educazione sessuale, socioemotiva e digitale, ph Greta Tosoni
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Virgin & Martyr: sessualità, cannabinoidi, stereotipi di genere e pornografia

«I Sex Toys sono come le stoviglie. Le stoviglie sono oggetti e mangiare è una cosa naturale ma quando le usiamo siamo facilitati» educazione sessuale ed emotiva con Virgin & Martyr

Virgin & Martyr è un progetto collettivo nato con l’obiettivo di diffondere l’educazione sessuale, socio-emotiva e digitale

«Il progetto nasce nel 2017 su Instagram – racconta una delle fondatrici, Greta Tosoni – come uno spazio libero in cui raggruppare tutti quei corpi che volevano slegarsi dalle catene di una rappresentazione canonica e standardizzata che cerca la perfezione e riappropriarsi di una narrativa legata all’unicità dei corpi reali. In un primo momento si è tradotto in un archivio fotografico ma avendo avuto riscontro e interesse in poco tempo si è evoluto. Abbiamo iniziato a condividere anche spunti di riflessione e informazioni che avessero a che fare con l’essere esseri umani e sessuali. Dal corpo alla sessualità in senso ampio il passo è stato breve ma intenso, perché grazie alla community abbiamo capito e notato quante domande e tematiche non vengano trattate né esplorate con consapevolezza e libertà. Questa libertà sessuale di cui si sente tanto parlare nel concreto cos’è? Stiamo cercando come realtà di affrontare proprio queste tematiche. La divulgazione sessuale socio emotiva e digitale è una definizione a cui siamo arrivati dopo un po’ di evoluzioni perché racchiude in maniera ampia tutte le questioni che tocchiamo con il lavoro dell’associazione. Perché dal 2021 Virgin & Martyr è ufficialmente diventata un’associazione culturale non profit».

Educazione alla sessualità e alle emozioni: siamo esseri umani ed esseri sessuali 

Quando pensiamo all’educazione sessuale pensiamo a quelle poche lezioni seguite a scuola in cui ci venivano elencate tutte le malattie sessualmente trasmissibili e si faceva terrore psicologico sulle gravidanze indesiderate. Una narrazione limitante della sessualità e spesso non priva di bigottismo. Il sesso riguarda tutti, e tutti lo facciamo in modo diverso. Dovremmo insegnare questo, non esiste una sola via per vivere la propria sessualità. Questo non significa essere necessariamente fluidi, significa essere aperti mentalmente ai desideri del proprio corpo e della propria mente.   «Con educazione sessuale intendiamo un’educazione che tocca un cappello molto ampio di temi» continua Greta «In questo senso noi ci riferiamo anche ad un’educazione all’essere esseri umani ed essere sessuali proprio perché un corpo può provare piacere, avere un apparato genitale riproduttore di cui prendersi cura ma viviamo anche tutte le emozioni, le relazioni, i sentimenti, le fantasie e i desideri. La gestione interpersonale di tutto questo ha bisogno di un accompagnamento e di educazione. Vogliamo dare degli strumenti e creare degli spazi in cui aumentare la consapevolezza su questi temi».  Non siamo solo esseri sessuali. Nella sessualità rientrano tutte le tematiche relative alle relazioni e alle emozioni. Alice, sessuologa e tra le fondatrici di Virgin & Marty, precisa «Parliamo di educazione sessuale omnicomprensiva, che è un’espressione per distinguerla da quell’immagine che viene in mente a tutti quando parliamo di educazione sessuale ovvero quella che la maggiorate di noi ha ricevuto. Quello che noi vogliamo offrire è molto più ampio». 

Relazioni e app d’incontri, come viviamo la sessualità in rapporto alla tecnologia

Le relazioni oggi passano o nascono sul digitale. L’utilizzo di mezzi tecnologici per approcciarsi ad altre persone ha cambiato i nostri comportamenti. Dal classico gioco di sguardi, i rituali di corteggiamento oggi si tramutano in messaggi nella chat di Tinder, Selfie mezzi nudi in bagno o una foto dei genitali. Per questo oggi è necessario rispettare le regole delle buone maniere digitali anche per le nostre relazioni intime. Virgin & Martyr si impegna anche sui questo versante, offrendo un’educazione socio-digitale oltre che sessuale.  

