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Il kokedama è larte giapponese di coltivare le piante in una palla di terra ricoperta di muschio e avvolta da uno spago o da un filo da pesca monofilamento
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L’arte del Kokedama e i Plant Parents di Orticola, ai giardini Indro Montanelli

Orticola ai giardini Indro Montanelli: in una città di cemento c’è chi promuove la cultura del verde per i milanesi – tra chi intreccia Kokedama e i Plant Parents: i giovani che non fanno figli ma comprano piante da appartamento

Koi Koi, l’arte del Kokedama dal progetto di Ikea con Annie Leibovitz a Orticola 2024, Milano

Giovanni Maria Laguzzi, pioniere in Italia nell’arte del kokedama, a Orticola 2024 (a Milano dal 9 al 12 maggio) presenta Koi Koi, un progetto che nasce dall’idea di portare nelle case cittadine il verde realizzato su misura. I kokedama e terrari di Koi Koi sono dei minimondi a portata di mano da contemplare e di cui prendersi cura: un esercizio di attenzione verso la pianta e noi stessi. Recentemente Koi Koi è stato selezionato da IKEA per partecipare al progetto Artist in Residence in collaborazione con la fotografa americana Annie Leibovitz. Progetto in cui Leibovitz ha ritratto le vite domestiche di venticinque famiglie sparse in sette paesi, tra queste c’è anche la casa milanese di Laguzzi, Un’oasi nella giungla urbana.

Kokedama: creazioni botaniche sospese per creare un angolo di verde in casa

I kokedama sono una forma di arte giapponese che si traduce letteralmente in “palla di muschio”. Si tratta di una tecnica di giardinaggio che coinvolge la creazione di piccole sfere di terra ricoperte di muschio, all’interno delle quali vengono piantate delle piante. Le piante sono avvolte in una pallina di terriccio misto a substrato organico, quindi avvolte in uno strato di muschio. Il kokedama è simile a un bonsai ma senza il contenitore. Una sfera di verde che può essere appesa o posizionata su una superficie, oggi sempre più utilizzata nell’arredamento d’interni.

I kokedama e l’arte giapponese del bonsai

La storia dei kokedama affonda le radici nell’antica arte giapponese del bonsai. La pratiche dei kokedama si sono diffuse in Giappone fin dal 1600, derivano dalla tecnica Nearai, uno stile popolare in Giappone durante l’epoca Edo (1603 – 1868), in cui il bonsai veniva estratto dal vaso per goderne la bellezza a tutto tondo. Questa forma d’arte si è evoluta nel corso del tempo, combinando tradizioni antiche con influenze contemporanee. L’origine precisa dei kokedama è oggetto di dibattito, ma si crede che siano stati sviluppati da giardinieri giapponesi come una soluzione creativa per coltivare piante senza il bisogno di vasi tradizionali. In un periodo storico in cui i materiali erano limitati e le risorse scarse, i kokedama rappresentavano un’alternativa innovativa per portare un po’ di verde negli spazi limitati.

Come si crea un kokedama: la scultura vivente giapponese

La tecnica tradizionale per la creazione di kokedama coinvolge la formazione di una palla di terriccio, composta da una miscela di substrati organici, argilla e terra, che viene avvolta in uno strato di muschio. All’interno di questa sfera viene quindi piantata una piccola pianta, solitamente scelta tra piante che prosperano in ambienti umidi come felci, piante tropicali o erbe aromatiche. Nel corso del tempo, i kokedama hanno conosciuto una crescente popolarità oltre i confini giapponesi, diffondendosi in tutto il mondo come una forma d’arte botanica. Uno dei tipi più comuni di kokedama è quello decorativo, dove le piante vengono selezionate non solo per la loro capacità di crescere in una sfera compatta, ma anche per la loro estetica come elementi decorativi per interni. Altri tipi di kokedama includono quelli funzionali, come quelli creati per coltivare erbe aromatiche in cucina o piante succulente in giardini verticali. Queste versioni possono essere utilizzate non solo come opere d’arte viventi, ma anche come fonte di ingredienti freschi per cucinare o come soluzione decorativa per spazi esterni limitati.

