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Gayane Umerova e l’architettura Uzbeka: dai mattoni alle ceramiche smaltate di blu

Il labirinto di mattoni uzbeki come un viaggio nel tempo dei visitatori: Gayane UmerovaDirettore Esecutivo della Art and Culture Development Foundation della Repubblica dell’Uzbekistan 

Gayane Umerova, Direttore Esecutivo della Art and Culture Development Foundation della Repubblica dell’Uzbekistan

Lungo il fiume Oxus, oggi Amudar’ja sorgeva anche la Corasmia, regione oggi situata tra l’Uzbekistan e il Turkmenistan. Qui, sono state trovate le prime rovine delle Qala, antiche fortezze di mattoni.  

Ad oggi  ancora la più rilevante spedizione archeologica e etnografica in Corasmia, fu guidata da Sergej Pavloviç Tolstov, per conto dell’Istituto di etnografia dell’Accademia delle scienze del URSS. Quella di Tolstov fu la più vasta spedizione non solo dell’Unione Sovietica ma a livello mondiale del periodo pre secondo conflitto mondiale.

«Per approfondire la conoscenza di queste antiche fortezze – racconta Gayane UmerovaDirettore Esecutivo della Art and Culture Development Foundation della Repubblica dell’Uzbekistan –  abbiamo collaborato con la Dott.ssa Irina Arzhantseva, esperta di archeologia delle Qalas e autrice di una pubblicazione sulle spedizioni di Sergej Tolstov sulla scoperta delle rovine delle Qalas nel XX secolo. La ricerca di Tolstov costituisce uno dei primi studi scientifici sulle Qalas e sul ruolo che occupano nella ricca storia dell’Uzbekistan. Tolstov descrisse l’architettura e l’ingegneria delle qalas nel dettaglio, raccogliendo manufatti nelle aree circostanti e dopo la guerra sorvolando l’area di ricerca con aeroplani, tecnica all’avanguardia per l’epoca.  Questi studi sulle fortezze e le popolazioni circostanti hanno dimostrato come queste strutture abbiano modellato l’identità della regione nel corso del tempo».

Da Venezia a Samarcanda attraverso la Via della Seta

«Samarcanda è una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini», così Marco Polo nel Il Milione, descrive la più ricca città dell’Uzbekistan. I fili che collegano Venezia al Paese Asiatico sono diversi ma passano tutti per la Via della Seta. Attraverso la via del commercio più frequentata del mondo sono arrivate in occidente spezie, sete, erbe medicinali, tappeti, pietre preziose, porcellane e ceramiche. Importate dall’Asia tra gli scambi della Via della Seta sono arrivare a Venezia anche alcune tecniche di lavorazione del vetro tra cui tecniche di soffiatura del vetro e l’uso di colori e decorazioni complessi; nozioni che hanno contribuito a rendere il vetro di Murano il più rinomato in Europa.

Il Padiglione Uzbekistan alla Biennale di Venezia e le Qalas con Gayane Umerova

Tra il 1370 e il 1405, Tīmūr Barlas noto in occidente come Tamerlano, conquistò larga parte dell’Asia centrale e occidentale, fondando l’impero timuride. Tamerlano rese Samarcanda la capitale del suo impero chiamando artigiani e architetti da tutto il mondo per abbellire la città, che divenne il centro della regione chiamata in Occidente Transoxiana. In arabo era detta Mā warāʾ al-Nahr, «Ciò che è al di là del Fiume Oxus». 

I mattoni dell’Uzbekistan alla Biennale di Venezia 

I mattoni uzbeki hanno le stesse dimensioni di quelli usati in Italia; gli stessi di cui è fatto l’Arsenale do Venezia dove ha sede il Padiglione dell’Uzbekistan. Il mattone è un elemento cardine del patrimonio architettonico dell’Uzbekistan. I mattoni costituiscono un materiale universale e arcaico, e sono utilizzati da secoli nella costruzione di edifici in tutto il Paese, per la loro solidità strutturale. «I mattoni che abbiamo realizzato mentre lavoravamo a questo progetto, i mattoni comuni in Uzbekistan, che chiamiamo mattoni Nikolai, hanno esattamente la stessa forma dei mattoni veneziani. Ce ne siamo accorti proprio mentre stavamo installando questa mostra. In Uzbekistan tutto è di mattoni, perché per fabbricarli usiamo la nostra argilla. L’80% del Paese è costituito da argilla e deserto. Per noi è il materiale più ecologico. Dopo la fine della Biennale, utilizzeremo tutti i mattoni del Padiglione e li daremo ad altre persone per costruire. Perché non possiamo semplicemente demolire, ma decostruire. Così tutti i mattoni rimarranno nella loro forma e potranno essere riutilizzati».

