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The Maestro’s hidden songs for cinema (1962-1973) – CAM Sugar
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Ennio Morricone: un disco per celebrare il compositore Segreto

I western di Sergio Leone non li si potrebbe pensare senza le musiche pennellate di luce e malinconia di Ennio Morricone – Ennio Morricone avrebbe compiuto 95 anni, CAM Sugar pubblica Morricone Segreto Songbook 

CAM Sugar pubblica un disco di rarità intitolato Morricone Segreto Songbook

Tra i brani della raccolta Morricone Segreto Songbook figura la versione vocale di Metti una sera a cena, pubblicata solo su un raro 45 giri e interpretata dall’attrice e modella brasiliana Florinda Bolkan – e musa di Marina Cicogna. Il soundtrack della sophisticated comedy di Giuseppe Patroni Griffi del 1969 incrocia allure anni Sessanta e sonorità di ricerca, dodecafonia e il vento esotico dei sitar indiani. Diventa lettura dell’Italia di allora, Paese dalla contrastante modernità. 

Morricone Segreto Songbook 1962-1973, pubblicato da Cam Sugar il 10 novembre 2023, presenta un repertorio di chicche perdute del compositore, che avrebbe compiuto 95 anni. A interpretarle, voci italiane e internazionali, tra cui Sergio Endrigo, Massimo Ranieri, Domenico Modugno, Don Powell, The Sorrows, Nora Orlandi. 

Ennio Morricone avrebbe compiuto 95 anni. Dall’Italia alla scena internazionale già negli anni Settanta: una storia di talento e impegno umano

Ennio Morricone componeva la sua musica nella casa di Roma, interni borghesi, organi ad ante seicenteschi e arredi dorati. Dall’Italia ha saputo proiettarsi sulla scena internazionale già negli anni Settanta. A Hollywood ha collaborato con Brian De Palma, Mike Nichols, Oliver Stone e Quentin Tarantino. Credeva nella propria vocazione di musicista. Nel 1958, sposato da poco, fu assunto alla RAI, ma vi rimase un solo giorno, non appena scoprì che per contratto non sarebbero state trasmesse le sue composizioni. Talento e impegno umano. Temperamento appartato e origini arpinati, accento romano e una laconicità che gli faceva misurare le parole.

Ennio Morricone e Sergio Leone – la musica come elemento metafisico e tangibile insieme

I piani sequenza smisurati dei western di Sergio Leone: amplificazioni di paesaggi desertici e desolati fino all’astrazione – non li si potrebbe pensare senza le soundtrack pennellate di luce e sfumate di malinconia di Ennio Morricone. Compagno di scuola nella prima giovinezza, Morricone lo affianca nella Trilogia del dollaro negli anni Sessanta e, nel 1984 in C’era una volta in America. «Quando tra cento, duecento anni vorranno capire come eravamo è grazie alla musica da film che lo scopriranno», amava ripetere Ennio Morricone. 

La musica come elemento metafisico e tangibile insieme, per Morricone si traduce in geometria emozionale, scale iperboliche di note che galleggiano nel vuoto, suoni filati. Un mixage di arcaismo sospeso. Non di rado sembra perfino elementare nella progressione. Morricone è colto e popolare, semplice e misterioso, sfida e accosta ambiti e modalità lontane. Colpisce al cuore con accenti di tromba – il suo strumento di studio – fughe d’organo, arpeggi di pianoforte, di flauto e chitarra, il mistero dell’oboe. 

Ennio Morricone: due premi Oscar, uno alla carriera

Due premi Oscar, uno alla carriera e l’ingiustizia di non aver ricevuto l’Academy award per il capolavoro della colonna sonora di Mission, nel 1986, cui fu preferito il Round midnight di Herbie Hancock. Le composizioni di Ennio Morricone per il cinema sono modellate in toto sulla narrazione filmica, custodiscono il senso ultimo di ogni singolo frame e la trama che lo include. Forse nessun musicista, tranne Nino Rota, Sakamoto e Henry Mancini, è riuscito nel compenetrarsi con il plot cinematografico di vari registi. 

La coralità padana e idealista del Novecento di Bernardo Bertolucci, si contrappone allo skyline déco della Chicago dominata da Al Capone, negli Intoccabili di Brian DePalma, nomination per Morricone nel 1987. C’è l’oboe mistico di padre Gabriel in Mission di Roland Joffé, Frescobaldi e Monteverdi che si intrecciano a cori liturgici e sonorità ruvide e tribali Guarani, nonché al fragore dell’immensa cascata di Iguazú, al confine tra Argentina, Brasile e Paraguay. Ennio Morricone aveva dapprima rifiutato l’incarico, giudicando la pellicola perfetta così com’era. Nuovo Cinema Paradiso e Malena di Giuseppe Tornatore vibrano di echi siciliani soffusi di memoria, di una dolcezza carica di rimpianto. La partitura musicale ha contribuito a coagulare quel profumo di passato che ritorna, quella dimensione nostalgica che pervade ambedue i film. 

