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L’attualità di Caterina de Medici – tra ‘The Serpent Queen’ e la sfilata di Dior a Parigi 

La regina di Francia torna nell’immaginario collettivo – la serie tv StarzPlay e Maria Grazia Chiuri riportano a Virna Lisi: un frammento letterario rivisto sulla leggenda raccontata da Dumas

Parigi, 27 aprile 1574

Notte fonda. Carlo IX urlò per il dolore. Il sudore apparve rosso di sangue. L’archiatra di corte scosse la testa, nessuna possibilità di sorta. La Regina si piegò sul capezzale del figlio, implorando il suo perdono, insieme con quello divino – una donna di quasi cinquantacinque anni alterata dal lutto, bianca e vitrea nella pelle, le sembianze demoniache. Fu e sarebbe rimasta Regina di Francia – moglie di Re, madre di Re. La dinastia dei Valois – la stirpe per cui il suo utero produsse tanto sforzo. Carlo IX, il suo secondo genito, sarebbe stato ora il terzo sovrano a morire tra le sue braccia. La Regina supplicò, «Salvatelo» – ma l’archiatra di corte, scosse la testa: «Ogni tentativo porterà solo all’allungamento dell’agonia abominevole». L’archiatra le mostrò il libro maledetto: «È alta manifattura in vero, mia Regina: per ogni pagina, nell’angolo e nello spigolo, cosparsa di tintura d’arsenico e sale di zolfo. Letale la lettura, lo sfogliarne le pagine». L’archiatra chinò il capo: «Le viscere cederanno, le sofferenze sono solo agli inizi»

La morte di Carlo IX

Carlo IX ascoltò bene e comprese meglio, le parole che dipinsero la sua fine – nella contorsione delle viscere attaccate dal veleno, tra gli spasmi, nel dolore vide almeno una conclusione.  La Regina pianse. Si genuflesse al capezzale del figlio: «È colpa mia, mia. Non era destinato a voi, figlio mio, questo libro di veleno, non per voi. Per Navarra. Era destinato a Navarra. Il re di Navarra doveva morire, non voi, figlio mio, amor mio». Carlo IX emise un grido spezzato. La Regina si sollevò, e quindi distolse gli occhi da quel cadavere ancora vivo. La Regina infilò i suoi guanti – si rivolse all’alchimista, Renato Bianco, affinché le fosse consegnato il libro criminale: «Mi serve un colpevole. Ci vuole una condanna, per questo scempio. Bisogna dare un nome all’assassino del Re. Mi serve un colpevole». La Regina si guardò intorno, tra i presenti nella stanza, e posò gli occhi su sua figlia, Margot. «Portatemi dell’inchiostro». La Regina si avvicinò a un tavolo al quale un paggio si precipitò predisponendo lo scrittoio. «Margot, ditemi, il vostro amante…». Margot si portò le mani alla bocca: «No, no. Ve ne supplico». La Regina si fece più dura: «Il nome del vostro amante, Margot. Ditemelo». 

Margot di Valois

Margot fuggì via. Lasciò la stanza e il capezzale di suo fratello, re Carlo IX – iniziò a correre senza fiato per i corridoi del Louvre. Entrò nei propri appartamenti. Non riuscì più a trattenersi e rigettò sulla soglia della stanza, vomitò acetone. Un conato precedette una convulsione, poi un’altra ancora. Si portò le mani alla fronte, per timore e preghiera. Margot cercò di calmarsi, di allontanare il panico e la nausea. Colpì la parete di legno affinché le serve entrassero a pulire il pavimento zozzo. Tre donne giunsero con i lumi. 

La Mole

Nel letto della camera, un uomo si rotolò tra le lenzuola, non abbastanza disturbato da svegliarsi. Il suo amante, l’uomo per cui Margot provò ancora un poco di affetto. «La Mole!, La Mole!» – Margot lo scosse, per farlo uscire dal sonno. L’uomo mugugnò, ma ancora non aprì gli occhi. Margot si chinò sul suo viso e lo baciò: «Dovete fuggire». Margot trattenne il pianto. La Mole si sollevò a fatica, poi come se già avesse messo tutto a fuoco, di colpo si alzò in piedi, nudo, fuori dal letto, neanche più stordito. Margot parlò: «Mia madre v’imputerà l’attentato al re». La Mole si coprì le pudende, vestendosi alla rinfusa, nel terrore: «No, senza ragione, non…»«Mia madre ha massacrato ventimila protestanti, senza ragione». La Mole rallentò. Margot abbassò la testa: «Il Re di Navarra sarebbe dovuto morire – invece di mio fratello».

