Francesco Anselmi, Contrasto, ClimateChange Italia, PO
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Come fotografare il cambiamento climatico? cosa resterà del mondo che vediamo

Crisi climatica e biodiversità da salvare: al Maxxi la fotografia ritrae il territorio che soffre; il racconto di Ilaria Magliocchetti Lombi Francesco Anselmi e Valeria Scrilatti

Le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres alla Cop27 sono realtà: o cooperare sul clima o morire

Durante il periodo natalizio di quest’anno i Tg, al posto dei classici servizi sui mercatini di Natale, hanno mostrato e ri-mostrato spiagge del sud affollate di persone. L’Italia tutta, a dire il vero è stata connotata da temperature inconsuete per i mesi di dicembre e gennaio. In montagna lo scenario era caratterizzato da poca neve e temperature primaverili. In inverno come d’estate, i ghiacciai si sciolgono, i fiumi sono in secca e la fauna piano piano sparisce: gli esperti insistono sulla gravità dell’emergenza che stiamo vivendo.

«L’umanità ha una scelta da compiere: o cooperare sul clima o morire, o si va verso una solidarietà sul clima o il mondo rischia un suicidio collettivo». Le parole del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres alla Cop27, la Conferenza delle Nazioni Unite tenutasi in Egitto a novembre, sottolineavano la drammaticità della situazione globale. Il pericolo sembra sempre lontano ma basta osservare bene per vedere che l’emergenza è qui, a Nord come a Sud, in Italia, proprio come nel resto del mondo. 

L’Open Summit di Green&Blue e la mostra al Maxxi di Roma insieme all’agenzia Contrasto

Il punto sulla situazione italiana ha provato a farlo Green&Blue di Repubblica, redazione digitale e cartacea del gruppo Gedi dedicata ai temi dell’ambiente, con l’Open Summit tenutosi a novembre scorso e con una mostra al Maxxi di Roma realizzata insieme a sette fotografi dell’agenzia Contrasto. Con l’aggravarsi della crisi climatica, infatti, la fotografia può avere un ruolo fondamentale nella sensibilizzazione di chi ancora non si sente direttamente coinvolto e colpito dall’impatto distruttivo del riscaldamento globale. A volte la scienza non basta. 

«La fotografia è un mezzo di espressione potente. Usata adeguatamente è di grande utilità per il miglioramento e la comprensione. Usata male ha causato e causerà molti guai. Il fotografo ha la responsabilità del suo lavoro e degli effetti che ne derivano». Lo diceva Eugene Smith, uno dei più grandi fotografi documentaristi della storia. E aggiungeva: «La fotografia, per me, non è semplicemente un’occupazione. Portando la macchina fotografica io porto una fiaccola». Oggi la fiaccola è nelle mani di nuovi, giovani fotografi, che allo stesso modo provano a mettere al centro le storie del loro tempo, usando un mezzo che riesce ancora a raggiungere facilmente le persone, raccontando in maniera puntuale ma anche simbolica temi di grande importanza per la contemporaneità.

Fotografare la crisi climatica: in mostra Massimo Siragusa, Francesco Anselmi, Valeria Scrilatti, Lorenzo Maccotta, Mattia Balsamini, Mattia Zoppellaro, Ilaria Magliocchetti Lombi

Il cambiamento climatico è ormai entrato nelle nostre vite, imponendo a tutti noi di impegnarsi per arginarlo, e sta trasformando il paesaggio. A dire che non c’è più tempo sono i dati degli scienziati, mentre gli effetti si vedono ormai ovunque. Su invito di Green&Blue, i fotografi di Contrasto hanno documentato lo stato attuale della crisi climatica in Italia, dai suoi effetti alla ricerca di soluzioni. Le immagini che ne sono nate sono già state esposte a Milano e a Roma e costituiscono un archivio prezioso per la storia della nostra epoca. La desertificazione che colpisce la Sicilia occidentale riarsa dagli incendi e attraversata da fiumi e laghi in secca è stata immortalata da Massimo Siragusa. I ghiacciai a rischio di sopravvivenza e il fiume Po, che negli ultimi anni ha toccato i minimi storici, sono i protagonisti del lavoro di Francesco Anselmi.

