un prolungamento di quanto accadeva in EDEN, il mio primo EP, e di un abbraccio ormai non più timido al tipo di racconto che avevo intrapreso. È complesso trovare un linguaggio autentico, con una poetica che possa raccontare della tua vita con la giusta introspezione. Non sono per la pornografia dei sentimenti, cerco di non eliminare la poesia presente in quello che ho vissuto: i brani di questo disco sono frutto di ricerca sonora e canora, con l’obiettivo di parlare di me e per me, e non di slogan».

In VANITAS l’amore è antagonismo e mezzo per l’emancipazione femminile

«Essere nata a Napoli vuol dire aver imparato da subito le contraddizioni dell’amore». Ne La Niña il sentimento dell’amore è il campo dove si manifesta l’antagonismo uomo-donna. Un rapporto che non mira tanto a screditare l’avversario, ma come luogo dove esaltare e dar voce all’emancipazione femminile, delineando la figura di una donna che è consapevole di sé e indipendente. Una prospettiva che va oltre il piano sentimentale, e diventa metodo per affrontare la Realtà: «Il disco è volutamente intriso di espressività femminile. In campo artistico, come in tutti i settori nel nostro paese, c’è ancora tanto da sopportare perché il tema dell’emancipazione femminile possa guadagnare un vero valore. A partire da processi psicologici per finire a quelli più artistici. Bisogna fare i conti con questa verità, il che non è sinonimo di staticità, anzi. E il primo passo per reagire con consapevolezza». 

La Nina e la parità di genere in Italia: anche nella musica troppi slogan e nessuna azione concreta

«Se parliamo di parità di genere l’Italia è molto indietro, specie se si vuole portare  questo tipo di linguaggio nel pop e cambiare passo. Non sono rari i casi di artiste donne che riescono a raggiungere grandi risultati di ascolto, ma solo grazie ai talent o al fatto di aver accettato una marea di collaborazioni. Tutto questo si traduce in un’impostazione dell’industria musicale ancora marcatamente maschilista, dove permane la disparità. A volte sembra di vivere in una sorta di dissimulazione nietzschiana, in cui si spettacolarizza il tema della parità di genere senza occuparsene in profondità. Se non si rompe questo meccanismo che si ferma all’apparenza fatico a credere che si arrivi ad una soluzione». 

VANITAS: reagire alla fugacità della vita, sublimare il senso di inadeguatezza eliminando le battaglie fatte solo di slogan

Da queste considerazioni muove il messaggio cardine dell’album: la necessità di reagire senza apatia alla fugacità della vita. «VANITAS cerca di sublimare il senso di inadeguatezza, la ‘colpa’ di non essere presa sul serio. La mia vocazione non si esprime solo attraverso la musica, ma si accompagna alla volontà, alla necessità, di portare un messaggio che sia concreto, non un mero slogan buono per il marketing. Il lavoro da fare è ancora tanto e non solo da parte degli artisti: passa soprattutto dai media, che devono eliminare le battaglie fatte solo di slogan, promuovendo i fatti. È doloroso da dire, ma proprio quando sembra che si possano davvero fare passi avanti, vediamo le tematiche inerenti la parità di genere trasformate in chiacchiere abbandonate a se stesse, vuote e in cui non si crede sul serio».

La Nina e VANITAS, la tradizione da studiare e sconvolgere: l’uso destrutturato della tammorra napoletana, l’ispirazione di Enzo Gragnaniello

Tormento, poesia e passione, i colori del Mediterraneo e un immaginario partenopeo sospeso nel tempo, ma anche l’intento di portare un linguaggio contemporaneo ed internazionale: tutti questi elementi sono riuniti in VANITAS, che parallelamente si apre anche ad una poetica intima. «Credo molto dello studio della tammorra e il perfezionamento della voce, specie attraverso canzoni classiche napoletane. Mi hanno permesso di far evolvere lo stile di scrittura, di fare mia la tradizione e dove necessario anche violentarla, sconvolgerla. Si percepisce ad esempio nell’utilizzo destrutturato della tammorra in HARAKIRI o nello stravolgimento del senso romantico di Indifferentemente di Mario Abbate, a cui è ispirata FCCV travolta dal senso di disillusione, che compare un po’ ovunque nel disco. In generale fa parte del senso di maturità che VANITAS rappresenta, rispetto a LA NIÑA di prima: è il mio modo manifestare la fine della dipendenza da diverse problematiche esistenziali della vita, con la consapevolezza di poterle lasciare andare. Come nei brani SELENE e VIPERA. l’intento è di dare voce ad una rabbia che mi porta a credere in me stessa con fermezza».

La Nina: abbracciare la vacuità ci salva dall’apatia; me ne frego di dover recitare un parte, lo faccio per me stessa

A sottolineare questa prospettiva l’artwork grafico del disco, che prende spunto dal tema della Vanitas pittorica, poi tradotto all’interno dei brani. Non è scontato districarsi tra temi come effimerità e fragilità della vita, amore ed il contrario, tanto più perché si tratta di un album di debutto. «È stato un processo spontaneo, nato dal fatto che voglio continuare a stupirmi, a lavorare su qualcosa che mi renda viva. II vuoto esistenziale e la vanità sono due facce della stessa medaglia: penso a brani come FCCV e RESPIRA, che possono sembrare agli antipodi sul piano musicale, ma che contengono le stesse caratteristiche. Gli echi impauriti di un attacco di panico da una parte, la fuga dal panico per mezzo della passione carnale, dall’altra. L’abbraccio alla vacuità delle cose, che in fondo è quello che ci salva dall’apatia. Nella sua mutevolezza il disco racconta ciò che ricercavo: la diversità che può portare un giro di chitarra in un pezzo e un sample di un brano napoletano in un altro, senza patemi. In ciascun caso ho cercato di non attenermi ad una ‘parte’ o a una posa, ma essere quanto più me stessa. Fregandomene, per me stessa».

