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Rose Villain: l’altra voce della trap

Il mondo della musica ha un problema di sessismo, anche se dovrebbe essere una dimensione di libertà ed emancipazione – Rose Villain si impossessa dello slang e di un simbolo da sempre associato all’uomo

A metà ottobre è uscito Rari, l’ultimo singolo della rapper e cantautrice Rose Villain, prodotto da Sixpm (Andrea Ferrara) e da HNDRC (Hendrick Buenck). Da diversi anni l’artista milanese, di base a New York, è fra le protagoniste della scena hip hop e trap. È stata la prima rapper donna a firmare con la Machete Empire Records di Salmo, Hell Raton, Enigma e Dj Slait.

Come nasce una canzone di Rose Villain

Nel nuovo pezzo la parola rari non indica l’aggettivo plurale, ma è il termine slang che indica la Ferrari: un simbolo di rivalsa, in qualche modo, e di protezione. «Questo pezzo ce l’ho nel cassetto da un paio d’anni e per lungo tempo è stato il mio preferito. Faccio fatica a lasciare andare le canzoni che amo. Vorrei tenerle per me. Ho bisogno di coccolarle prima di gettarle in pasto al mondo.

Questo brano è nato dalla collaborazione con il produttore tedesco HNDRC, con il quale Sixpm e io avevamo già lavorato in passato: ci ha mandato questo beat con la linea di archi pizzicata e ci è piaciuta subito. Ho scritto il testo in dieci minuti, si vede che avevo proprio quella cosa da dire e volevo esprimermi con più leggerezza e ironia del solito. Desideravo dire qualcosa, ma senza essere triste, scura o aggressiva come spesso mi capita nella musica».

Di solito le canzoni di Rose Villain nascono dalla sinergia in studio e nella vita con il marito e produttore Sixpm: un’affinità elettiva che si realizza nella combinazione di base strumentale, arrangiamento, parole e interpretazione. È un approccio rock, poiché si chiudono in studio e creano mettendo le mani sugli strumenti – chitarre, sintetizzatori degli anni Ottanta – e le parti musicali sono sempre suonate. Inoltre, vivendo a New York, l’ispirazione arriva facilmente, facendo una passeggiata sotto casa e osservando l’umanità che popola le strade della metropoli. «Mi sento fortunata a vivere a New York, perché è una fonte di spunti, piena di storie, di vite, di energie. Sembra una banalità da dire, ma davvero ci si sente come dentro a un film nel quale succede di tutto». 

Lampoon – Rose Villain, la formazione e il successo

Il trasferimento negli Stati Uniti è stata una scelta precoce. A diciotto anni Rose Villain ha lasciato Milano per Los Angeles, diplomandosi qualche anno dopo al Musicians Institute di Hollywood, e poi si è spostata a New York per completare la sua preparazione e studiare teatro e musical. Questa formazione rigorosa, apparentemente lontana dalla dimensione urban, è invece di aiuto. «Conoscere la grammatica musicale, suonare – anche se male – tutti gli strumenti, ascoltare tanti generi diversi, mi permette di affrontare il mio lavoro con approccio qualitativo. Il mio obiettivo è fare le cose per bene e in questo è fondamentale avere una buona cultura musicale».

Il nuovo video tra pulp e animazione

Il singolo Rari è accompagnato da un video ironico, surreale e vagamente splatter, che giustappone immagini reali e frammenti animati nei quali la cantante diventa un’anti-eroina vendicatrice. Temi: il bullismo, l’insicurezza, il confronto con un ambiente esterno che non sempre accoglie la diversità. «Da ragazzina mi sono sempre sentita un diversa. Non dico di essere stata bullizzata nel senso più duro del termine, tipo film americani, però mi sono sempre sentita incompresa, facevo fatica a trovare il mio posto. Avevo una sensibilità artistica e una fantasia sviluppata, come ancora adesso. Ho sempre vissuto un po’ nel mio mondo e non ho mai avuto timore di ammettere la mia stranezza. Ci sono tante persone che hanno voglia di sentirsi accettate nonostante le loro diversità. Per carattere, io me ne sono sempre sbattuta le palle, anche se ho ricevuto tanti no. 

Quante volte mi hanno detto che non ero abbastanza brava, che non ce l’avrei mai fatta, ma è stato anche questo a darmi la forza di insistere per dimostrare il mio valore. In questa canzone avevo voglia di tirare fuori questa cosa, che forse era latente in me da tempo e aveva solo bisogno della forma giusta per uscire. La Ferrari è una metafora della realizzazione dei propri sogni, del raggiungimento della felicità nonostante il vento contrario». La Ferrari porta in sé un simbolismo nella cultura urban, ma Rose Villain lo porta oltre: «Mi piaceva l’idea che, in un ambiente prevalentemente maschile come quello hip hop e urban, fosse una donna a impossessarsi dello slang e di un simbolo sempre associato all’uomo».

Rose Villain ha raggiunto il successo proprio con la trap e la musica urban

Rose Villain ha raggiunto il successo proprio con la trap e la musica urban, riuscendo a emergere in un ambiente tendenzialmente machista e sessista, nell’immaginario come nei contenuti. «Ho avuto difficoltà solo per il fatto di essere donna, ma ancora incontro spesso ostacoli sulla mia strada. In effetti, per i risultati che ho ottenuto in questi anni, dovrei avere un seguito molto più ampio.