La tradizione della ceramica uzbeka al Padiglione Uzbekistan alla Biennale di Venezia 

Percorrendo il labirinto di mattoni del Padiglione Uzbekistan si notano delle decorazioni smalto azzurro e blu che spezzano la regolarità del muro di mattoni. Questi mattoni sono stati smaltati dell’artista e maestro ceramista uzbeko Abdulvahid Bukhoriy, uno dei pochi artigiani che ancora insegna la tecnica di lavorazione ceramica Blue Bukhara. 

«È tutta una questione di argilla, perché in Uzbekistan ce n’è molta. Usiamo la ceramica in casa, per le vettovaglie, e nella decorazione degli edifici. Per l’installazione abbiamo portato qui a Venezia il maestro Abdulvahid Bukhoriy. Nel labirinto potete notare le piastrelle blu, che incarnano lo stile di Bukhara nell’uso della ceramica. L’Uzbekistan ha un alto livello di artigianato. Nel 2024 ospiteremo una conferenza sull’economia creativa dell’Uzbekistan. La ceramica diventerà una nuova economia per il Paese».

Unbuild Together: Archaism vs. Modernity: il Padiglione Uzbekistan alla Biennale di Venezia 2023

Lesley Lokko, Curatrice della Biennale Architettura 2023, ha definito The Laboratory of the Future come il tema fondante dell’edizione di quest’anno. Un Invito alla collaborazione, un laboratorio i partecipanti e il pubblico immaginano cosa può riservare il futuro. Unbuild Together: Archaism vs. Modernity  rappresenta un’iniziativa di collaborazione collettiva. I curatori dello studio Franco-Marocchino,Studio KO hanno collaborato con gli studenti e i professori dell’Università Ajou di Tashkent per approfondire la conoscenza del patrimonio architettonico dell’Uzbekistan e creare un’esperienza plurale e immersiva.  Hanno collaborato all’installazione anche gli artisti Abdulvahid Bukhoriy, El Mehdi Azzam, Emine Godze Sevim e Miza Mucciarelli.

«Abbiamo lavorato con loro per altri progetti in Uzbekistan. Abbiamo lavorato insieme anche al progetto del Centro per l’Arte Contemporanea di Tashkent, che abbiamo continuato a portare avanti, ma che abbiamo già terminato. Mentre lavoravamo a questo progetto, ci siamo resi conto che è molto facile lavorare con loro. Loro vedono l’essenziale e si sono innamorati del nostro Paese, ne hanno capito il potenziale. Così abbiamo deciso di invitarli a lavorare con noi a questo progetto per la Biennale. Studio KO, possono essere mentori per ispirare le innovazioni dei nostri studenti. Abbiamo creato questo progetto con gli studenti, perché vorremmo che gli studenti uzbeki avessero più potenziale in termini di architettura. Perché l’Uzbekistan è un grande Paese con una grande eredità architettonica. Ma nel XXI secolo, come ancora adesso, non abbiamo visto molto di nuovo in architettura. Non abbiamo realizzato molto. È per questo che ora lavoriamo molto con studenti stranieri, con architetti esterni; per richiamare l’attenzione dei nostri studenti sulla loro eredità».

Gayane Umerova al Padiglione Uzbekistan alla Biennale di Venezia

Il padiglione Uzbekistan all’Arsenale della Biennale di Venezia è stato inaugurato solo nel 2021. Gayane Umerova in quanto Direttore Esecutivo della Art and Culture Development Foundation della Repubblica dell’Uzbekistan ne ha curato anche le edizioni successive. «È una bella sensazione essere qui perché ci sentiamo integrati nella scena artistica e culturale. Vogliamo davvero essere in sintonia con il mondo esterno e con tutti i partner internazionali».

Padiglione Uzbekistan alla Biennale Architettura 2023: con Miza Mucciarelli Architetta, scultrice e modellista

Miza Mucciarelli è l’unica italiana del team internazionale che ha curato l’installazione Unbuild Together: Archaism vs. Modernity del Padiglione Uzbekistan della Biennale Architettura 2023. 

