Louis Vuitton, Rino Stefano Tagliafierro
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Rapporto tra corpo, erotismo e movimento: l’art motion di Rino Stefano Tagliafierro

Fino al 23 giugno, al Palazzo Reale di Madrid in occasione della mostra Sorolla. A través de la luz, un’installazione immersiva del regista, art director e video artist

Rino Stefano Tagliafierro: origini di una passione video-grafica, i classici Disney, i manga giapponesi, le opere di Bruno Bozzetto e MTV

«Ho sempre avuto la passione per le immagini in movimento, dai classici Disney, ai cartoni animati giapponesi e tutte le opere di Bruno Bozzetto. Colleziono tutt’oggi anche libri pop-up che in campo editoriale suggeriscono un certo superamento della bidimensionalità. Sono cresciuto con MTV. I videoclip musicali rappresentano il punto di incontro tra i miei interessi, il video e la musica. Successivamente ne ho girati alcuni. Ho studiato grafica al liceo per poi proseguire agli inizi del Duemila ad Urbino ma non si lavorava molto con il digitale. Non c’era ancora YouTube, così come i cellulari che facevano i video. Avevo intanto iniziato a sperimentare con la videocamera». 

La borsa di studio vinta allo IED di Milano e l’inizio degli studi di video design

«Ventiquattrenne decisi che volevo andare a Londra a fare il grafico. Un grafico con la passione per il video. Prendo il biglietto, affitto una casa, prenoto e tutto quanto. Saluto i miei amici, faccio la classica cena, mollo la ragazza. Sono pronto per la mia esperienza londinese. Cinque giorni prima di trasferirmi mi chiama lo IED di Milano. Avevo vinto la borsa di studio per il corso di video design. Così per tre anni ho iniziato a studiare video che per me è l’evoluzione della grafica». 

La predilezione per l’immagine in movimento di Tagliaferro: il motion painting

L’interesse per il video con Tagliafierro si traduce in quello per animare le immagini, spesso prelevate da opere d’arte moderna. Una ricerca d’archivio che si diventa contemporanea attraverso  lievi gesti e oscillazioni che vivificano l’opera e la metamorfizzano. Motion painting, art motion, come suggeriscono le diciture degli studi anglo-americani; o più semplicemente, secondo Tagliafierro, animazione. «Un trattamento che si può applicare a svariate categorie. Io prettamente lo attuo su opere d’arte. È un procedimento tecnico che permette di dare una nuova forma a immagini che in originale sono ‘confinate’ nella staticità. Quindi fotografie, dipinti, opere grafiche, manifesti politici e così via. Il bacino a cui si può attingere è ampio». 

Rino Stefano Tagliafierro: sono un mixer dell’arte; artista, programmatore e deejay

Tagliafierro si profila come un mixer dell’arte. Fonde e realizza accostamenti artistico-culturali, vivificandoli. Questo mescolamento dei linguaggi visivi estrapolati da bacini culturali interdisciplinari si caratterizza con gli effetti messi a disposizione dal medium più proteiforme e metamorfico, il video. Già nel 2002, Nicolas Bourriaud introduce la figura bifronte dell’artista contemporaneo che si cimenta in pratiche da dj: ‘dall’inizio degli anni Ottanta, le opere d’arte sono state create sulla base di opere già esistenti; sempre più artisti interpretano, riproducono, espongono nuovamente e utilizzano opere realizzate da altri oppure altri prodotti culturali. […] Inserendo nella propria opera quella di altri, gli artisti contribuiscono allo sradicamento della tradizionale distinzione tra produzione e consumo, creazione e copia, readymade e opera originale. […] Non si tratta più di elaborare una forma sulla base di materiale grezzo, ma di lavorare con oggetti che sono già in circolazione sul mercato culturale. […] I concetti di originalità (essere all’origine di) e di creazione (creare qualcosa dal nulla) svaniscono lentamente nel nuovo panorama culturale segnato dalle figure gemelle del deejay e del programmatore, entrambe con il compito di selezionare oggetti culturali e includerli in nuovi contesti (Postproduction. Come l’arte riprogramma il mondo, Postmedia, 2004)’. 