«Seguiamo la versione più aggiornata del 2023 degli standard dell’OMS proprio per decostruire e dare altre opzioni rispetto ad una narrativa limitata e limitante della sessualità. Non c’è ancora molto che ci aiuti a gestire la nostra vita sul digitale tanto meno la nostra vita sessuale del digitale. A questo sommiamo che tutti abbiamo problemi di comunicazione o difficoltà interpersonali che rendono tutto più complesso. Vogliamo dare una guida per navigare tra le relazioni di oggi» continua Alice.

Cosa fa la figura della sessuologa?

«La sessuologia in Italia non è regolamentata» ci spiega Alice «Questo crea delle difficoltà in più a capire di cosa si stia parlando. Per fare chiarezza si può definire sessuologo/a una persona che ha svolto una formazione specifica in questo ambito, che però può essere di diversi tipi. Io per esempio dopo la laurea in psicologia e ho studiato psicosessuologia clinica in magistrale. La mia è un’eccezione perché la maggior parte dei corsi sono master o corsi privati. Per cercare di orientarsi quando si cerca un professionista a cui rivolgersi bisogna innanzitutto guardare la formazione di base: un sessuologo può essere uno psicologo o un medico o una persona che ha avuto una formazione solo nell’ambito dell’educazione sessuale». Continua Alice «Il sessuologo ci può aiutare a prenderci cura della nostra sessualità, sia che si sia da soli sia con un partner. Ci si può rivolgere ad un professionista di questo tipo quando viviamo un disagio relativo all’attività sessuale, un sintomo fisico o un malessere di tipo psicologico o anche solo se abbiamo un dubbio. Queste figure ci possono dare delle informazioni, che è quello che abbiamo sempre cercato di fare anche con Virgin & Martyr e che è diventato la nostra professione. Anche su Instagram la domanda che ci è stata posta più spesso è: ‘è normale che? È normale se sono così? Se faccio quello? Se mi piace quello?’. Queste domande possono essere poste in assoluta libertà ad un professionista. Alcuni disagi possono essere solo della persona ma condivisi in una relazione possono evolversi ad un disagio della coppia».

Sesso, tabù e stereotipi con Virgin & Martyr

«Tabù e stereotipi imperversano nel nostro linguaggio e quindi nel modo in cui viviamo la sessualità. Penso che dovremmo fare pace con il non sapere, e forse questo è anche uno dei maggiori tabù. Non dobbiamo conoscere tutto né per forza pensare di sapere come si fa qualcosa» spiega Greta. Il nostro corpo è unico, come è unica la nostra esperienza sessuale. Ciò che il nostro corpo prova non deve essere paragonato al corpo di qualcun altro. La narrazione attorno alla sessualità è ancora molto stereotipata. «La questione dell’unicità rispetto ai corpi è quella da cui era partito Virgin & Martir. Il domandarsi se qualcosa è normale o meno deriva dal pensare di essere l’unica persona che prova quella determinata cosa. Perché dobbiamo pensare che sia sbagliato essere l’unica persona o tra le poche persone in un certo modo?» interviene Alice.

Dobbiamo far pace con le differenze. La tematica dell’unicità è entrata nel discorso pubblico, come se dovessimo tollerare chi è diverso da noi, senza renderci conto che noi siamo diversi da tutti. Le differenze che abbiamo sono ciò che più raccontano della realtà che viviamo. 

La pornografia può essere educativa?