Generazione G, Giovani giardinieri crescono: Orticola Milano ai Giardini Indro Montanelli

I Giovani appassionati di piante non sono solo quelli che le comprano e che guardano video online ma anche quelli che le piantano e le coltivano come i vivaisti e i giardinieri. In questi giorni 9-12 maggio, Orticola torna ai Giardini Pubblici Indro Montanelli a Milano. A questa generazione, vogliamo parlare e dare sostegno, presentando una mostra tradizionale, ma che più di tutto parla di natura, di esseri viventi, di piante: organismi per la nostra sopravvivenza, e allo stesso modo sanno comunicare con noi, anche solo fiorendo per rispondere alle nostre cure: i fiori sono le stelle della terra, — Terrestria sidera flores —, come recita il motto di Orticola di Lombardia. L’edizione di quest’anno è dedicata alle nuove generazioni, tema principe Generazione G, dove G sta per Giardinieri. Una generazione che si sente parte dell’ambiente, non padrona e che sa che la Natura è una necessità ineludibile. 

Cultura del benessere: i Millennials e l’ossessione per le piante da appartamento

Sembra una contraddizione, la generazione cresciuta con la tecnologia ossessionata dalle piante e dal verde. Uno dei motivi  per cui i Millennials sono appassionati di piante è la “cultura del benessere”. Avere degli angoli verdi in casa influenza la salute fisica e il benessere mentale. Studi scientifici hanno dimostrato che avere piante in casa può migliorare la qualità dell’aria, ridurre lo stress,  aumentare la concentrazione e la produttività. Per i Millennials che conducono vite stressanti, le piante rappresentano un modo per ritrovare equilibrio e tranquillità all’interno del proprio spazio vitale. I Plant Parents stanno trasformando le loro case in veri e propri giardini urbani, dimostrando che anche in un mondo sempre più tecnologico, c’è ancora spazio per il verde.

Plant Parents: i giovani che non fanno figli comprano piante da appartamento 

L’instabilità lavorativa che stanno vivendo le nuove generazioni porta con difficoltà a una stabilità economica tale da potersi permettere di comprare casa e di formare una famiglia. I Millennials hanno trovato nelle piante da interno l’espediente per riempire i propri vuoti emozionali, tanto che sono stati rinominati ‘Plants Parents’. La cura che dedicano alle loro piante è pari a quella dedicherebbero ai figli, se potessero permettersi di farli. Prendersi cura delle piante colma un innato bisogno “genitoriale” di una generazione condannata a vivere eternamente figlia.

Orticola 2024, ai giardini Indro Montanelli dal 9 al 12 maggio
Orticola 2024, ai giardini Indro Montanelli dal 9 al 12 maggio

Millennials una vita precaria decorata con le piante da interno

Secondo il  sondaggio del National Gardening del 2019,  un’altissima percentuale di giovani tra i 18 e i 35 anni, ha decorato casa con le piante. In un sondaggio dell’agenzia internazionale Nelly Rodi, il 62% dei Millennials che hanno preso parte ha ammesso che le piante sono state vitali per il proprio benessere nei mesi di isolamento. Tra le ragioni di questo interesse per le piante, c’è che una buona parte dei Millennials vive in affitto nelle grandi città, per studio o per lavoro e un accesso ad uno spazio verde esterno è praticamente impossibile, i più fortunati hanno un balcone. Sfruttare lo spazio interno e decorarlo con piante d’appartamento rende la propria casa un ambiente più accogliente. 

Tik Tok e i Plants Parents: le nuove generazioni e i video di giardinaggio

I social media hanno giocato un ruolo significativo nell’aumentare la popolarità delle piante da appartamento tra i Millennials. Su Instagram vengono chiamati plantgramers, Tik Tok è popolato di Plant Parents. Uno dei motivi per cui i giovani adulti sono così interessati alle piante è anche il crescente numero di profili social dedicati al verde, al giardinaggio e al prendersi cura delle proprie piante. Questi spazi digitali hanno creato una comunità virtuale di appassionati di piante che  si scambiano conoscenze ed esperienze. 

