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Cotonizzare la canapa per una fibra di qualità
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Ha senso cotonizzare la canapa? un’illusione o una nuova frontiera per il tessile?

Enzimi per trattare le fibre e per la separazione delle fibre dalle parti legnose: nuove tecnologie per la cotonizzazione della canapa, intervengono l’agronomo Marco Errani e Adolfo Mandato di Safilin

La cotonizzazione della canapa come processo di valorizzazione di una risorsa economica

Cotonizzare la canapa è un processo chimico e termico utilizzato per il miglioramento delle proprietà tessili delle fibre di canapa. Questo processo mira a rendere le fibre più morbide e flessibili per la produzione di tessuti. 

Marco Errani, Agronomo e Direttore dell’Azienda Sperimentale Vittorio Tadini, spiega: «La cotonizzazione è una tecnologia utilizzata nel campo della produzione tessile per rendere la fibra di canapa più soffice e simile al cotone. In Italia si sente parlare di cotonizzazione, che si riferisce in particolare all’utilizzo di fibra corta vista la disponibilità. Si utilizza il termine in modo improprio intendendone in realtà la cardatura, che al contrario cerca di tenere la fibra più lunga, pettinandola e assottigliandola».

Le fasi del processo di cotonizzazione della canapa: ammollo, sbiancamento e battitura

Le fasi del processo di cotonizzazione sono l’ammollo, lo sbiancamento e la battitura. Il processo di ammollo viene eseguito per ammorbidire e pulire le fibre di canapa dalle impurità e il successivo sbiancamento per ottenere una tonalità di tessuto più chiara. La battitura è un processo meccanico in cui le fibre di canapa umide vengono battute per separare le fibre dal resto della pianta. 

«Per questi tre passaggi – spiega Adolfo Mandato, Brand and Innovation Product Director di Safilin – il fattore determinante è il tempo, più ne viene dedicato migliori sono i risultati. Sono passaggi necessari per trattare una fibra dura e nervosa come la canapa e devono essere controllati al massimo per una maggiore qualità del prodotto finale».

La lavorazione della fibra grezza di canapa per la cotonizzazione

Nel processo di cotonizzazione della canapa, la temperatura e l’umidità svolgono un ruolo centrale per ottenere risultati ottimali«La temperatura è un fattore cruciale in quanto in grado di rompere e rimuovere le componenti indesiderate delle fibre. La temperatura può variare, ma generalmente si situa attorno ai 200-300 °C. L’aumento della temperatura aiuta a decomporre la lignina e altre sostanze presenti nella canapa, consentendo una migliore separazione delle fibre tessili e l’eliminazione delle impurità. L’umidità può influire sulla lavorazione della canapa durante la cotonizzazione. Se l’umidità è troppo bassa le fibre rischiano di diventare fragili e possono spezzarsi facilmente. Se l’umidità è troppo alta invece le fibre possono subire danni a causa della decomposizione termica e della formazione di sostanze indesiderate».

Adolfo Mandato di Safilin fa il punto sui vantaggi del processo di cotonizzazione della canapa

«I vantaggi della cotonizzazione – spiega Adolfo Mandato – si riscontrano quando le fibre possono essere filate più velocemente e quando è possibile mescolare la canapa con altre fibre in filati misti». Il processo di cotonizzazione offre una serie di vantaggi nella lavorazione delle fibre di canapa. «Le fibre sono rese più morbide al tatto cioè più simili al cotone. La canapa cotonizzata ha una buona capacità di assorbire umidità, mantenendo la pelle asciutta e fresca. Inoltre ne aumenta la resistenza del tessuto e ha meno probabilità di provocare allergie o irritazioni cutanee rispetto ad altri tessuti sintetici o trattati chimicamente».

Differenze fra cotonizzazione e cardatura della canapa

Cardatura e cotonizzazione sono due processi utilizzati per la lavorazione delle fibre naturali al fine di renderle utilizzabili per la produzione di filati e tessuti. La cardatura è il processo iniziale di apertura e pulizia delle fibre di cotone, mentre la cotonizzazione è un processo successivo che mira a rompere le fibre creando una struttura simile al cotone.

