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Prima della rivolta, Michele Turazzi, Nottetempo 2023
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Come sarà Milano del 2045, Prima della rivolta? Intervista a Michele Turazzi

Milano è piena di difetti ma è ancora il posto dove tutti vogliono andare: speculazione immobiliare, sovrappopolamento, afa perenne, cambiamento climatico e sanità al collasso

Come sarà la Milano del futuro? La visione di Michele Turazzi 

Milano, 2045. I Navigli sono stati riaperti, il nuovo stadio Meazza è stato costruito. I grandi progetti immobiliari allo Scalo Farini sono realtà: i nuovi grattacieli si uniscono a quelli di Porta Nuova e CityLife. Il Villaggio Olimpico sorto sull’ex ferrovia di Porta Romana è già stato abbandonato a se stesso. È cambiato anche tutto il resto del mondo. Le tensioni sociali sono scoppiate sotto il peso di una crisi economica e climatica che la politica non è stata capace di risolvere. Le frontiere sono chiuse e gli aerei non volano più. L’innalzamento del livello dei mari ha reso così tante zone del mondo inabitabili che le città sono prese d’assalto. Appena fuori da Milano, a Pioltello, c’è un enorme campo migranti fatto di lamiere e muri invalicabili che assomiglia più a un girone infernale che a una struttura ricettiva. Migliaia di persone si stipano al suo interno per ottenere un permesso temporaneo ed essere finalmente ammessi in città. C’è chi invece Milano l’ha lasciata per rifugiarsi in montagna e scappare da mesi di afa insopportabile che si alternano a periodi di piogge incessanti.

È questa la Milano immaginata da Michele Turazzi per il noir ‘Prima della rivolta’, in libreria per Edizioni Nottetempo. A qualcuno lo scenario può sembrare una premonizione. Per altri è solo distopia narrativa. Su una cosa non c’è dubbio. Il libro è arrivato in un periodo in cui critiche e riflessioni sul presente e sul futuro di Milano rimbalzano ovunque. 

Prima della rivolta – Michele Turazzi, edito Edizioni Nottetempo

Quando Turazzi inizia a pensare per la prima volta al romanzo la città era pervasa da un senso di «estremo ottimismo». Era la fine del 2019. Il Covid non era ancora arrivato e Milano era nel mezzo di un’ascesa che sembrava non arrestarsi più. Tutti sembravano volerci vivere. «Ero in zona Gae Aulenti, in un pomeriggio di fine ottobre. C’erano 25°C, c’era gente dappertutto. Sentivo una certa oppressione: sia per il numero di persone che per la temperatura fuori dalla norma», spiega Turazzi. Entrambi gli elementi entrano nel libro, esasperati al massimo. 

I cambiamenti climatici sono diventati così estremi che anche nei mari europei nuotano specie di pesci un tempo presenti solo in Asia. Tra questi c’è il Fugu, un tipo di pesce palla molto velenoso ma, se cucinato bene, prelibato. Sarà proprio la sua carne a uccidere Renato Valsecchi, ricchissimo imprenditore nel settore dell’energia solare e filantropo. L’omicidio finisce sulla scrivania del commissario capo Alberto Del Santa, appena tornato a Milano dopo cinque anni di esilio a Cadore di Piave. Il caso è l’espediente narrativo su cui Turazzi costruisce la trama del libro. L’indagine sull’assassinio finisce per essere un’analisi del collasso della società. Alla fine di tutto ci sarà una rivolta. Obiettivo: far crollare il sistema capitalistico.

Prima della rivolta: al Parco Agricolo Sud risiedono gli anarchici

«Vivevamo in una bolla. Correvamo verso il baratro ma stavamo facendo finta di niente», dice in un passaggio del romanzo il padre del Del Santa. «Le automobili, insieme alla plastica, erano il simbolo delle generazioni che avevano portato il pianeta al punto in cui era», si legge in un altro punto. Nel libro, la politica come la conosciamo ha fallito a capire tutto ciò. Si sono così formate nuove forme di rappresentanza. 

Le principali sono due: gli Antagonisti e i Frontisti. «Gli Antagonisti – spiega Turazzi – sono un movimento di ispirazione neosocialista i cui germi sono nati nel nostro momento storico, in questa stagione di manifestazioni ambientaliste portate avanti da ragazzi di 18 e 20 anni». A differenza di quanto successo finora, nel romanzo le diverse correnti al loro interno si sono politicizzate e sono diventate un’alternativa strutturata all’establishment. I Frontisti invece «non sono un partito, ma raccolgono varie ‘teste calde’: neofascisti, qualunquisti, reazionari vari dai sentimenti un po’ opportunistici». Poi c’è la Chiesa dell’Apocalisse, al centro dell’indagine sull’omicidio di Valsecchi. È una religione che crede che l’uomo debba scomparire. Punta alla sua estinzione. E poi, dove oggi c’è il Parco Agricolo Sud di Milano, è nata Milano Libera Sud, dove sta la parte anarchica della società, che nella caduta del sistema-Stato è riuscita a ritagliarsi la più piena libertà. 