Valeria Scrilatti ha raccontato le attività di chi si impegna in progetti di ricerca, monitoraggio, conservazione della biodiversità. Lorenzo Maccotta ha mostrato cosa succede dietro le quinte delle tecnologie in campo energetico, motore dell’industria di domani, dall’idroelettrico all’idrogeno verde. Mattia Balsamini ha fotografato le aziende dove l’economia green e quella circolare sono già realtà. Mattia Zoppellaro ha documentato la vita di chi abita nei gruppi che lottano per l’autoproduzione di energia rinnovabile, creando associazioni per fondare vere e proprie comunità energetiche. Ilaria Magliocchetti Lombi ha realizzato invece i ritratti dei protagonisti della rivoluzione green, che ogni giorno mettono le loro competenze a disposizione del Paese per trovare soluzioni di adattamento o mitigazione della crisi climatica. 

Ilaria Magliocchetti Lombi: i ritratti dei protagonisti della rivoluzione green

Scienziati, attivisti, sportivi, influencer, imprenditori, professionisti: donne e uomini di diverse età si mettono in gioco ogni giorno per la salvezza del Pianeta. Con la loro passione e le loro competenze propongono soluzioni per il contrasto al cambio climatico, usano le loro imprese per coinvolgere l’opinione pubblica, inventano modi nuovi di spiegare perché la transizione ecologica non è più rimandabile. Ilaria Magliocchetti Lombi li ha ritratti per dare un volto alle loro battaglie. Tra gli scatti realizzati ci sono personaggi che si occupano da sempre di ambientalismo come Giuseppe Onufrio, in campo per l’ambiente dagli anni ’70 e direttore di Greenpeace, un giovanissimo attivista come Potito Ruggiero, chi si occupa di tutelare e studiare gli oceani come l’oceanografa Francesca Santoro, membro della Commissione oceanografica intergovernativa Unesco.

E ancora nomi come Carlo Petrini, fondatore di Slow Food o Giovanni Soldini, velista e campione del mondo, testimonial di diverse campagne per le lotte climatiche. E ancora Valeria Barbi, politologa e naturalista, Marianna Mea, founder di Rete Zero Waste e biologa marina, Gabriele Gregori, giovane canoista e ambientalista che ha creato un progetto per ripulire il fiume Po, Carlo Barbante, Direttore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR che si occupa da anni di ricostruzioni climatiche ed ambientali ed è in prima linea in progetti incredibili di studio dei ghiacciai. Proprio quest’ultimo con la missione Beyond Epica è stato, a gennaio del 2022, in una delle zone più estreme del Polo Sud per studiare gli effetti del riscaldamento globale. 

 Da Giovanni Soldini a Marianna Mea, da Francesca Santoro a Carlo Barbante

Per uniformare esteticamente il suo progetto Ilaria Magliocchetti Lombi ha creato una dimensione onirica dettata da una luce blu che caratterizza tutti i ritratti. «Vista dallo spazio – racconta – la Terra appare come una sfera azzurra. Il nostro pianeta è conosciuto infatti come “il pianeta blu” e per il 71% è ricoperto di acqua. Dalla siccità alle inondazioni, dall’innalzamento dei mari all’acidificazione degli oceani, l’acqua è la protagonista della maggior parte degli effetti dei cambiamenti climatici. Ho identificato subito questo elemento come importante per creare l’immaginario di questa serie di ritratti. L’acqua è il soggetto “invisibile” delle immagini che fanno parte del mio progetto. Ho scelto di ritrarre i miei soggetti come se stessero osservando il nostro pianeta, i nostri oceani dall’alto. E mentre li fotografavo chiedevo loro quale futuro si immaginassero per la Terra».

Senza guardare direttamente in macchina, immersi nel blu della stanza dove vengono immortalati, ognuno sembra riflettere sul destino che abbiamo davanti. «Malinconia, frustrazione, dubbi, tenerezza ma anche speranza e creatività, curiosità sono i sentimenti che ho letto sui loro volti», racconta ancora Ilaria Magliocchetti Lombi.

Francesco Anselmi: la siccità del Po e dei laghi nel nord Italia, i rischi per la biodiversità

L’estate scorsa è stata senza alcun dubbio tragica per i nostri fiumi. Già durante la primavera 2022 il Po era così in secca che il mare Adriatico con le sue acque salate era penetrato nel delta del fiume, risalendo lungo l’alveo, bruciando campi, contaminando le falde sotterranee e mettendo fuori uso molti acquedotti. I terreni intorno al letto del Grande Fiume assomigliano sempre più a una landa deserta con conseguenze gravissime sulle coltivazioni e sulla biodiversità. La Pianura Padana viveva la stagione più arida degli ultimi 70 anni. Ma la siccità è diventata ormai una costante che da anni il fiume vive, dovuta anche all’insufficienza di scorte di neve nell’arco alpino.

