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Il papiro di Ortigia, la pietra bianca e Santa Lucia – un itinerario da Palazzo Artemide

Memorie ruvide di pietra, devozioni tra il mito e la storia e un papiro che cresce solo a Siracusa: in via Roma, Palazzo Artemide è un varco spazio-temporale per accedere al ventre di Ortigia

Palazzo Artemide, un edificio neoclassico, all’incrocio tra via Roma e via Minerva

A Siracusa ogni epoca ha lasciato il segno. Greca, romana, bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, spagnola, italiana: Siracusa, con il suo centro storico Ortigia, è il centro della Sicilia che forse più di ogni altro ha mantenuto, nel tessuto urbano, quella stratificazione di civiltà che caratterizza tutta la vicenda dell’isola. Sovrapposizioni architettoniche e stratificazioni culturali che si disvelano camminando in ogni via di questo isolotto, collegato alla terraferma di Siracusa tramite due ponti. Superata la piazza che accoglie e mostra i resti del tempio di Apollo, si apre un labirinto di strade e architetture: varchi spazio-temporali che conducono in altre epoche.

Via Roma, nel ventre di Ortigia, è una vestigia della Siracusa greca. Segue il tracciato dell’antico decumano maggiore, che iniziava il suo percorso davanti all’ingresso del Tempio di Apollo. Il cammino seguiva poi quella che oggi è conosciuta come via Dione, attraversando il centro dell’isola. Proseguendo lungo l’odierna via Roma, il decumano maggiore passava davanti all’ingresso del Tempio di Atena – che oggi ingloba la struttura della Cattedrale di Siracusa, in Piazza Duomo.

Quello che un tempo era l’ingresso al tempio, oggi coincide con una delle sale di un palazzo neoclassico, all’incrocio tra via Roma e via Minerva. Un edificio fondato nel 1880, incastonato tra la Cattedrale e l’Arcivescovado. Dal 1896 ha ospitato l’Hotel Roma. Nel maggio 2024 – dopo un’opera di restauro conservativo che ha interessato la facciata e gli interni – la struttura ha conosciuto una nuova vita e un nuovo nome: Palazzo Artemide.

Palazzo Artemide, Ortigia, vista su via Minerva e Duomo
Palazzo Artemide, Ortigia, vista su via Minerva e Duomo
Palazzo Artemide, Ortigia, facciata su via Minerva
Palazzo Artemide, Ortigia, facciata su via Minerva

Palazzo Artemide, dalla restaurazione di un palazzo del 1880

Il progetto di ristrutturazione di Palazzo Artemide – da parte di VRetreats – ha mantenuto l’architettura storica dell’edificio, lasciando inalterate le proporzioni originali, e dando risalto all’impronta siciliana. Il segno di appartenenza al territorio è nel materiale che domina il design strutturale degli interni: la pietra bianca di Siracusa.

Fin dall’antichità, le cave di Siracusa, da cui la pietra prende il nome, insieme a quelle di Palazzolo Acreide, Noto e Modica, sono state sfruttate per la loro qualità, per costruire templi, case, edifici pubblici. In epoca greca, la stessa polis di Syrakousai fu costruita utilizzando la bianca roccia calcare, estratta dalle latomie locali. Risalta sulla pietra bianca di Siracusa la texture delle volte in tufo, a dammuso (dal siciliano dammusu che vuol dire ‘volta’,  termine di derivazione araba) ­– di forma semicircolare, questo tipo di costruzione non utilizza il classico arco a tutto sesto, ma una serie di pietre disposte in modo che la forma della cupola stessa mantenga la stabilità della struttura.

Il restauro di Palazzo Artemide ha valorizzato le caratteristiche architettoniche con un sistema di illuminazione. La pavimentazione in marmo color ocra è stata mantenuta. Rinnovati i vani destinati alle camere, aperti su due lati con balconate e riorganizzati nei loro effetti decorativi con lavorazioni di cornici e campiture in gesso, tipiche della tradizione locale.