La sensibilità e il movimento: costruire la video arte con Tagliafierro

Per Tagliafierro, «Sul piano tecnico la produzione delle opere avviene attraverso due software principali che mettono diversi strumenti a disposizione. È la sensibilità con cui si opera che contraddistingue il risultato finale. Prendiamo l’esempio dei dipinti: prima devo capire cosa sto andando ad animare, la sua storia, ciò che comunica. Poi procedo con l’aggiungere, attraverso il movimento, un significato più personale all’immagine. Il lavoro più complesso è comprendere quali siano gli elementi essenziali a cui dar vita: labbra, un braccio, una mano. Tutto ruota attorno a quale emozione si vuole enfatizzare. È una selezione che deve essere puntale. Giocare a togliere, a levare, a rendere il mio intervento il più minimale possibile. Le mie animazioni le faccio durare il tempo di un respiro. La scelta del momento non è mai anteriore o posteriore al compimento dell’azione ma rappresenta l’istante in cui avviene. Non c’è inizio né fine. Cerco di rispettare il momento, il tempo racchiuso nell’opera su cui lavoro».

Il cortometraggio Beauty del 2014, le emozioni umane che rivitalizzano le opere d’arte 

Considerabile come manifesto poetico di Tagliafierro, Beauty è un cortometraggio realizzato nel 2014, applaudito su scala internazionale. Una ricerca storico-artistica-animata che si apre con il diciannovesimo dei Sonnets shakespeariani: «Tempo divoratore, spunta gli artigli al leone e costringi la terra a divorar la sua dolce prole, strappa le zanne aguzze dalle fauci feroci della tigre ed ardi nel suo sangue l’immortale fenice». Qui l’autore dell’opera videoartistica riconosce alla bellezza dipinta nei secoli una forza espressiva che oltrepassa il tempo e viene rivitalizzata per mezzo della creatività digitale, strappandola così dalla fissità museale del quadro.

«Volevo realizzare un corto che parlasse delle emozioni umane, quindi ho creato una fusione. Non doveva essere esplicito, non volevo girarlo con attori, non volevo un racconto diretto. Ho attinto a ciò che per me suscita maggiore emozione: l’arte moderna e il suo gusto neoclassico. Avevo già nel mio computer una cartella colma di immagini di opere a partire dai preraffaelliti. Da qui, ho scelto di costruire una narrazione. Il racconto è diviso in capitoli che idealmente seguono alcune fasi della vita. La nascita, l’adolescenza, l’amore giovanile, così come il lutto o la depressione. Uno spettro emotivo vario che ci appartiene. Beauty vuol essere un corto che possa parlare a tutti, senza nessun codice per poterlo decifrare. Non c’è linguaggio, non c’è speaker, non c’è un voice over. Solo musica e immagini. Questa universalità con cui si disperga è forse anche la sua fortuna, rispetto alla diffusione che ha avuto».

«Non ho intenzionalmente preso in considerazione tutti i dipinti maggiormente iconici, per quanto la Nascita di Venere di Botticelli o la Gioconda si sarebbero potuti ben iscrivere nell’opera. Tutta una prima parte è un omaggio a William-Adolphe Bouguereau, un pittore semi-sconosciuto, almeno in Italia. Così è capitato che ricevessi dei ringraziamenti per aver fatto scoprire a qualche osservatore un pezzetto di storia dell’arte che non gli era noto». 

IL Gusto dark-gotico di Tagliaferro e la creatività come terapia 

Tagliafierro contamina spesso le sue opere con un gusto grottesco – decapitazioni, scenari semi-dispotici, funerali, fucilazioni – che enfatizzano l’atmosfera tetra già presente in opere di Goya o Eugenio Lucas. Si tratta di frame impattanti per l’osservatore, sempre più socio-culturalmente allontanato dal confronto diretto con la violenza o il dolore, che oggi vengono invece esasperatamente sublimati.

«Metto spesso in scena alcune delle mie paure. Ad esempio in un videoclip esorcizzo quella di affogare. Sono sempre stato affascinato dai film horror, da una certa estetica cupa. Per me il video è una sorta di auto-terapia. Soprattutto nel periodo dei miei primi lavori, avevo molte fantasie in testa che vi rimanevano finché non le rielaboravo attraverso un cortometraggio. Cerco di visualizzare un mondo parallelo. È come se fosse un mondo reale, ma che l’umano non riesce o non vuole vedere. Un universo ancora nascosto da svelare. Alcuni passaggi che propongo sono ‘creepy’ nella misura in cui non appartengono alla nostra quotidianità. Il diverso è straniante in una certa misura». 

