Cerca
Close this search box.
Cerca
Close this search box.
Villa Medici, Accademia di Francia, la poltrona 'Groove & Groovy' di Toan Nguyen
TESTO
CRONACHE
TAG
Facebook
WhatsApp
Pinterest
LinkedIn
Email
twitter X

Artisti, principi, niente politici – il nuovo salotto di Roma a Villa Medici

Fendi ha restaurato le stanze di Balthus a Villa Medici, invitando la città a una festa che non si vedeva da tempo: oggi, il salotto più alto di Roma è forse anche l’unico che conta?

Balthasar Klossowski de Rola, detto Balthus, direttore dell’Accademia di Francia, Villa Medici, dal 1961 al 1967

Negli anni Sessanta, Balthus era direttore di Villa Medici: si lamentò del degrado in cui versavano le stanze dell’Accademia di Francia a Roma, infastidito dalla rassomiglianza a una prefettura della Terza Repubblica. Balthus chiese i finanziamenti per una rigenerazione che volle massiccia: tra gli interventi e gli acquisti di mobilio decorativo, diede attenzione alla pittura delle pareti.

Balthus inventò una nuova tecnica di colorazione muraria, come se stesse lavorando a un suo quadro da produrre su tavola nuova: niente intonaco applicato, né affresco d’autore – ma una patina fu rigenerata, strato dopo strato, preservando i segni d’usura e le crepe, stemperando colori che potessero mescolarsi all’umidità delle pietre, rispettando le crepe nella calce come vene di un corpo umano che deve continuare a pulsare per proseguire la sua storia. Balthus lasciò a vista le tracce di spatole e pennelli, sovrapposti a raschiamenti: ne risultò una policromia che sapeva rapportarsi all’architettura del Cinquecento, raccontando le scale in una visualità moderna di cui Balthus era esponente. 

Il nuovo restauro sostenuto da Fendi, per la direzione artistica di Kim Jones e Silvia Venturini Fendi

Passati ormai quasi sessanta anni dai lavori eseguiti sotto la direzione di Balthus, le stanze di Villa Medici sono state nuovamente oggetto di attenzione: il restauro è stato reso possibile da Fendi. Le patine e le tonalità inventate da Balthus hanno ritrovato luce, libere dal grigio del tempo. La decadenza da prefettura di stato è stata definitivamente annientata da un nuovo arredamento, tra travertini striati d’argento, tavoli in canne di bambù disposte a geometrie, divani a sinusoide, poltrone in spugna ocra. Entrando in queste stanze si comprende il dialogo a tre voci: l’estetica di Fendi, i volumi rinascimentali e Balthus. L’alternanza tra moderno e antico, tra forme strutturali e sagome curvate, il marmo e il morbido, il caldo degli aranci sul verde grigio della pietra, contro il cielo azzurro – Villa Medici sorge sul punto più alto di Roma.

Villa Medici, sede dell’Accademia di Francia dal 1803, per volere di Napoleone

Napoleone acquistò Villa Medici nel 1803 per farne sede dell’Accademia di Francia in Italia, quando i Medici regnanti in Toscana si erano già estinti lasciando il trono ai Lorena. Sappiamo che Fendi – azienda fondata a Roma da Adele Fendi negli anni Venti e portata al successo da ‘cinque sorelle complementari una all’altra come cinque dita di una mano’ – oggi appartiene all’impero finanziario della famiglia Arnault, LVMH, un fatturato di 56,7 miliardi nei primi nove mesi del 2022. Brevi rimandi che vogliono contestualizzare il restauro di un edificio romano dedicato all’arte francese in Italia in rapporto secolare tra due paesi fratelli – un rapporto più che mai attuale laddove i confini si dissolvono in un’unica madre che è l’Europa.

Il messaggio è semplice, ed è di fratellanza – di sana competizione dove mosse e contromosse sono stimoli per traguardi. Aristide Barraud è un ex rugbista che rimase ferito nella sparatoria al Bataclan a novembre del 2015 per proteggere sua sorella: i proiettili gli perforarono il polmone. Dopo la tragedia, Barraud lasciò lo sport e iniziò un percorso artistico: da allora, Barraud lavora su una speculazione fotografica tra ciò che scompare e ciò che rimane; ha pubblicato il suo primo libro in Francia, Mais ne sombre pas. Aristide Barraud sarà tra gli artisti supportati da Villa Medici questo anno: la sua residenza all’Accademia di Francia comincerà a febbraio del 2023. 

