Dettaglio copertina, Persone Normali, Sally Rooney, Einaudi 2020
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Le nuove eroine letterarie e la democratizzazione della nullafacenza

Colte e annoiate: le protagoniste della letteratura contemporanea sono tutte accomunate dalla stessa romantica apatia, da Corinne a Sylvia Plath

Da La noia di Moravia del 1960 agli annoiati della Gen Y

«Forse mi annoiavo perché ero ricco» riflette il Dino, protagonista del romanzo La Noia di Alberto Moravia. Eppure, anche liberatosi dai denari di famiglia, Dino non cessa di provare quella «specie di insufficienza o inadeguatezza o scarsità della realtà». La sua non era quella che Moravia definì ‘la noia volgare’, che può essere alleviata da sensazioni nuove, ma una noia esistenziale, che permea l’essere a prescindere dallo stato sociale e dalle contingenze. Era il 1960 quando La Noia fu pubblicato: oggi Dino sarebbe considerato un boomer, seppur non esiste personaggio letterario che più si avvicini al sentire dei cosiddetti millennial, i giovani adulti del ventunesimo secolo, nati tra il 1980 e il 1995.

Noia, singolare femminile: la Belle de jour di Buñuel

Ad eccezione del Dino di Moravia, tanto nel cinema quanto nella letteratura, la noia oggi è per lo più femminile. Madame Bovary fu la prima a votarsi a questa smania del voler cambiare tutto senza dover far nulla. Seguirono le Tre donne sole di Pavese – che Antonioni trasformò ne Le Amiche – la Belle de jour di Buñuel e la Corinne del Week End di Godard. Oggi, ad annoiarsi sulle pagine dei best seller sono le millennial, trentenni annoiate e senza bisogno di lavorare per arrivare a sera, che potrebbero essere definite borghesi, se la borghesia esistesse ancora. 

Da Parlarne tra amici di Sally Rooney a Il bikini di Sylvia Plath di Giada Biaggi

Frances ha poco più di vent’anni, frequenta l’università nella speranza di diventare una scrittrice ed è famosa perché l’acclamata narratrice Sally Rooney ha raccontato il quadrato amoroso che la vede protagonista nel proprio romanzo d’esordio Parlarne tra amici. Non ha un nome, invece, l’orfana raccontata da Ottessa Moshfegh nel best seller Il mio anno di riposo e oblio, tra le cui pagine questa avvenente e colta millennial ripercorre i dodici mesi trascorsi per lo più a dormire, con l’aiuto di stupefacenti, tra le mura del suo appartamento newyorkese. Anche Eva, la protagonista de Il bikini di Sylvia Plath, successo d’esordio dell’italiana Giada Biaggi, di casa esce poco, preferendo alternare insonni notti spolverate di cocaina a lunghe giornate sdraiata a letto con lo smartphone in mano. 

Tre romanzi diversi, firmati da penne diverse e ambientati in paesi non così vicini. Eppure, le tre protagoniste sembrano appartenere alla stessa bolla sociale. Giovani, conformi agli attuali canoni estetici dominanti e abbastanza privilegiate da poter considerare un’occupazione il coltivare le proprie ambizioni intellettuali. Ad accomunarle, ancor di più, è l’apatia in cui tutte si crogiolano. Più che fare, Frances, Eva e la bella newyorkese rimuginano. E, considerata la popolarità dei libri di cui sono protagoniste, c’è da chiedersi se tale apatia non sia un fattore generazionale, comune a tutti i millennial che in loro si sono immedesimati. 

Il fenomeno della Great Resignation

Forse la loro non è noia esistenziale, ma di certo ai millennial è venuto a noia il lavoro. Di quel fenomeno conosciuto come Great Resignation – che a partire dal 2021 ha portato oltre quarantasette milioni di persone in tutto il mondo a rassegnare le dimissioni anche senza un altro impiego ad attenderli – i millennial sono i fautori. Stando ai risultati della ricerca Hr trends & Salary survey dell’alta scuola di psicologia Agostino Gemelli dell’Università Cattolica, delle 624.047 dimissioni volontarie registratesi in Italia nella prima metà di quest’anno, il 76% era firmato da lavoratori tra i 25 e i 40 anni. A motivare l’abbandono del posto di lavoro, ragioni assimilabili a quelle che attanagliavano il Dino de La Noia. I millennial si sono dimessi per colpa di l’insoddisfazione per gli incarichi loro assegnati (47%), per scarso interesse negli incarichi stessi (34%) e per la mancanza di obiettivi chiari e condivisi (30%). Non si tratta di odiare il proprio lavoro, quanto del desiderio di qualcosa di diverso. L’81% dei millennial, riportano i dati Gallup, evita il lavoro perché sente di non appartenergli del tutto, di non condividerne i valori e non avere l’opportunità di crescere personalmente oltre che professionalmente. 