Palazzo Artemide, Ortigia, la pietra di Siracusa
Palazzo Artemide, Ortigia, la pietra di Siracusa
Palazzo Artemide, Ortigia, pianta di Papiro
Palazzo Artemide, Ortigia, pianta di Papiro

Dove si trova il papiro a Siracusa? Il fiume Ciane e la Fonte Aretusa a ortigia – la leggenda

Una pianta di papiro accoglie i visitatori di Palazzo Artemide. È un omaggio a una delle caratteristiche più singolari di Siracusa. La città siciliana è uno dei pochi luoghi, oltre le sponde del Nilo, dove cresce rigoglioso e abbondante il papiro.

Gli studiosi discutono ancora sull’origine di questa pianta, se sia stata importata dall’Egitto o se crescesse naturalmente a Siracusa. Certo è che il tiranno Gerone II aveva rapporti con il faraone Tolomeo Filadelfo – l’ipotesi è che quest’ultimo abbia donato a Gerone degli esemplari di questa pianta, dal tronco lungo e sottile, con un ciuffo verde sulla sommità. Il papiro era utilizzato anche per la creazione della carta. Al Museo del Papiro di Siracusa è possibile conoscere il processo di lavorazione della pianta fino alla creazione della carta, ancora oggi tessuta dai maestri siracusani.

Il papiro cresce rigoglioso sono le sponde del fiume Ciane appena fuori città, e la Fonte Aretusa, a Ortigia – una sorgente d’acqua dolce che sorge a pochi metri dal mare. La leggenda narra che Aretusa, mentre faceva il bagno in un fiume in Grecia, fu vista dal dio fluviale Alfeo, che si innamorò perdutamente di lei. Alfeo cercò di conquistarla, ma Aretusa, desiderosa di rimanere pura e libera, respinse le sue avance e fuggì via. Aretusa pregò la dea Artemide di aiutarla a sfuggire a Alfeo. Artemide, per salvarla, la trasformò in una sorgente d’acqua e la fece scorrere sotto il mare fino a Siracusa, dove riemerse come la Fonte Aretusa. Alfeo, disperato, si trasformò in un fiume per unirsi a lei, e si dice che le sue acque sotterranee siano collegate al fiume Alfeo, che scorre in Grecia.

Ortigia, il papiro alla Fonte Aretusa
Ortigia, il papiro alla Fonte Aretusa
Palazzo delle Finanze Ortigia, Siracusa
Palazzo delle Finanze Ortigia, Siracusa

Palazzo Artemide a Ortigia, Siracura: nel nome l’omaggio alla dea della caccia

Artemide: dea della caccia, degli animali selvatici, della foresta, del tiro con l’arco, della luna. Artemide agrotera – colei che scorre i campi. Artemide elafebòlion – feritrice di cervi, donde il nome dato al nono mese attico elafebòlion, nel quale si celebrava la festa in suo onore e si offrivano focacce in forma di cervo.

Artemide, protettrice della città di Siracusa. A lei è stato dedicato il nome dell’hotel di VRetreats: Palazzo Artemide. Il nome Ortigia risalirebbe al termine greco ὄρτυξ (quaglia) – con riferimento alla nascita della divinità nell’isola di Ortigia, in Grecia, oggi detta Delo.

Secondo la mitologia, Delo era originariamente un’isola galleggiante. Asteria, figlia della titanide Febe e del titano Ceo, nonché sposa del titano Perse e madre di Ecate, si trasformò in una quaglia per sfuggire all’amore non corrisposto di Zeus. In greco, quaglia si dice “ὄρτυξ”. Asteria, nella forma di quaglia, si gettò nel mar Egeo, e Zeus, addolorato, la trasformò in un’isola, che fu chiamata Ortigia, ovvero “isola delle quaglie”.

