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Dalla sfilata di Jacquemus a Villa Malaparte, Capri
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L’altra Capri: il punto di incontro tra Villa Malaparte e Jacquemus

Un’estetica condivisa, tra Jacquemus e la location della sfilata – una diversa interpretazione dell’isola di Capri, più ruvida e meno dolce vita

Jacquemus, la sfilata su Capri: nel tempio del segreto Villa Malaparte

La sfilata di Jacquemus è un’eccezione alla regola del “vietato l’ingresso” di Villa Malaparte – e un’eccezione con una storia. Simon Porte Jacquemus ha creato il suo marchio dopo aver visto il film del 1963 Le Mépris (Il disprezzo) del regista franco-svizzero Jean-Luc Godard. Il film era basato su Il disprezzo, un romanzo italiano del 1954 di Alberto Moravia. Questo film della Nouvelle Vague francese, con Brigitte Bardot, Michel Piccoli e Jack Palance nel ruolo di Jeremiah Prokosch, era ambientato in Italia tra Roma e Capri. 

Molte delle scene più note del film si sono svolte a Villa Malaparte, tra cui la scena della scala dove Piccoli e Bardot, vestita con un abito giallo, scendono la scala esterna della casa per raggiungere una scogliera vicina.

La sfilata di Jacquemus è un’occasione per i presenti di visitare questa villa misteriosa

Quasi trent’anni dopo, il fotografo e stilista tedesco Karl Lagerfeld ha permesso al pubblico di dare un’occhiata oltre la facciata della villa attraverso la sua serie di Polaroid del 1997, successivamente pubblicata in formato libro dall’editore tedesco Steidl di Göttingen nel 1998.

Dopo qualche pubblicità di profumi, con Kate Moss per YSL ed Emma Stone per Louis Vuitton, un’altra occasione per dare un’occhiata è arrivata nell’estate del 2020, quando la Galleria Gagosian di Londra a Mayfair ha ospitato la mostra d’arte intitolata “Casa Malaparte: Mobili,” che presentava i mobili progettati da Curzio Malaparte per la villa omonima.

Probabilmente, la sfilata di Jacquemus è un’occasione unica nella vita per i presenti di visitare questa villa misteriosa. Questa location si adatta bene al marchio francese, noto per la sua predilezione per il minimalismo, le linee asimmetriche e i tocchi surreali.

Capri: più ruvida, meno dolce vita

Il parallelismo estetico tra il marchio e la location della sfilata offre l’opportunità di assistere a un’interpretazione diversa dell’estetica dell’isola rispetto a quella presentata dal marchio italiano Dolce & Gabbana a maggio di quest’anno nella sua capsule creata in collaborazione con la piattaforma di e-commerce di lusso Mytheresa. 

La collezione Capri di Dolce & Gabbana aveva tutti gli elementi visivi tipici di una capsule tematica D&G di questo tipo. Jacquemus ha scelto un approccio più ruvido allo stesso tema: più monachesimo, meno “Dolce vita” per questa sfilata.

Dalla sfilata di Jacquemus a Villa Malaparte, Capri
Dalla sfilata di Jacquemus a Villa Malaparte, Capri
Jacquemus – Villa Malaparte
Jacquemus – Villa Malaparte

Villa Malaparte a Capri: ruvidità e mistero

L’esterno della casa, fatto di mattoni rossi pompeiani, si fonde con le rocce e la vegetazione circostante, mentre si staglia nitida contro le acque azzurre del Golfo nella sua semplicità monastica. Costruita tra la primavera del 1938 e l’estate del 1942, include elementi di architettura neoclassica, organica e modernista, ed è considerata un esempio di architettura razionalista, uno stile architettonico emerso durante il periodo più buio della storia contemporanea italiana, la dittatura fascista di Benito Mussolini.

I due principali protagonisti della storia di questa villa sono Curzio Malaparte, pseudonimo di Curt Erich Sucker, uno scrittore italo-tedesco, e l’architetto trentino Adalberto Libera. Malaparte era stato esiliato dal partito fascista di cui era stato membro, sull’isola di Lipari, situata al largo della costa settentrionale della Sicilia. Dopo il suo esilio, ha scelto un’altra isola come sua residenza: Capri.