I profili si trasformano in giardini virtuali, che generano traffico e fanno aumentare la vendita di piante anche online. Il #plantlovers sono una tendenza in crescita con profili da migliaia di migliaia di followers come quello di Emanuele Simeoli, con oltre 200k followers il  giovane vivaista di Napoli dà consigli su come prendersi cura delle piante del suo vivaio. I giovani usano la tecnologia sì ma per scoprire i segreti della coltivazione. L’hashtag #PlantsOfTikTok ha 4 miliardi di visualizzazioni, mentre l’hashtag #plantparents ne conta oltre 450 milioni. 

Orticola e Gilles Clément: il giardino planetario 

Ispiratore del messaggio di Orticola 2024 è Gilles Clément, biologo, scrittore, entomologo, paesaggista francese, e insegnante al École nationale du paysage de Versailles. Clément si è fatto portatore del messaggio che ciascuno di noi è responsabile del proprio habitat: non si può dominare il vivente, la natura non si contiene nei recinti. È autore di Il giardino in movimento (Le jardin en mouvement, 1991) e Il giardino planetario (Le jardin planétaire, 1999), due concetti che caratterizzano la ricerca di Clément tra ecologia e gli studi umanistici.

Più recentemente ha pubblicato Il terzo paesaggio (Manifeste du Tiers paysage, 2003; trad. it. 2005, nuova ed. 2014), definisce l’insieme degli spazi (sia rurali sia urbani) abbandonati dall’uomo come sola natura e, per questo, territori fondamentali di salvaguardia della biodiversità terrestre. La natura è nomadica, la migrazione e la mescolanza delle piante spontanee diventano agenti fondamentali di garanzia della biodiversità in un sistema in continuo movimento. Gilles Clément ha teorizzato l’idea di un’arte del vivere globale. Secondo i principi del giardino in movimento, l’economia della vita consisterebbe nel fare «il più possibile con e il meno possibile contro» le energie e la natura del luogo. 

La storia di Oricola Milano

Orticola nasce grazie a un gruppo di giovani milanesi che si riunisce con lo scopo di scambiarsi notizie e cognizioni su fiori e piante. Promotore del gruppo è il conte Francesco Pertusati. Nel 1854 fondano un periodico, “I Giardini”, per diffondere l’interesse per la botanica. Risale al 1865 l’Atto di fondazione di Orticola come Società Orticola di Lombardia. Tra i centocinquanta soci fondatori, l’industriale lombardo Egidio Gavazzi, il conte Francesco Pertusati e il principe Umberto di Savoia che l’anno dopo ne diventa presidente onorario. Da periodico Orticola evolve a progetto per promuovere l’agricoltura e l’orticoltura tra i cittadini milanesi, e nel corso del tempo si è trasformato in un luogo d’incontro e socializzazione per gli appassionati di giardinaggio, che si ritrovano regolarmente per scambiarsi consigli ed esperienze. Orticola di Milano è un’organizzazione attiva nel promuovere la conservazione della biodiversità e la salvaguardia dell’ambiente attraverso progetti di ricerca scientifica, educazione ambientale e sensibilizzazione del pubblico.

La Mostra Orticola ai Giardini Pubblici

Uno degli eventi più attesi dell’anno è la Mostra-mercato dell’Orticola di Milano, che si tiene ogni primavera nei giardini pubblici della città. La prima edizione risale al 5 aprile 1866,  alla quale presenziò anche la  duchessa di Genova, e fu inaugurata nel salone di Palazzo Dugnani ai Giardini Pubblici di via Palestro. La mostra-mercato continua ancora e migliaia di visitatori si riversano per esplorare le bancarelle piene di piante, fiori, bulbi e attrezzature da giardinaggio, mentre esperti e volontari condividono la loro conoscenza e passione con il pubblico. Orticola di Milano è un punto di riferimento per la comunità locale, che si impegna attivamente a promuovere lo sviluppo sostenibile e la qualità della vita in città. Attraverso progetti di riqualificazione urbana, orti comunitari e attività di sensibilizzazione ambientale, Orticola lavora per rendere Milano un luogo più verde, vivibile e inclusivo per tutti i suoi cittadini.

Domiziana Montello

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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