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Marco Mengoni - Due vite rappresenta l'Italia all'Eurovision 2023
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C’è una linea sottile tra spettacolarizzazione e kitsch: Eurovision Song Contest

Seguito da milioni di persone in tutto il mondo Eurovision Song Contest è il palcoscenico in cui l’Europa si mette in mostra e da dove hanno inizio i cambiamenti socio culturali

Show televisivi e il rapporto con musica

Gli show televisivi, sin dalla loro nascita, hanno rivoluzionato le carriere musicali degli artisti. Se la musica riesce ad innalzare l’aspetto storiografico di un’artista e la sua conseguente conformazione, lo show ne contempla tutti quegli elementi, dalla messa in scena allo storytelling, che ne accentuano la dimensione spettacolare e d’intrattenimento, la funzione cinematografica dell’evento stesso, così da legarsi indissolubilmente con il pubblico che conseguentemente ne fruisce.

Come analizzato nel libro La canzone nelle serie tv, redatto dai Docenti Daniela Cardini e Gianni Sibilla citando lo studio del socio-musicologo britannico Simon Firth, la televisione ha esercitato un’influenza rilevante in molte occasioni, ma ciò è stato riconducibile prevalentemente alla portata dell’evento in quanto tale e non esclusivamente al contenuto musicale dell’evento stesso. «I momenti musicali che ricordiamo sono quelli che interrompono il flusso, quelli che diventano notizia. La musica è onnipresente in televisione, ma l’esperienza televisiva raramente riguarda unicamente la componente musicale».

Per questo, continua Firth, la performance si adegua alle regole del medium, che impone le proprie dinamiche di rappresentazione. «Le performance televisive, radicalmente diverse da quelle del concerto dal vivo, devono essere spettacolarizzate da scenografie, light design ed effetti scenici. Devono essere uniche, in grado di generare discorsi sociali, ottenere visibilità e creare dibattito sui media». In questo senso, oggi, risulta sempre più fondamentale analizzare, alla vigilia della sua 67° edizione, come si conforma uno degli show televisivi più visti e controversi del nostro continente, in cui anche lo studio della messa in scena e la riuscita di una performance musicale può riscrivere l’immagine geopolitica e geografica di un paese stesso: l’Eurovision Song Contest. A rappresentare l’Italia, Marco Mengoni con il brano Due Vite, vincitore di Sanremo 2023.

L’Eurovision Song Contest: un fenomeno di costume per unire gli stati nel secondo dopoguerra

Secondo uno studio di Mari Pajala, Docente in Media Studies presso l’Università di Tuku, l’Eurovision Song Contest rappresenta un fenomeno di costume più unico che raro nella storia della televisione europea. Istituito dalla European Broadcasting Union (EBU) nel 1956, con solo sette paesi dell’Europa occidentale partecipanti e dieci che trasmettevano il concorso in diretta televisiva, inizialmente lo scopo del contest era promuovere la cooperazione postbellica tra gli stati europei e incoraggiare le trasmissioni televisive transfrontaliere. Negli anni successivi, il concorso si espanse, con la partecipazione di altri paesi dell’Europa occidentale, oltre a paesi come Turchia, Israele e Jugoslavia.

L’Eurovision Song Contest e la rappresentazione delle nazionalità e dell’Europeismo 

«La ricerca sull’ESC (Eurovision Song Contest) si è sviluppata negli ultimi anni, in particolare intorno alle questioni della rappresentazione della nazionalità e della negoziazione dell’appartenenza europea nell’Europa contemporanea del dopo Guerra Fredda. Mentre l’ESC è stato inteso come un evento europeo, il programma di solito non include molto di commento esplicito al concetto di Europa. A parte il consueto saluto iniziale di ‘Ciao Europa’, il riferimento ricorrente più ovvio all’Europa è stato l’uso della mappa europea. Le mappe sono state simboli significativi per l’Europa, che ne hanno delineato i confini, i centri e le periferie mutevoli, diventando sempre di più un elemento visivo centrale dell’ESC che manifesta grandi cambiamenti con la costituzione di nuovi paesi e l’espansione dell’Unione Europea».