«La fibra più lunga è utilizzata per il cardato mentre quella più corta che risulta essere per lo più lo scarto, per il cotonizzato. La fibra più corta è fatta passare molte volte sempre per delle carde in modo da renderlo soffice come il cotone. Tra le due lavorazioni cambia il macchinario. Le carde sono rulli con degli aghi, quello che cambia è la punteggiatura ossia la distanza tra i vari aghi. Apparentemente il risultato sembra lo stesso ma la lunghezza del prodotto è differente. Nella cotonizzazione, la fibra è disposta con una struttura a fiocco mentre nel processo di cardatura viene disposta in maniera parallela e viene mandata direttamente in filatura».

Utilizzi e opportunità della canapa cotonizzata e il processo di cotonizzazione della canapa 

Il risultato del processo di cotonizzazione è quello di ottenere un prodotto corto ma soffice, adatto da usare in mescola insieme a cotone e lana – mentre non sembra si possa utilizzare in purezza. 

La ricerca e l’innovazione nella cotonizzazione della canapa sono focalizzate sullo sviluppo di nuove tecniche e tecnologie: ciò include l’ottimizzazione dei parametri di trattamento, come temperatura, umidità e tempo di esposizione, per ottenere le proprietà desiderate nelle fibre di canapa cotonizzate. Nei processi di cotonizzazione, i ricercatori stanno esplorando metodi alternativi, come l’uso di enzimi o processi meccanici, per ottenere risultati simili a quelli ottenuti con i trattamenti chimici tradizionali. 

La ricerca si concentra sulla diversificazione delle applicazioni dei prodotti di canapa cotonizzata. Oltre all’utilizzo nel settore tessile, le fibre di canapa possono trovare impiego in settori come l’edilizia, l’automotive e l’industria dei materiali compositi. «L’innovazione nella cotonizzazione della canapa coinvolge lo sviluppo di nuovi ibridi di canapa con caratteristiche migliorate per il processo di cotonizzazione. Gli agricoltori stanno lavorando per ottenere varietà di canapa con fibre più lunghe e forti per soddisfare le esigenze dell’industria tessile».

Marco Errani: il processo di macerazione della canapa 

«L’Italia ha una lunga storia nella cardatura dei tessuti. Per questa ragione si è deciso di provare a filare la fibra di canapa in impianti italiani per garantire una filiera completa del Made in Italy utilizzando la fibra macerata attraverso un bioreattore senza utilizzo di prodotti chimici, per la produzione di capi d’abbigliamento eco-sostenibili. Si è cominciato a collaborare con aziende italiane per le fasi di cardatura e filatura in fibra mista» spiega Marco Errani.

Una delle tecnologie emergenti per la lavorazione della canapa è l’utilizzo di enzimi che possono essere usati per trattare le fibre di canapa e rendere più facile la separazione delle fibre dalle parti legnose della pianta. Questo metodo è considerato più sostenibile rispetto all’utilizzo di sostanze chimiche e può ridurre l’impatto della lavorazione stessa. Gli enzimi sono usati durante il processo di macerazione e facilitano il processo di rottura dei legami pectici e facilitano la rimozione della lignina.

«La nostra innovazione – continua Marco Errani – è stata quella di non utilizzare i batteri tradizionali, ma di utilizzare solo quelli che attaccassero la cellulosa nel processo di macerazione in acqua. Migliore valutazione economica e qualità del prodotto che viene mantenuta in quanto la fibra non si degrada».

Riadattare macchinari e strutture per la trasformazione del lino può essere una soluzione per sfruttare risorse già presenti e talvolta inutilizzate, per favorire lo sviluppo di una vera e propria economia di scala che supporti il settore.

Cosa è successo negli ultimi decenni nel settore della canapa tessile 

«Bisogna riadattare le macchine, convertendole dalla lavorazione del lino a quella della canapa laddove possibile. La cotonizzazione della canapa è un campo in evoluzione e sono stati compiuti diversi sforzi per sviluppare nuove tecnologie e migliorare il processo sia dal punto di vista agronomico sia di trasformazione. Sono stati in particolare introdotti nuovi metodi di macerazione per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale. Alcuni studi si sono concentrati sull’utilizzo di enzimi o microrganismi specifici per degradare la pectina e la lignina in modo più efficace» spiega Adolfo Mandato.  

Francesco Sponda

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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