Ennio Morricone nasce a Roma in una famiglia di musicisti il 10 novembre 1928

Con la Città eterna intrattiene un rapporto umbratile e viscerale fino alla scomparsa. Studi all’Accademia di Santa Cecilia, dove si diploma in tromba e approfondisce la composizione sotto la guida di Goffredo Petrassi, Ennio Morricone ha scritto musiche per più di cinquecento pellicole e serie televisive, concepito oltre cento brani classici e si è distinto come direttore d’orchestra. In qualità di arrangiatore presso RCA, ha contribuito alla formazione del sound degli anni Sessanta in Italia. Ha arrangiato Sapore di sale, gli si devono Il Mondo e Se Telefonando – su un testo di Maurizio Costanzo e del critico e sceneggiatore Ghigo De Chiara, che leggenda vuole sia nato in una notte al tavolo di un bar in via Veneto. 

Sue le hit pop di Edoardo Vianello, Abbronzatissima e Pinne, fucile ed occhiali, sketch cosparsi di accordi al basso contrappuntati dai gorgheggi dei Cantori Moderni di Alessandroni, fondati nel 1962, una presenza costante dei Sanremo storici. Le estati balneari delle spiagge chic quanto degli arenili popolari durante il boom economico. Oscar alla Carriera nel 2007, un secondo Academy Award nel 2016 per le partiture di The Hateful Eight di Quentin Tarantino, per cui si era già aggiudicato il Golden Globe, ha vinto sei BAFTA, tre Grammy Awards, quattro Golden Globe, undici Nastri d’argento, due European Film Awards, un Leone d’Oro alla carriera della Mostra del Cinema di Venezia nel 1995 e un Polar Music Prize in Svezia. Al suo attivo ha settanta milioni di dischi venduti. 

Ennio Morricone per Mina: Se telefonando, l’abito nero fatto di fili della SIP, issata come una dea greca sul tetto della stazione di Napoli in costruzione

La Joan Baez della ballata di Sacco e Vanzetti, una torre di vetro trasparente con fiati e distorsioni Hammond in controcanto, è un’icona del Novecento, come la Mina di Se telefonando, l’abito nero fatto di fili della SIP, issata come una dea greca sul tetto della stazione di Napoli in costruzione. 

Allora tutto sembrava possibile. Edda Dall’Orso, soprano dall’estensione di tre ottave, è la solista de Il buono, il brutto, il cattivo nel 1966 e di C’era una volta il West, 1968, diretti entrambi da Sergio Leone. Nel 1971, il passaggio in cui la Dall’Orso intona con una specie di sussurro di seta Sean Sean in Giù la testa, entra nella storia. Quentin Tarantino, che ha usato la suite per coro, tromba e tamburi di Navajo Joe – spaghetti western con Burt Reynolds e Fernando Rey, girato da Sergio Corbucci nel 1966 – nella scena finale di Kill Bill, Volume 2, nel 2004, lo portò all’Oscar nel 2016. 

Ennio Morricone e Pier Paolo Pasolini: i rapporti di lavoro nonostante le difficoltà caratteriali e di comprensione

Cresciuto in un’età aurea e sperimentale per la cultura italiana, la sua poetica assomma un imprinting rinascimentale e barocco che risale fino a Josquin Desprez, il fiammingo campione della polifonia, provvido di frottole, di messe e mottetti, attivo tra Quattro e Cinquecento in varie corti italiane, incrociata alla militanza una ricerca d’avanguardia.

Alla metà degli anni Settanta Ennio Morricone entra nel Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza, un ensemble di compositori fondato da Franco Evangelisti che si occupava prevalentemente di musica d’avanguardia e di improvvisazione libera. Con loro Morricone suonò e registrò album fino al 1980. Non vide mai la luce invece, il film che aveva pensato, La morte della musica, una sorta di distopia orwelliana con un tocco di Fahrenheit 451, proposto a Pier Paolo Pasolini durante una cena all’Escargot di Roma, poco dopo l’uscita di Teorema, che aveva fatto molto rumore nell’autunno 1968 e del quale Morricone era l’autore della soundtrack. 

Con Pasolini aveva stretto più volte rapporti di lavoro, nonostante diverse difficoltà caratteriali e di comprensione li dividessero. Sempre cupo e imbronciato, impossibile scorgere un sorriso sul suo volto. L’aura che lo circondava imponeva un certo distacco. Quella sera, Pasolini telefonò a Federico Fellini che arrivò subito al ristorante, manifestando un vivo interesse. Non se ne fece nulla, anche se la memoria di quell’ispirazione emerge dalle domande del regista in Prova d’Orchestra.

Cesare Cunaccia

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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