«Possiamo definire la pornografia come un supporto alla nostra sessualità così come i sex toys» spiega Greta «i supporti possono potenziarla, migliorarla, inserire una novità. Tutte cose potenzialmente positive se vissute con un grado di consapevolezza adeguato. Con questo intendiamo la necessità di renderci conto che il porno è finzione. Non tutti lo sanno o lo capiscono fino in fondo. Non avendo un’educazione sessuale adeguata, l’unico strumento esplicito per informarsi nell’intimità di camera propria e oltretutto gratuito se hai una connessione internet, è la pornografia. Diventa educativa quando nasce come intrattenimento e può essere utile per trarre ispirazione per una fantasia o per dei desideri che poi si vogliono davvero realizzare. Demonizzarla non ha senso in quanto bisogna considerare le possibilità che si hanno riguardo al contenuto pornografico. Nelle piattaforme più comuni abbiamo dei contenuti molto limitati e limitanti che parlano di una sola rappresentazione della sessualità che va ancora ad alimentare stereotipi e pregiudizi. Il contenuto pornografico presente ora online è infinito eppure quello che viene consumato di più parla chiaro, sia da un punto di vista di domanda che di quello che viene messo in rete». 

«La pornografia non può essere il metro di giudizio per capire se andiamo bene o siamo normali perché il mondo del porno e dei sex toys sono fondamentalmente dei mercati quindi producono quello che può essere più apprezzato dalla maggior parte delle persone» interviene Alice «Quella fantasia che ho io e poche altre persone difficilmente la troverò rappresentata nel porno, così come quel sex toy che serve a me perché ho una fantasia specifica o una disabilità. Questo non significa ancora una volta che il mio desiderio o il mio bisogno sia strano. Penso che molte persone per confrontare il proprio corpo siano ricorse alla pornografia, chiedendosi se i propri genitali siano normali o abbiamo una caratteristica particolare o comune ad altri. Se io lo cercassi online, i contenuti che verrebbero fuori sarebbero pornografici che però non sono pensati per rappresentare una varietà di corpi». 

I sex toys non sono giocattoli: Sex toys, malattie e patologie psicologiche

I sex toys non sempre vengono utilizzati per aumentare il piacere. Per diverse patologie vengono prescritti esercizi con l’utilizzo di sex toys, come nel caso di una persona affetta da vaginismo. Per chi deve riabilitare il pavimento pelvico post-gravidanza invece, vengono prescritti degli ovetti chiamati palline di Kegel o di Geisha.

Ci spiega Greta «Per il vaginismo vengono consigliati dei set di dildo che aiutano la dilatazione vaginale. Anche una persona con una disabilità o che non ha un efficiente uso delle mani potrebbe ricorrere a dei sex toys per stimolare una parte del corpo. Così come un accessorio a forma di ciambella che può aiutare a ridurre la profondità di penetrazione creando uno spessore quando si sta avendo un rapporto vaginale. Questi sono esempi di come i sex toys possono migliorare l’esperienza e ridurre dei fastidi. Anche il lubrificantesi pensa che sia da utilizzare solo quando proprio se ne ha bisogno. Non è così: se vogliamo utilizzarlo per aumentare la nostra sensazione non importa che abbiamo già una lubrificazione naturale o meno. I sex toys sono come le stoviglie per mangiare: possiamo farlo anche senza, ma con coltello e forchetta è più facile.

Specifica Alice «Farei una distinzione nel caso in cui vengano prescritti come supporto rispetto ad una patologia. In questi casi sarei meno propensa a definirli sex toys: in tal caso diventa una definizione che li associa allo stigma che la funzionalità sessuale dovrebbe essere di base perfetta e che quindi questi oggetti possono esistere solo in quanto miglioramento, non come terapia».

Ritardi nella diagnosi: quanto incide a livello psicologico?

Se c’è una cosa che accomuna endometriosi, vulvodinia, vaginismo e tutte quelle patologie che coinvolgono l’apparato riproduttore femminile è il ritardo nella diagnosi. Le stime affermano che per queste patologie si può avere un ritardo dai sette ai dieci anni prima di avere una diagnosi. Spiega Alice «I ritardi nella diagnosi influiscono parecchio perché sono il risultato di una scarsa attenzione della ricerca scientifica e dei corsi di medicina. Non si tratta solo di ritardo nella diagnosi ma di scarsa considerazione di questo tipo di problematiche e sintomi. Il ritardo nella diagnosi si traduce anche in un costo perché nella maggior parte dei casi le visite sono private e onerose. Inoltre c’è la frustrazione di sentire invalidati il proprio dolore e i propri sentimenti. Non avere una diagnosi significa anche che dopo aver parlato con un medico e spiegato i propri sintomi, ci si sente dire che non si ha nulla, che le analisi sono a posto e che quindi è ‘tutto nella tua testa e dovresti solo rilassarti’. Queste risposte fanno pensare di essere sbagliati, impazziti, e di conseguenza sorgono i sensi di colpa. Ci sono risvolti psicologici anche in una malattia fisica».

