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Ai WeiWei, Dropping A Han Dynasty Urn
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Intervista ad Ai Weiwei – distruggere con gentilezza

Ai Weiwei torna in Italia con la mostra Neither Nor organizzata da Galleria Continua a San Gimignano. Tra lego, sgabelli antichi e critiche ai critici d’arte, l’artista si conferma un pensatore non allineato.

Dal Dada alla mentalità di Ai Weiwei – critiche ai critici d’arte

In un mondo in guerra, il movimento Dada è attuale. Tristan Tzara scrive che l’arte è un affare privato. L’artista la produce per se stesso. Ciò di cui abbiamo bisogno sono opere forti, dirette e che vadano per sempre oltre la comprensione». Per chi crea la sua arte Ai Weiwei?

AW «Le mie opere sono create per me stesso. Quando concepisco un’idea che risuona in me, che sia intellettualmente stimolante o che incoraggi un’introspezione e un’azione più profonda, la perseguo senza esitazione. Sono convinto che se trovo l’idea avvincente, susciterà naturalmente l’interesse degli altri, poiché non sono diverso da nessuno».

FJC Tzara ha anche sottolineato che «l’artista è felice quando si sente insultato: è la prova della sua incoerenza». Alcuni critici d’arte hanno definito le sue opere e le sue posizioni “subdole”. Come si rapporta alle critiche, l’insulto la lusinga?

AW «Quando l’arte affronta la critica, ha il potenziale di evocare un senso di contraddizione più forte e di provocare una riflessione più profonda su questioni estetiche ed etiche. Tuttavia, nell’epoca contemporanea, la vera critica d’arte sta scomparendo, mentre l’intrattenimento sostituisce la rigorosa indagine filosofica. Sebbene accolga con favore le critiche al mio lavoro, trovo raro incontrarne di veramente perspicaci. Spesso la critica si limita a esporre le prospettive limitate di coloro che la praticano».

Essere spudorati da oltre vent’anni: Ai Weiwei suscita più reazioni o riflessioni?

FJC Nel suo post del 12 luglio 2006 – Perché sono un ipocrita – lei parla di spudoratezza in relazione alla sua celebrità mediatica. L’immediatezza con cui comunica online sembra talvolta riflettersi nel modo in cui si esprime artisticamente. Diciotto anni dopo, la sua sfrontatezza ha ancora un’influenza nel provocare più reazioni che riflessioni in chi si imbatte nel suo lavoro?

AW «Questa domanda è piuttosto intrigante perché l’articolo in questione è un pezzo di satira. Se ricordo bene, criticava anche la prevalente cultura popolare guidata dal consumo e la coscienza sociale incentrata sull’intrattenimento. Questi temi sono ricorrenti nelle mie opere d’arte. La critica è incorporata in tutte le mie creazioni. Anche se non sempre suscita una risposta diffusa, provoca una riflessione in alcuni individui».

Distruggere con gentilezza significa educare alla decostruzione della struttura mondana

FJC Nel 2020, lei ha risposto a venti domande di suo figlio, Ai Lao. A un certo punto, le chiede perché è più facile distruggere che creare. Se per lei la resistenza alla distruzione è un valore intergenerazionale da trasmettere ai giovani, come li educherebbe a scegliere cosa distruggere per fare spazio al nuovo?

AW «Il problema dell’educazione contemporanea risiede nel suo persistente tentativo di occupare lo spazio mentale e di instillare una struttura banale volta a facilitare l’acquisizione di un senso di sicurezza predeterminato, perpetuando così un sistema di valori accettato. L’educazione autentica dovrebbe invece guidare i giovani verso l’identificazione e la correzione delle carenze del sistema educativo e incoraggiare la decostruzione. Senza liberare questo spazio, tutta la conoscenza acquisita rimane inutile».

Neither Nor – la mostra di Ai Weiwei a Galleria Continua di San Gimignano

FJC Il concetto di scelta – o di esclusione dalla scelta – abita la nuova mostra Neither Nor a Galleria Continua. Molte delle sue opere esposte sono composte da LEGO. La combinazione e la scomposizione cromatica e geometrica di questi pezzi riflette il suo interesse e il suo lavoro per il design architettonico e per alcuni capolavori della storia dell’arte?

AW «Il LEGO rappresenta una nuova forma di linguaggio, che si basa su cifre e pixel per funzionare come mezzo linguistico. Trovo questo concetto intrigante. Nonostante la loro natura apparentemente bidimensionale, le mie opere LEGO operano come un metodo strutturale. In termini di valutazione della storia dell’arte e della politica, servono come strumento di decostruzione. Questo è un aspetto che recentemente ha catturato il mio interesse».

Il senso della storia attraverso l’arte: un ready-made di oltre duemila sgabelli

FJC L’auditorium dell’ex cinema-teatro di San Gimignano ospita la sua installazione Stools (2013) composta da oltre 2586 sgabelli in legno delle dinastie Ming (1368-1644), Qing (1644-1911) e dell’epoca repubblicana. Come è nata l’idea di combinare questi oggetti di uso quotidiano che trascendono i secoli?

AW «Quando mi impegno a creare opere d’arte su larga scala, mi rendo conto che le nostre nozioni convenzionali di abitudini e pratiche di vita, così come le nostre interpretazioni della storia, subiscono una profonda trasformazione in termini di prospettiva e funzione. Questa trasformazione dà luogo a un’autocontraddizione inimmaginabile: come fa la sua funzione a cessare di esistere? Questo è il pensiero fondamentale che sta alla base di tutti i ready-made».