I movimenti ambientalisti di oggi come base per la politica di domani

Potrebbe davvero nascere una nuova forza politica dalle pulsioni ambientaliste? Movimenti come Extinction Rebellion – citata esplicitamente nel libro–, Ultima Generazione e Fridays For Futures ormai esistono da un po’. Nonostante la copertura mediatica, non sembra che stiano riuscendo a influenzare l’agenda politica, nemmeno parzialmente. «Un po’ succede per un problema di tipo anagrafico. Nel discorso politico si ha difficoltà ad ascoltare ragazzi di 20 anni. Nella nostra società, in cui sei considerato un ragazzo fino ai 30-40 anni, è molto difficile farsi prendere sul serio», riflette Turazzi. Perché ci possa essere un reale cambiamento, perché ci si impegni davvero a rovesciare il sistema, secondo l’autore «la situazione pratica dovrebbe essere ancora peggiore di quella che c’è adesso, un po’ come quella del libro». Bisogna arrivare così in là nella crisi climatica in modo che chiunque si accorga che il tempo è scaduto? Solo così si troverebbe veramente il coraggio di «fare qualcosa che vada contro lo status quo – potrebbe essere il boicottaggio di un oleodotto, a esempio»

Speculazione immobiliare: Processo a Milano

Oltre alla crisi climatica, nel libro è presente anche la questione della speculazione immobiliare. Uno dei temi per cui è stato indetto il ‘Processo a Milano’. Per Turazzi – classe 1986, nato a Treviso ma milanese dal 2005 – è il più grande problema che la città dovrebbe affrontare, insieme a quello dell’inquinamento. «Il discorso dell’abitare è un disastro. La speculazione ha raggiunto livelli inquietanti a Milano. Lo ha fatto anche a Parigi e a Londra, è vero – ma gli stipendi che abbiamo qui non sono quelli di Londra. Servono interventi politici: una tassa sugli appartamenti che restano sfitti per mesi, la regolamentazione di Airbnb, un tetto agli affitti, la costruzione di alloggi convenzionati. Lasciare tutto libero sta portando allo sfacelo», dice Turazzi.

Con le «operazioni immobiliari mastodontiche» che stanno segnando Milano si rischia «di perdere la diversità nei suoi quartieri. È quello che è successo a Isola, con BAM e Bosco Verticale». Se tutto andasse secondo progetti, potrebbe essere così anche con Scalo Farini, che nel romanzo troviamo ormai riempito da parchi lussureggianti e nuovi grattacieli. «Non voglio dire che adesso sia meglio, è una cicatrice in mezzo alla città. Lì intorno, le case affacciate sui binari vengono vendute già adesso a prezzi a cui la classe media non può nemmeno avvicinarsi. La speculazione è già in corso. Ruota attorno a una zona della città che, di fatto, non esiste nemmeno».

Milano e la lotta al cambiamento climatico

Per certi versi, la città immaginata da Turazzi è però meglio di quella di oggi. I treni sono a idrogeno, in giro non ci sono macchine. I parchi sono di più, è in funzione una torre antismog. L’autore l’ha immaginata in un momento in cui si continua a discutere su come fare a bloccare lo stravolgimento ambientale. Da qualche anno Milano si sta muovendo: secondo qualcuno sta provando davvero a farlo, secondo altri sta più che altro provando a comunicarlo. Senza dubbio sono state promosse diverse iniziative, ad esempio grandi progetti di forestazione urbana. Di per sé, la città parte svantaggiata: posizionata nel mezzo della zona più inquinata d’Italia, la Pianura Padana, da sola potrà fare poco. Al netto di questo, resta un problema. «È vero che Milano sta facendo qualcosa, soprattutto rispetto a molte altre città. Le iniziative ci sono. Il problema è che non sono ancora entrate a sistema. Piantare alberi nei parchi e nelle piazze non basta», dice Turazzi. Vivendo a Isola, porta un esempio che ha davanti agli occhi tutti i giorni: «Piazzale Archinto è stata rifatta durante il Covid. Sono spuntati diversi alberi. Ecco, da quel momento a oggi, sono già morti e stati ripiantati più volte. Manca una visione d’insieme».

La Milano del 2045 – ‘Più un’anticipazione che una distopia’

Nei cieli della Milano di ‘Prima della rivolta’ volano continuamente droni. Alcuni sono solo di pattuglia. Altri – quelli della Digos, i droni ‘da combattimento’ – rilasciano spray urticante quando necessario per riportare l’ordine nelle strade. Tutti i cittadini sono continuamente profilati e geolocalizzati da alcuni tablet che portano sempre con sé: la privacy è «una merce come un’altra». Le classi sociali si mescolano raramente. La zona delle Cinque Vie è tutta circondata da plexiglass e cancelli, metafora di aree diventate del tutto inaccessibili a determinate classi sociali. Chi è veramente ricco, sta addirittura fuori Milano, tendenzialmente sulle Alpi, al riparo dal caldo appiccicoso della città. È un mondo in cui «ognuno cerca un posto migliore dove andare». La sanità pubblica è collassata – «mi sembra molto verosimile, contando come è messa già oggi la sanità in Lombardia e in tutta Italia», dice Turazzi. 

«Non stiamo parlando di una distopia pesante», tiene a precisare l’autore: «La vedo più come un’anticipazione, non per forza così negativa. L’esistenza di movimenti nati per far crollare il nostro sistema attuale, non per forza in maniera violenta, può essere anche qualcosa di positivo». 

Michele Turazzi

Michele Turazzi è cofondatore dell’agenzia letteraria Pastrengo e fa parte della redazione della rivista culturale ‘La Balena Bianca’. Nel 2018 ha pubblicato il reportage narrativo ‘Milano di carta. Guida letteraria della città’ (il Palindromo).

Giacomo Cadeddu

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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