CBD e cannabinoidi e patologie femminili 

Uno studio pubblicato di recente e condotto dalla East Carolina University e dalla North Carolina State University afferma che la cannabis aiuta le donne ad avere orgasmi multipli. Il THC influenza le aree del cervello legate al piacere aumentandolo. Secondo lo studio il 70 per cento delle persone, sia uomini che donne, che ha fatto uso di cannabis prima di un rapporto, ha riportato un aumento della soddisfazione sessuale. Al di là del piacere, i cannabinoidi sono spesso parte delle cure di diverse patologie, soprattutto in presenza di dolore cronico. Le ricerche sulle potenzialità del CBD sono ancora molto limitate, da un lato per lo stigma che ancora esiste sulla canapa e di conseguenza sulla cannabis e dall’altro perché le malattie femminili sono poco indagate.  «C’è scarsa ricerca su questi temi. È così per la vulvodinia come per la  cannabis terapeutica,e questo è ancora più vero se combiniamo le cose insieme. Non bisogna però accomunare l’utilizzo di questi farmaci con la retorica del ‘ti devi rilassare’. Questo invalida la malattia, sminuendola. È bene avere un supporto psicologico e sessuologico per capire perché la persona fatica a rilassarsi. Una questione ben diversa è imporre un rilassamento obbligato con delle sostanze chimiche» racconta Alice.

Medicina di genere: le donne sono ancora considerate una variante degli uomini

Quando si fa sperimentazione su un nuovo farmaco l’80% dei tester sono uomini e solo la metà degli studi clinici considera le peculiarità di genere. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce medicina di genere lo studio dell’influenza delle differenze biologiche definite dal sesso, e socio-economiche e culturali definite dal genere, sullo stato di salute e di malattia della persona. Il corpo delle donne continua ad essere visto come una variante del corpo maschile. Questo giustifica i pochi studi svolti sulle donne e la poca attenzione a malattie prettamente femminili. Continua Alice: «Se la vulvodinia o le malattie femminili fossero state maschili possiamo dire con certezza che avremmo molti più studi a riguardo. Riguardo a queste malattie abbiamo più esperienze  personali che ricerca scientifica. Il mercato del CBD e della cannabis è in continua espansione. Esistono lubrificanti al CBD o assorbenti imbevuti di CBD che aiutano ad alleviare i dolori del ciclo. I brand che sviluppano questi prodotti hanno centri di ricerca privati, che però non possono avere lo stesso valore di oggettività degli studi di ricerca universitari o ministeriali».

Partire dall’educazione sessuale nelle scuole 

Virgin & Martyr si dedica all’educazione sessuale promuovendo incontri educativi, laboratori ed eventi dedicati a scuole secondarie di primo e secondo grado e centri di aggregazione. Educare per contrastare stereotipi, discriminazioni e violenze dalla radice. Ci racconta Greta «Essere giovani ci aiuta ad entrare più in contatto con gli studenti e capire le loro necessità ed esigenze. Sono sempre molto coinvolti e curiosi. Quando si crea uno spazio libero dal pregiudizio, le persone si sentono più libere di aprirsi. Spesso i ragazzi ci scrivono per primi, ci cercano e ci chiedono di organizzare eventi nei loro istituti. Virgin & Martyr è nato da necessità che pensavamo fossero personali e invece sono collettive».

Greta Tosoni

Educatrice sessuale e sex coach, nata come fotografa e artista.

Alice Ciani

Dottoressa in Psicologia, consulente sessuale e sessuologa.

Domiziana Montello

Virgin & Martyr, ph Greta Tosoni
Virgin & Martyr, ph Greta Tosoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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