Il patibolo e il boia

Non passarono che tre giorni. Al sorgere dell’alba, le nebbie della Senna si dissolsero. Al centro della piazza apparve come per sortilegio, il patibolo. Place de Grève – il luogo delle condanne a morte. Il campanile dell’Hotel de la Ville suonò. I cittadini giunsero per assistere all’intrattenimento. Cominciarono i traffici delle dogane che sarebbero stati di cadavere. Rumori di ferocia si alzarono quando gli inservienti collocarono due inginocchiatoi per i condannati, allineati e frontali sul ponteggio – quindi i ceppi, sui quali le teste si sarebbero piegate, furono sciacquati dal sangue rappreso. Per chi potesse dirsi intenditore di tali lucubri spettacoli, di poco interesse apparvero le decapitazioni di quella mattina: per qualsiasi boia, decapitare un uomo in ginocchio sarebbe rimasta consuetudine ripetitiva. Soltanto ai principi del sangue, nobili imparentati alla famiglia reale, il diritto di morire in piedi – e allora sì, a rivelarsi la tecnica del boia, il colpo perfetto e orizzontale, per dare la rotazione alla testa in volo nell’aria. Solo i boia migliori d’Europa avrebbero provato tale arte – come quel Rombaud convocato da Parigi per decapitare Anne Boleyn a Londra. 

Governatrice di Francia

Una carrozza preceduta e circondata da guardie dell’esercito si fece largo, senza avvicinarsi al patibolo, producendosi una buona visuale. I cavalli neri, velati di nero. Le tende nere, la vernice nera. La folla riconobbe il cocchio: la Regina, Caterina de Medici, governatrice di Francia. Dall’Hotel de la Ville uscì il boia incappucciato che brandì la spada da esecuzione – senza punta, con tre piccoli fori all’estremità per lo sgocciolamento del sangue. Dietro al boia, gli inservienti spinsero e tirarono, con catene e corde, i due condannati. Un prete urlò alla folla i nomi: Boniface, signore de la Mole, e Annibale Radicati, un italiano, conte di Cocconato, entrambi accusati del tentato assassinio di Re Carlo IX. La scena diventò veloce: alle vittime furono legati i polsi, tolte le bluse. Non ci fu resistenza. Pronti a essere giustiziati, i due si abbatterono piegati – rapido, il boia scese su la Mole – solo allora, quando il viso di Radicati fu bagnato dal sangue caldo dell’amico, l’orrore esplose. Un urlo attraversò la piazza, subito reciso dalla stessa lama. 

Navarra

«Ringraziate il cielo di essere sterile, figlia mia». La Regina picchiò con il suo bastone il tetto della carrozza, l’ordine per riprendere la marcia e rientrare alle Tuileries. La sua pelle brillò vitrea, più bianca di quella dei freschi cadaveri. «Il cuore di una donna è pieno di stupidità quanto della medesima stupidità è colmo il cervello di un uomo. Figlia mia, dovete smettere i vostri scandali e i vostri amanti. Non posso esserci sempre io a pulirvi il gabinetto». La Regina tirò la tenda per ripararsi dal sole. «Navarra, vostro marito, quell’ugonotto infimo. Un Borbone, niente di peggio. La vostra sterilità è una fortuna invero, al mondo di bastardi non ce n’è mai pochi». Margot non smise il suo pianto – negli occhi la fine del suo amato, nelle orecchio l’abominio della sua stirpe. La Regina si seccò e aggiunse un sorriso: «Devo svelarvi però che provo simpatia per Navarra. Mi ricorda un cinghiale, piacevole per l’appetito». La Regina afferrò la mano di sua figlia: «Dovete farvi forza, cara, l’intelligenza è l’unica speranza per donne come noi. Vorrei che mi somigliaste di più. Non è stata cattiveria, la mia, ma educazione. Il nome di Valois prima di tutto» la Regina sospirò ripetendo: «…prima di tutto».

Caterina di Francia

Fu allora che Margot comprese. Spalancò gli occhi e li puntò contro sua madre: «No, non avreste potuto tanto…»«Non fare la sciocca, Margot», sua madre la zittì, il tono di voce ritorno subito glaciale. L’approccio colloquiale del tu, così insolito nel francese della Regina, lasciò pallida la ragazza: «Tuo fratello era un inetto. Quel libro invero era per lui – cosa credevate, che io mi sbagliassi come una verginella? Piangete pure, se vi pare. Qualche minuto ancora, ma non di più».

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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