Il rifiuto del pragmatismo: Ottessa Moshfegh

I millennial oggi rifuggono il pragmatismo. Di certo non è pragmatico concedersi un intero anno di oblio, come l’eroina narrata da Ottessa Moshfegh, o trascorrere interi mesi chiusa in casa in preda ad autoindotte allucinazioni, come la Eva nata dalla penna di Giada Biaggi. Il distacco dalla realtà, dai suoi doveri e dalle sue incombenze, è un privilegio riservato a pochi. A non lavorare, un tempo, erano esclusivamente i cosiddetti ragazzi di buona famiglia, proprio come Dino. Eppure, Eva non è ricca, neppure la Frances di Sally Rooney lo è: i millennial hanno reso la nullafacenza un diritto di tutti.

La società liquida di Zygmunt Bauman: intervista a Federico Cuculachi

«I millennial sono cresciuti in quella che il sociologo Bauman ha definito la società liquida, dove i cambiamenti sono così repentini da impedire all’individuo di definirsi. – spiega Federico Cuculachi, psicologo e divulgatore, lui appartenente alla generazione Y – Il millennial ha costantemente bisogno di nuovi stimoli, si alimenta esclusivamente di esperienze inedite”. Al contrario delle generazioni precedenti, il millennial ripudia la stabilità del posto di lavoro fisso. “Il vantaggio economico non è la priorità per i millennial, nel lavoro si ricerca una missione, degli ideali condivisi. Si lavora per vedere riconosciuto il proprio valore e impattare positivamente sugli altri”. Atteggiamento che Cuculachi riscontra negli uomini e nelle donne che si rivolgono al suo studio. Noia e voglia di evasione sono generazionali, trascendono il sesso del singolo, e il motivo per cui sono femminili le penne che raccontano dei patemi millennial è da ritrovarsi «nella maggiore propensione, da parte delle donne, ad analizzare sentimenti e stati d’animo, nonché a una maggiore apertura al dialogo».

Il bikini di Sylvia Plath – Lampoon intervista Giada Biaggi 

Narratrice al femminile è Giada Biaggi, sceneggiatrice, stand-up comedian e autrice de Il bikini di Sylvia Plath, che nella fuga dalla realtà – e dal lavoro così come tradizionalmente conosciuto – della sua Eva vede un’opportunità: «non c’è mai stato un tempo storico come questo, in cui si può lavorare senza fare niente – riflette Biaggi – Eva, ad esempio, guadagna su OnlyFans. Oggi se sai apparire puoi vivere di quello». Per guadagnare non serve più uscire di casa, bastare essere online.
E così ci si ritrova soli: «è la crisi della socialità odierna, vera soprattutto nelle grandi città» ammette la milanese Biaggi, 31 anni e una laurea in filosofia, giornalista freelance e nota sui social grazie alla parodia dell’amica radical chic. 

I social, i follower i il senso di comunità illusorio

«I follower creano un senso di comunità illusorio, frequenti i luoghi giusti, conosci tutti ma le interazioni reali si limitano a un saluto frettoloso». La solitudine però è compensata dalla possibilità di realizzazione, specie per chi ha ambizioni artistiche: «la letteratura, ad esempio, non è più una cosa da ricchi. Prima, se non eri nel giro giusto era quasi impossibile esordire ed essere ascoltati, oggi sono molti gli scrittori che arrivano dal nulla e che hanno affermato la propria identità tramite i social. L’arte di oggi è più democratica». Esempio concreto ne è Biaggi stessa, che prima della pubblicazione è stata giornalista freelance e, in seguito, autrice di un podcast autoprodotto. «Oggi le opportunità di carriera sono così misere che entrare nel mondo del lavoro può diventare sconveniente per chi ha un minimo di talento e capacità. Una professione alternativa è una scelta complessa, che richiede sacrifici, ma che a lungo andare premia. Proprio perché oggi viviamo in una società che offre, anche a chi arriva da una famiglia normale, gli strumenti per emergere e affermare la propria individualità nel mondo». I millennial, insomma, sembrano aver trovato la chiave per restare a galla – o meglio, sul divano – nella società liquida di Bauman. 

Federico Cuculachi

27 anni, nato a Trieste ma di base a Bologna, è uno psicologo specializzato nelle esigenze della Generazione Y (1980-2000). Dal primo gennaio 2022 ha lanciato sui social il progetto “Psicologo Espresso”: un video al giorno per 365 giorni, per garantire accesso al sostegno psicologico anche a chi non può permetterselo. In quasi un anno i suoi follower, tra Instagram e YouTube, hanno superato i 60.000. 

Giada Biaggi

classe 1991, è laureata in Filosofia. Il suo podcast Philosophy & the City, che attraverso un confronto ironico con la filosofia affronta le tematiche più rilevanti del dibattito contemporaneo, ha scalato le classifiche di Spotify. Cura una newsletter molto seguita, Daddy Issue. Il bikini di Sylvia Plath (Nottetempo, 2022) è il suo primo romanzo. 

Mariafrancesca Moro

L’autore non collabora, non lavora né partecipa, non riceve compensi né finanziamenti, da alcuna azienda o organizzazione che possa ricevere vantaggi economici o di sorta dalla pubblicazione di questo articolo.

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