La ricerca attorno al suono e alla musica, la collaborazione con il sound designer Enrico Ascoli 

«Rivolgo sempre attenzione alla musica in tutti i miei lavori, perché deve supportare l’immagine, o meglio, deve convivere con essa. Enrico Ascoli è sound designer e sound artist con cui collaboro molto. Quando gli ho parlato di Beauty ad esempio, ha sposato immediatamente il progetto. Lui ha sempre parlato di morphing sonoro: mai suoni che si nascono e spariscono improvvisamente. Sono sonorità che vanno a trasformarsi, che vanno a modificarsi nel tempo. Una trasformazione morbida che a livello visivo si riflette nel muoversi lentamente dei corpi, del succedersi armonico e fluido delle scene». 

Oltre il sistema dell’arte: THE MASTERS creato per Louis Vuitton nel 2017 in occasione della collaborazione con Jeff Koons

«Non frequento il mondo dell’arte, è capitato sporadicamente in passato per qualche mostra collettiva. Non mi sono mai voluto iscrivere in un solo ambito. Non ho mai voluto essere il regista di videoclip, non ho mai voluto lavorare solo nella pubblicità, non ho mai desiderato essere un regista cinematografico o essere solo un artista. Mi piace il dialogo e la creatività che si innesca attraverso svariate collaborazioni con diversi settori, anche la moda» – ad esempio, il corto THE MASTERS creato per Louis Vuitton nel 2017 in occasione della collaborazione con Jeff Koons. «Non sono quotato a livello artistico, non ho un critico o un curatore che mi seguono. Sono un artista nella misura in cui si scopre che un artigiano è autore di creazioni molto belle ma non le espone altrove, sceglie di continuare a lavorare nella sua bottega».

Il corpo umano nella ricerca di Rino Stefano Tagliafierro; l’opera Peep Show del 2014, l’arte ad oggetto di desiderio erotico

«Il corpo nudo, la sessualità perversa e il movimento come mutazione erotica sono elementi ricorrenti nei miei lavori. Guardo anche all’opera di David Cronenberg o al cinema orientale di Shin’ya Tsukamoto con Tetsuo – The Iron Man». Con Peep Show (2014) ad esempio, Tagliafierro eleva l’arte ad oggetto di desiderio erotico; un meccanismo che, considerando le attuali dinamiche sociali consumate online, sembra sociologicamente preannunciare la nascita di app come OnlyFans. «Ho voluto digitalizzare uno strumento del passato, carico di erotismo voyeuristico. Al posto dell’inserimento della monetina che garantiva attimi di sbirciata voluttà, ho richiesto di pagare online un euro per assistere allo spettacolo erotico dell’arte che si dispiega con opere del Settecento e Ottocento – tra cui ad esempio la tela rococò Leda e il cigno di François Boucher. Per la promozione di Peep Show scelsi di caricare il trailer su PornHub, fece circa quarantamila visualizzazioni». 

Il nuovo progetto al Palazzo Reale di Madrid in occasione della mostra Sorolla. A través de la luz

Dopo i corti BELLEZA Y LOCURA, realizzato per il Museo del Prado di Madrid e TRÍPTIKO – A vision inspired by Hieronymus Bosch, presso la Fábrica de Armas di Oviedo, Tagliafierro e il suo studio Karmachina tornano in Spagna per la mostra immersiva al Palazzo Reale di Madrid – dal 17 febbraio al 23 giugno. Sorolla. A través de la luz è dedicata al centenario del pittore Joaquín Sorolla. Il percorso espositivo mette in dialogo le sue opere originali con creazioni digitali ed esperienze sensoriali attraverso lo studio di luce, colore e movimento.

«Il progetto è immersivo e si estende su due sale del percorso espositivo. È una narrazione di circa sedici minuti che condurrà il visitatore a scoprire la vita e l’arte di Sorolla grazie alla selezione di duecento tra opere e materiali d’archivio forniti dalla Fondazione Museo Sorolla. Abbiamo attinto anche alle opere a tema agreste del pittore. Molti dei suoi quadri riproducono giardini e si è voluto fonderli visivamente all’intento dell’installazione così da creare scenari panoramici naturalistici e totalizzanti per il pubblico. La musica che accompagna l’opera è a cura di Alberto Modignani». 

Rino Stefano Tagliafierro 

Nato nel 1980, è regista, art director e video artista. Realizza opere di videoarte, spot pubblicitari, cortometraggi, video di moda, videomapping, videoproiezioni e videoinstallazioni per mostre, musei ed eventi speciali nel mondo. Nel 2013 co-fonda lo studio KARMACHINA assieme a Vinicio Bordin e Paolo Ranieri. 

Federico Jonathan Cusin

PEEPSHOW, Rino Stefano Tagliafierro
PEEPSHOW, Rino Stefano Tagliafierro

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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