Su quest’isola si rifugiò Latona, sorella di Asteria. Latona, posseduta da Zeus e rimasta incinta, fuggiva dalla collera della gelosa Era, moglie del re degli dei. A Delo trovò asilo e vi partorì i due gemelli che aveva in grembo: Apollo e Artemide. Poiché per la nascita di Apollo, dio del Sole, l’isola fu tutta circonfusa di luce, fu chiamata Delo, dal verbo greco δηλόω (deloo), che significa “mostrare”, poiché era ormai visibile.

Nel 734 a.C., l’ecista Archia, giunto da Corinto con i suoi uomini, fondò una nuova città. Egli era già devoto ad Artemide, ma aveva anche un obbligo verso Apollo, il dio che sovraintende alla fondazione delle città (Apollo Archegetas, il fondatore). Quando i Greci di Siracusa, nel VI secolo a.C., costruirono il loro primo tempio, lo dedicarono ad Apollo. Il secondo tempio fu dedicato ad Artemide.

Palazzo Artemide, Ortigia, dettaglio facciata
Palazzo Artemide, Ortigia, dettaglio facciata
Palazzo Artemide, Ortigia,, un_iscrizione di fine Ottocento sulla pietra
Palazzo Artemide, Ortigia,, un_iscrizione di fine Ottocento sulla pietra

Il tempio di Artemide e il tempio di Atena, che oggi ingloba la Cattedrale – il Duomo di Siracusa

Il Tempio di Artemide si ergeva a pochi passi dall’attuale Palazzo Artemide, e di fianco al successivo Tempio di Atena (l’attuale Cattedrale). Fu costruito nel VI secolo a.C., ad opera delle maestranze che giunsero da Samo. Le colonne sostenevano un tetto ornato da rilievi che raffiguravano scene della vita della dea e delle sue imprese. Quel che resta del tempio è conservato nello stesso suolo, dove è stato edificato il Palazzo del Senato o Palazzo Vermexio, (che ospita il Municipio di Siracusa).

Il tempio non era solo un centro di culto religioso, ma anche un punto focale della vita civica di Siracusa. A testimonianza dell’adorazione verso la dea restano le monete, che ritraevano Artemide accanto ad Apollo. La festa in onore di Artemide durava un mese – dal 15 marzo al 15 aprile.

Le due donne di Siracusa, dal paganesimo alla cristianità: la dea Artemide e Santa Lucia

Dal Paganesimo al cristianesimo: oltre alla dea Artemide, l’altra donna di Siracusa è Santa Lucia. Nata da una nobile famiglia intorno al 283 d.C. a Siracusa, Lucia fece voto di verginità e decise di consacrarsi a Cristo – mentre imperversavano le persecuzioni contro i cristiani volute dell’imperatore romano Diocleziano. Il padre di Lucia era deciso a darla in sposa a un pagano. Lucia rifiutò la proposta e, secondo alcune versioni della leggenda, vendette tutti i suoi beni e distribuì il ricavato ai poveri. Il gesto di rifiuto e devota dedizione alla sua fede cristiana le costò caro: Lucia fu imprigionata, torturata e resa cieca. La fede la guarì miracolosamente, ma fu martirizzata nel 304.

Iniziò la peregrinazione del suo corpo. Nel 1039, il generale bizantino Giorgio Maniace, durante una spedizione in Sicilia per combattere contro gli arabi, portò via molte reliquie di santi, inclusa quella di Santa Lucia, trasferendole a Costantinopoli. Nel 1204, durante la quarta crociata, i veneziani conquistarono Costantinopoli e portarono il corpo di Santa Lucia a Venezia, dove fu collocato inizialmente in una chiesa dedicata a lei, poi demolita per far spazio alla costruzione della stazione ferroviaria di Venezia, che oggi porta il suo nome. Le reliquie furono quindi trasferite alla chiesa di San Geremia, dove riposano tuttora.