La scarsità di precipitazioni, poi, asciuga ulteriormente i terreni rendendo il fenomeno drammatico in estate. E la crisi di approvvigionamento idrico non coinvolge solo il Po, ma anche i suoi affluenti e gli emissari, così come i grandi Laghi del nord Italia. Il rischio è quello di rimanere senza acqua, in una delle regioni che traina il Pil nazionale. 

Il progetto Ice Memory sul Calderone, il corpo glaciale più meridionale d’Europa, l’unico degli Appennini

«L’acqua è uno dei temi principali quando parliamo di emergenza climatica», dice Francesco Anselmi, che per Green&Blue si è occupato di documentare la secca del Po e la situazione drammatica del ghiacciaio del Calderone nell’Appennino abruzzese. 

«I ghiacciai di tutto il mondo sono stati senza dubbio uno dei primi campanelli di allarme per quanto riguarda il cambiamento climatico. Ho iniziato ad avvicinarmi al tema e alle sue problematicità in Italia seguendo il progetto Ice Memory sul Calderone, il corpo glaciale più meridionale d’Europa, l’unico nella catena degli Appennini». La missione faceva parte del progetto internazionale nato per raccogliere e conservare campioni di ghiaccio prelevati dai ghiacciai di tutto il mondo che potrebbero scomparire o ridursi moltissimo a causa del riscaldamento globale.

Il Calderone, che ogni anno perde circa un metro di spessore, è sicuramente uno di questi. Dall’analisi chimica dei campioni prelevati si dovrebbe poi riuscire a ricostruire il passato climatico e ambientale del massiccio e la storia delle regioni circostanti. Sempre che gli strati accumulati nei secoli siano ancora al loro posto e non si siano mescolati a causa della fusione dovuta alle temperature atmosferiche ogni anno più alte che mettono a dura prova il massiccio, già declassato in questi anni da ghiacciaio a glacionevato. 

«Come mondo del giornalismo, arriviamo sicuramente molto tardi a queste storie fondamentali per il nostro futuro prossimo. Quando ci si confronta con scienziati e studiosi che invece si occupano di cambiamenti climatici da decenni questa sensazione, poi, è ancora più lampante e deve farci riflettere. Oggi, se per quanto riguarda i ghiacciai non c’è più molto da fare e possiamo sperare solo di conservarne la memoria storica custodita in alcuni campioni, dobbiamo invece concentrarci su quello che possiamo ancora salvare. Il Po e i territori che lo circondano sono zone in cui l’uomo ha ancora un potere di azione e può evitare che si vada incontro a danni che sarebbero catastrofici per tutti noi». Il Grande fiume e lo sforzo degli scienziati che studiano e monitorano lo scioglimento dei ghiacciai nostrani sono al centro delle immagini di Anselmi, che con un bianco e nero tagliente riprendono dall’alto quello che accade sulla superficie della terra, esaltando le dimensioni e la sofferenza di questi giganti naturali.

Biodiversità: Valeria Scrilatti

Dal 1970 a oggi le popolazioni dei vertebrati sulla Terra, come pesci, anfibi, rettili, mammiferi o uccelli, sono crollate in media del 69% (dati WWF).  L’Italia è tra i Paesi europei con maggior ricchezza di specie ed ecosistemi e ha tassi sopra la media di specie esclusive del proprio territorio. La perdita di biodiversità, però, è alta anche nelle nostre regioni e gli ultimi rapporti degli istituti di ricerca specializzati sottolineano l’urgente necessità di un maggiore impegno nella conservazione e gestione di questa ricchezza. Valeria Scrilatti ha fotografato nei centri di ricerca, monitoraggio e conservazione il lavoro di chi si impegna per limitare la perdita di biodiversità. 

Il WWF: dal 1970 a oggi le popolazioni dei vertebrati sulla Terra sono crollate in media del 69%

«Avvicinandomi al tema per scegliere un focus particolare – ci racconta Valeria Scrilatti – Ho deciso di concentrarmi sulla fauna selvatica, iniziando con il tempestare di domande esperti e ricercatori del settore e familiarizzando prima di tutto con la terminologia, che in questi campi è fondamentale. La perdita di biodiversità animale viene spesso raccontata attraverso una narrazione che ruota attorno ad alcuni animali divenuti ormai simbolo dell’estinzione (l’orso bruno marsicano, la pernice sulle Alpi, il lupo ecc.).

Penso che si tratti di un approccio miope al problema, che rischia di sminuire la vastità di un deterioramento che potrebbe essere irreversibile. Provando a restituire un immaginario diverso, con il mio lavoro ho scelto di indagare alcuni progetti che hanno a che fare con specie poco conosciute fuori da un contesto scientifico o accademico e mi hanno permesso di intravedere e rendere con le mie immagini la capillarità di questa emergenza. Non escludo di ampliare successivamente il focus, dedicandomi anche al tema della flora». 