Tra tradizioni e folklore all’Eurovision Song Contest: la Kalush Orchestra ucraina vincitrice della scorsa edizione 2022

Quindi la costruzione della performance per ogni singolo paese partecipante deve essere la rappresentazione congiunta non solo della figura dell’artista in gara ma anche degli aspetti folkloristici e nazionalistici che la propria cultura rappresenta. Prendendo ad esame già l’ultima edizione si può vedere come sia la conformazione estetica che musicale del brano vincitore, Stefania della Kalush Orchestra, raffigurasse totalmente le melodie e i costumi popolari ucraini congiungendosi con ritmi hip-hop contemporanei, assumendo così una rilevanza simbolica come messaggio unificante di forza e resilienza per molti ucraini, nel difendersi dall’invasione russa, e ispirando numerosi video su TikTok e Instagram. Infatti come ha dichiarato la stessa band a Billboard «Molto rapidamente, la canzone ha esteso il suo significato a tutte le madri che si prendono cura dei propri figli e li proteggono dal flagello della guerra. Prendiamo il folklore più antico e lo rendiamo cool e alla moda».

Sound branding dell’artista e della nazione rappresentate

Le performance dell’Eurovision Song Contest sono quindi la raffigurazione del sound branding dell’artista stesso e del proprio paese, la colonna sonora che comunica le intenzioni non verbali dietro la messa in scena. Infatti per Cardini e Sibilla sono la riproduzione estrema di videoclip dal vivo: «Si assiste a spettacolarizzazioni estreme, elaboratissime performance visive in cui l’attenzione dello spettatore viene catturata non tanto dalla fama o dalla bravura dell’artista, quanto da scelte visive basate sull’eccesso; vengono riletti modelli narrativi e performativi già affermati, spesso sconfinando nel trash e nella parodia inconsapevole. Assieme all’enorme bacino transnazionale di spettatori e un’audience globale in tutti i continenti, è proprio la sottile linea di confine tra camp, trash e kitsch, tra iper-spettacolarizzazione consapevole e cattivo gusto, su cui fa leva il discorso e il commento sui social media e che rende l’Eurovision Song Contest uno spazio capace di catturare l’attenzione di un pubblico ampio ed eterogeneo per età e cultura».

L’Eurovision Song Contest è kitsch?

Probabilmente il segreto dietro una crescita esponenziale del contest, nonostante mantenga ancora il suo fascino volutamente kitsch, è proprio insito nel progresso della resa estetica dell’evento. Così come è sempre più consono trovare partecipanti provenienti direttamente da contesti come X-Factor, nel caso dei Maneskin, o The Voice, anche la conformazione del contest stesso punta sugli aspetti estetici nella resa estetica dei grandi talent.

Dalla chanson dei primi anni Cinquanta, all’etno folk balcanica, per concludere con il pop confezionato da classifica, ogni artista costruisce su di sé l’esaltazione dell’immagine, l’estremizzazione della performance così come in alcuni casi come l’esibizione di Kate Miller-Heidke nell’edizione del 2019, con la sua canzone Zero Gravity mentre oscillava avanti e indietro in cima a un palo flessibile con un vestito di perle che ricordava Elsa di Frozen, o nel caso degli Abba nel 1974 e degli stessi Maneskin puntando esclusivamente sulla resa dal vivo del proprio brano, diventando non casualmente tra i pochi artisti ad essere diventati internazionali proprio dopo la loro partecipazione all’ESC.