Il tempio di Atena ingloba il Duomo di Siracusa
Il tempio di Atena ingloba il Duomo di Siracusa

La statua argentea di Santa Lucia, opera di Pietro Rizzo e la cassa argentea che ne conserva il corpo

Nel 1599, la città di Siracusa, desiderosa di celebrare il proprio prestigio in competizione con le altre città siciliane, commissionò la realizzazione della statua della sua patrona a Pietro Rizzo, orafo e scultore palermitano allievo di Nibilio Gagini. L’opera, realizzata con 190 libbre d’argento (oltre 80 kg) e un costo di 5.000 scudi, fu completata nel 1618. La santa siracusana è rappresentata come una giovane donna in tunica e manto a trame broccate, con orli in oro. Incede, impavida e fiera di essere una martire cristiana. Il collo è trapassato da un pugnale (realizzato nel 1776), arma con cui secondo le fonti fu uccisa. Una corona e gioielli. La mano destra sorregge una tazza (realizzata anch’essa nel 1776) con gli occhi separati da una fiamma; la sinistra regge un ramo di palma d’oro e un giglio.

Nel 1611, fu fabbricata una cassa argentea, attribuita al Gagini, da porre sotto il piedistallo della statua, per poter conservare il corpo della santa (ancora oggi a Venezia dal 1204). Il simulacro fu subito apprezzato per la sua bellezza, tanto che il Viceré di Sicilia, Bernardino de Cárdenas y Portugal, duca di Maqueda, lo definì “la più bella opera che sia in Italia”.

Il simulascro di Santa Lucia_ la statua argentea nel Duomo di Siracusa
Il simulascro di Santa Lucia_ la statua argentea nel Duomo di Siracusa

Quando si festeggia Santa Lucia? L’esposizione del simulacro  

Il simulacro di Santa Lucia è conservato nella Cappella di Santa Lucia del Duomo di Siracusa, chiuso da cinque chiavi e nascosto per gran parte dell’anno. La nicchia viene aperta per esporre il simulacro ai fedeli, nei giorni dei festeggiamenti in onore di Santa Lucia, che iniziano il 9 dicembre.

La seconda occasione per ammirare il simulacro è la festa del Patrocinio, detta Santa Lucia delle Quaglie, che si svolge a tra la prima e la seconda domenica di maggio, per ricordare il miracolo del 1646. La città, versante in una grave carestia, espose il simulacro di Santa Lucia per implorare la sua intercessione: miracolosamente, tre navi cariche di frumento arrivarono al porto.

A mezzogiorno della prima domenica del mese, volano le colombe e il simulacro viene portato in processione alla vicina Chiesa di Santa Lucia alla Badia e ritorna in Duomo la domenica successiva. Appena prima di giungere al Duomo, la processione sfila accanto a Palazzo Artemide.

Chiesa di Santa Lucia alla Badia
Chiesa di Santa Lucia alla Badia

Le reliquie di Santa Lucia tornano a Siracusa ogni dieci anni, dal 2004

Nel 2004, in occasione del 17° secolo dalla morte di Santa Lucia, le sue reliquie sono tornate a Siracusa per una settimana, dal 13 al 20 dicembre, per la festività a lei dedicata. In quell’occasione è stato inaugurato anche il Ponte Santa Lucia. Nel 2014, per il decennale del ritorno, le reliquie sono state nuovamente riportate a Siracusa e vi tornano ancora nel 2024.

Palazzo Artemide – VRetreats

L’hotel Palazzo Artemide di Ortigia è parte di VRetreats, brand di hôtellerie di VOIhotels. La struttura dispone di 40 camere, tra cui 7 Suite. La proposta gastronomica è affidata al ristorante e bar Amunì. VRetreats è presente con altre due realtà: Atlantis Bay e Mazzarò Sea Palace a Taormina. È stata inoltre introdotta la nuova tratta Palermo – New York, operata da Neos, compagnia aerea parte del Gruppo.

Palazzo Artemide, Ortigia, vista su via Minerva e il Duomo
Palazzo Artemide, Ortigia, vista su via Minerva e il Duomo
Palazzo Artemide, Ortigia, volte e scalinata
Palazzo Artemide, Ortigia, volte e scalinata

Matteo Mammoli

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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