Sulla fotografia: limiti vicini all’autenticità

FJC In passato, ha descritto la fotografia come un mezzo ingannevole e pericoloso, che tuttavia utilizza spesso ancora oggi. Per lei è sempre un veicolo di creazione artistica o più un modo di registrare e condividere il presente anche attraverso piattaforme sociali?

AW «Credo che la fotografia non possa essere classificata come arte, ma piuttosto come mezzo di documentazione. Non incarna l’ “autenticità”, ma opera piuttosto come un mezzo che esiste accanto ad essa. Attraverso la fotografia o le mostre, le nostre azioni mirano a intraprendere attività parallele alla nostra stessa esistenza».

Quando l’esclusione dalle mostre è il risultato di una mancata autocensura

FJC Secondo il Press Freedom Index, l’Italia è al 41° posto nel mondo per azioni di censura. La Cina è al 179° posto su 180 Paesi analizzati nel 2023. Si è mai trovato nella condizione di autocensurare parti delle sue opere per dar loro vita?

AW «Quando si parla di autocensura, trovo che non ci sia bisogno di applicarla alle mie opere perché l’arte stessa è un potente strumento contro questo fenomeno. Il linguaggio dell’arte non resiste facilmente all’autocensura. Un messaggio politico, se non viene espresso attraverso il mezzo artistico in modo umoristico e agile, rimane solo un’espressione e viene meno. L’autocensura nasce proprio quando l’arte è al lavoro. È per questo che le mie opere continuano a incontrare difficoltà nell’essere esposte normalmente, anche quando non parlano esplicitamente di temi politici, e perché il mio nome viene spesso escluso dalle mostre».

La repressione della libertà di espressione: oggi come ieri, in Cina come dappertutto

FJC Lei ha sperimentato su di sé e criticato i meccanismi coercitivi messi in atto dal governo cinese. Nel 2009, mentre manifestava in favore dell’attivista Tan Zuoren, la polizia le percuote il cranio, tanto da rendere poi necessario un intervento chirurgico in Germania. Nel 2011, è stato arrestato all’aeroporto internazionale di Pechino per “crimini economici” e detenuto illegalmente per 81 giorni in un luogo segreto. Allargando lo sguardo alla situazione internazionale odierna, ritiene che la repressione degli atti di libera espressione sia una dinamica senza tempo che evidenzia una regressione socioculturale?

AW «Nell’odierno panorama mediatico, assistiamo a conflitti che si svolgono in tutto il mondo in varie forme, comprendendo manifestazioni, proteste, scontri con le forze dell’ordine, nonché più complessi contrasti militari internazionali. Mai prima d’ora nella storia dell’umanità la violenza e la morte sono state così pervasive sia nella copertura mediatica che nel discorso pubblico.

Riflettendo sulle mie esperienze in Cina, ho incontrato situazioni simili. Tuttavia, non vedo questi momenti come semplici scontri tra manifestanti e forze dell’ordine. Li vedo piuttosto come manifestazioni di individui che esercitano i loro diritti in opposizione alle strutture di potere stabilite, comprese le autorità governative, le forze dell’ordine e il mantenimento dell’ordine pubblico.

Questa contraddizione di fondo è diventata sempre più evidente nel mondo di oggi e non può essere facilmente risolta. La violenza genera solo ulteriore animosità, portando a un ciclo di odio che perpetua nuove forme di violenza. È un costo sociale che inevitabilmente sosteniamo nel tumultuoso panorama di uno sviluppo rapido e squilibrato».

Ai Weiwei, una nota biografica

Ai Weiwei (1957) è un artista contemporaneo, documentarista e attivista cinese. È cresciuto nell’estremo nord-ovest della Cina, dove ha vissuto in condizioni difficili a causa dell’esilio del padre Ai Qing – un tempo stretto collaboratore di Mao Zedong e poeta più celebre della nazione, venne bollato come un uomo di destra durante la Rivoluzione culturale.

Come attivista, Ai Weiwei ha criticato apertamente la posizione del governo cinese in materia di democrazia e diritti umani. Il 3 aprile 2011, viene arrestato all’aeroporto internazionale di Pechino a causa della sua attività di opposizione al governo. Ai Weiwei viene detenuto illegalmente per 81 giorni in un luogo segreto, sorvegliato senza interruzione da due guardie. Al momento del rilascio è accusato di evasione fiscale, gli viene ritirato il passaporto, impedito di lasciare Pechino per un anno, proibito di pubblicare articoli su Internet e di parlare con la stampa, mentre le sue opere sono allontanate dai musei e il suo nome cancellato dai motori di ricerca e da Sina Weibo, il canale social più popolare in Cina. L’artista viene segregato in casa propria, con agenti di polizia che piantonano la zona e una ventina di telecamere di sorveglianza collocate sui pali della luce. Il 22 luglio 2015 all’artista viene ridato il passaporto. È libero di raggiungere la Germania, dove risiedono la compagna e il figlio.

Da quando gli è stato permesso di lasciare la Cina nel 2015, Ai Weiwei ha vissuto a Berlino, Cambridge e in Portogallo.

Ai Weiwei – Neither Nor a Galleria Continua

La mostra Ai WeiWei Neither Nor sarà visitabile fino al 15 settembre 2024 negli spazi di Galleria Continua a San Gimignano.

Federico Jonathan Cusin

Ai WeiWei, Stools, 2013, 2358 Wood Stools (Detail)
Ai WeiWei, Stools, 2013, 2358 Wood Stools (Detail)
Ai WeiWei, Untitled (St. George Slaying A Dragon), 2022 X Grapes, 2017 43 Wooden Stool
Ai WeiWei, Untitled (St. George Slaying A Dragon), 2022 X Grapes, 2017 43 Wooden Stool

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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