VANITAS de La Nina: tormento, poesia e passione che riportano alla memoria l’esempio di Rosa Balistreri; la scoperta di un’onestà più fragile

I brani RESPIRA e NOTTE sono le espressioni del disco dove tormento, poesia e passione emergono con più decisione. Sono due brani che fanno pensare all’urgenza e la tenacia di Rosa Balistreri. «C’è una grande  componente di espressività, su cui mi sono dedicata con dedizione, e in quei brani emerge un livello di onestà e fragilità che si astrae dal resto. RESPIRA invece nasce da una registrazione sul telefono fatta in tre minuti, un giro di chitarra e un testo che di getto ho accompagnato alle note. Non mi era mai successo ma questo ha conferito ai brani un’onestà più fragile, per questo più autentica.

L’assenza del featuring in VANITAS, l’eccezione di Mysie: La Nina: sentivo l’urgenza artistica di mettere me stessa al centro

In netta controtendenza rispetto quanto vediamo ormai da tempo nell’industria discografica, in VANITAS colpisce l’assenza quasi totale di collaborazioni. Pur avendo collezionato nel tempo featuring di prestigio, da Gemitaiz a Franco Ricciardi, in questo capitolo l’artista campana ha scelto di collaborare unicamente con Mysie, che canta in BLU, quindi solo in una traccia. Ancora una volta, il segno di un lavoro fatto concentrandosi sulle proprie capacità espressive. «Dovevo raccontare la mia storia e l’urgenza artistica era di mettere me stessa al centro. L’eccezione di Mysie, che arriva da una scoperta casuale, si è consumata come una cotta, un amore, oggi una grande amicizia. BLU era un pezzo chiuso, credevo che fosse già concluso con una registrazione vocale. Poche ore dopo averla contattata aveva già registrato le sue voci, entusiasta di lavorare sul brano. È stato bello, ma un’eccezione: ho pensato fin dall’inizio di non integrare nessun featuring nel disco».

Erotismo non convenzionale, tradizione e futuro: VANITAS e l’estetica in evoluzione de La Nina;  la pittura barocca di Salvator Rosa, il blu e le Anthropométrie di Yves Klein 

Tra un erotismo mai convenzionale e l’evocazione di uno stile incastrato tra tradizione e futuro, l’estetica visiva è sempre stata al centro del progetto artistico de La Niña. In VANITAS spicca una riproduzione manga uscita come visualizer del singolo HARAKIRI, mentre in passato la sua immagine ha spesso avuto un richiamo folk, etnico e iper-moderno insieme – basti pensare ad esempio ai video di SALOMÈ e ‘NA COSA SOLA. «L’universo estetico nasce con la canzone stessa, è un elemento che KWSK NINJA cura con me come art director del progetto e che viene generato e amplificato dall’ascolto del brano, in simbiosi. In VANITAS c’è una poesia visiva evidente, partita dalla pittura barocca di Salvator Rosa e che passa dalla Lacrimosa di Mozart nel brano NOTTE, il blu e le Anthropométrie di Yves Klein in BLU. Sono tutti aspetti evocativi che facilitano l’evoluzione dell’universo dell’album e veicolano la storia di ciascun brano. Sul piano musicale nell’album sono presenti tutti  i mondi che mi influenzano, da Roberto Murolo al jazz portoghese, fino alle atmosfere più futuristiche. È in questa incoerenza che ho trovato negli ultimi anni grande ispirazione, partendo sempre dalla ferma volontà di sottostare a regole ed etichette prestabilite».

Cosa c’è nel futuro de LA NIÑA?

«Ci sto pensando, e non ti nascondo che sto già iniziando a scrivere altro. La verità più profonda è che ho bisogno di visualizzare con nitidezza quello che farò e dove andrò, e credo l’intuito mi guiderà verso delle altre scelte. Ma non ho ancora deciso, non ho ancora chiaro cosa mi aspetta».

LA NIÑA

Nome d’arte di Carola Moccia, esordisce nel 2019 con il suo primo progetto solista che traghetta la tradizione in una dimensione iper contemporanea. Nata a Napoli nel 1991, fino al 2018 viaggia alla ricerca di se stessa nella musica, nel canto, nella scrittura, nell’arte e nel teatro. Nel 2019 rinasce in un universo musicale che azzera le distanze tra l’artista e le sue radici. Con le prime tre tracce Croce, Niente Cchiù e Salomè, l’artista è stata definita come l’ibrido perfetto fra Rosalía e Teresa De Sio. Nel 2020 debutta su Sony Music con il singolo Fortuna. Nel 2021 esce il primo EP, EDEN ed entra a far parte del roster Sugar Music Publishing. Il 23 Marzo 2023 è uscito il suo album di debutto VANITAS.

Giovanni Coppola

LA NIÑA, Vanitas, da KWSK NINJA
LA NIÑA, Vanitas, da KWSK NINJA

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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