L’architettura di Villa Malaparte

Libera è stato l’architetto incaricato di lavorare alla nuova casa di Malaparte a Capri. Faceva parte del Gruppo 7, un gruppo di architetti italiani che ha tradotto l’architettura modernista in quello che sarebbe diventato l’architettura razionalista. Esempi di questo stile architettonico sono le opere che l’architetto e urbanista milanese Piero Bottoni ha realizzato nella sua nativa Milano, come Palazzo INA in Corso Sempione 33.

Mentre questo edificio di Bottoni è noto per il suo ingresso piastrellato e colorato, la ruvidità di Villa Malaparte, incarnata dalla sua forma e dalla sua texture, è il suo biglietto da visita. L’intero edificio segue la forma della sua scala esterna a tetto triangolare, che termina in un solarium, rendendo Villa Malaparte simile a un anfiteatro greco.

Che cos’è Capri? – Le isole come oggetti di miti e proiezioni

Gran parte del fascino di questa villa, che è ancora vivo e vegeto fino ai giorni nostri, quasi cento anni dopo, deriva dalla domanda su chi dovremmo considerare il suo padre. La relazione tra il suo architetto e il suo proprietario era travagliata e, per Malaparte, la sua villa era più di una casa. Disse: «Il giorno in cui ho iniziato a costruire una casa, non pensavo che avrei disegnato un autoritratto».

Se, per Curzio Malaparte, la sua casa era più un ruvido autoritratto di pietra, un simbolo e una metafora della sua persona, la sua “casa come me,” lo stesso si può dire della sua location, data la sua esperienza di confinamento su un’altra isola. Lo scrittore non è stato il primo continentale a puntare gli occhi sull’isola, che è stata scelta dall’imperatore romano Tiberio (42 a.C.-37 d.C.) come sua residenza, come testimoniato dal suo palazzo, Villa Jovis. Secoli dopo, nel XIX e XX secolo, una miriade di artisti, intellettuali e dissidenti politici del Nord e dell’Est Europa si sono riversati a Capri, affascinati dalla fantasia di uno stile di vita pastorale svolto sullo sfondo della natura aspra e selvaggia dell’isola, vista come un luogo lontano dalle preoccupazioni e dal ritmo del mondo moderno.

La saggista italiana Lea Vergine (1936-2020) lo ha messo in questi termini: «L’isola non era solo la féerie esausta dei dissidenti vittoriani, degli esteti d’annunziani, dei ricchi disoccupati, dei sommi dilettanti, né il palcoscenico per molti per incontrarsi e dirsi addio; piuttosto il polo magnetico, il punto di confluenza, la tappa obbligata, il luogo geometrico di amicizie e addii dei destini più disparati, la pietra angolare attorno alla quale ruotava gran parte della cultura e della politica dal 1905 al 1935».

L’idea dell’isola come utopia ruvida lontana dallo spleen della vita moderna

I concetti di isole e utopia sembrano destinati a essere legati insieme nell’immaginario occidentale, da Utopia nova insula di Thomas More (1478–1535) a Never Land di James Matthew Barrie (1860-1937). L’idea dell’isola come utopia ruvida lontana dallo spleen della vita moderna è un sogno disgiunto dalla durezza della realtà di vivere su un’isola, un microcosmo le cui regole e ritmi sono difficili da discernere per gli estranei.

Eppure, è un sogno che ha accompagnato l’umanità per millenni. Nel suo romanzo del 2016 Island (Ø), l’autrice faroese-danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen riflette sul rapporto tra l’umanità e le isole, sia reali che immaginarie: «Ovunque, sempre, gli uomini avevano sognato isole galleggianti, le avevano trovate o costruite. La storia era costellata da una miriade di migrazioni geologiche e isole mitologiche, letterarie e tecnologiche. Un’intera flotta».

La Casa – la sfilata di Jacquemus a Capri

La collezione di Jacquemus è stata all’altezza dell’estetica del luogo in cui è stata presentata. La sfilata di Capri è stata ricca di linee pulite, nudi e trasparenze, con una palette minimale che si è adattata a quella mediterranea del Golfo di Napoli, che ha fatto da sfondo allo show.

Artisti italiani e stranieri, come le cantanti italiane Ghali ed Elodie e la pop star inglese e albanese Dua Lipa, sono giunti sull’isola per partecipare al défilé. Durante la sfilata, l’idolo delle KPOP Jennie Kim delle BLACKPINK ha fatto il suo debutto in passerella con un tubino nero a girocollo.

Roberta Fabbrocino

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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