Nata a Brescia, Miza Mucciarelli si laurea presso il Politecnico di Milano nel 2001. Lo stesso anno si trasferisce a Parigi per gestire il laboratorio di modellistica presso lo studio Dominique Perrault Architecture. Lavora al restauro degli archivi e alla creazione di nuovi modelli, in seguito allestisce la retrospettiva di Perrault al Centro Pompidou. Nel 2009 fonda il suo studio, Atelier Misto, dedicato a modelli architettonici che uniscono l’artigianalità alla selezione di materiali preziosi: marmi, onice e altre pietre rare, resine mescolate a legni, vetro e metalli. Per Unbuild Together: Archaism vs. Modernity, Miza Mucciarelli ha curato il modellino del labirinto, esposto all’interno del Padiglione, 

Spiega Miza Mucciarelli:  «Il futuro è una lettura del passato e del presente, di quello che ci immaginiamo che verrà nell’architettura, ma è soprattutto uno studio, nel senso che comunque alla fine apprendi studiando e utilizzando. Il laboratorio del futuro per noi in questo caso era appunto ristudiare il mattone, che è uno strumento arcaico della costruzione e riportarlo come protagonista di quello che potrebbe essere l’architettura del futuro. Abbiamo studiato le  Qalas per capire come queste architetture possano essere appunto riportate. È notevole il lavoro di smaltatura di questi mattoni che si vedono all’interno, con questo maestro ceramista che ha recuperato una tecnica antica e che ci fa chiedere come potrebbe essere reinvestita e riutilizzata nel futuro. È come se avessimo consegnato degli strumenti a degli studenti che lavoreranno per il futuro. I materiali utilizzati sono mattoni, ceramica e terra, sono materiali antichi, quindi la riscoperta dei materiali antichi può essere una chiave per l’architettura sociale. Quello che è stato rappresentando è un viaggio, sia nella materia che all’interno di un paese diverso, che è stato poi portato in Italia, a Venezia».

Art and Culture Development Foundation della Repubblica dell’Uzbekistan

«La mia collaborazione con Art and Culture Development Foundation è nata un anno e fa ha continuato con questi due workshop e spero che vada avanti. È un paese pieno di ricchezze.  Il Padiglione Uzbekistan di questa edizione della biennale è un padiglione internazionale perché sia gli artisti, che tutti quelli che hanno collaborato vengono da posti diversi, sono di nazionalità diverse. La fotografa che ha realizzato il diario di bordo di questo viaggio con gli studenti è turca e il filmmaker è marocchino, lo Studio KO è francese, e io sono italiana. Un mix di culture, questo aiuta a creare una visione e  contaminazioni. Era quello che succedeva nel passato con il commercio attraverso la Via della Seta dalla Cina, passando per l’Uzbekistan, avveniva una commistione tra le culture e le materie che viaggiavano».

Studio KO, curatori di Unbuild Together: Archaism vs. Modernity alla Biennale Architettura 2023

Dal testo curiatoriale di Karl Fournier e Olivier Marty, Architetti fondatori di Studio KO 

«Questa intuizione nasce nel corso di due laboratori tenutisi a Tashkent insieme a venticinque studenti di Architettura dell’Università Ajou ed a tre artisti. Non essendo né professori né teorici, volevamo semplicemente condividere con gli studenti tematiche al centro del dibattito contemporaneo e della nostra pratica architettonica: materialità, contesto, arcaismo, modernità. Questa collaborazione si è svolta nell’arco di due principali momenti: La prima settimana abbiamo invitato gli studenti ad interrogarsi sui temi di modernità e contesto attraverso una ricerca teorica ed a visitare poi i Qalas, rovine zoastriane del Karakalpakstan. Nutrendoci di queste esperienze, ci siamo immersi nella sfida scenografica del Padiglione della Biennale. Da qui, l’idea condivisa di uno spazio labirintico. Nel corso della seconda settimana, un approccio più pratico ci ha portati nella città di Bukhara, dove abbiamo lavorato insieme al maestro ceramista Abdulvahid Bukhoriv. Dalla terra al mattone allo smalto, abbiamo esplorato diversi materiali e appreso con lui la tecnica della smaltatura e cottura a fuoco, spingendola fino ai suoi limiti. Sentivamo l’importanza per gli studenti di riappropriarsi di un sapere artigianale che rischia di essere dimenticato. Con il prezioso aiuto dell’artista e modellista Miza Mucciarelli, abbiamo approfondito il tema della scala e della rappresentazione per poi scoprire insieme la maquette dell’installazione realizzata in legno in scala 1 :1 a Tashkent».

Domiziana Montello

Per l’installazionea del Padiglione Uzbekistan Venezia il maestro Abdulvahid Bukhoriy ha dipinto piastrelle blu, che incarnano lo stile di Bukhara nell_uso della ceramica
Per l’installazionea del Padiglione Uzbekistan Venezia il maestro Abdulvahid Bukhoriy ha dipinto piastrelle blu, che incarnano lo stile di Bukhara nell’uso della ceramica
Unbuild Together_ Archaism vs. Modernity_ l’installazione del Padiglione Uzbekistan alla 18 Mostra Internazionale di Architettura di Venezia
Unbuild Together, Archaism vs. Modernity, l’installazione del Padiglione Uzbekistan alla 18 Mostra Internazionale di Architettura di Venezia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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