Per qualche motivo, ultimamente l’italiano medio fatica a dare credibilità alle artiste donne, a differenza di quanto accadeva qualche decennio fa: certe cantanti donne, come Loredana Bertè o Gianna Nannini, hanno dato una spinta alla musica pop italiana. Oggi che il pop e la urban sono così mescolate, le artiste fanno fatica a essere apprezzate come meriterebbero. Per fortuna ci sono delle eccezioni: per esempio, Madame è riuscita a farsi strada nel rap e poi nel pop, perché è stata autentica e credibile fin dall’inizio, i ragazzini non si vergognano ad ammettere che ascoltano una donna». 

Nella scena urban c’è anche una questione legata ai contenuti e al linguaggio, come sottolinea Rose Villain: «Il tema del lingua è complesso. Non solo c’è una differenza tra inglese e italiano per come suonano e per quello che consentono di esprimere, ma ci sono anche delle difficoltà legate ai contenuti. Per gli uomini è più facile usare lo slang ed è comodo attingere a un vocabolario di parolacce e frasi sessiste, mentre le artiste donne sono spesso bollate come sentimentali se parlano di emozioni o relazioni. Dovrà arrivare una Cardi B anche in Italia, un’artista capace di provocare e rovesciare le carte in tavola». 

Sessismo nella musica

Dai dati degli studi sull’industria e il mercato della discografia, emerge che è il mondo della musica in generale ad avere un problema di sessismo, anche se dovrebbe essere una dimensione felice di libertà ed emancipazione. «Una delle cose che più mi sconvolge è che gli artisti uomini non supportano quasi mai le colleghe. Collaborano molto fra loro e, se guardiamo ai social, i rapper si fanno un sacco di complimenti, si condividono reciprocamente le canzoni, si fanno le foto insieme… Quasi mai commentano le uscite delle rapper. Se ci chiamano per un featuring, al massimo ci fanno cantare il ritornello, giusto per avere la quota rosa nel disco. Forse sta anche a noi essere più irriverenti e sicure dei nostri mezzi, dobbiamo entrare con il piede di porco».

Da sempre le artiste sono sottoposte a una pressione pesante e continua sul loro aspetto fisico, ma l’esplosione dei social media ha reso morbosa questa attenzione. «C’è pochissimo rispetto per le artiste e la loro musica, si parla molto più dell’aspetto fisico e del look che delle canzoni». Ma Rose Villain non è una che sta al gioco, se non le piace, e cerca di gestire l’equilibrio tra forma e sostanza.

«Mi piace giocare con il mio aspetto, ma non accetto di fare la bella statuina. In ogni occasione, che sia un’intervista o un concerto, cerco di dire quello che penso e di trasmettere qualcosa che superi l’apparenza. Non ho mai messo il mio corpo o la mia sessualità al centro della musica. Se ho voglia di essere sexy, è qualcosa che decido io. Voglio che si sappia che c’è dell’altro, perciò non ho paura di esprimere le mie opinioni e di prendere posizione».

Vegana, Rose Villain si impegna contro lo sfruttamento degli animali nell’industria dei cosmetici e della moda, facendosi portavoce di queste istanze anche nei confronti dei brand. 

Rose Villain: ambiente, moda e creatività

«Ammiro la visione di alcuni creativi come Alessandro Michele o Alexander McQueen. Il rapporto tra moda e musica è stretto: quello che indosso può aiutare a esprimere meglio quello che dico con le canzoni, può rafforzare l’idea che voglio presentare al pubblico di me stessa e della mia musica». Musica dalla quale emerge anche una passione per il cinema, soprattutto per le atmosfere  e la capacità di raccontare storie.

«Sono affascinata dalla componente estetica del cinema, anche del cinema d’animazione: la fotografia, i colori, i movimenti di camera. Anche per i miei video cerco sempre di lavorare a stretto contatto con il regista, chiedo di avere una certa libertà nella scelta della fotografia e seguo personalmente il montaggio. Poi c’è anche l’aspetto di storytelling, che in fondo accomuna cinema e musica. Per esempio, spesso nei miei pezzi c’è un colpo di scena, un cambio narrativo, una chiusura inaspettata. Come in Rari: faccio la spaccona quasi fino alla fine, finché c’è un cambio, un disvelamento, e confesso che Ne voglio una per chiudermi dentro così mi protegge / che a volte le parole sono peggio delle frecce».

Il finale più atteso, però, sarà l’uscita dell’album, sulla quale ancora non si hanno notizie certe. Rose Villain, confessa, non vede l’ora di salire su un palco e di portare le nuove canzoni dal vivo per «Entrare in connessione con migliaia di persone. È la cosa che mi emoziona di più».

Rose Villain

Rapper, musicista e cantautrice milanese, Rose Villan è di base a New York. Esordisce nel 2016 con il singolo Get The Fuck Out Of My Pool (Machete Records), ma il primo brano cantato in italiano è Bundy, del 2020. A ottobre 2022 esce il singolo Rari, che anticipa l’album in uscita nel 2023.

Claudia Galal

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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