La spettacolarizzazione della performance musicale: Eurovision Song Contest 

Il cuore del contest è la spettacolarizzazione di ogni elemento che viene riprodotto sul palco, vestiti pitonati, rivisitazioni estetiche di Elvis, artisti usciti direttamente dal mondo della Disney, attraverso l’attualizzazione e la rilettura della cultura del nostro continente. Flash luminosi, paesaggi mistici, esplosioni di scintille, le immagini del palcoscenico dell’Eurovision Song Contest sono variegate quanto le canzoni che vi vengono presentate. Il palco non deve tuttavia limitarsi a mettere in scena ogni singola canzone, ma deve offrire anche varietà. «La presentazione delle canzoni dura oltre due ore. L’evento deve restare però interessante per lo spettatore per tutta la durata dello spettacolo. Il palcoscenico deve pertanto essere molto dinamico», sostiene Per Andersson, responsabile nel 2016 della costruzione scenografica in qualità di direttore del workshop presso la rete pubblica televisiva svedese SVT.

Come osservato da Matthew Sini, docente di Screen Media presso l’University of the Sunshine Coast, su The Conversation questo sembra aver coinciso con un cambiamento radicale nel modo in cui i fan guardano lo spettacolo, attraverso una lente ironica, provando una sorta di piacere consapevole negli atti eccessivamente seri, campy o semplicemente strani che appaiono sul palco. I fan ironici sono ovunque online e non si limitano solo a commenti sarcastici su Eurovision su Twitter . I fan di altre opere d’arte kitsch, camp o ‘cattive producono video, meme, blog, gruppi Facebook etc. L’ironia è generalmente definita come dire ciò che è contrario a ciò che si intende. Il fan ironico spesso riconosce che c’è qualcosa di tristemente carente o inetto all’interno di un testo preferito (o anche politicamente scorretto o oltraggioso), di solito è proprio da quell’aspetto che il fan trae piacere.

I numeri dell’Eurovision: 161 milioni di spettatori nel 2022

Nel reportage annuale redatto dall’EBU, viene dimostrato come l’Eurovision Song Contest sia stato visto nella sua ultima edizione del 2022 da 161 milioni di persone, oltre tre spettacoli e in trentaquattro mercati. Inoltre, su YouTube c’erano 75 milioni di spettatori unici in tutti i contenuti ufficiali dell’Eurovision Song Contest in 232 territori, così come sulle piattaforme social di cui unicamente su TikTok si sono riscontrate 9,2 milioni di interazioni.Il rapporto prosegue mostrando l’impatto economico dell’evento del 2022 in Italia, con il 57% dei turisti presenti durante le settimane dell’evento, provenienti esclusivamente per l’Eurovision Song Contest, e oltre 702 milioni di euro di entrate pubblicitarie generate da 119.000 articoli online sugli spettacoli.

L’impatto culturale dell’Eurovision Song Contest: parità di genere e diritti LGBTQIA+

Al momento della pubblicazione del rapporto, le quaranta canzoni in competizione erano state trasmesse in streaming oltre 544 milioni di volte. È significativo notare che il 40% delle voci del 2022 presentava una lingua diversa dall’inglese, con sedici lingue utilizzate in totale. Mentre l’industria musicale nel suo insieme continua ad essere dominata dagli uomini, l’Eurovision Song Contest ha una reputazione storica per la promozione di artiste donne; tra il 1956 e il 2022, le giurie e il pubblico hanno sostenuto in modo schiacciante il talento femminile poiché la maggior parte dei vincitori erano donne.


Alcuni avvenimenti molto popolari hanno contribuito, inoltre, ad aumentare l’accettazione LGBTQIA+ in tutta Europa; dalla cantante israeliana Dana International (la prima persona apertamente trans a prendere parte al Concorso) ai partecipanti islandesi del 2022 Systur, che hanno utilizzato la loro piattaforma per sensibilizzare il pubblico sulle questioni trans. I numerosi artisti e alleati LGBTQIA+ che vediamo sul palco ogni anno contribuiscono all’Eurovision Song Contest continuando a rappresentare il simbolo di un’Europa aperta, inclusiva, tollerante e unita. Il marchio Eurovision e il suo impatto sembrano destinati a crescere sempre di più.

Federico De Feo

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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