I salotti di Roma: ieri dame, cardinali, politici – oggi artisti, fotografi e stilisti

Una volta a Roma ci si incontrava nei salotti, dove le mogli e le amanti invitavano cardinali e politici negli attici sopra Piazza di Spagna. Un’immagine che ferma la società intellettuale della capitale a quegli anni di convivialità opportunistica, dove le carriere si stabilivano tra simpatie e favori. Oggi, una notte come quella di poche settimane fa a Villa Medici per un invito di Fendi nelle sale di Balthus, è una nuova pagina. Forse, anche se la società mondana romana rimarrà sempre più affascinata da una tartina imburrata piuttosto che da una patina cromatica – tra la vanità di un’attrice locale che vorrebbe sposare un principe cattolico e il rumore di un’ereditiera innamorata di un giornalista ambiguo – si riconosce la priorità a una nuova serietà, qui a Roma. 

Villa Medici, i sei saloni restaurati da Fendi: una visita privata

Sam Stourdzé ottenne una borsa dall’Accademia di Francia nel 2007 ed ha diretto le Rencontres d’Arles per sei anni, fino al 2020, quando diventò direttore di Villa Medici. Durante la visita privata poche ore prima della grande festa di Fendi, Sam Stourdzé entrava nel dettaglio: un arazzo di quasi quattro metri per tre è un lavoro di Sheila Hicks del 1934, tessuto con fili in 75 colori diversi, realizzato in 820 giorni di lavoro – le tonalità sono più accese rispetto alle cromie di Balthus e danno più luce di una corrente elettrica.

Un paravento di David Lopez Quincoces in legno massiccio è rivestito in rosa, con pannelli di paglia. Un armoire del Seicento è uno dei mobili voluti da Balthus, quando il pittore non cercava una corrispondenza di epoca ma la costruzione di una sonografia che oggi Fendi ha voluto proseguire. Il tavolo di Noé Douchaufour-Lawrance riprende il disegno del ciottolato sull’Appia Antica.

Réenchanter la villa Médicis: tecnologia, restauro e curatela artistica

Un arazzo del Settecento ritrae un cacciatore indiano in un trionfo botanico e faunistico, opulente nei dettagli rococò – le frecce del cacciatore proseguono nella Santa Sebastiana di Louie Bourgeois del 1997: più che un dialogo è un battibecco, tra il Seicento e il Novecento – se da una parte c’è la ricchezza decorativa, dall’altra c’è un martire che si è concesso al femminismo. La maggior parte degli arazzi esposti sono firmati da donne: Sonia Delaunay è rappresentata da un pezzo del 1954. I pannelli del salone d’onore sono in bianco e nero, tra questi si osservano due lavori di Alicia Penalba del 1980.

Sotto gli arazzi, Stourdzé fa notare i pannelli di ingegneria acustica, di ultima generazione, prodotti da Devialet: elementi tecnologici dallo spessore di circa quaranta centimetri che hanno permesso di migliorare l’acustica del salone, dove anche un dialogo a voce normale pativa l’eco di una volta da dodici metri. Nella sala della musica, l’Autunno è un’opera tessile realizzata nel Seicento nella bottega della famiglia Raes a Bruxelles, sulla base di un disegno di Francesco Salvati oggi conservato agli Uffizi. Beatrice Pommeret è presidente di Bobin Tradition, azienda che dal 1906 si occupa di pulizia e restauro di arazzi: l’intervento è durato 900 ore. Beatrice mi aiuta a riconoscere i punti dove un telino retrostante sostiene l’inserimento di nuovi fili collegati al disegno antico tramite capi fluttuanti; la seta dà i colori più chiari, più simili alla luce, mentre le lane riportano i blu e i colori delle ombre.

Carlo Mazzoni

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

CONDIVIDI
Facebook
LinkedIn
Pinterest
Email
WhatsApp
twitter X