L’Italia ospita circa il 33% della biodiversità presente in Europa

Le liste rosse italiane sullo stato di salute delle varie specie raccontano molto e sono un indicatore puntuale da cui partire per conoscere la popolazione faunistica dei nostri territori. «Per quanto riguarda la biodiversità poi non ci sono solo problemi legati all’innalzamento delle temperature e alla crisi climatica ma molte delle emergenze derivano dall’antropizzazione eccessiva di alcune zone, dalle abitudini di turisti e persone che le popolano». Tra gli habitat in maggiore sofferenza oggi ci sono le zone umide, che scompaiono a un ritmo tre volte maggiore rispetto alle foreste.

Ed è proprio qui che vivono molti anfibi, tra le specie a maggior rischio di estinzione a causa del riscaldamento globale. «Anche in Italia rettili e anfibi sono decisamente in sofferenza. Per citare qualche nome: l’euprotto o tritone sardo, una specie endemica della Sardegna, minacciato principalmente dalla perdita di habitat e dall’inquinamento delle acque in quelle zone o, ancora, la lucertola delle Eolie, classificata come in pericolo critico»

Animali e piante sono sottoposti a pressioni sempre maggiori, con l’agricoltura come principale causa di deterioramento, seguita dallo sviluppo di infrastrutture e dall’urbanizzazione. In ambito marino, pesca intensiva, catture accidentali, inquinamento, trasporti marittimi e costruzioni a ridosso della maggioranza degli habitat marini minacciano la vita dei fondali. «Quello che mi interessava documentare – racconta ancora Valeria Scrilatti – sono i progetti che si occupano di conservazione e ripopolamento in natura, spesso poco conosciuti e invece fondamentali per la salvaguardia e lo studio di questi fenomeni».

Come diceva Ray Bradbury nel 1972: l’umanità deve fare pace con il clima del suo pianeta

Se vogliamo tutelare il nostro patrimonio naturale e la nostra terra bisogna agire in fretta, perché siamo già in ritardo. Le storie, raccontate non solo attraverso dati ma per immagini o a parole, riescono a farci entrare in maniera immediata nel vivo del problema. Oltre alle fredde statistiche e ai numeri bisogna provare a rimettere al centro della crisi le persone, i loro volti, i loro sforzi, allargare i confini della comunicazione per cercare un impatto positivo, una strategia di azione che possa mitigare il problema globale.

Già Ray Bradbury, il visionario autore di Cronache marziane e Fahrenheit 451, in un discorso del 1972, disse che l’umanità aveva due lavori enormi da portare a termine nei cinquant’anni successivi: fare pace con se stessa e fare pace con il clima del suo pianeta. Oggi la crisi climatica è reale, non una strana profezia di uno dei maestri della fantascienza, ed è il momento di agire.  

Francesco Anselmi 

Nato a Milano, si è diplomato presso l’International Center of Photography ricevendo la borsa di studio della New York Times Foundation. La sua produzione si concentra principalmente sulle questioni sociali che coinvolgono la società occidentale, dall’Europa agli Stati Uniti d’America. I suoi lavori sono stati pubblicati, esposti e premiati a livello internazionale.

Ilaria Magliocchetti Lombi

Nata a Roma, inizia a fotografare nel 2006 documentando la scena musicale italiana indipendente, divenendo negli anni un punto di riferimento nella scena musicale nazionale. Ilaria lavora per tutte le più importanti riviste nazionali e internazionali ritraendo scrittori, registi, politici, atleti e musicisti. Nel 2021 è tra le protagoniste della docu-serie “Le Fotografe” in onda su Sky Arte.

Valeria Scrilatti

Nata a Pesaro, i suoi primi lavori hanno indagato la spettacolarizzazione del selvaggio nei giardini zoologici e la trasformazione delle ex-borgate di Roma est. In seguito ha realizzato reportage in Tunisia, in Georgia e in Italia. Di recente, grazie al premio Innovation in Development Reporting Grant ha intrapreso una serie di viaggi per raccontare il problema della mortalità materno infantile nell’Africa subsahariana.

Rosa Carnevale

Valeria Scrilatti, Contrasto, ClimateChange Italia, criobanca
Valeria Scrilatti, Contrasto, ClimateChange Italia, criobanca
Francesco Anselmi, Contrasto, ClimateChange Italia, IceMemory Ghiacciaio Calderone
Francesco Anselmi, Contrasto, ClimateChange Italia, IceMemory Ghiacciaio Calderone

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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