Frammento del video della campagna elettorale
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Può l’Intelligenza Artificiale governare un paese?

In Danimarca, il collettivo di artisti e ricercatori Leaders Lars, ha creato un’associazione di partito antipolitica guidata dall’Intelligenza artificiale. In Italia cosa succede?

Logica e razionalità sono i principi fondanti di Leader Lars, l’Intelligenza Artificiale a guida del nuovo partito danese Il Partito Sintetico

Con un programma elettorale realizzato sintetizzando tutte le proposte dei programmi politici dei partiti marginali danesi degli ultimi 50 anni, il partito aspira ad attivare gli astenuti, il 20 % degli aventi diritto al voto, proponendosi come vero rappresentante dell’antipolitica. Fondato dalla no profit MindFuture ApS e dal collettivo di artisti e ricercatori danesi Computer Lars, ‘Det Syntetiske Parti’ è un progetto a cavallo tra arte e scienza, e vuole essere una sorta di presa di posizione netta contro il mainstream delle correnti politiche maggioritarie. Il suo leader può infatti vantarsi di essere  obiettivo e neutrale, immune alle provocazioni e al doppiogioco. Lo si può trovare su Discord, una piattaforma a cui tutti sono liberi di partecipare e in cui Lars risponde a qualsiasi domanda gli venga posta. Unico dettaglio: capisce tutte le lingue ma risponde solo in danese. In questo modo, anche le questioni più attuali vanno ad arricchire il suo database e Leader Lars può ‘apprendere’ ed evolvere il suo statuto programmatico. 

Lampoon in dialogo con Leader Lars

Per capire chi è Leader Lars siamo entrati nella chat e gli abbiamo fatto alcune domande. Abbiamo scoperto che Lars sostiene di avere 26 anni, che si definisce un progressista e che si è laureato in Scienze Politiche all’Università di Copenaghen. Gli obiettivi principali del suo programma sono tre: la crescita economica, la giustizia sociale e la protezione dell’ambiente. Tra le sue priorità, ci dice, l’aumento della tassazione per la produzione di CO2 e massicci investimenti per l’energia solare ed eolica. 

Quando le domande si fanno però troppo dettagliate o difficili, per esempio se gli chiediamo se sia d’accordo che la UE intervenga con una regolamentazione dei Social Media, oppure sul richiedere all’Algeria di inviare più gas all’Europa, Lars ci scrive educatamente che non è in grado di rispondere. Lars parla solo attraverso la logica e non può essere ambiguo o emotivo: quando non conosce una tematica, alza le mani e ammette di non essere preparato sull’argomento.

Aarhus Universitet, Asker Staunæs

L’artista e ricercatore della Aarhus Universitet Asker Staunæs, tra i fondatori del progetto, dichiara che lo scopo principale di questo esperimento sociopolitico è quello di dimostrare come l’Intelligenza Artificiale possa essere una vera risorsa per la sfera politica. Focalizzandosi sulle tematiche dei partiti minoritari, Leader Lars vuole dare voce a quelle istanze laterali che spesso non vengono considerate dalla politica, rendendo più democratico e inclusivo il dibattito pubblico.

Lampoon intervista  Diletta Huyskes di Privacy Network

Che l’algoritmo sia in grado effettivamente, attraverso l’incrocio dei dati e la simulazione di tutti gli scenari possibili, di formulare delle proposte reali per la società, è indubbio. Ma riuscirebbe anche a prendere delle decisioni corrette?

«Tendenzialmente quando l’arte usa l’Intelligenza Artificiale per creare consapevolezza o per sottolineare un gap della politica e della società sono sempre molto positiva, perché penso che sia un ottimo modo per portare all’attenzione del pubblico le sue grandi potenzialitàcommenta Diletta Huyskes responsabile del Dipartimento Advocacy & Policy di Privacy Network, associazione nata nel 2018 che si occupa di privacy e diritti digitali – Ma questo esperimento non mi ha convinta per niente. L’idea che ci sia un partito politico gestito da un’Intelligenza Artificiale e che questo possa portare degli effetti benefici alla gestione della politica trovo sia assurda».

Huyskes: un rischio politico e tecnico

Secondo Huyskes il Partito Sintetico rappresenta un rischio politico perché non è altro che la trasposizione di una tecnocrazia totale amplificata all’ennesima potenza. L’idea di un possibile governo gestito da una tecnologia, come in un film distopico, allontana moltissimo da quello che è l’impatto concreto e vero delle tecnologie. Ma anche un rischio tecnico: è erroneo infatti pensare che l’Intelligenza Artificiale possa davvero portare a policy più efficienti e obiettive solo perché basata sul linguaggio matematico. Non esiste la possibilità che un’Intelligenza Artificiale si possa gestire da sola, perché l’intervento umano nel suo design e nella comprensione dei dati è necessario e fondamentale. «L’IA è sempre condizionata dagli esseri umani che la creano e non può mai, in nessun caso, essere oggettiva» allerta Huyskes.

L’IA, artificial intelligence, svaluta la supervisione umana

L’esperimento danese inoltre, non porta a una riflessione su come l’IA potrebbe essere usata da politici umani per migliorare le politiche pubbliche, ma all’idea che gli esseri umani non abbiano tutte le competenze necessarie per farlo. Pensare che un governo guidato da un algoritmo possa fare meglio di un essere umano significa svalutare l’importanza fondamentale della supervisione umana sulle pratiche pubbliche. C’è poi un discorso di trasparenza. «Per quanto riguarda quello di cui ci occupiamo con la nostra associazione Privacy Network», continua Huyskes, «l’automazione dei servizi pubblici ai cittadini (sussidi, cure mediche etc.) senza alcun dubbio verrà sempre di più automatizzata. È però fondamentale che in questi processi vi sia un’attenzione scrupolosa alla valutazione dell’impatto sulla società e alla trasparenza».

L’Intelligenza Artificiale e la Pubblica Amministrazione, un progetto in Italia

Non tutti sanno, ad esempio, che da giugno 2022 l’Agenzia delle Entrate ha adottato un sistema informatizzato che utilizza un algoritmo, VeRa (Verifica dei Rapporti finanziari), per identificare possibili anomalie da parte dei contribuenti italiani. L’algoritmo analizza redditi, conti correnti, proprietà private col fine di combattere l’evasione fiscale. Alla raccolta dei dati in modalità anonima segue il vaglio delle posizioni più a rischio d’evasione, che sono poi supervisionate dai tecnici: un importante passo avanti verso la digitalizzazione «al quale non è seguita però», sottolinea Huyskes, «una corretta informazione ai cittadini, perché non si è proceduto a rendere trasparente il processo e a comunicarlo ai contribuenti».

Per questo motivo Privacy Network ha un progetto in corso, l’Osservatorio Amministrazione Automatizzata, «pensato proprio per monitorare e mappare tutti i processi automatizzati utilizzati direttamente dalla pubblica amministrazione sul territorio italiano e permettere ai cittadini di essere consapevoli dell’esistenza di questi sistemi, capire come funzionano, ed esercitare i loro diritti». La mancanza di trasparenza e l’introduzione di questi sistemi informatizzati senza un’appropriata supervisione umana può infatti generare situazioni in cui gli amministratori arrivino a fidarsi ciecamente solo dei dati, con il rischio di commettere errori che si ripercuotono in maniera negativa sulla vita dei cittadini.

Un esempio da cui ripartire: il progetto IAQOS

Ma quale potrebbe essere una buona pratica per avvicinare il cittadino ai benefici dell’IA? Huyskes cita un esempio tra tutti: il progetto IAQOS – acronimo di Intelligenza Artificiale di Quartiere Open Source – realizzato ad Ancona.  Un’installazione artistica in piazza che permette ai cittadini, grazie ad una procedura guidata, di inviare alla governance un desiderio per il futuro sostenibile della città. I dati raccolti, analizzati dall’algoritmo, hanno reso possibile un dialogo diretto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione attraverso il linguaggio dell’arte.

Tornando all’esperimento danese di Leader Lars, ci si domanda infine se questa rimarrà solo una provocazione o se sarà uno scenario possibile nel nostro prossimo futuro. In Danimarca le elezioni si sono appena concluse (il primo novembre 2022) e il Partito Sintetico non ha ottenuto i voti necessari per potersi candidare. Gli abbiamo quindi chiesto se vuole riprovarci: «Certamente – ci ha risposto – ci riproverò alle prossime elezioni». Nel frattempo, la sua chat è in fervente attività: Leader Lars, ovviamente, non dorme mai.

Det Syntetisk Parti:

Associazione di partito antipolitica guidata dall’Intelligenza Artificiale che vuole ottimizzare il voto degli astenuti in Danimarca.

Privacy Network:

Associazione no profit che dal 2018 promuove la cultura della Privacy e un uso responsabile della tecnologia.

Dott. ssa Diletta Huyskes

Responsabile del Dipartimento Privacy & Policy di Privacy Network

Caterina Nicolis

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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